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Art. 109 TUIR

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958 provvedimenti

Principio di competenza: quando tassare i ricavi?
Un'impresa ha fatturato nel 2002 lavori ultimati nel 2001. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la violazione del principio di competenza, rettificando il reddito del 2001. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato la rettifica per evitare una doppia imposizione, ma l'Agenzia ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'inderogabilità del principio. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione per reperire atti mancanti relativi a una domanda di definizione agevolata, rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Onere della prova: Cassazione su fatture inesistenti
Una società vinicola si è vista contestare costi derivanti da una "società cartiera". La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione alla società, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. Il punto centrale è l'onere della prova: se l'Amministrazione Finanziaria fornisce elementi presuntivi che il fornitore è fittizio (e quindi l'operazione è oggettivamente inesistente), spetta al contribuente fornire una prova rigorosa della reale effettuazione della transazione. Il solo pagamento della fattura non è sufficiente.
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Giudicato penale in giudizio tributario: il caso
La Corte di Cassazione ha sospeso un contenzioso fiscale tra l'Agenzia delle Entrate e una società, relativo a costi indeducibili e operazioni inesistenti. La decisione di sospendere il caso deriva dalla necessità di attendere la pronuncia delle Sezioni Unite sul tema del giudicato penale nel giudizio tributario, sollevato dalla società dopo aver ottenuto una sentenza di assoluzione in sede penale per i medesimi fatti.
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Dichiarazione integrativa: si può sempre correggere
Una società energetica si è vista negare un'agevolazione fiscale per investimenti ambientali perché richiesta tramite una dichiarazione integrativa. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando il principio di generale emendabilità della dichiarazione per correggere errori, soprattutto se l'omissione iniziale era dovuta a incertezza normativa sulla cumulabilità dei benefici. Il diritto all'agevolazione sorge con l'investimento, non con la dichiarazione.
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Inerenza dei costi: la prova spetta al contribuente
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso di una società, confermando che l'onere della prova sull'inerenza dei costi spetta interamente al contribuente. La Corte ha ritenuto inattendibili le dichiarazioni 'postume' dei fornitori, presentate come giustificativo per costi promozionali, sottolineando che prove prodotte tardivamente, senza data certa e di contenuto identico, non sono sufficienti a dimostrare la loro effettiva connessione con l'attività d'impresa. La decisione ribadisce principi consolidati in materia di deducibilità dei costi ai fini delle imposte dirette e dell'IVA.
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Deduzione costi forfetaria: la nuova Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19574/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamento fiscale. A seguito del rinvenimento di una contabilità "in nero", una società e i suoi soci venivano raggiunti da un avviso di accertamento. Dopo la conferma nei primi due gradi di giudizio, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dei contribuenti sul punto relativo al mancato riconoscimento dei costi. In particolare, è stato affermato che anche nell'ambito di un accertamento analitico-induttivo, il contribuente può opporre una prova presuntiva contraria eccependo una deduzione costi forfetaria in percentuale sui maggiori ricavi accertati. La decisione cassa la sentenza precedente e rinvia la causa per un nuovo esame alla luce di questo principio.
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Inerenza dei costi: la Cassazione chiarisce i limiti
Una società di servizi si è vista contestare la deducibilità di vari costi. La Corte di Cassazione, intervenendo sul principio di inerenza dei costi, ha stabilito che la valutazione non può essere meramente economica, legittimando le spese per compensi agli amministratori e per un magazzino inutilizzato in vista di futuri appalti. Tuttavia, ha annullato la decisione precedente sui costi per servizi esterni, giudicando la motivazione del giudice d'appello insufficiente e meramente apparente.
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Dichiarazione integrativa a favore: quando è ammessa?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contribuente può correggere la propria dichiarazione dei redditi, anche a distanza di anni, per usufruire di un'agevolazione fiscale a cui aveva diritto. Il caso riguardava una società che, a causa di incertezza normativa, aveva presentato una dichiarazione integrativa per un investimento ambientale del 2010 solo nel 2013. La Corte ha chiarito che il diritto all'agevolazione sorge al momento dell'investimento e non è pregiudicato dalla successiva abrogazione della norma. Inoltre, ha ribadito che la dichiarazione dei redditi è sempre emendabile per correggere errori, e tale diritto può essere fatto valere anche in sede di contenzioso contro la pretesa del Fisco.
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Onere della prova operazioni inesistenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20744/2025, si è pronunciata sull'onere della prova operazioni inesistenti. L'Amministrazione Finanziaria aveva emesso un avviso di accertamento per IRPEF, IRAP e IVA relative all'anno 2011, contestando la deducibilità di costi derivanti da fatture ritenute fittizie. Le corti di merito avevano dato ragione al contribuente. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che spetta all'Ufficio fornire la prova dell'inesistenza delle operazioni, anche tramite presunzioni gravi, precise e concordanti. Una volta fornita tale prova, l'onere si sposta sul contribuente, che deve dimostrare l'effettività delle prestazioni, non essendo sufficiente la sola regolarità formale dei documenti contabili.
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Operazioni inesistenti: quando i costi non sono deducibili
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito che il semplice pagamento di una fattura non è sufficiente a escludere la natura di operazione oggettivamente inesistente. Quando l'Amministrazione Finanziaria fornisce prove, anche presuntive, della fittizietà di una transazione, l'onere di dimostrare l'effettiva esistenza della stessa ricade sul contribuente. La Corte ha cassato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva erroneamente qualificato le operazioni come soggettivamente inesistenti, e quindi deducibili ai fini IRES e IRAP, basandosi unicamente sull'avvenuto pagamento del prezzo.
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Diritto alla discussione: sentenza nulla se negato
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale che aveva deciso un appello basandosi solo sugli atti, nonostante la richiesta di una delle parti per un'udienza. La Corte ha stabilito che negare il diritto alla discussione orale, quando richiesto, costituisce una violazione del diritto di difesa e del principio del contraddittorio, portando alla nullità della decisione. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Dichiarazione integrativa: correggere errori è un diritto
Una società ha presentato una dichiarazione integrativa per beneficiare di un'agevolazione fiscale su un investimento ambientale, inizialmente non richiesta per incertezza normativa. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la rettifica, ma la Corte di Cassazione ha dato ragione al contribuente. La sentenza stabilisce che il diritto al beneficio sorge al momento dell'investimento, non della dichiarazione, e che la dichiarazione integrativa è sempre ammissibile per correggere errori, tutelando il diritto del contribuente a pagare solo le imposte dovute.
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Ricorso inammissibile e estinzione parziale del rito
La Corte di Cassazione affronta un caso di ricorso inammissibile in materia tributaria. Una società aveva aderito a una definizione agevolata solo per una parte della controversia (relativa all'IRES), ma non per l'altra (IRAP). La Corte chiarisce che l'estinzione del processo è solo parziale e, esaminando i motivi di ricorso residui, li dichiara inammissibili per gravi vizi procedurali, confermando la decisione della Commissione Tributaria Regionale.
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Notifica Udienza: Cassazione rinvia per vizio formale
Una società impugna un accertamento fiscale per IRES, IRAP e IVA. Dopo la sconfitta in appello, ricorre in Cassazione lamentando diversi vizi, tra cui la mancata notifica dell'udienza. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, non decide nel merito ma rinvia la causa a nuovo ruolo, ordinando l'acquisizione del fascicolo d'ufficio per verificare il potenziale difetto procedurale relativo alla notifica udienza, ritenuto pregiudiziale per la prosecuzione del giudizio.
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Spese di sponsorizzazione: la prova è essenziale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19075/2025, ha annullato una sentenza che aveva riconosciuto la deducibilità di spese di sponsorizzazione senza verificare la prova dell'effettiva attività promozionale. La presunzione legale di inerenza prevista per tali costi non esime il contribuente dal dimostrare l'avvenuta controprestazione.
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Operazioni inesistenti: la Cassazione e la prova
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito che aveva escluso la natura fittizia di alcune operazioni di compravendita di energia elettrica. Secondo la Suprema Corte, il giudice di secondo grado ha errato nel non considerare adeguatamente l'insieme degli elementi indiziari (prova presuntiva) forniti dall'Amministrazione Finanziaria, che suggerivano l'esistenza di operazioni inesistenti di tipo circolare e prive di logica economica. La sentenza ribadisce che, di fronte a indizi gravi, precisi e concordanti, spetta al contribuente dimostrare l'effettività e la sostanza economica delle transazioni contestate.
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Deducibilità compensi amministratori: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14113/2019, ha stabilito un principio fondamentale sulla deducibilità dei compensi degli amministratori. La Corte ha chiarito che la semplice iscrizione del costo nel bilancio societario, anche se approvato dall'assemblea, non è sufficiente a garantirne la deducibilità fiscale. È necessaria una specifica e inequivocabile delibera assembleare che determini l'importo dei compensi. Accogliendo il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, la Corte ha annullato la decisione della Commissione Tributaria Regionale, che aveva invece ritenuto sufficiente la certezza e l'inerenza del costo risultante dal bilancio.
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Elusione fiscale e operazioni societarie: la Cassazione
Con la sentenza n. 34750 del 31/12/2019, la Cassazione Civile, Sez. V, ha chiarito importanti principi in materia di elusione fiscale. Il caso riguardava una complessa operazione societaria (fusione e conferimento d'azienda) che, secondo l'Agenzia delle Entrate, era priva di valide ragioni economiche e finalizzata a ottenere vantaggi fiscali indebiti. La Corte ha confermato la natura elusiva dell'operazione, negando la deducibilità di ammortamenti derivanti dalla rivalutazione di un marchio e chiarendo che, in caso di conferimento, solo la società ricevente può dedurre gli ammortamenti per l'intero anno.
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