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Transazione

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705 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Cessazione della materia del contendere: gli effetti
La Corte d'Appello ha dichiarato la cessazione della materia del contendere a seguito di una conciliazione tra un'azienda e un ex dipendente. Il caso riguardava l'impugnazione di un licenziamento disciplinare annullato in primo grado. L'accordo transattivo ha fatto venire meno l'interesse delle parti a proseguire il giudizio, portando alla chiusura del processo senza una decisione sul merito.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne lo scontro
Una datrice di lavoro ha impugnato la sentenza d'appello che dichiarava inefficace il licenziamento di un dipendente, condannandola al risarcimento dei danni e al pagamento del TFR. Prima dell'udienza in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo amichevole. La datrice ha quindi presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal lavoratore. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese di lite e stabilendo che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Compenso professionale dell’avvocato: sì alla fase decisionale
Un avvocato, incaricato dalla curatela fallimentare di una società, ha assistito il cliente nelle trattative che hanno portato a un accordo transattivo dopo una sentenza d'appello. Il Tribunale ha negato il pagamento della fase decisionale, ritenendo che l'attività rientrasse nella fase di studio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che il compenso professionale dell'avvocato per l'attività di transazione deve essere liquidato autonomamente. Tale importo deve essere pari a quello previsto per la fase decisionale, aumentato di un quarto, in quanto norma premiale volta a favorire la risoluzione alternativa delle controversie. La decisione impugnata è stata cassata con rinvio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo chiude la lite
Una società committente si oppone al decreto ingiuntivo ottenuto dalla curatela fallimentare di un'impresa appaltatrice per il pagamento del saldo di un appalto. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la società committente propone ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti raggiungono un accordo transattivo. Di conseguenza, la società ricorrente deposita formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla curatela fallimentare. La Corte di Cassazione dichiara quindi l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia, senza provvedere sulle spese di lite, conformemente all'accordo raggiunto tra le parti.
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Risarcimento danni da investimento: se c’è rimborso niente danno
Gli eredi di due risparmiatori hanno chiesto il risarcimento danni da investimento contro un istituto bancario per la mancata informazione sull'acquisto di bond argentini. Durante il giudizio d'appello, i risparmiatori hanno stipulato un accordo transattivo direttamente con lo Stato argentino, ricevendo una somma superiore al danno inizialmente richiesto. La banca ha quindi eccepito l'estinzione del danno, producendo i relativi documenti. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda dei risparmiatori per assenza di danno attuale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che l'eccezione di transazione sopravvenuta e i relativi documenti sono pienamente ammissibili in appello, in quanto basati su fatti accaduti dopo la sentenza di primo grado. L'appello dei risparmiatori è stato quindi rigettato.
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Verbale di conciliazione sindacale: quando la firma è definitiva
Il Lavoratore, impiegato presso diverse cooperative per svolgere attività presso un'azienda committente, ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato diretto con quest'ultima, contestando la legittimità dell'appalto. Ha inoltre impugnato un verbale di conciliazione sindacale firmato nel 2010, sostenendo che contenesse solo rinunce a suo sfavore e che l'assistenza del sindacalista non fosse stata effettiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Lavoratore. I giudici hanno confermato la validità dell'accordo conciliativo, chiarendo che la presenza del rappresentante sindacale garantisce la piena consapevolezza del lavoratore, rendendo l'atto non più impugnabile oltre i termini. Di conseguenza, il Lavoratore ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Efficacia del giudicato esterno: accordo privato contro tariffe
Il Comune ha negato a una Società il rimborso della tassa rifiuti (TARSU) per gli anni dal 2000 al 2005 calcolato sulla base di un vecchio accordo transattivo. Una precedente sentenza definitiva aveva infatti stabilito che, a seguito dell'annullamento delle tariffe di quegli anni, dovevano applicarsi le tariffe ufficiali del 1999 e non quelle dell'accordo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, confermando l'efficacia del giudicato esterno. I giudici di secondo grado non potevano ignorare la precedente decisione definitiva sul medesimo rapporto giuridico. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria per un nuovo calcolo basato sulle tariffe del 1999.
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Liberazione del fideiussore: accordi segreti e debiti cancellati
Un garante ha chiesto la liberazione del fideiussore ai sensi dell'articolo 1956 del Codice Civile. I creditori avevano infatti stipulato un accordo transattivo con la società debitrice principale, concedendole una dilazione di ventiquattro mesi per pagare e sospendendo le azioni esecutive, senza chiedere l'autorizzazione del garante stesso. La Corte d'Appello ha omesso di valutare se questo accordo costituisse una nuova concessione di credito idonea ad aggravare il rischio del garante. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del garante, stabilendo che la nozione di "far credito" comprende qualsiasi comportamento del creditore che aumenti l'esposizione al rischio del debitore principale, rendendo più difficile il successivo recupero delle somme da parte del garante. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Lite sui canoni aeroportuali: stop per accordo transattivo
Una compagnia aerea ha chiesto al gestore aeroportuale la restituzione di somme versate in eccedenza per la subconcessione di uffici, ritenendo i canoni superiori a quelli stabiliti dall'autorità di regolazione. Dopo la decisione della Corte d'Appello, la controversia è giunta in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, le parti hanno avviato trattative per raggiungere un accordo transattivo amichevole. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto la richiesta congiunta dei difensori e ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo, sospendendo temporaneamente il giudizio per consentire la definizione bonaria della lite.
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Nullità del contratto di conto corrente: firma in bianco inutile
Una società di costruzioni e i suoi garanti si opponevano ai decreti ingiuntivi emessi da una banca per saldi passivi di conto corrente. Una correntista eccepiva la nullità del contratto di conto corrente poiché il modulo di apertura era stato firmato in bianco. La Corte d'Appello respingeva l'opposizione, rilevando che la correntista aveva comunque autorizzato per iscritto l'addebito e riconosciuto il debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei debitori. I giudici hanno chiarito che la contestazione della valutazione delle prove operata nei gradi di merito non è ammessa in sede di legittimità, confermando la validità del debito accertato attraverso il comportamento concreto e i documenti contabili della correntista.
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Cessazione della materia del contendere: niente doppia tassa
Un Ente Pubblico ha impugnato la decisione di merito che lo condannava a pagare i compensi professionali di un avvocato. Durante la causa in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole e hanno chiesto la cessazione della materia del contendere. La Suprema Corte ha accolto la richiesta e ha dichiarato estinto il processo. I giudici hanno stabilito che, in caso di accordo transattivo sopravvenuto, non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione scatta solo in caso di rigetto totale o di inammissibilità ordinaria del ricorso, e non quando la controversia si risolve pacificamente tra le parti.
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Denuncia dei vizi nel subappalto: accordo o decadenza?
Un Condominio ha promosso un'azione legale per gravi vizi di costruzione contro l'Appaltatore e la Committente. L'Appaltatore ha chiamato in causa il Subappaltatore, che aveva materialmente eseguito i lavori. La Corte d'Appello ha condannato l'Appaltatore al risarcimento e il Subappaltatore a tenerlo indenne, ritenendo che una transazione tra loro escludesse la necessità della tempestiva denuncia dei vizi nel subappalto. Il Subappaltatore ha fatto ricorso in Cassazione, eccependo l'esistenza di un giudicato esterno (una precedente sentenza definitiva) che confermava l'obbligo di denuncia entro 60 giorni ai sensi dell'articolo 1670 del codice civile, non derogato dalla transazione. La Cassazione ha esaminato la questione tramite ordinanza interlocutoria.
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Esercizio arbitrario delle proprie ragioni: transazione o ricatto
Un avvocato e il suo cliente hanno minacciato un finto legale di denunciarlo per esercizio abusivo della professione se non avesse pagato tremila euro, mascherando il ricatto con un accordo transattivo. La Corte d'Appello ha riqualificato il fatto come esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei due imputati. I giudici hanno chiarito che la minaccia di una denuncia penale, finalizzata a ottenere una somma di denaro non dovuta, integra il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La pretesa risarcitoria era infatti totalmente infondata, rendendo l'iniziativa sproporzionata e vessatoria. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Provvigione del mediatore immobiliare dovuta anche con vizi noti
I Promissari Acquirenti firmano un contratto preliminare per un immobile, scoprendo poi un'ordinanza comunale di inagibilità per problemi strutturali. Chiedono quindi la risoluzione del contratto e la restituzione delle somme pagate all'Agenzia Immobiliare e alla Società di Mediazione Creditizia. La Corte d'Appello rigetta le domande poiché l'Acquirente conosceva i difetti prima della firma e i lavori di consolidamento avevano risolto il problema, portando alla revoca dell'inagibilità. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, stabilendo che la provvigione del mediatore immobiliare è dovuta se l'affare si è concluso con il preliminare, anche in presenza di vizi noti. I ricorrenti perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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Tassazione stock option: risarcimento o reddito da lavoro?
Un dirigente, dopo il licenziamento da parte dell'Azienda, riceve una somma di 614.000 euro a titolo transattivo come risarcimento per il mancato esercizio di un piano di stock option. Il contribuente richiede il rimborso parziale dell'IRPEF, pretendendo l'applicazione dell'aliquota agevolata del 12,50% tipica del capital gain, anziché la tassazione ordinaria sui redditi da lavoro dipendente. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che l'indennità sostitutiva delle stock option non gode dell'agevolazione fiscale ma costituisce reddito da lavoro dipendente ordinario. Di conseguenza, la transazione privata non può modificare il regime tributario e la tassazione stock option deve seguire le regole ordinarie.
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Tassazione delle stock option: lavoro dipendente o capital gain?
Un dirigente, licenziato dall'azienda, stipula un accordo transattivo ricevendo una somma a titolo di risarcimento per il mancato esercizio di stock option. Il contribuente chiede il rimborso delle imposte, sostenendo l'applicazione dell'aliquota agevolata del 12,50% tipica dei capital gain. L'Amministrazione Finanziaria rifiuta, applicando la tassazione ordinaria IRPEF sui redditi da lavoro dipendente. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'ufficio tributario, stabilendo che la tassazione delle stock option deve seguire il regime ordinario del lavoro dipendente. Le somme corrisposte come indennità sostitutiva del diritto di sottoscrizione non costituiscono plusvalenze finanziarie esenti o agevolate, e un accordo transattivo privato non può modificare la natura fiscale del reddito originario.
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Obbligo contributivo: l’accordo privato non cancella i debiti
Un'azienda editoriale ha stipulato un accordo transattivo con una giornalista, escludendo il pagamento dei contributi previdenziali sulle somme concordate. L'ente previdenziale ha richiesto il pagamento di tali somme, ma la Corte d'Appello ha escluso la contribuzione ritenendo l'accordo innovativo e risarcitorio. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che l'accordo privato tra datore e lavoratore non cancella l'obbligo contributivo verso lo Stato. L'obbligo contributivo è infatti autonomo e indisponibile dalle parti. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione precedente, rinviando la causa per un nuovo giudizio.
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Diritto al buono pasto: l’Azienda vince sul dipendente turnista
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda contro la decisione che riconosceva a un dipendente turnista il diritto al buono pasto. Il lavoratore sosteneva che la parziale sovrapposizione dei suoi turni con l'orario di mensa bastasse a far scattare il beneficio. La Suprema Corte ha invece chiarito che, in caso di sovrapposizione parziale, il diritto al buono pasto sorge solo se il dipendente dimostra l'impossibilità di pranzare o cenare a casa, calcolando i tempi di percorrenza. Inoltre, i giudici hanno stabilito che la precedente transazione firmata dal lavoratore, contenente una rinuncia generica a ogni pretesa futura, includeva anche i buoni pasto, contrariamente a quanto ritenuto nei gradi precedenti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo evita doppie tasse
Una società ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione a seguito di un accordo transattivo raggiunto con un Comune. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio e compensato interamente le spese tra le parti. Il nodo centrale della decisione ha riguardato l'applicazione del raddoppio del contributo unificato. I giudici hanno stabilito che tale misura, avendo natura eccezionale e sanzionatoria, si applica esclusivamente nei casi tassativi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione. Di conseguenza, la rinuncia al ricorso per cassazione non comporta l'obbligo di versare il doppio contributo unificato, escludendo qualsiasi interpretazione estensiva o analogica della norma.
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Cessata materia del contendere: l’accordo cancella il debito IMU
Una società ha impugnato un'ingiunzione di pagamento di oltre 350.000 euro per omesso versamento IMU emessa da una società di riscossione per conto di un Comune. Durante il giudizio in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per definire ogni pendenza tributaria relativa a ICI e IMU. La società ha quindi depositato una dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse. La Suprema Corte ha accolto l'istanza, dichiarando la cessata materia del contendere ed estinguendo il processo, con compensazione delle spese di lite tra le parti e senza applicazione del raddoppio del contributo unificato.
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