Un uomo viene condannato per tentato omicidio dopo aver accoltellato il fratello all'addome durante una lite. L'aggressore si difende sostenendo che non c'era intenzione di uccidere, dato che il medico del 118 intervenuto sul posto aveva escluso un immediato pericolo di vita. La Corte di Cassazione, però, conferma la condanna. I giudici stabiliscono un principio fondamentale: per configurare il tentato omicidio, l'azione deve essere valutata 'ex ante', cioè al momento del fatto. Una coltellata all'addome è intrinsecamente idonea a uccidere, a prescindere dal fortunato esito. La valutazione del medico, avvenuta 'ex post', non può cambiare la qualificazione giuridica del gesto.
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