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Uso Personale

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109 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Messa alla prova: limiti e termini in appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di cocaina. Il ricorrente lamentava il mancato accoglimento della richiesta di messa alla prova presentata in appello e sosteneva la tesi dell'uso personale. La Suprema Corte ha chiarito che la richiesta di messa alla prova era tardiva e che gli elementi probatori, tra cui un bilancino e un registro con nomi e cifre, confermavano l'attività di spaccio.
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Sostanza stupefacente: quando scatta lo spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio, dichiarando inammissibili i ricorsi presentati da due imputati. La decisione si fonda sull'incompatibilità logica tra il trasporto in luogo pubblico di ben 823 dosi e l'uso personale prospettato dalla difesa. La Suprema Corte ha inoltre ritenuto corretta la mancata concessione delle attenuanti generiche, giustificata dalla presenza di numerosi e recenti precedenti penali a carico dei ricorrenti.
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Uso personale stupefacenti: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di droga ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990. La difesa lamentava il mancato riconoscimento della tesi dell'uso personale stupefacenti. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che, se il giudice di merito ha fornito una motivazione logica e corretta per escludere il consumo proprio, tale valutazione non può essere messa in discussione in sede di legittimità.
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Detenzione stupefacenti: guida al ricorso penale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione stupefacenti ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990. La difesa contestava il mancato riconoscimento dell'uso personale e il diniego della sostituzione della pena detentiva con quella pecuniaria. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione sulla destinazione della droga è una questione di merito non sindacabile se logicamente motivata, mentre la mancata sostituzione della pena è giustificata dai precedenti penali che annullano l'effetto deterrente della sanzione pecuniaria.
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Detenzione stupefacenti: onere prova uso personale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti a carico di un soggetto sorpreso in una zona di spaccio con diverse tipologie di droga suddivise in dosi. Il ricorrente sosteneva la finalità dell'uso personale, ma la Suprema Corte ha ribadito che l'onere della prova spetta all'imputato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché non offriva elementi concreti per confutare la tesi dello spaccio, oltre a presentare difetti procedurali legati all'autosufficienza del ricorso stesso.
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Uso personale e spaccio: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio, respingendo la tesi dell'uso personale. Il ricorrente era stato trovato in possesso di 8 grammi di cocaina in una zona nota per lo spaccio. La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso poiché basato su questioni di fatto già valutate dai giudici di merito, confermando la logicità della condanna basata sulle modalità di occultamento e sul contesto del ritrovamento.
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Uso personale di droga: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a carico di un soggetto che invocava l'esimente dell'**uso personale**. L'imputato era stato trovato in possesso di 45,9 grammi di hashish e 5,3 grammi di cocaina, quantitativi dai quali erano ricavabili rispettivamente 229 e 18 dosi. La Suprema Corte ha ritenuto legittima la decisione dei giudici di merito basata sul superamento dei limiti quantitativi, sul tentativo dell'uomo di disfarsi della droga all'arrivo della polizia e sulla commissione del fatto durante la detenzione domiciliare. La mancanza di prove circa lo stato di tossicodipendenza ha precluso la riqualificazione della condotta come mero illecito amministrativo.
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Detenzione di stupefacenti: i limiti dell’uso personale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a carico di un soggetto che sosteneva l'uso personale. La decisione si fonda sul superamento dei limiti quantitativi e sull'elevato valore della sostanza, elementi che escludono la destinazione al consumo individuale. La Corte ha inoltre ribadito che l'assenza di precedenti penali non garantisce automaticamente le attenuanti generiche, specialmente in presenza di prove evidenti del reato.
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Coltivazione di stupefacenti: quando scatta il reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di coltivazione di stupefacenti e detenzione ai fini di spaccio a carico di un soggetto trovato in possesso di tre piante di marijuana e 290 grammi di sostanza essiccata. Nonostante la tesi difensiva sostenesse l'uso personale, i giudici hanno ritenuto determinanti la presenza di un bilancino di precisione, un sistema di aerazione e il considerevole dato ponderale della droga. La sentenza ribadisce che la coltivazione domestica non è punibile solo se minima e priva di indici di inserimento nel mercato illegale.
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Sostanza stupefacente: quando scatta lo spaccio?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio di un soggetto trovato in possesso di circa 30 grammi di hashish. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale, il numero di dosi ricavabili (140), il possesso di un bilancino di precisione e le modalità di occultamento della sostanza stupefacente hanno portato i giudici a escludere tale ipotesi. La Corte ha inoltre negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ritenendo l'offensività della condotta non scarsa in ragione dei parametri quantitativi e qualitativi del materiale sequestrato.
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Uso personale e spaccio: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per spaccio di lieve entità, respingendo la tesi dell'uso personale. La decisione si fonda sul ritrovamento di materiale per il confezionamento e, soprattutto, di messaggi sul cellulare che provavano consegne non modiche. La Corte ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche, giustificato dalla presenza di precedenti penali specifici del ricorrente.
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Detenzione di stupefacenti: uso personale o spaccio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti ai sensi dell'art. 73 d.P.R. 309/1990. La difesa sosteneva che la sostanza fosse destinata all'uso personale o al consumo di gruppo, ma i giudici hanno ritenuto tali tesi generiche e prive di riscontri oggettivi. Il quantitativo di cocaina rinvenuto, pari a 68 grammi di principio attivo, è stato considerato incompatibile con il solo consumo personale, confermando la responsabilità penale e la condanna alle spese.
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Detenzione ai fini di spaccio: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio nei confronti di due imputati, rigettando i ricorsi per inammissibilità. La difesa sosteneva la destinazione all'uso personale della sostanza e contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che il superamento del limite tabellare, sebbene non sia prova esclusiva, costituisce un elemento decisivo se unito alle modalità dell'azione e alle condizioni personali dei soggetti. Inoltre, il diniego delle attenuanti generiche è stato ritenuto legittimo in quanto basato sulla gravità oggettiva dei fatti e sulla personalità dei rei.
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Coltivazione domestica stupefacenti: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di produzione di sostanze stupefacenti. La Corte ha confermato la decisione di merito, stabilendo che la coltivazione domestica stupefacenti, sebbene in quantità modesta, non era destinata all'uso personale a causa delle tecniche avanzate utilizzate, del quantitativo di dosi ricavabili e della provata cessione a terzi.
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Detenzione stupefacenti: quando non è reato? Cassazione
Un individuo condannato per detenzione stupefacenti (13g di marijuana) viene assolto dalla Corte di Cassazione. La sentenza stabilisce che il possesso di una modica quantità di droga, un bilancino di precisione e una piccola somma di denaro non sono prove sufficienti a dimostrare lo spaccio. L'onere della prova della destinazione alla vendita spetta all'accusa, non all'imputato.
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Ricorso inammissibile: quando è solo una copia
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per reati legati agli stupefacenti. La decisione si fonda sulla constatazione che l'imputato si è limitato a riproporre le stesse argomentazioni già respinte dalla Corte d'Appello, senza sollevare critiche specifiche e pertinenti contro la sentenza di secondo grado. Di conseguenza, il ricorso è stato giudicato generico e apparente, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Quantitativo di droga: quando esclude l’uso personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per coltivazione e detenzione di oltre 1,8 kg di cannabis. La Corte ha stabilito che un simile quantitativo di droga, da cui si potevano ricavare quasi 3.900 dosi, è un elemento oggettivo incompatibile con la tesi dell'uso personale e configura il reato di spaccio, escludendo anche l'ipotesi del fatto di lieve entità. Il ricorso è stato inoltre respinto per la genericità dei motivi, che non criticavano analiticamente la sentenza impugnata.
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Detenzione per spaccio: Cassazione e uso personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione per spaccio di stupefacenti. Sebbene l'imputato sostenesse che parte della droga fosse per uso personale, la Corte ha confermato la condanna basandosi su un'analisi complessiva delle circostanze: il soggetto è stato sorpreso a cedere una dose, possedeva diverse tipologie di droghe già suddivise e si trovava in un noto luogo di spaccio. La sentenza ribadisce che per distinguere l'uso personale dallo spaccio non basta il dato quantitativo, ma è necessario valutare l'intero contesto dell'azione.
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Detenzione stupefacenti: quando è spaccio e non uso?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La sentenza conferma che la destinazione allo spaccio può essere provata non solo dalla quantità (300 grammi di hashish), ma anche da altri indizi come il costo elevato per un disoccupato, le modalità di occultamento e la deperibilità della sostanza. La richiesta di non punibilità per tenuità del fatto è stata respinta perché presentata per la prima volta in Cassazione senza i presupposti di legge.
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Destinazione della droga: Cassazione su spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla destinazione della droga non si basa solo sulla quantità, ma su un insieme di indizi come il luogo del ritrovamento (una piazza di spaccio) e le modalità di confezionamento (due panetti per oltre 2500 dosi), che escludono l'uso personale.
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