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Art. 102 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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125 provvedimenti

Altri anni per Art. 102 Codice di Procedura Civile

Codatorialità: la guida completa della Cassazione
Un dirigente, formalmente assunto da una società ma di fatto operante per l'intero gruppo aziendale, ha visto riconosciuta la situazione di codatorialità. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito che la codatorialità implica un unico rapporto di lavoro con una pluralità di datori, i quali sono responsabili in solido per le obbligazioni. Tuttavia, ciò non dà diritto al lavoratore di ricevere più retribuzioni. Inoltre, il licenziamento intimato dal solo datore di lavoro formale è stato ritenuto efficace per l'intero rapporto, in assenza di un'impugnazione rivolta a tutti i co-datori. La Corte ha quindi respinto le richieste del lavoratore di una retribuzione aggiuntiva e di prosecuzione del rapporto con le altre società del gruppo.
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Lavoro a tempo indeterminato: prova e oneri
La Corte di Cassazione ha confermato la natura di lavoro a tempo indeterminato di un rapporto in agricoltura, basandosi sulla continuità della prestazione per diversi anni. Con l'ordinanza n. 16156/2025, i giudici hanno respinto il ricorso del datore di lavoro, stabilendo che la percezione di sussidi di disoccupazione da parte del lavoratore non è di per sé sufficiente a negare la stabilità del rapporto. La Corte ha inoltre chiarito che la valutazione sulla durata e continuità del lavoro è un accertamento di fatto insindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivato.
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Cambio appalto: diritti e tutele dei lavoratori
La Corte di Cassazione interviene su un complesso caso di successione di aziende in un contratto di servizi, noto come cambio appalto. L'ordinanza annulla la precedente decisione di merito che aveva convertito i contratti a termine dei lavoratori in contratti a tempo indeterminato, ravvisando una carenza di motivazione. La Corte sottolinea la necessità per i giudici di spiegare in modo approfondito perché le ragioni poste a base di un contratto a termine sono illegittime e chiarisce i limiti della responsabilità solidale tra le imprese coinvolte.
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Titolare effettivo: responsabilità per debiti lavoro
Un'ex dipendente ha richiesto il pagamento del suo TFR al titolare formale dell'impresa, il quale ha chiamato in causa il gestore di fatto. I tribunali hanno riconosciuto che la responsabilità per i debiti di lavoro ricade sul titolare effettivo, ovvero colui che ha concretamente esercitato i poteri datoriali, per il periodo di sua gestione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando le eccezioni procedurali del gestore di fatto, e stabilendo che l'identificazione del datore di lavoro reale prevale sulla titolarità formale dell'azienda, a tutela del lavoratore.
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Legittimazione passiva: chi citare in giudizio?
Un contribuente si oppone a un'intimazione di pagamento per prescrizione dei crediti, citando in giudizio solo l'Agente della Riscossione. La Corte di Cassazione, applicando il principio della legittimazione passiva, accoglie il ricorso dell'Agente, stabilendo che l'azione doveva essere intentata contro l'ente creditore (in questo caso l'INPS), unico titolare del diritto. Di conseguenza, l'opposizione del contribuente viene respinta.
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