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Visto

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Certificazione rilasciata da un professionista abilitato che attesta la regolarità formale dei dati esposti nelle dichiarazioni fiscali.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Liquidazione compensi consulente tecnico: il visto mancante annulla tutto
Un consulente tecnico ha contestato la riduzione dei suoi compensi da parte dell'Ufficio del Pubblico Ministero. La liquidazione iniziale dei compensi consulente tecnico non aveva il "visto" (approvazione formale) del Procuratore Aggiunto, portando alla sua revoca e a una nuova liquidazione inferiore. Il consulente ha presentato opposizione. La Corte di Cassazione ha rilevato un vizio procedurale: l'opposizione non era stata notificata a tutte le parti necessarie, inclusa l'Ufficio del Pubblico Ministero. Questa omissione ha violato il principio del contraddittorio, rendendo nulla la decisione precedente. La Corte ha rinviato il caso al Tribunale di Napoli per una nuova valutazione, assicurando la corretta partecipazione di tutti i soggetti coinvolti.
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Patrocinio a spese dello Stato: ricorso tardivo della Procura
La Procura della Repubblica ha impugnato con estremo ritardo il decreto di liquidazione dei compensi spettanti al difensore di un soggetto ammesso al patrocinio a spese dello Stato. Il Tribunale di Roma aveva dichiarato inammissibile l'opposizione per tardività, ritenendo superato il termine di trenta giorni dalla comunicazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura. I giudici di legittimità hanno chiarito che, anche in mancanza di una formale comunicazione del provvedimento, si applica il termine semestrale lungo previsto dall'art. 327 c.p.c. Poiché il decreto era stato emesso nel 2018 e l'opposizione è stata proposta solo nel 2020, il ricorso è palesemente tardivo e il provvedimento è ormai definitivo.
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Patrocinio a spese dello Stato: termini opposizione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato dalla Procura della Repubblica contro un decreto di liquidazione dei compensi nell'ambito del patrocinio a spese dello Stato. Il Tribunale aveva già respinto l'opposizione in quanto tardiva, rilevando che nel fascicolo era presente un'annotazione di presa visione risalente a oltre un anno prima del ricorso. La Suprema Corte ha ribadito che la conoscenza effettiva del provvedimento, anche tramite forme equipollenti alla notifica come il visto, fa decorrere i termini per l'impugnazione, rendendo irrilevanti eventuali difficoltà organizzative interne dell'ufficio ricorrente.
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Corrispondenza dei detenuti: limiti e controlli
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del provvedimento che dispone il visto di controllo sulla corrispondenza dei detenuti sottoposti a regimi restrittivi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché la motivazione del Tribunale di Sorveglianza è risultata logica e coerente con le finalità di prevenzione dei reati e sicurezza pubblica. La decisione ribadisce che la corrispondenza dei detenuti può essere monitorata per impedire collegamenti con organizzazioni criminali, a condizione che siano fatte salve le comunicazioni con i difensori e le autorità di garanzia, come stabilito dalla giurisprudenza costituzionale.
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Patrocinio a spese dello Stato: termini impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura della Repubblica contro un decreto di liquidazione compensi relativo al patrocinio a spese dello Stato. Il Tribunale aveva già respinto l'opposizione perché tardiva, rilevando che nel fascicolo era presente un'annotazione di presa visione risalente a due anni prima della contestazione. La Suprema Corte ha confermato che tale annotazione costituisce conoscenza equipollente alla notifica e che, in ogni caso, era decorso il termine lungo semestrale previsto per l'impugnazione dei provvedimenti decisori.
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Patrocinio a spese dello Stato: termini opposizione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato contro un decreto di liquidazione dei compensi per il patrocinio a spese dello Stato. La controversia nasce dall'opposizione tardiva di un ufficio pubblico, che sosteneva di non aver ricevuto la notifica del provvedimento. La Suprema Corte ha stabilito che l'annotazione 'visto per presa visione' sul fascicolo equivale a una comunicazione ufficiale, facendo decorrere i termini per l'impugnazione. Inoltre, è stato ribadito che il termine semestrale di decadenza si applica a tutti i provvedimenti decisori, rendendo irrilevanti eventuali difficoltà organizzative interne dell'ufficio ricorrente.
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Patrocinio a spese dello Stato: termini opposizione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato dalla Procura della Repubblica contro un decreto di liquidazione compensi per il patrocinio a spese dello Stato. Il ricorso è stato giudicato tardivo poiché la conoscenza del provvedimento era avvenuta tramite il visto per presa visione apposto sul fascicolo, rendendo irrilevante la mancanza di una notifica formale. La Corte ha inoltre rilevato la carenza dell'esposizione sommaria dei fatti nel ricorso e il superamento del termine lungo semestrale previsto dal codice di procedura civile.
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Patrocinio a spese dello Stato: guida ai termini
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso proposto dall'ufficio del Pubblico Ministero contro un decreto di liquidazione compensi per il Patrocinio a spese dello Stato. Il Tribunale aveva rilevato la tardività dell'opposizione, presentata oltre i 30 giorni dalla conoscenza effettiva dell'atto, avvenuta tramite visto per presa visione. La Suprema Corte ha ribadito che il termine lungo di sei mesi ex art. 327 c.p.c. si applica a tutti i provvedimenti decisori e che le difficoltà organizzative dell'ufficio non giustificano il ritardo.
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Patrocinio a spese dello Stato: termini opposizione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato dalla Procura contro la liquidazione dei compensi per il patrocinio a spese dello Stato in favore di un difensore. Il ricorso è stato giudicato tardivo poiché presentato oltre i termini di legge. La Corte ha stabilito che l'annotazione del visto per presa visione sul fascicolo equivale a conoscenza legale del provvedimento, facendo decorrere il termine di 30 giorni per l'opposizione. Inoltre, il ricorso è stato rigettato per la mancanza di una sommaria esposizione dei fatti di causa.
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Corrispondenza detenuti: limiti e sicurezza
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del provvedimento di trattenimento della corrispondenza detenuti emesso nei confronti di un soggetto ristretto in regime di alta sicurezza. Il caso riguardava una lettera e una fotografia contenenti riferimenti a soggetti non identificati, interpretati come potenziali messaggi occulti per la criminalità organizzata. La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene l'art. 18-ter dell'ordinamento penitenziario non preveda un esplicito obbligo di motivazione, questo è immanente per il rispetto dell'art. 15 della Costituzione. La motivazione può essere sintetica ma deve poggiare su elementi concreti che facciano ragionevolmente dubitare della genuinità del contenuto della missiva, garantendo così l'equilibrio tra sicurezza pubblica e diritto alla segretezza delle comunicazioni.
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Reati tributari: la responsabilità del professionista
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un professionista coinvolto in reati tributari per aver apposto il visto di conformità su crediti IVA inesistenti. Il Tribunale aveva confermato il sequestro preventivo dei beni dell'indagato, ipotizzando un concorso nei reati di dichiarazione fraudolenta e indebita compensazione. La difesa ha contestato la responsabilità, sostenendo che il controllo del professionista fosse meramente formale. Tuttavia, a seguito della rinuncia al ricorso presentata dalla difesa, la Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione, confermando implicitamente la legittimità della misura cautelare reale.
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Confisca per equivalente: rischi per il professionista
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente eseguito nei confronti di un professionista accusato di concorso in reati tributari. Il ricorrente, un commercialista, aveva apposto il visto di conformità su dichiarazioni IVA fraudolente, permettendo a un cliente di beneficiare di indebite compensazioni. Nonostante il professionista avesse percepito solo il proprio onorario, la Corte ha stabilito che la confisca per equivalente può colpire l'intero profitto del reato (l'imposta evasa) in solido tra i concorrenti. La decisione sottolinea che, nei reati tributari commessi a vantaggio di una società, la misura assume una funzione punitiva verso l'autore materiale qualora il patrimonio dell'ente non sia capiente.
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