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Volume D'Affari

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Descrizione Per volume d'affari del contribuente s'intende l'ammontare complessivo delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi dallo stesso effettuate, registrate o soggette a registrazione con riferimento ad un anno solare a norma degli art. 23 e 24 del DPR 633/72, tenendo conto delle variazioni indicate nell'articolo 26 del predetto DPR. (Art. 20 DPR 633/1972) Tuttavia, non concorrono a formare il volume d'affari le cessioni di beni ammortizzabili, compresi quelli indicati nell'art. 2425 del Codice Civile, n.3, nonché i passaggi di cui all'ultimo comma dell'art.36 e le prestazioni di servizio rese a soggetti stabiliti in un altro Stato membro delle Comunità, non soggette all'imposta ai sensi dell'art. 7ter del DPR 633/72. Dal 1 gennaio 2013 rientrano nel volume d'affari tutte le operazioni contenute negli art. da 7 a 7septies, operazioni che sono peraltro escluse dal conteggio del plafond IVA La nozione di volume affari è importante ai fini dell'IVA, infatti in relazione all'entità del volume d'affari mutano gli adempimenti formali cui il soggetto è sottoposto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Occultamento di documenti contabili: no a scuse per ditte attive
L'Amministratore di due società commerciali impugna la condanna per reati fiscali davanti alla Corte di Cassazione. I giudici di merito hanno accertato la piena operatività aziendale grazie al rinvenimento di buste paga e alla presentazione delle dichiarazioni IVA con compensazione di crediti. Nonostante tale attività economica, l'imputato non ha esibito la documentazione fiscale durante i controlli della polizia giudiziaria. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso e conferma la responsabilità per il reato di occultamento di documenti contabili. I giudici ribadiscono che l'impossibilità di ricostruire il volume d'affari sussiste anche quando gli organi ispettivi devono reperire le fatture presso terzi. L'imputato perde il giudizio ed è condannato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Occultamento di documenti contabili: reato anche se il Fisco sa
L'Imprenditore ha impugnato la condanna per il reato tributario, sostenendo che l'occultamento di documenti contabili non impediva la ricostruzione del volume d'affari, resa possibile tramite questionari inviati a clienti e fornitori terzi. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi difensiva e ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il reato sussiste anche se il Fisco riesce a quantificare i ricavi grazie all'intervento di altri operatori economici. La condotta omissiva dell'imprenditore ostacola comunque l'attività ispettiva e integra la violazione penale. La Suprema Corte ha condannato l'imputato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Occultamento di scritture contabili: reato anche con dati terzi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per il reato di occultamento di scritture contabili. L'imputato non aveva esibito i documenti fiscali obbligatori, rendendo impossibile la ricostruzione diretta del proprio volume d'affari. La difesa sosteneva che il fisco avesse comunque ricostruito i dati incrociando le fatture dei clienti, escludendo così la gravità del fatto. I giudici hanno chiarito che il reato sussiste anche se la ricostruzione del reddito è possibile tramite controlli incrociati presso terzi. La condotta di distruzione totale dei registri impedisce inoltre la concessione delle attenuanti generiche. L'imprenditore perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Pro rata di detraibilità IVA: Fisco bocciato, vince il Contribuente
Una società si è vista contestare dall'Agenzia delle Entrate il metodo di calcolo del pro rata di detraibilità IVA. L'Agenzia proponeva un criterio alternativo a quello legale basato sul volume d'affari, ritenendolo più preciso. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società, stabilendo un principio fondamentale: il criterio standard previsto dalla legge è legittimo. Se l'Amministrazione Finanziaria intende applicare un metodo diverso, spetta a lei l'onere di provare che tale metodo sia effettivamente più accurato e affidabile. In mancanza di tale prova, l'accertamento è illegittimo. La Corte ha inoltre annullato le sanzioni per incertezza normativa.
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Revoca patrocinio a spese dello Stato: fatturato alto, reddito zero?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di revoca del patrocinio a spese dello Stato. Un cittadino si era visto togliere il beneficio perché, pur avendo dichiarato un reddito molto basso, era socio di due aziende con un elevato volume d'affari. I giudici hanno ritenuto che, in assenza di dichiarazioni dei redditi, il fatturato delle società costituisse una prova sufficiente per presumere un reddito reale superiore ai limiti di legge. L'interessato ha perso la causa perché il suo ricorso è stato presentato in ritardo, confermando così la decisione. Il principio chiave è che il giudice può usare dati aziendali per smascherare redditi non dichiarati e procedere alla revoca del patrocinio a spese dello Stato.
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Occultamento documenti contabili: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imprenditore accusato di occultamento documenti contabili. L'imputato aveva distrutto o nascosto 22 fatture emesse tra il 2014 e il 2015, impedendo così la ricostruzione del reddito imponibile e del volume d'affari. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che anche l'occultamento parziale della contabilità integra il reato e che la volontà di evadere le tasse può essere desunta dalle macroscopiche lacune documentali riscontrate dagli inquirenti.
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Registrazione corrispettivi: violazione sostanziale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7391/2024, ha stabilito che l'omessa registrazione dei corrispettivi non è una semplice irregolarità formale, ma una violazione sostanziale. L'Agenzia delle Entrate aveva sanzionato una società per tale mancanza, ma i giudici di merito avevano annullato l'atto. La Suprema Corte ha ribaltato la decisione, affermando che la corretta e tempestiva registrazione dei corrispettivi è un obbligo fondamentale che incide sulla determinazione del volume d'affari e dell'IVA dovuta. Di conseguenza, la sanzione irrogata è legittima.
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Detrazione IVA pro rata: onere della prova e criteri
Una società finanziaria che svolge sia attività di leasing (imponibile) sia attività creditizia (esente) si è vista contestare il metodo di calcolo della detrazione IVA pro rata basato sul volume d'affari. L'Amministrazione finanziaria proponeva un criterio alternativo. La Corte di Cassazione ha stabilito che il criterio basato sul volume d'affari è quello ordinario. La parte che intende applicare un metodo diverso, che sia il contribuente o l'Agenzia, ha l'onere di dimostrare che tale metodo garantisce un risultato più preciso e aderente alla realtà.
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Pro-rata IVA: l’attività effettiva prevale sullo statuto
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il calcolo del pro-rata IVA e la conseguente detraibilità dell'imposta, si deve considerare l'attività effettivamente e concretamente svolta dall'impresa, non quella meramente indicata nello statuto. Nel caso specifico, una società con oggetto sociale immobiliare, che per un decennio aveva svolto esclusivamente attività finanziaria esente, si è vista negare la detrazione dell'IVA su un acquisto immobiliare perché la sua attività effettiva non dava diritto alla detrazione.
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