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Veduta In Appiombo

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il diritto di affacciarsi e guardare non solo di fronte e obliquamente, ma anche verticalmente verso il basso, sulla proprietà del vicino, senza che vi siano costruzioni che lo impediscano.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Distanze dalle vedute: tenda del bar contro affaccio dei vicini
I proprietari di due appartamenti sovrastanti hanno citato in giudizio i titolari di un bar al piano terra, lamentando che una grande tenda da sole impedisse la loro veduta in appiombo e che due condizionatori causassero rumori e calore intollerabili. La Corte d'appello aveva ordinato la rimozione della tenda. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei proprietari del bar, stabilendo che i giudici d'appello non hanno accertato se la tenda costituisca una vera e propria costruzione ai fini delle distanze dalle vedute. La Suprema Corte ha inoltre confermato la legittimità dei condizionatori sulla facciata condominiale, in quanto uso lecito della cosa comune senza prova di immissioni intollerabili. La causa è stata rinviata per un nuovo esame della struttura della tenda.
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Regolamento condominiale contrattuale: demolita la sopraelevazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di demolizione di una sopraelevazione realizzata sul lastrico di copertura di un locale commerciale. La Società Confinante aveva lamentato la violazione delle distanze legali e del regolamento condominiale contrattuale. La Suprema Corte ha ribadito che le clausole limitative del regolamento condominiale contrattuale sono vincolanti per l'acquirente che ne abbia dichiarato la conoscenza e l'accettazione nel rogito, anche senza trascrizione. Inoltre, la nuova opera, posta a soli tre centimetri dal balcone sovrastante, violava la distanza minima di tre metri prescritta per tutelare il diritto di veduta in appiombo.
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Tettoia vicina: demolita per violazione del diritto di veduta
La Corte di Cassazione affronta il tema delle distanze costruzioni e diritto di veduta. Un proprietario aveva installato una tettoia sul proprio terrazzo a una distanza di 2,65 metri dal balcone del piano superiore. La proprietaria del piano di sopra ha chiesto la demolizione, lamentando la violazione del suo diritto di veduta, che impone una distanza minima di 3 metri. La Corte ha confermato la demolizione. Ha stabilito che anche una struttura leggera come una pergotenda deve rispettare tale distanza. Il diritto di veduta, specialmente quello verticale (in appiombo), non è negoziabile perché garantisce beni primari come luce e aria, valori che la legge stessa ha già bilanciato e ritenuto prevalenti.
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Veduta in appiombo: tutela e distanze legali
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un condomino che lamentava la costruzione di una tettoia da parte del vicino, appoggiata al proprio balcone. Tale struttura impediva la veduta in appiombo, ovvero la possibilità di guardare verticalmente verso il basso fino alla base dell'edificio. Mentre i giudici di merito avevano rigettato la domanda di rimozione, la Suprema Corte ha ribaltato la decisione. La sentenza chiarisce che il diritto di veduta include necessariamente la visuale verticale e che l'articolo 907 del Codice Civile tutela questo interesse attraverso distanze rigide, che non possono essere violate per esigenze unilaterali di costruzione o riservatezza.
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Diritto di veduta: no a coperture su terrazzi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15906/2024, ha confermato la demolizione di una struttura realizzata su un terrazzo privato in condominio. La Corte ha stabilito che il diritto di veduta in appiombo del proprietario del piano superiore prevale sulle esigenze di privacy del proprietario sottostante. La controversia non riguarda l'uso più intenso della cosa comune (art. 1102 c.c.), ma un conflitto tra diritti su proprietà esclusive, regolato dall'art. 907 c.c. sulle distanze delle costruzioni dalle vedute.
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Distanza tra costruzioni: tenda è costruzione?
Una società di gestione patrimoniale ha installato una grande tenda retrattile dotata di una complessa e fissa struttura metallica. I proprietari degli appartamenti vicini hanno intrapreso un'azione legale, sostenendo che l'opera violasse le normative sulla distanza tra costruzioni. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi di giudizio precedenti, ha stabilito che, a causa della sua struttura permanente e della creazione di nuovo volume, la tenda doveva essere considerata una "costruzione" a tutti gli effetti. Di conseguenza, era tenuta a rispettare le distanze legali minime dalle vedute dei vicini. Il ricorso della società è stato dichiarato inammissibile.
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Modifica della domanda: quando è troppo tardi in causa
Un proprietario ha citato in giudizio i vicini per una veranda costruita in violazione delle norme sulle distanze. Successivamente, ha tentato di modificare la domanda, sostenendo la carenza del diritto di proprietà dei vicini sull'area. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di questa modifica della domanda perché presentata tardivamente, oltre i termini processuali consentiti. La Corte ha ribadito che i fatti e le ragioni giuridiche a sostegno di una causa devono essere definiti all'inizio del processo, respingendo il ricorso.
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Distanze legali vedute: veranda e diritto di affaccio
La Corte di Cassazione ha chiarito che la costruzione di una veranda, pur interessando parti comuni dell'edificio, non può violare il diritto di veduta in appiombo del proprietario dell'appartamento superiore. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente applicato le norme sull'uso della cosa comune (art. 1102 c.c.) invece di quelle specifiche a tutela delle distanze legali vedute (art. 907 c.c.), affermando la prevalenza della protezione del diritto di affaccio.
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