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Art. 11 Codice Civile

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308 provvedimenti

Remunerazione medici specializzandi: Cassazione nega
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16298/2025, ha respinto il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per l'inadeguatezza della loro borsa di studio, percepita per corsi iniziati dopo il 1991. La Corte ha stabilito che la remunerazione medici specializzandi iscritti prima dell'anno accademico 2006/2007 è correttamente disciplinata dal d.lgs. 257/1991 e non è soggetta né a rivalutazione né ad adeguamento triennale, confermando un orientamento giurisprudenziale consolidato e richiamando una recente decisione delle Sezioni Unite.
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Prova pagamento pubblica amministrazione: la quietanza
La Corte di Cassazione chiarisce le modalità di prova del pagamento da parte della Pubblica Amministrazione. Una società appaltatrice richiedeva il pagamento per la revisione prezzi di un'opera pubblica. L'Amministrazione si opponeva sostenendo di aver già pagato e produceva due note ricognitive sottoscritte dalla società. La Corte ha stabilito che tali note, pur non essendo una quietanza formale, costituiscono una confessione stragiudiziale valida come prova del pagamento. È stato inoltre confermato il limite decennale per la conservazione della documentazione bancaria. La sentenza analizza la distinzione tra forma richiesta per la validità di un atto e quella per la sua prova, elemento cruciale in materia di contratti pubblici.
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Doppia conformità: no sanatoria per abusi edilizi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due proprietari contro un ordine di demolizione per un grave abuso edilizio. La Corte ha ribadito la necessità del requisito della doppia conformità, ovvero la conformità dell'opera alle norme urbanistiche sia al momento della sua realizzazione che al momento della richiesta di sanatoria. È stata inoltre esclusa l'applicazione retroattiva del cosiddetto "decreto salva-casa", poiché la nuova normativa non può sanare abusi realizzati in totale assenza di titolo autorizzativo.
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Retroattività norme fiscali: il rinvio della Cassazione
L'Agenzia Fiscale impugna una sentenza che applicava retroattivamente una norma più favorevole (d.lgs. 159/2015) a una cartella di pagamento emessa per decadenza da rateizzazione. La Corte di Cassazione, data la rilevanza della questione sulla retroattività norme fiscali, non decide nel merito ma rinvia la causa a pubblica udienza per una trattazione approfondita.
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Capitali all’estero: la Cassazione e il condono
Un contribuente deteneva capitali all'estero tramite un professionista svizzero e società schermo. L'Agenzia delle Entrate ha recuperato a tassazione i redditi per gli anni 2001-2004. La Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando che il condono tombale non copre gli obblighi di monitoraggio fiscale e che gli indizi raccolti (come la cosiddetta 'lista Pessina') sono prove sufficienti per l'accertamento.
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Prescrizione reato e estradizione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che concedeva l'estradizione di un cittadino verso un paese sudamericano per traffico di droga. Il motivo è la mancata verifica, da parte del giudice, di eventuali atti interruttivi della prescrizione del reato. La Cassazione ha ribadito che, sebbene si debba applicare la legge vigente al momento del fatto (tempus regit actum), il giudice deve accertare concretamente se il termine ordinario di prescrizione sia stato sospeso o interrotto, anche da atti provenienti dall'autorità estera, prima di poter escludere l'estinzione del reato.
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Borse studio medici: Cassazione nega gli aumenti
Un gruppo di medici, specializzatisi tra il 1996 e il 2008, ha citato in giudizio lo Stato per ottenere una remunerazione più adeguata, chiedendo la rivalutazione delle borse di studio percepite. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha stabilito che il "congelamento" degli adeguamenti annuali e triennali delle borse di studio medici specializzandi è stata una scelta legittima del legislatore per ragioni di finanza pubblica, non in violazione delle direttive UE, le quali lasciano agli Stati membri la discrezionalità nel definire una remunerazione "adeguata".
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la mancata remunerazione durante la specializzazione. L'ordinanza conferma che la prescrizione decennale del diritto decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della L. 370/99, e non da successive sentenze chiarificatrici. L'incertezza giurisprudenziale non sospende il termine. I ricorrenti sono stati condannati anche per lite temeraria, data la consolidata giurisprudenza in materia.
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Interrogatorio preventivo: quando il giudice può ometterlo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato sottoposto a custodia cautelare per ricettazione. La sentenza chiarisce che l'interrogatorio preventivo, introdotto da una recente riforma, può essere legittimamente omesso dal giudice qualora ravvisi, anche autonomamente rispetto alla richiesta del PM, un concreto pericolo di inquinamento probatorio. La Corte ha ribadito la piena autonomia del giudice nella valutazione delle esigenze cautelari.
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Raddoppio dei termini: la Cassazione esclude l’IRAP
Una società informatica ha ricevuto un avviso di accertamento per l'anno d'imposta 2004, basato su fatture per operazioni ritenute soggettivamente inesistenti. L'Amministrazione Finanziaria ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento, giustificato dalla presenza di un'ipotesi di reato tributario. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8042/2025, ha parzialmente accolto il ricorso della società. Ha confermato la validità dell'accertamento per IRES e IVA, ma lo ha annullato per quanto riguarda l'IRAP. La Corte ha stabilito che il raddoppio dei termini non è applicabile all'IRAP, poiché per tale imposta non sono previste sanzioni penali che possano giustificare l'estensione del periodo di accertamento.
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Spese di lite previdenza: esenzione per il lavoratore
Una lavoratrice agricola si opponeva alla cancellazione dagli elenchi e alla richiesta di restituzione degli aiuti. La Corte di Cassazione ha respinto il motivo sull'illegittimità della notifica online per periodi pregressi, ma ha accolto quello sull'esenzione dalle spese legali. La Corte ha stabilito che l'esonero dal pagamento delle **spese di lite previdenza**, previsto dall'art. 152 att. c.p.c., si applica anche in questi casi, annullando la condanna al pagamento delle spese a carico della lavoratrice.
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Ordine di demolizione: sanatoria inutile dopo l’abuso
La Corte di Cassazione conferma che un ordine di demolizione per un abuso edilizio non può essere revocato da un permesso in sanatoria ottenuto dopo che l'immobile è già stato acquisito al patrimonio del Comune. Il giudice dell'esecuzione ha il potere e il dovere di verificare la legittimità sostanziale del titolo abilitativo, che in questo caso è risultato illegittimo perché rilasciato a chi non era più proprietario e in violazione delle norme paesaggistiche. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Abuso edilizio: Cassazione su opere precarie e ne bis in idem
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un privato condannato per abuso edilizio. La sentenza stabilisce che opere stagionali, se destinate a soddisfare esigenze durature, non possono essere considerate precarie e rientrano nell'abuso edilizio. Viene inoltre escluso il principio del 'ne bis in idem' poiché il reato di abuso edilizio tutela un bene giuridico (l'ordinato sviluppo del territorio) diverso da quello di occupazione abusiva di suolo demaniale.
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Presunzione evasione fiscale: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per capitali non dichiarati detenuti in un paradiso fiscale, sostenendo che la presunzione di evasione fiscale, introdotta da una norma del 2009, non potesse applicarsi retroattivamente al periodo d'imposta 2008. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo un principio fondamentale: sebbene la presunzione legale qualificata non sia retroattiva in quanto norma di natura sostanziale, i fatti su cui si basa (la detenzione di capitali non dichiarati all'estero) possono comunque costituire una presunzione semplice, sufficiente a invertire l'onere della prova e a legittimare l'azione dell'Amministrazione finanziaria.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
Un gruppo di medici, specializzatisi prima del 1991, ha agito in giudizio per ottenere il risarcimento del danno derivante dalla mancata attuazione di direttive europee sulla retribuzione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi inferiori, dichiarando il diritto estinto. La questione centrale è la prescrizione medici specializzandi, il cui termine decennale, secondo la Corte, decorre dal 27 ottobre 1999. Il ricorso è stato giudicato inammissibile per contrasto con la giurisprudenza consolidata.
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Valore doganale royalties: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1780/2025, affronta una complessa questione sul corretto calcolo del valore doganale. Il caso riguarda un'azienda importatrice a cui l'Agenzia delle Dogane aveva contestato l'omessa inclusione di royalties, commissioni d'acquisto e costi tecnici. La Corte ha stabilito che le royalties devono essere incluse nel valore doganale se il licenziante esercita un controllo sulla produzione, anche indiretto. Ha invece ritenuto che le commissioni pagate a un agente dello stesso gruppo non vadano incluse, qualificandole come commissioni d'acquisto. Infine, ha accolto il motivo sulla sproporzione delle sanzioni, affermando che il giudice deve poterle adeguare alla gravità della violazione, disapplicando la norma nazionale se contrasta con il diritto europeo.
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Procedimento disciplinare: quando si considera concluso?
Una dipendente pubblica ha ricevuto una sanzione disciplinare. Ha presentato ricorso sostenendo che il procedimento disciplinare fosse stato concluso oltre il termine di 120 giorni, a causa di un'approvazione amministrativa tardiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il procedimento si conclude con l'adozione della sanzione stessa, non con i successivi passaggi burocratici.
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Prezzo vendita immobili pubblici: la Cassazione decide
Un ente previdenziale ha venduto un immobile a ex inquilini. Questi hanno contestato il prezzo, ritenendolo superiore a quanto previsto dalla legge sulla dismissione del patrimonio pubblico. I tribunali di merito hanno dato loro ragione, ordinando la restituzione dell'eccedenza. La Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso dell'ente. La Corte ha stabilito che per il calcolo del prezzo di vendita degli immobili pubblici si deve applicare il coefficiente di abbattimento vigente al momento dell'offerta di opzione, respingendo l'applicazione retroattiva di una norma successiva.
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Prezzo di vendita immobili: il coefficiente corretto
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che per il calcolo del prezzo di vendita immobili di enti previdenziali agli ex inquilini, deve essere applicato il coefficiente di abbattimento vigente al momento dell'offerta di opzione. L'ente previdenziale, che aveva applicato un coefficiente meno favorevole, è stato condannato a restituire le somme versate in eccesso. La Corte ha inoltre respinto la tesi dell'ente secondo cui una legge successiva dovesse applicarsi retroattivamente, chiarendo la sua natura non interpretativa. La decisione si fonda anche sul principio di non contestazione, poiché l'ente non aveva specificamente contestato i calcoli presentati dagli acquirenti in primo grado.
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Prezzo vendita immobili pubblici: quale coefficiente?
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il calcolo del prezzo di vendita di immobili pubblici dismessi, il coefficiente di abbattimento da applicare è quello vigente al momento dell'offerta di opzione e non uno precedente o successivo. La Corte ha rigettato il ricorso di un ente previdenziale che sosteneva l'applicazione di un coefficiente meno favorevole per gli acquirenti, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato inoltre chiarito che una legge successiva, che modifica i criteri di calcolo, non può essere applicata retroattivamente a contratti già stipulati, non avendo natura interpretativa ma innovativa.
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