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Valore Ponderale

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Si riferisce al peso effettivo di una sostanza. In questo contesto, indica la quantità di sostanza stupefacente trovata in possesso dell'imputato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reato continuato in fase esecutiva: annullato l’aumento di pena
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva per unificare le pene derivanti da due distinte sentenze di condanna penale. La Corte d'Appello ha accolto l'istanza e ha calcolato la pena unica, ma ha aumentato gli anni di carcere per i reati minori senza fornire alcuna motivazione sulla misura degli aumenti. Il Condannato ha quindi proposto ricorso in Cassazione contestando il difetto di motivazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso sul punto specifico, evidenziando che il giudice deve sempre spiegare il valore attribuito ai reati accessori quando stabilisce la pena complessiva. Di conseguenza, i giudici hanno annullato l'ordinanza limitatamente al calcolo della pena, disponendo un nuovo esame davanti a una diversa sezione della Corte d'Appello per rideterminare la sanzione in modo congruo e motivato.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per spaccio di sostanze stupefacenti, richiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie più favorevole. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno escluso lo Spaccio di lieve entità a causa del peso della sostanza sequestrata, dei mezzi utilizzati e dell'abitualità della condotta criminosa. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Fatto di Lieve Entità: No se le Dosi Ricavabili sono Oltre 600
Un uomo condannato per detenzione di circa 90 grammi di hashish e marijuana si è rivolto alla Cassazione chiedendo di riconoscere il reato come 'fatto di lieve entità'. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiaro: la quantità della droga è l'elemento decisivo. Poiché dalle sostanze si potevano ricavare quasi 600 dosi, i giudici hanno ritenuto impossibile applicare la norma più favorevole. L'elevato numero di dosi ha assorbito ogni altro elemento di valutazione, come le modalità della vendita o il comportamento dell'imputato, confermando così la condanna originaria senza sconti di pena.
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Fatto di lieve entità negato: 57g di cocaina sono troppi
La Corte di Cassazione ha escluso la configurabilità del fatto di lieve entità per un uomo trovato in possesso di 57 grammi di cocaina, sufficienti per 260 dosi. Secondo la Corte, un quantitativo così elevato è di per sé decisivo per negare l'ipotesi attenuata, rendendo irrilevanti altre circostanze potenzialmente favorevoli, come l'assenza di precedenti penali. La condanna per detenzione ai fini di spaccio è stata quindi confermata, stabilendo che il superamento di un certo limite quantitativo crea un pericolo tale da impedire il riconoscimento del fatto di lieve entità.
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Lieve entità: quando la quantità di droga è decisiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato volto a ottenere la riqualificazione del reato di detenzione di stupefacenti nella fattispecie della lieve entità. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, rilevando che il valore ponderale della sostanza sequestrata, valutato comparativamente con altri indici, esclude l'applicazione dell'attenuante. Il ricorso è stato ritenuto meramente riproduttivo di censure già ampiamente disattese nei precedenti gradi di giudizio, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile per stupefacenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato contro una sentenza della Corte d'Appello per un reato legato agli stupefacenti. I motivi del ricorso sono stati giudicati generici e riproduttivi di censure già respinte nel merito. La Corte ha ribadito l'impossibilità di rivalutare le prove in sede di legittimità e ha confermato la decisione di non riconoscere l'ipotesi di reato di lieve entità, data la quantità non irrisoria della sostanza. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Coltivazione domestica stupefacenti: i limiti legali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per coltivazione di sostanze stupefacenti. La Corte ha stabilito che la coltivazione domestica stupefacenti non può essere considerata per uso personale, e quindi non punibile, quando il quantitativo ricavabile (in questo caso 388 dosi), unito al ritrovamento di un bilancino di precisione e bustine per il confezionamento, indica una destinazione allo spaccio e non a un consumo strettamente personale.
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