La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso con il proprietario dell'appartamento in cui si trovava. L'imputato sosteneva che la droga nell'abitazione appartenesse solo al proprietario e che quella addosso fosse per uso personale. Tuttavia, la Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, evidenziando prove schiaccianti: continui contatti in strada con terzi, la presenza di effetti personali nella casa, il rinvenimento di marijuana sul comodino e sotto il cuscino dove l'uomo si era seduto, oltre a 2,6 grammi di cocaina nelle sue tasche. La Cassazione ha ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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