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Art. 1, comma 17, della l. n. 228 del 2012 — Sezione Quinta Civile

227 provvedimenti

Altri anni per Art. 1, comma 17, della l. n. 228 del 2012

Definizione Agevolata: la Cessazione della Materia del Contendere in Cassazione
Un Contribuente aveva impugnato una cartella di pagamento per maggior imposta IRPEF, derivante da presunti utili extra-contabili. Dopo che il suo ricorso era stato accolto in primo grado e poi ribaltato in appello, il Contribuente ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il processo, il Contribuente ha aderito a una definizione agevolata del debito fiscale, saldando quanto dovuto. Per questo motivo, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta cessazione della materia del contendere, poiché la controversia originaria aveva perso ogni ragione d'essere. Le spese di giudizio sono state compensate tra le parti.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo unificato
Una pubblica amministrazione proponeva ricorso per cassazione avverso una decisione di una commissione tributaria regionale. Accortasi di aver depositato il ricorso oltre i termini di legge, presentava istanza di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando un principio fondamentale: la rinuncia al ricorso non fa scattare l'obbligo di pagamento del doppio del contributo unificato, in quanto questa sanzione si applica solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso non notificata: le conseguenze
Una contribuente presenta una rinuncia al ricorso in Cassazione dopo aver definito i debiti tributari con una procedura agevolata. Sebbene l'atto di rinuncia non sia stato notificato all'Agenzia delle Entrate, la Corte Suprema lo ritiene sufficiente a dimostrare una sopravvenuta carenza di interesse. Di conseguenza, il ricorso viene dichiarato inammissibile, con l'obbligo per la ricorrente di versare un ulteriore contributo unificato.
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Errore di fatto: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente che contestava una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per un presunto errore di fatto nella valutazione di una perizia (CTU). La Corte ha chiarito che un'errata interpretazione delle prove costituisce un errore di giudizio, non un errore di fatto idoneo a giustificare la revocazione della sentenza. Il ricorso è stato giudicato un tentativo di riesaminare il merito della causa, non consentito in sede di legittimità.
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Definizione agevolata: estinzione del processo tributario
Una società, coinvolta in una disputa fiscale per presunta somministrazione illecita di manodopera, ha visto il suo ricorso in Cassazione estinguersi. La Corte Suprema ha dichiarato la cessazione della materia del contendere a seguito dell'adesione della società alla definizione agevolata delle liti, rendendo superfluo l'esame dei motivi del ricorso e chiarendo che in questi casi non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Accertamento bancario: onere della prova del contribuente
Un contribuente si è visto respingere il ricorso contro un avviso di accertamento fondato su versamenti bancari non giustificati. La Corte di Cassazione ha confermato che in caso di accertamento bancario, l'onere di provare la natura non imponibile delle somme spetta al contribuente. I giudici hanno inoltre ribadito che tali importi possono essere legittimamente classificati come "redditi diversi", data la loro natura residuale, anche senza l'individuazione di una fonte produttiva specifica.
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Accertamento induttivo: i limiti alla presunzione semplice
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31898/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società. L'accertamento induttivo, fondato sull'applicazione di percentuali di ricarico ritenute non supportate da prove adeguate, era già stato annullato in appello. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso fiscale per motivazione non apparente della sentenza impugnata e per mancanza di specificità dei motivi, condannando l'amministrazione al pagamento delle spese legali.
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Tassazione indennità esproprio: no tasse con ritardo PA
La Corte di Cassazione ha stabilito che la tassazione dell'indennità di esproprio non è dovuta se il pagamento avviene con decenni di ritardo a causa dell'inerzia della Pubblica Amministrazione. In un caso in cui l'esproprio risaliva agli anni '70 e il pagamento al 2014, la Corte ha annullato la pretesa fiscale, affermando che il contribuente non può essere penalizzato dal colpevole ritardo dell'ente pubblico. La decisione si fonda su un principio affermato anche dalla CEDU, derogando al criterio di cassa quando il ritardo è ingiustificato.
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Compensazione crediti: il favor rei annulla la sanzione
La Corte di Cassazione ha annullato una sanzione irrogata a una società per aver superato il limite di compensazione crediti IVA. La decisione si basa sul principio del 'favor rei', applicando una legge successiva (ius superveniens) che ha innalzato il tetto massimo di compensazione. Sebbene la condotta fosse illecita al momento dei fatti, l'importo contestato rientrava nel nuovo limite più elevato, rendendo la sanzione non più applicabile.
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Fondi pensione: no alla deduzione per i contributi
La Corte di Cassazione ha negato a un ex dipendente di un istituto bancario il diritto a un rimborso IRPEF sulla prestazione erogata da un fondo pensione. La Corte ha stabilito che la deduzione fiscale dei contributi versati si applica solo a quelli obbligatori per legge, non a quelli versati su base volontaria o contrattuale a fondi pensione complementari. La natura facoltativa della contribuzione esclude la possibilità di ridurre l'imponibile della rendita capitalizzata.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è infondato
Una società di costruzioni ha presentato ricorso contro un avviso di accertamento per operazioni oggettivamente inesistenti. Dopo una vittoria in primo grado, la decisione è stata ribaltata in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il successivo ricorso inammissibile, in quanto i motivi non contestavano la 'ratio decidendi' della sentenza d'appello, ma miravano a un riesame dei fatti. La società è stata condannata anche per abuso del processo.
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Rimborso credito IVA: decadenza e cessazione attività
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato che la richiesta di rimborso credito IVA è soggetta a un termine di decadenza di due anni, distinto dalla scelta di utilizzare il credito in compensazione. La Corte ha rigettato il ricorso di una società che, dopo aver optato per la compensazione, aveva richiesto il rimborso oltre il termine biennale. È stato chiarito che neanche la cessazione di fatto dell'attività, se non provata come definitiva e assoluta, costituisce una causa eccezionale per derogare alla decadenza.
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Notifica al socio fallito: quando è necessaria?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un agente della riscossione per un vizio di notifica. L'ordinanza ribadisce un principio fondamentale: in caso di fallimento di una società, l'atto impositivo deve essere notificato non solo al curatore fallimentare, ma anche personalmente al socio coobbligato. La mancata notifica al socio fallito rende l'atto inefficace nei suoi confronti, come correttamente deciso dalla Commissione Tributaria Regionale.
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Esenzione IMU società agricola: no per socio
Una società agricola semplice ha richiesto l'esenzione IMU per un immobile di sua proprietà, utilizzato come abitazione principale dalla socia amministratrice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'esenzione IMU società agricola non si applica in questo contesto. Il beneficio è strettamente riservato alle persone fisiche che possiedono l'immobile o ne sono titolari di un diritto reale, e non può essere esteso alla società, che è un soggetto giuridico distinto dai suoi soci.
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Firma a stampa: quando è valida negli avvisi fiscali?
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento ICI per difetto di sottoscrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la firma a stampa è valida per gli atti tributari locali emessi con sistemi automatizzati. È sufficiente che il nominativo del funzionario responsabile sia individuato in un precedente provvedimento dirigenziale, senza che sia necessaria un'ulteriore autorizzazione specifica per la sostituzione della firma autografa.
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Notifica residenti estero: l’onere della prova
Un contribuente iscritto all'A.i.r.e. ha impugnato una cartella di pagamento, sostenendo la mancata notifica dell'avviso di accertamento al suo indirizzo estero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, non per il merito della questione sulla notifica residenti estero, ma per un vizio procedurale. Il ricorrente non ha prodotto i documenti necessari a dimostrare le sue affermazioni, rendendo il ricorso inammissibile per difetto di autosufficienza.
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Notifica cartella PEC: valida anche senza firma digitale
Una società ha contestato una cartella di pagamento ricevuta via PEC come PDF non firmato digitalmente. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la notifica cartella PEC è valida se l'atto perviene a conoscenza del destinatario. Questo perché il raggiungimento dello scopo sana qualsiasi irregolarità della notifica, confermando un orientamento consolidato.
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Elusione fiscale: usufrutto e nuda proprietà separati
La Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento per elusione fiscale nei confronti di una società che aveva acquistato l'usufrutto di un terreno, mentre il socio di maggioranza ne acquistava la nuda proprietà. L'operazione, finalizzata a dedurre ammortamenti altrimenti non spettanti, è stata considerata priva di valide ragioni economiche e quindi abusiva, giustificando il recupero a tassazione delle somme.
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Versamento insufficiente: errore in dichiarazione, sanzioni
Una società ha ricevuto sanzioni per un versamento insufficiente dell'acconto IRAP a causa di un errore nella compilazione della dichiarazione dei redditi. Nonostante sostenesse di aver versato l'importo corretto ricalcolato, la Corte di Cassazione ha confermato le sanzioni. La decisione si basa sul principio che l'importo dovuto è quello risultante dalla dichiarazione presentata, e qualsiasi errore deve essere corretto tramite una dichiarazione integrativa per evitare sanzioni.
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Sale and sale back: quando è operazione inesistente?
Un contribuente ha utilizzato uno schema di 'sale and sale back' su macchinari agricoli usati, dichiarandoli falsamente come nuovi per accedere ai benefici della Legge Sabatini. La Corte di Cassazione ha confermato la posizione del Fisco, dichiarando l'operazione giuridicamente inesistente. La mancanza di un requisito essenziale (la novità del bene) ha reso l'intera transazione, pur materialmente avvenuta, inefficace ai fini fiscali, negando così il diritto alla detrazione IVA.
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