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Vizio Redibitorio

23 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un difetto nascosto del bene venduto che lo rende inidoneo all'uso a cui è destinato o ne diminuisce in modo apprezzabile il valore. La sua presenza dà diritto al compratore di chiedere la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Aliud pro alio: Cassazione ribalta l’Appello sui vizi della cosa
Un Cliente commissiona lavori di ristrutturazione e acquista materiali da un Fornitore. Il Fornitore consegna piastrelle errate e difettose, causando ritardi e disagio abitativo. In primo grado, il Tribunale accoglie la domanda di risarcimento del Cliente, compensando i crediti e condannando il Fornitore per danno non patrimoniale. La Corte d'Appello ribalta la decisione, ritenendo che il Tribunale avesse ecceduto i limiti della domanda (ultrapetizione), poiché il Cliente aveva invocato l'Aliud pro alio ma la sentenza aveva deciso per vizi della cosa venduta senza specifica richiesta. La Cassazione, accogliendo il ricorso del Cliente, stabilisce che il giudice può riqualificare d'ufficio la domanda da Aliud pro alio a vizi della cosa venduta e che l'azione risarcitoria per Aliud pro alio non richiede la risoluzione del contratto. La causa torna in Appello per un nuovo esame.
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Muretto Crollato: la Cassazione e la Vendita di aliud pro alio
Un Acquirente ha citato in giudizio un Venditore per i danni subiti a causa del crollo di un muretto, costruito con materiali (lastre di laterite) forniti dal Venditore, risultati inadatti all'uso esterno. I giudici di merito avevano condannato il Venditore per mancanza di qualità essenziali del bene. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza, stabilendo che il giudice deve valutare d'ufficio se si tratta di una "Vendita di aliud pro alio", ovvero la consegna di un bene completamente diverso da quello pattuito o del tutto inidoneo alla sua funzione. Questa distinzione è cruciale perché la "Vendita di aliud pro alio" non è soggetta ai brevi termini di denuncia e prescrizione previsti per i vizi o la mancanza di qualità.
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Risoluzione contratto compravendita per vizi macchinari
La Corte d'Appello ha decretato la risoluzione contratto compravendita di una cippatrice industriale. La decisione si fonda sulla mancata consegna del fascicolo tecnico e della marcatura CE, considerati inadempimenti gravi ai sensi dell'Art. 1477 c.c., superando la mera questione dei vizi funzionali.
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Aliud pro alio: merce senza certificato ma nota al compratore
L'Acquirente ha acquistato mille alimentatori dal Venditore, lamentando successivamente la mancanza della certificazione CE e del requisito "halogen free". L'Acquirente ha chiesto la risoluzione del contratto per la consegna di un bene completamente diverso, configurando l'ipotesi di aliud pro alio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Acquirente. I giudici hanno chiarito che non si tratta di aliud pro alio poiché i beni erano idonei all'uso e potevano ottenere la certificazione. Inoltre, l'Acquirente era a conoscenza della temporanea mancanza della certificazione al momento della consegna, applicando così l'esclusione della garanzia. Infine, la denuncia dei vizi è stata considerata tardiva e generica. Vince il Venditore, che ha diritto al pagamento della fornitura e alla rifusione delle spese legali.
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Esclusione della garanzia: concessionario raggirato ma tutelato
Un acquirente finale acquista un'auto usata con il contachilometri manomesso da un venditore intermedio, il quale l'aveva acquistata da un primo venditore. Scoperto l'inganno tramite perizia tecnica, l'acquirente finale ottiene la risoluzione del contratto. Il primo venditore ricorre in Cassazione, sostenendo che l'acquirente, essendo un operatore professionale, avrebbe dovuto accorgersi subito del difetto, invocando l'esclusione della garanzia per vizi facilmente riconoscibili. La Suprema Corte rigetta il ricorso: anche per un professionista, la diligenza richiesta non impone indagini tecniche invasive o l'uso di esperti per scoprire frodi nascoste. Vince l'acquirente finale; il primo venditore deve pagare le spese processuali.
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Vendita aliud pro alio: quando il difetto non è un inganno
Gli Acquirenti di un immobile riscontravano gravi difformità nell'impianto di riscaldamento rispetto a quanto certificato dalla ditta installatrice e dal geometra. Avviavano un accertamento tecnico e poi una causa per ottenere il risarcimento dei danni. I giudici di merito rigettavano la domanda, ritenendo i difetti semplici vizi redibitori ormai prescritti, escludendo l'ipotesi di vendita aliud pro alio poiché l'immobile possedeva l'abitabilità e la classe energetica pattuita. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli Acquirenti, confermando che le contestazioni tardive sulle responsabilità professionali costituiscono domande nuove inammissibili in appello e che non si trattava di vendita aliud pro alio, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio.
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Terreno inquinato: perché non è un vizio occulto
L'Acquirente di un complesso industriale scopre che il terreno è contaminato da idrocarburi e cita in giudizio il Venditore per ottenere il risarcimento dei costi di bonifica, qualificando l'inquinamento come vizio occulto del bene. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Venditore, stabilendo che la contaminazione ambientale non può essere considerata un vizio occulto ai sensi dell'articolo 1490 del Codice Civile. I vizi redibitori riguardano infatti solo i difetti di fabbricazione o produzione del bene. L'obbligo di bonifica grava sul responsabile dell'inquinamento ("chi inquina paga") e si configura come onere reale per il proprietario incolpevole solo dopo un formale provvedimento della pubblica amministrazione. Di conseguenza, la Suprema Corte rigetta definitivamente la domanda di risarcimento dell'Acquirente.
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Garanzia per vizi: asfalto difettoso ma pagamento dovuto
L'Acquirente ha contestato la fornitura di asfalto da parte del Fornitore, lamentando una percentuale di bitume inferiore a quella pattuita e richiedendo la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la lieve difformità del materiale rientra nella disciplina della garanzia per vizi e non nella mancanza di qualità essenziali. Poiché il difetto era di scarsa importanza e l'Acquirente non ha dimostrato il nesso causale tra il materiale e i danni riscontrati (potenzialmente dovuti alla posa in opera), la richiesta di risarcimento è stata respinta. Il Fornitore vince definitivamente la causa, mantenendo il diritto al pagamento della fornitura.
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Vizi redibitori immobile: acquisto annullato per infiltrazioni
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto di compravendita per vizi redibitori dell'immobile. Un acquirente aveva comprato un magazzino, scoprendo solo dopo l'acquisto che era soggetto a gravi infiltrazioni e allagamenti. I giudici hanno stabilito che il problema derivava da un difetto costruttivo strutturale, preesistente alla vendita e non facilmente riconoscibile. La venditrice non poteva giustificarsi attribuendo la colpa a piogge eccezionali, poiché queste hanno solo reso evidente un vizio già presente. Di conseguenza, la venditrice è stata condannata a restituire il prezzo pagato, oltre al rimborso delle spese e al risarcimento dei danni.
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Tubi non a norma: è consegna di aliud pro alio, contratto nullo
Un'azienda edile acquista una fornitura di tubi in PVC che riceve con una certificazione tecnica superata e non più a norma. La Corte di Cassazione ha stabilito che la vendita di un prodotto privo delle certificazioni legali necessarie per la sua commercializzazione e il suo utilizzo non è un semplice vizio, ma una vera e propria 'consegna di aliud pro alio'. Questo grave inadempimento si verifica perché il bene è funzionalmente diverso e legalmente inutilizzabile rispetto a quello promesso. Di conseguenza, l'acquirente ha il diritto di chiedere la risoluzione del contratto, ovvero il suo scioglimento, e non solo una riduzione del prezzo o la riparazione. La Corte ha quindi dato ragione all'azienda acquirente, annullando la precedente sentenza sfavorevole.
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Aliud pro alio: merce inutilizzabile e diritti
Una società tessile ha acquistato una partita di lana che, al momento della lavorazione, ha rivelato la presenza di impurità plastiche. Mentre il Tribunale aveva rigettato la richiesta di risoluzione per decadenza dai termini di denuncia, la Corte di Cassazione ha ribaltato l'esito. La Suprema Corte ha chiarito che se la merce consegnata è funzionalmente inidonea allo scopo pattuito, si configura l'ipotesi di aliud pro alio, soggetta alla prescrizione ordinaria decennale e non ai brevi termini di decadenza previsti per i vizi ordinari.
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Aliud pro alio asta: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di una società aggiudicataria che lamentava un aliud pro alio asta a causa di difformità nel sistema fognario di un immobile. Il Tribunale aveva respinto il reclamo, ritenendo che la discrepanza fosse un mero vizio redibitorio, escluso dalla garanzia nelle vendite forzate. La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo la discrezionalità del giudice nel valutare la necessità di una consulenza tecnica.
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Aliud pro alio: quando il bene è solo difettoso?
La Corte di Cassazione ha chiarito la distinzione tra merce viziata e consegna di 'aliud pro alio' in un caso riguardante l'autocombustione di mattonelle di carbone vegetale. Un'azienda acquirente si era opposta al pagamento sostenendo di aver ricevuto un prodotto diverso e pericoloso. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che la responsabilità dell'incendio era da attribuire all'errato stoccaggio da parte dell'acquirente, il quale non aveva seguito le istruzioni fornite. La natura infiammabile del prodotto, intrinseca alla sua funzione di combustibile, non configura un'ipotesi di aliud pro alio.
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Mancanza qualità promesse: quando non è un vizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28116/2024, ha stabilito che la naturale tendenza di un materiale (in questo caso, ardesia nera) a scolorirsi nel tempo non costituisce una mancanza di qualità promesse se tale caratteristica non era stata esplicitamente garantita come immutabile nel contratto. Il ricorso di un'azienda che lamentava la perdita del colore nero della pavimentazione di una fontana è stato rigettato, poiché il materiale fornito corrispondeva a quello ordinato e la sua alterazione cromatica è una sua proprietà intrinseca, non un vizio.
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Aliud pro alio: quando un bene è completamente diverso
Una società fornitrice di calcestruzzo è stata citata in giudizio per aver consegnato un prodotto con resistenza inferiore a quella pattuita, causando danni a una pavimentazione industriale. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13214/2024, ha chiarito la distinzione tra vizi della cosa e la consegna di "aliud pro alio" (una cosa per un'altra). Secondo i giudici, si ha aliud pro alio solo quando il bene è totalmente diverso e funzionalmente inidoneo all'uso previsto, non quando presenta solo difetti o qualità inferiori. La Corte ha cassato la sentenza d'appello per motivazione carente, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Vendita aliud pro alio: quando si applica?
Una società costruttrice acquista un terreno per un progetto turistico, ma scopre che la sua edificabilità è parziale e le concessioni sono irregolari. La Corte di Cassazione ha stabilito che non si tratta di vendita aliud pro alio, ma di mancanza di qualità essenziali, applicando quindi il breve termine di prescrizione di un anno dalla consegna. La domanda dell'acquirente è stata respinta. È stata invece accolta la domanda riconvenzionale dei venditori per l'inadempimento della società costruttrice a un collegato contratto di appalto.
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Vizi della cosa venduta: nuove eccezioni in appello
Una società agricola acquista delle sementi che si rivelano poco produttive. Dopo aver perso in primo e secondo grado, ricorre in Cassazione introducendo una nuova argomentazione: il venditore avrebbe implicitamente riconosciuto i vizi della cosa venduta. La Corte Suprema rigetta il ricorso, sottolineando che la sentenza d'appello si basava su una doppia motivazione: l'inammissibilità delle nuove deduzioni e la mancata prova di una promessa sulla produttività. Non avendo l'acquirente contestato la seconda motivazione, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Inadempimento parziale: no decadenza se manca merce
Una società acquirente lamentava un inadempimento parziale per aver ricevuto una quantità di semilavorati metallici inferiore a quella fatturata, calcolata a peso. La Cassazione ha stabilito che non si tratta di un vizio di qualità, ma di un inadempimento parziale. Pertanto, l'azione per recuperare il prezzo pagato in eccesso non è soggetta ai brevi termini di decadenza e prescrizione previsti per la denuncia dei vizi (art. 1495 c.c.).
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Vizio redibitorio: quando il difetto è occulto?
Un'azienda agricola acquista un impianto per la raccolta automatica delle uova che si rivela difettoso, poiché le galline depongono fuori dai nidi. La Corte di Cassazione ha confermato che si tratta di un vizio redibitorio, in quanto l'impianto era inidoneo allo scopo per cui era stato venduto. La Corte ha inoltre chiarito che il termine per la denuncia del difetto decorre dalla sua "effettiva scoperta", che in questo caso è avvenuta solo dopo una perizia tecnica, dato che il vizio non era palese.
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Vendita su campione: decadenza e aliud pro alio
La Corte di Cassazione chiarisce i confini tra vizio e 'aliud pro alio' in una vendita su campione. Un'impresa edile aveva contestato la fornitura di infissi non conformi al campione, ma lo aveva fatto oltre il termine di 8 giorni. La Corte ha stabilito che, trattandosi di un bene dello stesso genere (infissi in legno) seppur difforme, non si configurava un 'aliud pro alio' ma un vizio soggetto al termine di decadenza. Di conseguenza, la denuncia tardiva ha fatto perdere all'acquirente il diritto di far valere la garanzia.
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