Una donna, sorpresa a forzare la porta di un appartamento, aggredisce con un attrezzo da scasso il fratello della proprietaria per poter fuggire. L'imputata si difende sostenendo di voler solo occupare l'immobile per necessità, non di rubare. La Corte di Cassazione, però, ha confermato la condanna per tentata rapina impropria. Secondo i giudici, l'uso della violenza per garantirsi la fuga dopo un tentativo di effrazione, unito al possesso di guanti e attrezzi specifici, qualifica il fatto come un tentativo di rapina e non come una semplice invasione di edificio. La finalità della violenza è stata decisiva per la qualificazione del reato.
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