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Turbata Libertà Degli Incanti

72 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Reato previsto dall'art. 353 c.p. che punisce chi, con violenza, minaccia, doni, promesse, collusioni o altri mezzi fraudolenti, impedisce o turba la gara nei pubblici incanti o nelle licitazioni private, oppure allontana gli offerenti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Aggravante di agevolazione mafiosa: patto o estorsione
Un imprenditore coinvolto nella gestione di appalti per servizi di pulizia sanitaria è stato sottoposto a custodia cautelare in carcere per vari reati, tra cui associazione per delinquere e corruzione. L'accusa ha contestato anche l'aggravante di agevolazione mafiosa per presunti versamenti di denaro a una cosca criminale locale. La Corte di Cassazione ha confermato i gravi indizi per i reati contro la pubblica amministrazione e la gestione illecita delle gare. I giudici hanno però annullato con rinvio la decisione relativamente all'aggravante speciale. La Suprema Corte ha chiarito che il versamento periodico di denaro non dimostra automaticamente un accordo paritario. I magistrati devono verificare rigorosamente la presenza del dolo specifico senza presumere la volontà di favorire il clan criminale.
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Custode Giudiziario Condannato: La Tentata Induzione Indebita non Paga
Un custode giudiziario, incaricato della vendita di un appartamento pignorato, ha tentato di indurre il proprietario di fatto a versare 28.000 euro per rientrare in possesso dell'immobile, facendogli credere di poter far recedere l'aggiudicatario dell'asta. Questa condotta ha configurato il reato di **tentata induzione indebita** a dare o promettere utilità e turbata libertà degli incanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna a un anno e dieci mesi di reclusione (con sospensione condizionale) e l'interdizione dai pubblici uffici per due anni, ribadendo la corretta qualificazione del fatto data dai giudici di merito.
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Amministratore di fatto: condanna confermata senza carica formale
L'Imputata ha gestito una rete societaria priva di autonomia, svuotando le risorse aziendali e trasferendo beni a societa di comodo per sottrarli ai creditori. Nonostante non rivestisse ruoli formali di vertice, la donna operava in modo autonomo e con pieni poteri dispositivi sui beni aziendali. La Corte di Cassazione ha confermato la sua responsabilita penale per associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio, qualificandola come amministratore di fatto. I giudici hanno stabilito che l'assunzione concreta di poteri gestori e la disponibilita patrimoniale prevalgono sull'assenza di cariche ufficiali. La sentenza d'appello e stata annullata soltanto in relazione alla durata delle pene accessorie fallimentari, con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello per la rideterminata misura, rendendo definitiva la condanna principale.
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Sequestro Preventivo Penale: Confermato nonostante le Contestazioni
Un indagato, accusato di turbata libertà degli incanti e corruzione, ha subito un **sequestro preventivo penale** finalizzato alla confisca. Ha contestato il sequestro per presunta nullità del decreto, uso illegittimo di intercettazioni e mancanza di motivazione sul pericolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la validità del sequestro. Ha ritenuto che l'indagato fosse in grado di difendersi, che le intercettazioni fossero utilizzabili data la connessione tra i procedimenti e che il pericolo di occultare il profitto fosse ben motivato dalle capacità manageriali dell'indagato.
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Induzione indebita: la Cassazione chiarisce i confini nelle gare d’appalto
Un soggetto, Il Ricorrente, è stato accusato di aver influenzato due imprenditori in gare d'appalto. Inizialmente, il fatto era qualificato come turbata libertà degli incanti. Il Tribunale del riesame ha riqualificato il reato in induzione indebita, disponendo la confisca per equivalente. Il Ricorrente ha contestato questa riqualificazione, sostenendo che le sue azioni miravano solo a far rispettare accordi preesistenti, non a esercitare pressione indebita. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la valutazione del contesto fattuale spetta ai giudici di merito. La Corte ha confermato la logica configurabilità dell'induzione indebita, basata sulla pressione psicologica e sul timore degli imprenditori di essere esclusi da future gare.
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Aggravante del metodo mafioso: quando il timore non basta
Un imprenditore viene accusato di estorsione e turbativa d'asta per aver costretto un concorrente a revocare l'avvalimento prestato a un terzo in una gara pubblica. Assolto in primo grado per l'estorsione, la Corte d'Appello ribalta il verdetto condannandolo per entrambi i reati con l'aggravante del metodo mafioso. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità penale per i reati contestati, ma annulla la sentenza con rinvio per quanto riguarda l'aggravante del metodo mafioso. I giudici stabiliscono che il semplice stato di timore della vittima o l'uso di espressioni generiche non bastano a dimostrare la presenza del metodo mafioso. Servono invece elementi oggettivi che provino il richiamo concreto alla forza intimidatrice di una vera organizzazione criminale.
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Turbata libertà degli incanti: quando non c’è gara
La Corte di Cassazione ha confermato l'assenza del reato di turbata libertà degli incanti in una procedura di selezione di un dirigente pubblico. Un Presidente della Provincia e un Dirigente Tecnico erano accusati di aver manipolato selezioni e appalti provinciali. La Corte ha stabilito che la turbata libertà degli incanti si configura soltanto in presenza di una vera gara con regole e criteri di selezione predeterminati. Quando la Pubblica Amministrazione sceglie un candidato in modo fiduciario o tramite affidamento diretto, lasciando totale discrezionalità all'ente senza punteggi o graduatorie previste, non si può parlare di gara pubblica. Di conseguenza, le presunte irregolarità nelle selezioni fiduciarie non costituiscono reato penale. Il ricorso del Pubblico Ministero è stato integralmente rigettato.
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Turbativa d’asta con metodo mafioso: confermato il carcere
Un individuo ha intimidito due potenziali acquirenti durante la visita a un appartamento all'asta giudiziaria, mostrando articoli sui reati della propria famiglia e minacciando rappresaglie per bloccare le offerte. La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per il delitto di turbativa d'asta con metodo mafioso. I giudici hanno chiarito che l'aggravante sussiste anche senza l'appartenenza formale a una cosca: è sufficiente usare espressioni, allusioni o atteggiamenti idonei a richiamare la forza intimidatrice tipica dell'agire mafioso.
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Gara Manipolata: Cassazione Annulla su Turbata Libertà degli Incanti
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni soggetti condannati per turbata libertà degli incanti e corruzione, reati legati alla gara per la gestione di una farmacia comunale. La Corte d'Appello aveva dichiarato i reati prescritti, ma aveva confermato le responsabilità civili. La Cassazione ha annullato la sentenza d'Appello, rinviando il caso al giudice civile. Ha evidenziato lacune motivazionali riguardo all'effettiva alterazione della gara e al nesso tra la corruzione e la turbativa. Nonostante la prescrizione penale, la Cassazione ha ritenuto necessario un nuovo esame delle responsabilità civili.
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Turbata libertà degli incanti: condanna per gare truccate
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di alcuni imprenditori accusati del reato di turbata libertà degli incanti. Il sistema illecito consisteva nell'inviare immediate manifestazioni di interesse fittizie per saturare i posti disponibili nelle gare d'appalto per lavori pubblici. Successivamente, gli stessi partecipanti si ritiravano per favorire un unico concorrente concordato. La Suprema Corte ha ritenuto inammissibili le contestazioni sulle prove e ha chiarito un importante aspetto procedurale: nel giudizio d'appello a trattazione cartolare, il termine per il deposito delle conclusioni difensive ha natura perentoria. Per questo motivo, la richiesta di rinvio per l'adesione degli avvocati allo sciopero di categoria, inviata dopo la scadenza del termine, non consente il rinvio dell'udienza. Il ricorso degli imputati è stato rigettato integralmente con condanna alle spese.
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Turbata libertà degli incanti: condotte pre-gara e ruolo del preposto
Due soggetti, un dipendente di un'azienda privata e un dirigente di una struttura ospedaliera pubblica, sono stati accusati di **turbata libertà degli incanti**. Essi avrebbero colluso per manipolare una gara d'appalto per la realizzazione di un data center, al fine di favorire l'azienda del dipendente. La Corte d'Appello ha confermato le condanne, pur riducendo alcune pene. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, ribadendo che le condotte pre-gara possono alterare l'esito finale e che il ruolo del dirigente rientra nella figura del "preposto". La prescrizione non è stata ritenuta rilevante a causa dell'inammissibilità dei ricorsi. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali e una multa.
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Confisca per equivalente: quando il profitto del reato non è chiaro
Il Tribunale aveva confermato un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, riguardante somme ritenute profitto di reati di induzione indebita e turbata libertà degli incanti. Un Maresciallo, accusato di aver indotto imprenditori a rinunciare a lavori per favorire un'altra azienda, ha impugnato la decisione. La Cassazione ha dichiarato inammissibili la maggior parte dei motivi, ma ha accolto la contestazione sull'individuazione e quantificazione del profitto del reato. La Corte ha rinviato il caso al Tribunale per chiarire il nesso causale tra il profitto e il reato e la quota specifica attribuibile al Maresciallo, specialmente in relazione alla confisca per equivalente.
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Corruzione e Turbativa d’Asta: La Cassazione Conferma gli Arresti
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Individuo contro un'ordinanza che confermava gli arresti domiciliari. L'Individuo era accusato di diversi reati, tra cui **corruzione e turbativa d'asta** in appalti pubblici, e traffico di influenze illecite. La difesa contestava l'insufficienza delle prove e l'errata qualificazione dei fatti, specialmente riguardo all'identificazione del pubblico ufficiale corrotto. La Corte ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che per la corruzione non è sempre necessario identificare il pubblico ufficiale per nome, purché la sua partecipazione sia chiara. Ha anche ribadito che la turbativa d'asta si configura anche se l'esito della gara non è effettivamente alterato, ma solo influenzato. Le prove sono state ritenute sufficienti per la misura cautelare.
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Turbata libertà degli incanti: accordo tra imprese e bando pubblico
La vicenda riguarda una gara pubblica per la concessione di terreni pascolivi. Due partecipanti presentavano offerte economiche identiche. Su suggerimento del dirigente dell'ente, i concorrenti si accordavano per costituire un'associazione temporanea e presentare un'unica offerta con un rialzo minimo. Questa mossa evitava la prevista gara al rialzo tra offerte uguali. La concorrente condannata ha presentato ricorso sostenendo l'assenza di dolo, motivata dall'urgenza di rispettare scadenze per finanziamenti comunitari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Il reato di turbata libertà degli incanti punisce la semplice idoneità della condotta a deviare la gara dal suo corso regolare. L'eventuale finalità di interesse pubblico non esclude la consapevolezza dell'accordo collusivo e la violazione della concorrenza.
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Bandi su misura e turbata libertà degli incanti
La vicenda riguarda la gara d'appalto per la gestione delle piscine comunali scoperte. Il Sindaco, un dirigente comunale e il referente di una società sportiva concordavano modifiche ai criteri di punteggio del bando prima della pubblicazione, favorendo l'ente locale interessato. Il Tribunale condannava gli imputati, ma la Corte d'Appello li assolveva ritenendo le condotte mere irregolarità formali coerenti con l'indirizzo politico. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione nei confronti dei tre principali soggetti, accogliendo il ricorso del Procuratore Generale. I giudici di legittimità hanno chiarito che la turbata libertà degli incanti si consuma anche solo mettendo in pericolo la regolarità della gara attraverso intese collusive preventive e scambio di bozze riservate. La Corte d'Appello ha violato l'obbligo di motivazione rafforzata, omettendo di confutare puntualmente le prove dell'illecito condizionamento.
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Revisione della sentenza di condanna: l’assoluzione non basta
L'Amministratore Pubblico, condannato con giudizio abbreviato per turbata libertà degli incanti, ha richiesto la revisione della sentenza di condanna a seguito dell'assoluzione dei coimputati giudicati in dibattimento ordinario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il contrasto tra giudicati consente la revisione solo se riguarda i fatti storici e non la diversa valutazione delle prove nei distinti riti processuali. Nel processo ordinario, infatti, la chiamata in correità non era utilizzabile per l'esercizio della facoltà di non rispondere dell'imputato. Non sono emerse neppure nuove prove decisive per ribaltare il verdetto. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di rappresentanza della parte civile.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: il no della Cassazione
Due coniugi, condannati in appello per turbata libertà degli incanti, presentano un ricorso straordinario per errore di fatto. I ricorrenti lamentano che la Cassazione, nel dichiarare prescritto il reato, abbia omesso di valutare la mancanza di motivazione rafforzata della sentenza d'appello che aveva ribaltato l'assoluzione di primo grado. La Suprema Corte dichiara inammissibili i ricorsi. I giudici chiariscono che l'omesso esame di una specifica deduzione non costituisce un errore di fatto revocatorio se il motivo è stato implicitamente rigettato o assorbito nella decisione complessiva. Di conseguenza, i ricorrenti perdono la causa e vengono condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Misure cautelari personali: carcere per chi blocca l’asta
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della custodia in carcere per un uomo accusato di associazione mafiosa e turbativa d'asta. L'indagato avrebbe minacciato i potenziali acquirenti di un immobile pignorato per favorire il precedente proprietario e mantenere il controllo del territorio. La difesa ha contestato la decisione del Tribunale del Riesame, lamentando contraddizioni tra le intercettazioni e le testimonianze. La Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il giudice di merito ha motivato in modo logico e coerente la sussistenza delle esigenze per le misure cautelari personali. La Suprema Corte ha ribadito che non può rivalutare le prove o ricostruire i fatti, compito che spetta esclusivamente ai giudici di merito. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Concorso o appalto? Limiti alla turbata libertà degli incanti
Il caso riguarda il presunto trucco di un concorso universitario per un posto di professore associato. Secondo l'accusa, il Direttore di un dipartimento e un Commissario avrebbero favorito una Candidata tramite minacce e accordi collusivi. In primo grado i soggetti venivano condannati per il reato di turbata libertà degli incanti. La Corte d'Appello ha annullato la sentenza, ritenendo che tale reato non si applichi ai concorsi per il personale. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del Procuratore Generale. La Corte ha stabilito che la turbata libertà degli incanti tutela solo le gare d'appalto economiche e non i concorsi pubblici di assunzione. Estendere la norma violerebbe il divieto di analogia a sfavore dell'imputato. Gli atti tornano al pubblico ministero per valutare altre ipotesi di reato.
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Turbata libertà degli incanti: dolo o ritardo burocratico?
Il legale rappresentante di un'associazione sportiva partecipava a una gara d'appalto comunale per la gestione di una piscina, dichiarando l'iscrizione al registro CONI non ancora formalizzata dall'ente affiliante. Condannato nei gradi precedenti per il reato di turbata libertà degli incanti, l'imputato ricorreva in Cassazione lamentando l'assenza di dolo, avendo agito in buona fede confidando nella tempestiva iscrizione da parte del terzo delegato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando la condanna con rinvio. I giudici hanno stabilito che la semplice allegazione di un titolo scaduto, unita all'avvio della pratica di rinnovo, non prova automaticamente l'intenzione di ingannare, richiedendo una valutazione più approfondita sulla reale sussistenza dell'elemento soggettivo del reato.
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