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Art. 1 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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585 provvedimenti

Altri anni per Art. 1 Codice di Procedura Civile

Vizi nell’appalto: la parola data vale più del contratto?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'impresa edile, confermando la sua condanna al risarcimento per vizi nell'appalto. Il caso verteva su un massetto per parquet eseguito non a regola d'arte. La Corte ha stabilito che gli accordi verbali successivi, intervenuti durante i lavori, prevalgono sul contratto scritto originario. La mancata considerazione di una clausola del preventivo iniziale non costituisce 'omesso esame di un fatto decisivo', ma una legittima valutazione probatoria del giudice di merito, non censurabile in sede di legittimità.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce gli effetti della rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. Il caso, originato da una controversia su un incarico professionale, si conclude con l'estinzione del giudizio. La Corte precisa che in tale scenario non si dispone sulle spese processuali e non si applica il raddoppio del contributo unificato, misura prevista solo per rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Valore probatorio busta paga: la Cassazione decide
Un professionista contesta le differenze retributive richieste da un'ex dipendente, basate su buste paga non firmate. La Cassazione, confermando le decisioni di merito, dichiara inammissibile il ricorso, ribadendo il valore probatorio della busta paga emessa dal datore di lavoro e sanzionando l'inammissibile commistione dei motivi di ricorso.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente pubblico contro la sentenza che riconosceva a un dipendente differenze retributive e una somma una tantum. Il ricorso è stato giudicato generico, meramente riproduttivo dei motivi d'appello e privo di una specifica indicazione delle norme violate. La decisione sottolinea l'importanza di formulare censure precise e pertinenti nel giudizio di legittimità, evidenziando come la mancata specificità dei motivi porti a un esito di inammissibilità, anche in presenza della regola della "doppia conforme".
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Clausola sociale: obbligo di parità retributiva
Un lavoratore, riassunto da una nuova società a seguito di un cambio appalto, ha richiesto il mantenimento delle precedenti condizioni retributive. La Corte di Cassazione ha confermato la sua piena legittimità, rigettando il ricorso dell'azienda. La sentenza stabilisce che la clausola sociale, prevista sia dalla legge regionale che dal bando di gara, impone al nuovo datore di lavoro di garantire le condizioni economiche e contrattuali già esistenti, se più favorevoli per il dipendente. I motivi procedurali sollevati dall'azienda sono stati giudicati inammissibili.
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Valore probatorio verbale ispettivo e limiti in appello
Un ex dipendente ha citato in giudizio una società, ora estinta, per ottenere il pagamento di differenze retributive. La Corte d'Appello, riformando la decisione di primo grado, ha condannato in solido i due ex soci al pagamento. Uno dei soci ha proposto ricorso in Cassazione, contestando l'ammissibilità di un documento prodotto tardivamente in appello e la valutazione del valore probatorio del verbale ispettivo dell'INPS. La Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che le dichiarazioni contenute in un verbale ispettivo sono liberamente apprezzabili dal giudice e che il ricorrente non aveva interesse a contestare un documento la cui efficacia probatoria era stata limitata solo all'altro socio.
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Remunerazione medici specializzandi: ricorso fallito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una dottoressa per la remunerazione medici specializzandi. Sebbene le recenti sentenze europee le dessero ragione nel merito, l'appello è stato respinto a causa di carenze procedurali, come la mancata e specifica allegazione documentale nei gradi di giudizio precedenti. La Corte ha sottolineato che avere un diritto sostanziale non è sufficiente se non vengono rispettate le regole processuali.
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Colpa del danneggiato: quando esclude il risarcimento?
Un cittadino cita in giudizio un Comune per una caduta su strada, ma la sua richiesta di risarcimento viene respinta. La Corte di Cassazione conferma la decisione, sottolineando che il danneggiato non ha fornito prove sufficienti a dimostrare il nesso causale tra la caduta e la buca. La sentenza ribadisce che, prima di valutare la colpa del danneggiato, è fondamentale che quest'ultimo assolva pienamente al proprio onere della prova.
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Scientia damni e revocatoria: limiti in Cassazione
Una società impugnava in Cassazione la decisione che aveva reso inefficace un acquisto immobiliare per pregiudizio ai creditori del venditore. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la valutazione della consapevolezza del danno (scientia damni) basata su presunzioni è una questione di fatto, non riesaminabile in sede di legittimità, a meno che non si dimostri un vizio logico nel ragionamento del giudice di merito, e non semplicemente proponendo una diversa interpretazione delle prove.
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Termine decadenza tributi locali: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione interviene su una controversia relativa alla TARI, chiarendo il corretto termine di decadenza per i tributi locali. Un Comune aveva emesso avvisi di accertamento a una società per diverse annualità. La Corte di Giustizia Tributaria aveva dichiarato nullo l'avviso per il 2014, ritenendolo tardivo. La Cassazione ha ribaltato la decisione, specificando che il termine di decadenza per la notifica degli avvisi di accertamento per dichiarazione infedele è quinquennale, come previsto dalla L. n. 296/2006. Pertanto, l'atto notificato nel 2019 per l'anno 2014 era tempestivo. La sentenza sottolinea la fondamentale distinzione tra la decadenza, che riguarda il potere di accertamento, e la prescrizione, che concerne la successiva fase di riscossione del credito.
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Azione Revocatoria: vendita con ipoteca è valida?
La Corte di Cassazione conferma che l'azione revocatoria può colpire anche la vendita di un immobile già gravato da ipoteca. La sentenza chiarisce che tale vendita costituisce comunque un pregiudizio per i creditori chirografari, in quanto riduce il patrimonio del debitore e la possibilità, anche solo potenziale, di soddisfare il proprio credito. Il ricorso dell'acquirente è stato dichiarato inammissibile perché la presenza di una garanzia reale non esclude di per sé l'eventus damni.
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Azione revocatoria: valida anche con ipoteca sul bene
La Corte di Cassazione conferma che un'azione revocatoria è ammissibile anche se l'immobile venduto dal debitore è gravato da ipoteca. Il pregiudizio per il creditore (eventus damni) non è escluso a priori, ma va valutato con un giudizio prognostico, considerando che l'ipoteca potrebbe estinguersi o non essere fatta valere in futuro, rendendo l'atto di vendita comunque dannoso per le ragioni del creditore.
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Azione revocatoria: vendita inefficace con ipoteca
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di una vendita immobiliare tramite azione revocatoria, nonostante il creditore avesse già un'ipoteca sul bene. La decisione si fonda sul principio che l'"eventus damni" (il pregiudizio per il creditore) sussiste anche quando l'atto di vendita, pur non azzerando il patrimonio del debitore, rende più incerta o difficile la soddisfazione del credito, come nel caso in cui l'escussione dell'ipoteca sia divenuta problematica.
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Giurisdizione usi civici: chi decide sulla nullità?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante la nullità di un atto di donazione di un terreno soggetto a usi civici. La decisione si fonda su un precedente regolamento di giurisdizione che aveva già attribuito la competenza al giudice ordinario, e non al Commissario per gli usi civici. La Corte chiarisce inoltre che non sussiste litispendenza quando la stessa sentenza è impugnata con due mezzi diversi, di cui uno solo è ammissibile. La questione centrale è la corretta individuazione della giurisdizione usi civici per le controversie contrattuali.
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Opposizione di terzo: quando è ammissibile?
La Corte di Cassazione chiarisce i presupposti per l'opposizione di terzo da parte del litisconsorte necessario pretermesso. In un caso di successione ereditaria, alcuni eredi erano stati esclusi dai giudizi che avevano accertato i successori legittimi. La Corte ha stabilito che la semplice mancata partecipazione al processo costituisce un pregiudizio sufficiente per ammettere l'opposizione, senza che sia necessario dimostrare immediatamente il fondamento della propria pretesa nel merito. La violazione del diritto al contraddittorio è di per sé un vizio che giustifica l'annullamento della sentenza e la rimessione della causa al primo giudice.
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Tasso soglia usura: la Cassazione chiarisce i limiti
Un'impresa e il suo socio ricorrono in Cassazione contro un istituto di credito, contestando un mutuo per superamento del tasso soglia usura e violazione del limite di finanziabilità. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando il principio secondo cui gli interessi corrispettivi e quelli di mora non devono essere sommati ai fini della verifica dell'usura. La Corte ha inoltre chiarito che per il limite di finanziabilità si deve considerare il valore di mercato dell'immobile e non il prezzo indicato nell'atto di compravendita.
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Inammissibilità del ricorso: motivi generici e tardivi
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da una società finanziaria contro la decisione della Corte d'Appello in una causa di diritto bancario. I motivi principali risiedono nella genericità delle censure, nel mancato rispetto del canone di specificità e nell'incapacità di intercettare la reale ratio decidendi della sentenza impugnata. La pronuncia ribadisce i rigorosi requisiti procedurali per l'accesso al giudizio di legittimità, inclusa l'applicazione della regola della "doppia conforme".
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Società di comodo: la prova contraria spetta a te
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1752/2026, ha rigettato il ricorso di una società agricola contro un accertamento fiscale per IRES e IRAP basato sulla disciplina delle società di comodo. La Corte ha chiarito che per superare la presunzione di non operatività, il contribuente deve fornire la prova rigorosa di situazioni oggettive che hanno reso impossibile il conseguimento dei ricavi minimi, non essendo sufficiente invocare lo stato di liquidazione della capogruppo. Inoltre, ha confermato che non esiste un obbligo generale di contraddittorio preventivo per i tributi non armonizzati.
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Perdite fiscali pregresse: quando sono utilizzabili?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1750/2026, ha chiarito le condizioni per l'utilizzo delle perdite fiscali pregresse a seguito di un'acquisizione societaria. La Corte ha stabilito che, per negare la deducibilità delle perdite, non è sufficiente dimostrare il cambio di controllo della società, ma è necessario provare anche la modifica sostanziale dell'attività principale esercitata nei periodi in cui tali perdite sono state maturate. Il caso riguardava una società che, dopo essere stata acquisita, aveva utilizzato ingenti perdite fiscali per abbattere il reddito imponibile, operazione contestata dall'Agenzia delle Entrate come elusiva. La Suprema Corte ha cassato la decisione di merito per non aver verificato la sussistenza di entrambe le condizioni previste dall'art. 84 del T.U.I.R.
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Intervento inammissibile: chi paga le spese legali?
Una società interviene in un processo ma la sua partecipazione viene dichiarata inammissibile. La Corte di Cassazione, analizzando il caso di un Comune debitore, chiarisce un principio fondamentale: chi effettua un intervento inammissibile è considerato parte soccombente e deve essere condannato a pagare le spese legali. La Corte ha quindi parzialmente riformato la decisione precedente, stabilendo la condanna alle spese per la società intervenuta senza titolo.
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