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Truffa Continuata

14 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Reato commesso da chi, con artifici o raggiri, induce qualcuno in errore per ottenere un ingiusto profitto, ripetendo l'azione più volte in esecuzione di un medesimo disegno criminoso.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reato di Truffa: Prescrizione Penale non Cancella i Danni Civili
Una donna è stata condannata per **reato di truffa** continuata. Aveva ingannato una persona facendole credere che un ex fidanzato avesse sporto denuncia per stalking e che servisse denaro per farla ritirare. La Corte d'Appello, pur dichiarando il reato prescritto, ha confermato la condanna al risarcimento dei danni civili. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di prova sulla falsità dei fatti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la rappresentazione dei fatti era artefatta e che la difesa non aveva fornito elementi contrari.
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Tentata Truffa e Falsi: Ricorso in Cassazione Riqualificato
Una Lavoratrice è stata assolta dal Tribunale dai reati di tentata truffa continuata e falsi in certificato, per aver presentato attestazioni mediche false per giustificare assenze, grazie all'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Lavoratrice ha impugnato l'assoluzione con un ricorso diretto in Cassazione, sostenendo che i fatti non costituivano nemmeno reato e che le attestazioni non erano idonee a ingannare. La Corte di Cassazione ha riqualificato il ricorso come appello, disponendo la trasmissione degli atti alla Corte d'Appello, poiché un ricorso 'per saltum' non può contenere motivi di vizio di motivazione.
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Truffa Continuata: Cassazione conferma condanna, ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Imputato condannato per truffa continuata. L'Imputato aveva contestato la condanna, chiedendo l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto (Art. 131bis c.p.) e il riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna e ribadendo che i giudici precedenti avevano correttamente valutato la gravità della truffa continuata e la non applicabilità delle agevolazioni richieste. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali.
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Falsa polizza su conto privato: confermata la truffa assicurativa
Un finto intermediario assicurativo ha venduto polizze contraffatte a diversi clienti, incassando i relativi premi su un conto corrente intestato alla propria madre. I giudici di merito hanno condannato l'uomo per truffa continuata a sei mesi di reclusione e quattrocento euro di multa, subordinando la sospensione della pena al risarcimento delle parti civili. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione, sostenendo irregolarità procedurali sulla trattazione scritta dell'appello, la tardività della querela e la propria presunta buona fede. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la piena responsabilità penale dell'agente per truffa assicurativa, rilevando la correttezza del rito cartolare e l'assenza di prove a discapito della tempestività della denuncia.
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Truffa per chilometri scalati: la Cassazione condanna il venditore
Un venditore di auto usate è stato condannato per il reato di truffa per chilometri scalati, avendo alterato il contachilometri di alcune vetture per aumentarne il valore di vendita. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, poiché i motivi presentati erano generici e ripetitivi, limitandosi a richiedere una nuova valutazione dei fatti già ampiamente accertati nei precedenti gradi di giudizio. La Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Truffa continuata: la carta prepagata smentisce l’innocenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa continuata a carico di un soggetto intestatario di una carta prepagata utilizzata per incassare i proventi illeciti. L'imputata contestava la prova della propria responsabilità, ma i giudici hanno stabilito che la titolarità della carta, in assenza di spiegazioni alternative plausibili, costituisce prova logica del concorso nel reato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, negando anche le circostanze attenuanti generiche a causa della totale assenza di pentimento o di comportamenti positivi della condannata, che ora dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: negata per truffe ripetute
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per truffa continuata a cinque mesi di reclusione e 250 euro di multa. L'imputato chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando che il danno economico complessivo causato alle vittime superava i 1.900 euro. Inoltre, l'uomo registrava già due precedenti penali specifici per lo stesso reato. Questa circostanza esclude l'occasionalità della condotta illecita. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Truffa continuata: l’ingenuità della vittima non scusa il reo
Una donna è stata condannata per il reato di Truffa continuata per aver richiesto ripetutamente somme di denaro alla vittima, rassicurandola falsamente sulla rinegoziazione di un mutuo. La difesa ha impugnato la condanna contestando l'idoneità degli inganni e l'utilizzabilità di registrazioni telefoniche e screenshot di messaggi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la scarsa attenzione o ingenuità della vittima non cancella la gravità della truffa. Inoltre, le registrazioni e le schermate dei messaggi sono prove pienamente valide. La condanna a due anni di reclusione e mille euro di multa è stata quindi confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa continuata: ricorso generico, condanna definitiva
Un soggetto, già condannato per truffa continuata, ha presentato ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove, tra cui false ricevute telematiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto i motivi del ricorso troppo generici e semplici riproposizioni di argomenti già respinti nei gradi precedenti. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro. La sentenza ribadisce che un ricorso deve contenere critiche specifiche e non limitarsi a chiedere una nuova valutazione dei fatti.
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Rivalutazione delle prove: truffa confermata, ricorso respinto
Un uomo, condannato per truffa continuata, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando una valutazione errata delle prove a suo carico. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il motivo è che l'imputato chiedeva una nuova analisi dei fatti, ovvero una **rivalutazione delle prove**, attività preclusa alla Corte di Cassazione. I giudici hanno sottolineato che la colpevolezza era stata logicamente dedotta dalla tracciabilità dei profitti illeciti su carte riconducibili all'imputato, il quale non aveva fornito una spiegazione alternativa credibile. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Truffa continuata: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa continuata a carico di un dipendente che sottraeva prodotti caseari caricandoli sul furgone aziendale in eccedenza rispetto a quanto contabilizzato. La difesa aveva richiesto la riqualificazione del fatto in furto e l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Gli Ermellini hanno dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che le questioni sulla qualificazione giuridica non possono essere introdotte per la prima volta in Cassazione se non trattate in appello, e che i motivi di ricorso risultavano generici e privi di un reale confronto con le prove raccolte.
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Ricorso inammissibile: Cassazione contro motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per truffa continuata. La decisione si fonda sul fatto che i motivi dell'appello erano una mera ripetizione di argomentazioni già esaminate e respinte dalla Corte d'Appello, senza introdurre una critica puntuale alla sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa continuata: quando la collaborazione è reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per truffa continuata. L'imputato, che si difendeva sostenendo di essere un mero collaboratore tecnico in uno schema fraudolento di vendita di infissi, è stato ritenuto figura centrale nell'attività illecita. La Corte ha confermato che, nonostante l'esclusione delle dichiarazioni di un coimputato, le altre prove (gestione dei conti, false qualifiche, contatti esclusivi con i clienti) erano sufficienti a dimostrare la sua piena responsabilità e il dolo nel reato di truffa continuata, giustificando la condanna.
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Truffa continuata: quando più episodi sono reato unico?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un uomo condannato per aver defraudato la compagna di una ingente somma di denaro. L'imputato sosteneva si trattasse di un unico reato a consumazione prolungata, ma la Corte ha confermato la tesi della truffa continuata, chiarendo che più condotte ingannevoli, motivate da esigenze sempre nuove, configurano episodi distinti uniti dal vincolo della continuazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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