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Violenza O Minaccia A Un Pubblico Ufficiale

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Reato previsto dall'art. 336 del codice penale che punisce chi usa violenza o minaccia per costringere un pubblico ufficiale a compiere un atto contrario ai propri doveri o a omettere un atto del suo ufficio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Violenza o minaccia a un pubblico ufficiale: dolo contro movente
Una detenuta ha aggredito un'agente di polizia penitenziaria per costringerla a chiamare il medico e ottenere così un aumento del dosaggio di psicofarmaci. I giudici di merito avevano condannato la donna per il reato più grave di violenza o minaccia a un pubblico ufficiale (art. 336, comma 1, c.p.). La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della difesa, chiarendo che l'obiettivo immediato della condotta era costringere l'agente a compiere un atto del proprio ufficio (chiamare il medico per tutelare la salute), non un atto contrario ai suoi doveri. Di conseguenza, la Suprema Corte ha riqualificato il fatto nella fattispecie meno grave prevista dal secondo comma dell'articolo 336 c.p. e ha annullato la sentenza con rinvio per la rideterminazione della pena.
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Minaccia a Pubblico Ufficiale: Condanna Definitiva in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di violenza o minaccia a un pubblico ufficiale. I giudici hanno confermato che le espressioni usate non erano semplici minacce, ma erano specificamente dirette a costringere i pubblici ufficiali a compiere un atto contrario ai loro doveri. La Corte ha ritenuto che le parole fossero idonee a incutere un reale timore, integrando così pienamente il reato contestato. Inoltre, è stata negata la concessione delle attenuanti generiche a causa dei numerosi precedenti penali dell'imputato. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Violenza a pubblico ufficiale: ricorso inammissibile per recidiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per il reato di violenza o minaccia a un pubblico ufficiale. L'imputato, già condannato in passato per resistenza, aveva presentato ricorso cercando di ottenere una nuova valutazione delle prove. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che il suo compito non è riesaminare i fatti. È stata inoltre confermata l'applicazione della recidiva, considerata la pericolosità sociale del soggetto. L'esito finale è la condanna definitiva al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ne bis in idem: condanna annullata dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per oltraggio a pubblico ufficiale, applicando il principio del ne bis in idem. Un individuo, già condannato con rito alternativo per violenza e resistenza per un episodio avvenuto in stazione, era stato nuovamente processato per oltraggio per le stesse frasi pronunciate nella medesima circostanza. La Corte ha stabilito che si tratta dello stesso fatto storico-naturalistico, per cui non è possibile un secondo processo, a prescindere dalla diversa qualificazione giuridica del reato.
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Recidiva reiterata e prescrizione: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 43415/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per minaccia a pubblico ufficiale. Il caso è cruciale per comprendere come la recidiva reiterata influenzi il calcolo della prescrizione. La Corte ha stabilito che tale aggravante, essendo una circostanza a effetto speciale, estende notevolmente i termini di prescrizione del reato, rendendo infondata l'eccezione sollevata dalla difesa.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando si ha concorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per violenza e resistenza a pubblico ufficiale. La Corte conferma la distinzione tra i due reati basata sul momento della condotta: la violenza (art. 336 c.p.) precede l'atto d'ufficio per impedirne l'inizio, mentre la resistenza (art. 337 c.p.) avviene durante l'atto. Vengono inoltre negate le attenuanti generiche in base alla gravità del fatto e all'indole del soggetto.
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Oltraggio a pubblico ufficiale: quando è reato?
La Cassazione, con Sentenza 44072/2024, dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale. La Corte ha confermato che offese e minacce rivolte a Carabinieri durante un intervento per schiamazzi notturni integrano i reati contestati, respingendo le tesi difensive sulla legittima protesta e sulla presunta arbitrarietà dell'operato delle forze dell'ordine.
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