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Turbata Libertà Degli Incanti

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72 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Turbata libertà degli incanti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di reati contro la Pubblica Amministrazione, coinvolgendo funzionari pubblici e imprenditori. La sentenza chiarisce un punto fondamentale: il reato di turbata libertà degli incanti, previsto dall'art. 353-bis c.p., non è configurabile in caso di procedure di affidamento diretto, poiché queste non prevedono una gara o un atto ad essa equipollente. La Corte ha inoltre affrontato temi come la corruzione di un funzionario dopo il pensionamento e la rivelazione di segreti d'ufficio, annullando alcune condanne per insussistenza del fatto e rinviando per un nuovo giudizio su altre imputazioni.
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Falsa dichiarazione: incompatibilità non è falsità
Un dipendente pubblico, che svolgeva anche un'attività professionale privata, è stato accusato di falsa dichiarazione per aver indicato tale professione sulla carta d'identità. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6381/2024, ha annullato la condanna, precisando che il reato di falsa dichiarazione non sussiste se la professione è effettivamente esercitata, anche se in una situazione di incompatibilità con il pubblico impiego. L'incompatibilità, infatti, non rende la qualità professionale 'falsa' o inesistente, ma rileva solo sul piano disciplinare.
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Turbata libertà degli incanti: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5635/2024, ha annullato una condanna per turbata libertà degli incanti, stabilendo un principio chiave: la presentazione di documenti falsi (come un curriculum vitae) per soddisfare i requisiti di ammissione a una gara pubblica non costituisce, di per sé, il reato previsto dall'art. 353 c.p. Tale condotta, pur essendo illecita, si colloca in una fase preparatoria e non turba direttamente la competizione. Resta però confermata la responsabilità per il reato di falso in atto pubblico.
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Esigenze cautelari: la Cassazione conferma la misura
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato agli arresti domiciliari per turbata libertà degli incanti. La Corte ha confermato la validità delle esigenze cautelari, ritenendo concreto il pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio, nonostante la sospensione temporanea dal lavoro dell'indagato. La decisione si basa sulla complessità del sistema illecito di aggiudicazione degli appalti e sul ruolo specifico ricoperto dal ricorrente.
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Esigenze cautelari: dimissioni formali non bastano
La Corte di Cassazione conferma la misura degli arresti domiciliari per un imprenditore accusato di corruzione e turbativa d'asta. Secondo la Corte, le sue dimissioni dalla carica di presidente della società sono state un atto puramente formale, insufficiente a eliminare le concrete esigenze cautelari, come il rischio di inquinamento probatorio e di reiterazione del reato, data la sua persistente influenza sulla gestione aziendale.
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Scambio elettorale: quando non c’è il metodo mafioso
La Corte di Cassazione interviene su un complesso caso di criminalità organizzata, ridefinendo i confini di reati cruciali. La sentenza distingue nettamente lo scambio elettorale politico-mafioso dalla corruzione elettorale semplice, annullando una condanna per il primo a causa della mancata prova dell'uso del metodo mafioso per la raccolta dei voti. Viene inoltre chiarito che la turbata libertà degli incanti non si applica agli affidamenti diretti privi di una procedura di gara. Infine, la Corte annulla con rinvio le assoluzioni per il trasferimento fraudolento di valori, sottolineando che il reato sussiste anche quando lo scopo è agevolare il riciclaggio.
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Turbata libertà degli incanti: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione annulla con rinvio una condanna per turbata libertà degli incanti. Un padre era stato condannato come concorrente morale per le azioni del figlio volte a ostacolare un'asta immobiliare. Tuttavia, l'unico atto direttamente attribuito al padre era già prescritto, rendendo la motivazione della condanna per i fatti successivi insufficiente secondo la Suprema Corte.
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Turbata libertà degli incanti: misura annullata
Un dirigente di un'associazione sportiva è stato accusato di turbata libertà degli incanti per aver influenzato una gara pubblica per la gestione di uno stadio comunale. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo la presenza di gravi indizi di colpevolezza, ha annullato la misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. La decisione si fonda sulla mancanza di un pericolo di recidiva che fosse concreto e attuale, ritenendo la motivazione del tribunale del riesame troppo astratta e non basata su indicatori recenti.
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Turbata libertà degli incanti: Cassazione chiarisce
La Cassazione annulla una condanna per turbata libertà degli incanti, chiarendo che il reato non sussiste se la condotta mira a impedire la gara per ottenere un affidamento diretto, anziché a inquinare una procedura selettiva già in atto. Il caso riguardava un appalto di modico valore, assegnato simulando una consultazione di mercato inesistente. Annullata con rinvio anche la condanna per corruzione per difetto di motivazione sul nesso tra l'utilità (un'assunzione) e gli atti del pubblico ufficiale.
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Sequestro preventivo: la Cassazione fissa i limiti
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un sequestro preventivo di un complesso immobiliare, disposto nell'ambito di un'indagine per turbata libertà degli incanti. L'indagato, pur essendo inabilitato a partecipare ad aste, avrebbe utilizzato società prestanome per aggiudicarsi un bene. La Suprema Corte ha ritenuto sussistenti gli indizi di reato ('fumus commissi delicti'), ma ha annullato l'ordinanza di sequestro per un vizio di motivazione. Il Tribunale del riesame, infatti, non aveva adeguatamente dimostrato l'esistenza di un pericolo concreto e attuale ('periculum in mora') che giustificasse la misura cautelare, limitandosi a un'affermazione generica. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame sul punto.
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Turbata libertà degli incanti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di turbata libertà degli incanti (art. 353 c.p.). Il ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato, poiché gli elementi del reato, commesso durante una gara pubblica per la gestione di rifiuti, erano pienamente configurabili. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro probatorio: quando è legittimo? Analisi
Un soggetto indagato per turbativa d'asta ha impugnato un'ordinanza di sequestro probatorio, sostenendo che fosse stata emessa oltre la scadenza dei termini per le indagini preliminari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: una nuova notizia di reato, anche se collegata a indagini precedenti, determina una nuova iscrizione e fa decorrere un nuovo e autonomo termine per le indagini. Di conseguenza, il sequestro probatorio era tempestivo e pienamente legittimo.
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