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Uso Di Atto Falso

76 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

È il reato commesso da chi, senza aver partecipato alla creazione del documento falso, lo utilizza per ottenere un vantaggio. La semplice esibizione del documento è sufficiente per configurare il reato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Quietanza Falsa: La Cassazione annulla condanna per uso di atto falso
Un Cittadino è stato condannato per l'uso di atto falso, avendo presentato in un ufficio postale una quietanza liberatoria con firma falsamente autenticata. Questo documento serviva a coprire un assegno senza provvista, evitando una sanzione. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna, basandosi su incongruenze nella quietanza. Tuttavia, la Cassazione ha annullato la sentenza, rilevando una grave carenza di motivazione. Ha sottolineato che la falsificazione di un'autentica da parte di un privato non integra il reato di falso in atto pubblico, ma piuttosto quello di falso in scrittura privata, ora depenalizzato. La Corte ha rinviato il caso per un nuovo esame dei fatti, chiedendo un approfondimento sulla natura esatta della falsificazione per determinare la corretta qualificazione del reato di uso di atto falso.
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Uso di atto falso: Ricorso inammissibile, la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo condannato per l'uso di atto falso, avendo esibito una patente di guida nigeriana contraffatta a fini identificativi. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna, concedendo però la sospensione condizionale della pena. L'uomo ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando vizi di motivazione e violazione di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo i motivi privi di specificità e meramente ripetitivi rispetto a quelli già proposti in appello. La condanna per uso di atto falso è stata quindi confermata, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Patente falsa: l’uso di atto falso in Italia non ammette eccezioni
Un individuo è stato condannato per uso di atto falso, avendo esibito una patente di guida albanese contraffatta. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato non fosse di competenza italiana poiché la falsificazione sarebbe avvenuta all'estero. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che i giudici di merito avevano correttamente escluso la tesi della falsificazione all'estero, considerando la residenza dell'imputato in Italia e l'inverosimiglianza del rilascio del documento da parte delle autorità albanesi. L'individuo deve pagare le spese processuali.
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Uso di atto falso: ricorso inammissibile, condanna confermata per il rappresentante
Un rappresentante legale di una cooperativa è stato condannato per il reato di uso di atto falso. L'uomo aveva presentato un documento contraffatto per ottenere pagamenti relativi a una commessa pubblica. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna. Il ricorrente ha impugnato la decisione, contestando la prova della provenienza del documento falso. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché le argomentazioni erano generiche e non si confrontavano con le motivazioni della sentenza d'appello. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Uso di atto falso: Cassazione dichiara ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Imputato condannato per l'uso di atto falso, nello specifico una patente di guida contraffatta. L'Imputato contestava la mancata riqualificazione del reato e la data di commissione. La Suprema Corte ha ritenuto che le contestazioni fossero 'doglianze in punto di fatto' (lamentele sui fatti, non sul diritto), non ammissibili in Cassazione. Ha quindi confermato la condanna, obbligando l'Imputato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Uso di atto falso: condanna per il pass disabili fotocopiato
L'Imputata è stata condannata per il reato di uso di atto falso dopo aver esposto sulla propria autovettura una copia fotostatica del permesso disabili della nonna. La donna ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la natura grossolana della contraffazione e invocando la brevità della sosta per motivi lavorativi, oltre alla particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il falso non era immediatamente evidente, richiedendo verifiche approfondite dei vigili. Inoltre, i motivi personali della sosta sono del tutto irrilevanti e la condotta non integra una tenuità del fatto. L'Imputata è stata quindi condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Falsità vs Uso: La Correlazione tra Accusa e Sentenza non è rotta
Un imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro una condanna per uso di atto falso, sostenendo che il Tribunale avrebbe dovuto dichiarare la nullità della sentenza per difetto di correlazione tra accusa e sentenza. L'accusa iniziale era di falsità materiale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha chiarito che non esiste difetto di correlazione se l'imputato, accusato di falsificazione, viene poi condannato per l'uso del documento falso. L'uso costituisce una progressione criminosa della falsificazione. Inoltre, la Corte ha ritenuto infondata l'eccezione di motivazione apparente. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'imputato condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Uso di atto falso: patente contraffatta e condanna confermata
Un acquirente ha impiegato una patente di guida contraffatta intestata a una terza persona per formalizzare il passaggio di proprietà di un veicolo presso un'agenzia di pratiche auto. La manovra fraudolenta ha indotto il pubblico ufficiale a rilasciare un falso certificato di proprietà, consentendo all'autore di rivendere subito il mezzo. Condannato per truffa documentale e uso di atto falso, l'imputato ha presentato ricorso per cassazione dichiarandosi ignaro dell'inganno e chiedendo la riduzione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile: l'imputato non può chiedere una rivalutazione dei fatti già accertati né introdurre richieste tardive. La condanna a sei mesi di reclusione resta confermata, con l'ulteriore sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Falsità materiale: il medico fantasma e il contrassegno ingannevole
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per falsità materiale a carico di un individuo che esponeva sulla propria auto un contrassegno medico falso. L'imputato sosteneva di aver solo utilizzato un atto falso, ma la Corte ha ribadito che la riproduzione di un documento inesistente, se idonea a ingannare e presentata come originale, costituisce falsità materiale. La presenza di un foglio con i dati personali accanto al contrassegno ha rafforzato la natura ingannevole. Il ricorso è stato rigettato, confermando la colpevolezza e la pena inflitta.
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Uso di atto falso: motivi generici e condanna in Cassazione
L'Imputato è stato ritenuto responsabile del reato di uso di atto falso a seguito della riqualificazione delle contestazioni originarie. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile il gravame proposto per via della genericità dei motivi difensivi. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione denunciando violazione di legge e difetti di motivazione. La Suprema Corte ha confermato la decisione di secondo grado, evidenziando che le doglianze difensive erano del tutto astratte e prive di aderenza concreta alla motivazione della sentenza impugnata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con conseguente condanna dell'Imputato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento della somma di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Uso di atto falso: ricorso inammissibile per prescrizione
Un cittadino è stato condannato dal Tribunale per il reato di uso di atto falso, beneficiando del riconoscimento delle attenuanti generiche. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso in Cassazione contestando la concessione di tali attenuanti per violazione di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse. Essendo ormai trascorso il termine massimo di prescrizione dal momento del fatto, un eventuale annullamento della sentenza avrebbe condotto esclusivamente alla dichiarazione di estinzione del reato ex art. 129 c.p.p. Di conseguenza, l'impugnazione non avrebbe potuto arrecare alcun vantaggio pratico all'accusa, confermando la chiusura del procedimento.
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Condanna per uso di atto falso: ricorso respinto e sanzione
L'Imputato è stato condannato per il reato di uso di atto falso dopo aver esibito un documento contraffatto durante un controllo di routine. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata esecuzione di una perizia tecnica per accertare la falsità del documento, il diniego delle attenuanti generiche e la mancata concessione dei benefici di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che la perizia costituisce un mezzo di prova neutro e la sua mancata effettuazione non invalida la sentenza se la falsità risulta già provata da altri elementi. Inoltre, la concessione delle attenuanti richiede specifici elementi positivi che l'Imputato non ha fornito. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali oltre a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Uso di atto falso: ricorso inammissibile e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato nei gradi precedenti per il reato di uso di atto falso. Il ricorrente contestava la decisione d'appello lamentando presunte nullità procedurali e chiedendo il riconoscimento della particolare tenuità del fatto o del reato impossibile. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'impugnazione non ha sviluppato una critica specifica contro la motivazione della sentenza impugnata, limitandosi a ripetere argomenti già respinti e a confondere concetti giuridici distinti. La Suprema Corte ha confermato in via definitiva la condanna penale, imponendo al ricorrente il pagamento delle spese del giudizio e una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Uso di atto falso: la Cassazione nega la particolare tenuità
L'Imputato è stato condannato per il delitto di uso di atto falso su documenti e autorizzazioni amministrative. Contro la pronuncia di secondo grado, la difesa ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della non punibilità per particolare tenuità del fatto, la contestazione della recidiva e la severità della sanzione inflitta. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. La Corte ha ritenuto le doglianze generiche e meramente ripetitive di argomenti già esaminati. Inoltre, i giudici hanno confermato la pericolosità sociale del reo in considerazione dei suoi precedenti penali, respingendo ogni sconto di pena e condannando il ricorrente al pagamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Uso di atto falso ed errore nel nome: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per uso di atto falso. L'imputato contestava la nullità della sentenza di secondo grado a causa dell'errata indicazione del suo nome di battesimo nella formula finale del provvedimento. I giudici di legittimità hanno chiarito che il mero errore di scrittura nel dispositivo non inficia la validità della condanna, poiché l'intestazione e la motivazione identificavano senza dubbio l'unico soggetto processato. La Corte ha inoltre accertato la piena sussistenza della responsabilità e la commissione della condotta illecita sul territorio italiano. Il ricorrente deve versare le spese di giudizio e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso di atto falso: patente finta ma inganno reale, ricorso respinto
Un automobilista è stato condannato per il reato di uso di atto falso per aver esibito una patente contraffatta durante un controllo di polizia. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione sostenendo che la contraffazione fosse palese e quindi qualificabile come falso grossolano, chiedendo in subordine la particolare tenuità del fatto e una riduzione della pena. I giudici di legittimità hanno rigettato tali argomenti. L'agente di polizia non aveva inizialmente dubitato dell'autenticità del documento, provando così l'effettiva idoneità a ingannare la pubblica fede. Inoltre, guidare senza la certezza di aver conseguito la patente espone la collettività a un pericolo concreto, impedendo la non punibilità. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna e imponendo il versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso di atto falso: esclusa la particolare tenuità del fatto
L'Imputato ha subito una condanna per il reato di uso di atto falso. Il soggetto ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Il ricorrente non ha criticato in modo puntuale le argomentazioni dei giudici di merito, ma si è limitato a richiedere un nuovo e non consentito riesame delle circostanze concrete. I giudici territoriali avevano già motivato adeguatamente l'effettiva offensività della condotta in base alle modalità dell'azione. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna penale e ha imposto all'Imputato il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro da versare in favore della Cassa delle ammende.
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Uso di atto falso: accusa iniziale e condanna finale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per il reato di uso di atto falso, a seguito della riqualificazione del reato originario di falsificazione materiale di un documento. L'imputato contestava la mancata corrispondenza tra l'accusa formulata e la decisione dei giudici di merito, oltre a lamentare il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che utilizzare un documento contraffatto rappresenta il naturale sviluppo criminoso della falsificazione, non violando i diritti difensivi. Inoltre, le richieste sulla non punibilità non sollevate nei gradi precedenti risultano inammissibili. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Uso di atto falso: dal certificato alterato alla condanna finale
L'Automobilista ha utilizzato un certificato di revisione falso per il proprio veicolo ed è stato condannato per il reato di uso di atto falso. Il conducente ha presentato ricorso in Cassazione lamentando che i giudici d'appello avrebbero modificato la definizione del reato senza garanzie difensive. Ha inoltre sostenuto che la falsificazione fosse chiaramente grossolana e la pena troppo severa. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi del ricorso. I giudici hanno chiarito che la Corte d'Appello ha soltanto precisato la natura del certificato amministrativo senza alterare i fatti contestati. La Suprema Corte ha ritenuto del tutto generiche le contestazioni sulla presunta evidenza del falso. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la sanzione penale e condannando l'Automobilista al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Circostanze attenuanti generiche: no al riesame in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da L'Imputato, condannato per uso di atto falso. Il difensore contestava il mancato riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche rispetto alle aggravanti e l'applicazione della recidiva. I giudici di legittimità hanno ribadito che la valutazione comparativa dei reati spetta esclusivamente ai giudici di merito. Tale decisione rientra nella discrezionalità del giudice se sorretta da una motivazione logica e priva di arbitrio. La Corte ha confermato la correttezza del ragionamento dei giudici d'appello sia sul giudizio di equivalenza delle attenuanti sia sulla recidiva. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del processo e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammessi.
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