LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Visto Di Conformità

107 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Attestazione rilasciata da un professionista abilitato (come un commercialista o un CAF) che certifica la corrispondenza dei dati di una dichiarazione fiscale con la documentazione esibita dal contribuente.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Visto di conformità mancante: la Cassazione annulla le sanzioni
Un'Azienda ha utilizzato un credito IVA per compensazione senza il necessario visto di conformità, a causa di un errore software. L'Agenzia delle Entrate ha recuperato l'imposta e applicato sanzioni. La Commissione Tributaria Regionale aveva confermato le sanzioni. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la mancata apposizione del visto di conformità, se non causa un danno effettivo all'Erario e non impedisce i controlli, costituisce una violazione meramente formale. Pertanto, non si applicano le sanzioni proporzionali per omesso versamento. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda, annullando l'atto di recupero e le sanzioni.
Continua »
Prescrizione reati tributari: commercialista salva, finanziere condannato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una commercialista, condannata per associazione a delinquere e reati tributari, tra cui l'indebita compensazione mediante l'uso di crediti inesistenti e dichiarazioni fraudolente. La professionista apponeva visti di conformità su dichiarazioni fiscali di cooperative fittizie. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il suo ricorso, dichiarando la prescrizione reati tributari (indebita compensazione) per alcuni capi d'accusa, annullando la sentenza con rinvio alla Corte d'Appello per ricalcolare la pena. Ha invece rigettato il ricorso di un finanziere, coinvolto nella stessa associazione per corruzione e rivelazione di segreti d'ufficio, confermando la sua condanna.
Continua »
Visto di conformità infedele: vince nel merito, perde in appello
L'Agenzia delle Entrate contestava a un responsabile di un centro di assistenza fiscale il rilascio di un visto di conformità infedele per detrazioni sul risparmio energetico, richiedendo il pagamento di imposte, sanzioni e interessi. Il professionista ha impugnato l'atto e ha ottenuto in primo grado l'annullamento integrale della cartella per la fondatezza delle detrazioni, sebbene i giudici abbiano respinto una sua eccezione formale sulla competenza dell'ufficio. Successivamente, l'amministrazione finanziaria ha rinunciato all'appello principale. Il professionista ha cercato comunque di proseguire il giudizio per far valere il difetto di competenza, ma i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso per mancanza di interesse. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto: la parte totalmente vittoriosa nel merito non ha alcun interesse concreto a proseguire la causa solo per questioni formali o teoriche.
Continua »
Visto di conformità infedele: la cartella del fisco è nulla
Un responsabile dell'assistenza fiscale apponeva un visto di conformità infedele su una dichiarazione dei redditi. L'ufficio provinciale del fisco richiedeva al professionista il pagamento di imposte, sanzioni e interessi tramite cartella esattoriale. Il professionista impugnava l'atto contestando l'incompetenza dell'ufficio provinciale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato la cartella di pagamento. I giudici hanno chiarito che solo la direzione regionale possiede il potere di contestare la violazione e iscrivere a ruolo le somme. Di conseguenza, l'atto emesso dall'ufficio provinciale è totalmente nullo.
Continua »
Visto di conformità infedele: cartella nulla se l’ufficio erra
Un Responsabile dell'Assistenza Fiscale ha apposto il visto di conformità sulla dichiarazione dei redditi di un contribuente. A seguito di controlli, l'Agenzia delle Entrate ha rilevato la mancanza della documentazione per alcune detrazioni fiscali. L'ufficio provinciale ha quindi richiesto direttamente al professionista il pagamento di imposte, sanzioni e interessi tramite cartella esattoriale, contestando l'ipotesi di visto di conformità infedele. Il professionista ha impugnato l'atto contestando la competenza dell'ufficio emittente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso: la legge stabilisce che solo la Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate, determinata in base al domicilio fiscale del professionista, possiede il potere di contestare la violazione ed emettere il ruolo. Poiché l'atto proveniva dalla Direzione Provinciale, la cartella di pagamento è stata annullata del tutto.
Continua »
Visto di conformità infedele: annullata la cartella errata
Un responsabile dell'assistenza fiscale apponeva un visto di conformità sulla dichiarazione dei redditi di una cittadina. L'Agenzia delle Entrate contestava la detraibilità di spese sanitarie per il mancato assolvimento dell'imposta di bollo. Contestando il visto di conformità infedele, la Direzione Provinciale emetteva una cartella di pagamento a carico del professionista per imposte, sanzioni e interessi. Il professionista impugnava l'atto lamentando l'incompetenza dell'ufficio locale. La Corte di Cassazione ha stabilito che la contestazione per visto di conformità infedele rientra nella competenza esclusiva della Direzione Regionale individuata dal domicilio fiscale del professionista. Pertanto, la Suprema Corte ha annullato la cartella di pagamento ed escluso la validità dell'atto emesso da un organo privo del relativo potere amministrativo.
Continua »
Visto di conformità infedele: da semplice errore a dolo penale
Un professionista ha subito la condanna a otto mesi di reclusione per aver rilasciato un visto di conformità infedele sulla dichiarazione IVA di una società commerciale. L'atto ha consentito l'esposizione di oltre un milione di euro di crediti IVA inesistenti, generati da acquisti fittizi per oltre sei milioni. L'imputato sosteneva di aver agito con semplice negligenza professionale, avendo percepito soltanto l'ordinario compenso di tariffa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e ha confermato la condanna per dolo. La totale omissione dei più elementari controlli formali, come la verifica della congruità di costi spropositati rispetto a un capitale sociale minimo, dimostra la piena e consapevole partecipazione al reato tributario.
Continua »
Motivazione apparente: la Cassazione salva la Società dal Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una Società l'uso in compensazione di un credito IVA, poiché il visto di conformità era stato apposto da un professionista cancellato dall'albo. La Corte di secondo grado ha dato ragione al Fisco, limitandosi ad affermare che la norma è chiara e che la contribuente non era in buona fede. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Società, rilevando un vizio di motivazione apparente. I giudici d'appello, infatti, non hanno spiegato quale fosse la norma applicata né il percorso logico seguito per confermare il recupero d'imposta. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame del caso.
Continua »
Visto di conformità nullo: il fisco perde e viene condannato
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società l'indebita compensazione di crediti IVA superiori a cinquemila euro, poiché il visto di conformità era stato apposto da un professionista non abilitato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che la mancanza o l'irregolarità del visto di conformità rappresenta una violazione meramente formale. Se il credito d'imposta esiste realmente, l'errore burocratico non cancella il diritto alla compensazione e non può essere sanzionato come un omesso versamento delle imposte. Inoltre, la Suprema Corte ha condannato l'ente pubblico per abuso del processo, avendo insistito nel giudizio nonostante una proposta di definizione accelerata.
Continua »
Sostituzione misura cautelare: il buon comportamento non basta
Un commercialista, condannato in primo grado per truffa aggravata legata a crediti d'imposta inesistenti, ha ottenuto la sostituzione misura cautelare dagli arresti domiciliari all'obbligo di firma. Il Tribunale aveva giustificato l'attenuazione con il buon comportamento, il decorso del tempo e la revoca del visto di conformità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore della Repubblica, annullando il provvedimento. I giudici hanno chiarito che il rispetto degli obblighi domiciliari e il mero scorrere del tempo non dimostrano una riduzione del pericolo di reiterazione. Inoltre, la perdita del visto fiscale non impedisce al professionista di commettere reati simili, mantenendo egli l'accesso alla professione. Il caso torna al Tribunale per una nuova decisione.
Continua »
Sequestro probatorio: il Superbonus non salva il commercialista
Il Tribunale del riesame ha confermato il sequestro probatorio di una chiavetta USB e di un telefono cellulare appartenenti a un professionista. L'indagato, un commercialista, è accusato di aver apposto un visto di conformità falso per fittizi lavori di ristrutturazione edilizia legati al Superbonus, integrando il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del professionista, ribadendo che, in sede di riesame del sequestro probatorio, il giudice deve limitarsi a verificare l'astratta configurabilità del reato e l'utilità dei beni sequestrati per le indagini. Di conseguenza, il sequestro dei dispositivi informatici è legittimo e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Indebita compensazione: condanna confermata ma confisca ridotta
Due professionisti sono stati condannati per il reato di indebita compensazione e bancarotta. Attraverso una società di consulenza, proponevano ai clienti un accollo tributario fittizio, estinguendo i debiti fiscali reali con crediti d'imposta inesistenti certificati con visti di conformità falsi. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale degli imputati, ma ha accolto i ricorsi limitatamente alla confisca dei beni. I giudici hanno stabilito che, in caso di concorso di persone, la confisca non può colpire l'intero importo globale del profitto per ciascun concorrente (solidarietà passiva), ma deve essere limitata alla quota di arricchimento effettivamente conseguita da ciascuno di essi. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio alla Corte d'appello solo per la rideterminazione della somma da confiscare.
Continua »
Visto di conformità infedele: nullo l’atto dell’ufficio sbagliato
L'Amministrazione Finanziaria notificava a un Professionista Abilitato una cartella di pagamento per l'apposizione di un visto di conformità infedele su un Modello 730. La cartella era stata emessa dall'ufficio locale competente per il domicilio del contribuente. Il Professionista impugnava l'atto eccependo l'incompetenza territoriale dell'ufficio emittente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Professionista, stabilendo che la sanzione per visto di conformità infedele ha natura punitiva. Di conseguenza, la competenza esclusiva per l'iscrizione a ruolo spetta alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate individuata in base al domicilio fiscale del trasgressore (il professionista) e non del contribuente. La cartella è stata quindi definitivamente annullata.
Continua »
Visto di conformità infedele: annullata la cartella esattoriale
Un professionista abilitato riceveva una cartella di pagamento dall'Agenzia delle Entrate di Genova per aver apposto un visto di conformità infedele sulla dichiarazione dei redditi di un contribuente. Il professionista impugnava l'atto contestando l'incompetenza territoriale dell'ufficio ligure, poiché la sede del centro di assistenza fiscale si trovava a Roma. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che la competenza per l'irrogazione delle sanzioni spetta esclusivamente alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate del domicilio fiscale del trasgressore (in questo caso, il Lazio) e non a quella del contribuente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato definitivamente la cartella esattoriale per incompetenza territoriale dell'ufficio emittente.
Continua »
Commercialista condannato: il rischio della Dichiarazione IVA infedele
Un commercialista è stato condannato per aver concorso alla presentazione di una Dichiarazione IVA infedele per conto di una società. La dichiarazione esponeva un credito IVA inesistente, derivante da un impianto fotovoltaico che la società non possedeva più. Il professionista aveva predisposto la dichiarazione e, non potendo trasmetterla autonomamente, aveva coinvolto un collega per apporre il visto di conformità e inviarla. La difesa ha sostenuto che il commercialista aveva solo un obbligo di "visto leggero", senza controlli sostanziali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna per dolo eventuale, poiché l'entità del credito e la mancanza di documentazione rendevano altamente probabile la non veridicità.
Continua »
Arresti domiciliari: cancellarsi dall’albo non basta a cessare le esigenze cautelari
Un professionista agli arresti domiciliari per truffa aggravata chiede la revoca della misura. Sostiene che le esigenze cautelari siano venute meno a causa della sua cancellazione da un albo professionale e del tempo trascorso. La Corte di Cassazione respinge il ricorso. I giudici affermano che la cancellazione dall'albo non elimina il rischio di commettere reati simili, potendo l'imputato agire tramite terzi. Anche il solo passare del tempo non è sufficiente a ridurre le necessità di cautela. La Corte conferma quindi la misura degli arresti domiciliari, ritenendo ancora attuale e concreto il pericolo di reiterazione del reato.
Continua »
Indebita compensazione di crediti: consulente fermato, Fisco vince
La Corte di Cassazione ha confermato una misura cautelare contro un consulente fiscale, accusato del reato di indebita compensazione di crediti. Il professionista aveva assistito alcune aziende nel pagare i propri debiti tributari utilizzando crediti fiscali di altre società, attraverso il meccanismo dell'accollo. Secondo i giudici, questa operazione era illecita e finalizzata a evadere le imposte. La Corte ha ritenuto sussistenti sia i gravi indizi di colpevolezza sia il concreto pericolo di reiterazione del reato, giustificando così il divieto temporaneo per il professionista di esercitare la sua attività. Il ricorso del consulente è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Visto Infedele: Atto Annullato per Incompetenza Territoriale
Un professionista, responsabile di un visto di conformità infedele per un contribuente, ha impugnato una cartella di pagamento. L'atto era stato emesso dall'ufficio locale dell'Agenzia delle Entrate del contribuente. La Corte di Cassazione ha dato ragione al professionista, stabilendo un importante principio sull'incompetenza territoriale dell'Agenzia Entrate. La competenza per sanzionare il professionista non è dell'ufficio locale legato al contribuente, ma della Direzione Regionale del domicilio fiscale del professionista stesso. Di conseguenza, la cartella di pagamento, emessa da un ufficio incompetente, è stata annullata.
Continua »
Competenza territoriale Agenzia Entrate: atto nullo se sbaglia sede
Un professionista, responsabile di un CAF, viene sanzionato per aver apposto un visto di conformità infedele sulla dichiarazione di un suo assistito. L'Agenzia delle Entrate emette la cartella di pagamento tramite l'ufficio locale competente per il contribuente. Il professionista contesta l'atto, sostenendo un difetto di competenza territoriale. La Corte di Cassazione gli dà ragione, stabilendo un principio fondamentale: per le sanzioni relative al visto infedele, la competenza territoriale Agenzia Entrate non è quella del contribuente, ma quella della Direzione Regionale del domicilio fiscale del professionista che ha commesso l'errore. Di conseguenza, l'atto emesso dall'ufficio sbagliato è illegittimo e viene annullato.
Continua »
Professionista vince: estinzione del giudizio per definizione agevolata
Un professionista riceveva una sanzione fiscale per aver apposto un visto di conformità su una dichiarazione IVA di una società, agevolando un'indebita detrazione. Il professionista contestava la sanzione, sostenendo che la responsabilità dovesse ricadere solo sulla società. Durante il processo in Cassazione, il contribuente aderiva alla 'rottamazione-quater'. La Corte Suprema, prendendo atto del pagamento delle rate, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per definizione agevolata, chiudendo definitivamente il contenzioso e stabilendo che ogni parte dovesse sostenere le proprie spese legali.
Continua »