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Art. 11 Codice Civile

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308 provvedimenti

Interruzione prescrizione: vale la citazione nulla?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un atto di citazione, sebbene processualmente nullo (ad esempio per un errore di notifica), può comunque produrre l'effetto di interruzione prescrizione. Ciò avviene se l'atto contiene gli elementi sostanziali di una richiesta scritta di adempimento. Il caso riguardava un dipendente che chiedeva la restituzione di trattenute stipendiali indebite. La Corte d'Appello aveva erroneamente negato l'effetto interruttivo a causa della nullità della notifica, ma la Cassazione ha cassato la sentenza, sottolineando la necessità di valutare il contenuto dell'atto e non solo la sua forma processuale.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto delle richieste di risarcimento di alcuni medici per la mancata retribuzione durante la specializzazione. La Corte ha ribadito che la prescrizione del diritto decorre dal 27 ottobre 1999. L'ordinanza ha inoltre condannato i ricorrenti per lite temeraria, sanzionando l'abuso del processo per aver insistito su tesi già ampiamente respinte dalla giurisprudenza consolidata.
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Abolitio criminis: illecito civile e risarcimento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27756/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di risarcimento del danno. Anche quando un reato viene cancellato dalla legge (abolitio criminis), l'obbligazione di risarcire il danno non viene meno se la condotta costituisce un illecito civile. Nel caso di specie, un ex presidente di Regione, pur non più perseguibile penalmente per abuso d'ufficio a seguito di una modifica normativa, è stato ritenuto civilmente responsabile per aver utilizzato fondi pubblici per scopi elettorali privati. La Corte ha chiarito che una precedente condanna generica al risarcimento, emessa in sede penale, mantiene la sua efficacia vincolante sulla responsabilità, lasciando al giudice civile solo il compito di quantificare il danno.
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Presunzione evasione fiscale: no alla retroattività
Un contribuente, il cui nominativo era emerso in una lista di titolari di conti correnti esteri, ha ricevuto un avviso di accertamento per l'anno 2007. L'Amministrazione Finanziaria ha applicato la presunzione evasione fiscale introdotta da una legge del 2009, sostenendo che le attività finanziarie non dichiarate fossero state costituite con redditi sottratti a tassazione. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2990/2024, ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che tale presunzione ha natura sostanziale e non meramente processuale. Di conseguenza, non può essere applicata retroattivamente a periodi d'imposta antecedenti alla sua entrata in vigore. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Conguaglio retroattivo: legittimità in discussione
Una società di fornitura idrica ha richiesto un conguaglio retroattivo per recuperare costi pregressi, ma i tribunali di merito hanno dato ragione al consumatore. La società ha fatto ricorso in Cassazione, invocando il principio europeo del recupero integrale dei costi. La Suprema Corte, data la complessità della materia e la presenza di orientamenti giurisprudenziali contrastanti sulla legittimità di tali recuperi, ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la causa a una pubblica udienza per un esame approfondito.
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Polizze Index Linked: la nullità senza contratto quadro
Una società ha sottoscritto una polizza Index Linked subendo una significativa perdita di capitale. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del contratto, qualificandolo come prodotto finanziario e non come polizza assicurativa, a causa dell'assenza del "contratto quadro" obbligatorio. La sentenza chiarisce che il criterio distintivo è il rischio di perdita del capitale, che ricade interamente sul cliente, rendendo così applicabili le normative del Testo Unico della Finanza (TUF).
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Risarcimento medici specializzandi: Cassazione e termini
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito il suo orientamento consolidato sul risarcimento medici specializzandi per la mancata corresponsione della borsa di studio prima del 1991. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il termine di prescrizione decennale per l'azione di risarcimento del danno decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Secondo i giudici, tale legge ha reso definitiva l'inadempienza dello Stato, cristallizzando il diritto al risarcimento e facendo partire il conto alla rovescia per la prescrizione, rendendo tardive le azioni legali successive.
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Rescissione del giudicato: quale legge si applica?
Un'imputata, condannata in assenza per furto aggravato, presenta istanza di rescissione del giudicato dopo aver scoperto la sentenza anni dopo. Nel frattempo, una nuova legge ha modificato la competenza dal Tribunale alla Corte d'Appello. La Corte di Cassazione, dirimendo un contrasto giurisprudenziale, stabilisce che per la rescissione del giudicato si applica la legge in vigore nel momento in cui l'interessato viene a conoscenza della sentenza e può esercitare il suo diritto, non quella vigente al momento dell'emissione della condanna. Di conseguenza, il caso viene trasmesso alla Corte d'Appello competente.
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Scorrimento graduatoria: nessun diritto senza autorizzazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gruppo di dipendenti pubblici che chiedevano l'inquadramento in un'area superiore tramite lo scorrimento della graduatoria. La Corte ha stabilito che, in assenza di una completa autorizzazione governativa per tutti i posti banditi e a causa di una modifica normativa successiva (ius superveniens), i candidati idonei non avevano maturato un diritto quesito all'assunzione, rendendo legittimo il diniego dell'Amministrazione.
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Diritto all’assunzione: quando non spetta lo scorrimento
La Corte di Cassazione ha negato il diritto all'assunzione a dipendenti pubblici risultati idonei in una graduatoria per una progressione di carriera. La decisione si fonda su due pilastri: la mancanza di una specifica autorizzazione governativa per i posti eccedenti i primi coperti e l'entrata in vigore di una nuova legge (ius superveniens) prima dell'approvazione della graduatoria. Secondo la Corte, i candidati vantavano solo una mera aspettativa e non un diritto quesito, poiché la loro posizione giuridica non si era ancora consolidata.
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Scorrimento graduatoria: no diritto senza autorizzazione
La Corte di Cassazione ha negato il diritto allo scorrimento graduatoria a un gruppo di dipendenti pubblici. La sentenza chiarisce che, senza una specifica autorizzazione per tutte le posizioni messe a bando, non sorge un diritto soggettivo all'assunzione. L'intervento di una nuova legge (ius superveniens) prima dell'approvazione della graduatoria ha legittimamente bloccato la procedura per i posti non autorizzati, poiché i candidati non avevano ancora maturato un diritto quesito.
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Progressione verticale: stop senza autorizzazione
La Corte di Cassazione ha negato il diritto alla progressione verticale a due dipendenti pubblici. Nonostante fossero risultati idonei in una selezione per 920 posti, l'Amministrazione aveva ricevuto autorizzazione solo per 460. La Corte ha stabilito che la mancanza dell'autorizzazione per i posti successivi e l'entrata in vigore di una nuova normativa (d.lgs. 150/2009) hanno impedito il sorgere di un diritto soggettivo all'inquadramento superiore, trattandosi di una mera aspettativa.
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Scorrimento graduatoria: no al diritto senza autorizzazione
La Corte di Cassazione ha negato il diritto allo scorrimento graduatoria e all'assunzione di alcuni dipendenti pubblici. La mancanza dell'autorizzazione governativa per i posti aggiuntivi e l'entrata in vigore di una nuova legge hanno impedito la maturazione di un diritto quesito, rendendo legittimo il diniego dell'amministrazione.
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Progressioni verticali: stop senza autorizzazione
La Corte di Cassazione ha negato il diritto all'inquadramento superiore a un gruppo di dipendenti pubblici in un caso di progressioni verticali. L'amministrazione aveva bandito 920 posti, ma l'autorizzazione era stata concessa solo per 460. La Corte ha stabilito che, in assenza di un'autorizzazione completa e a causa di una nuova legge (ius superveniens) che ha modificato le regole, i candidati idonei oltre il 460° posto non avevano maturato un diritto quesito all'assunzione, respingendo così il loro ricorso.
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Scorrimento graduatoria: no al diritto all’assunzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2140/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni dipendenti pubblici che chiedevano l'assunzione tramite lo scorrimento graduatoria. I giudici hanno stabilito che l'inserimento come 'idoneo' in una graduatoria non conferisce un diritto soggettivo all'assunzione, specialmente se manca l'autorizzazione preventiva per la copertura di tutti i posti e se interviene una nuova legge (ius superveniens) che modifica le regole di progressione di carriera prima dell'approvazione della graduatoria stessa.
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Esenzione ICI fabbricati rurali: la categoria catastale
Una società cooperativa ha richiesto il rimborso dell'ICI per gli anni 1998-2004, sostenendo la natura rurale del proprio immobile. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che per l'esenzione ICI fabbricati rurali è determinante la classificazione catastale ufficiale (A/6 o D/10) e non il mero utilizzo effettivo. Una variazione catastale successiva non può essere applicata retroattivamente per anni antecedenti a una specifica previsione di legge.
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Scorrimento graduatoria: no al diritto senza autorizzazione
Un lavoratore, idoneo in un concorso interno, ha chiesto l'assunzione tramite scorrimento graduatoria per posti mai ufficialmente autorizzati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che senza la necessaria autorizzazione amministrativa per i posti ulteriori, non sorge alcun diritto soggettivo all'assunzione. L'intervento di una nuova legge (ius superveniens) ha ulteriormente precluso tale possibilità, non essendosi consolidato alcun diritto quesito prima della riforma.
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Scorrimento graduatorie PA: no diritto senza autorizzazione
Una lavoratrice del settore pubblico, risultata idonea in un concorso interno ma non vincitrice per i posti autorizzati, ha citato in giudizio l'amministrazione per ottenere l'assunzione tramite lo scorrimento della graduatoria. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che in assenza di una specifica autorizzazione governativa per la copertura dei posti aggiuntivi e a causa di una nuova legge (ius superveniens) che ha modificato le regole di assunzione, non sorge alcun diritto soggettivo allo scorrimento graduatorie PA. Il diritto all'assunzione non era ancora maturato al momento dell'entrata in vigore della nuova normativa.
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Scorrimento graduatoria: no al diritto quesito
Una dipendente pubblica, risultata idonea in un concorso interno ma oltre i posti autorizzati, ha agito in giudizio per ottenere la promozione tramite scorrimento graduatoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non sussisteva alcun diritto quesito. La decisione si fonda sulla mancanza della necessaria autorizzazione ministeriale per la copertura dei posti aggiuntivi e sull'intervento di una nuova legge (ius superveniens) che ha modificato le regole sulle progressioni di carriera prima che la graduatoria fosse approvata e che il diritto potesse consolidarsi.
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Scorrimento graduatoria: no al diritto senza autorizzazione
La Corte di Cassazione ha negato il diritto allo scorrimento graduatoria a un gruppo di dipendenti pubblici. La sentenza chiarisce che, in assenza di una specifica autorizzazione governativa per i posti aggiuntivi e a seguito di una nuova legge più restrittiva (ius superveniens), i candidati idonei non vantano un diritto soggettivo all'assunzione, ma solo una mera aspettativa.
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