La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di diversi imputati condannati per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Cinque di loro avevano concordato la pena in appello, rinunciando ai motivi di gravame, rendendo così nullo il successivo ricorso in Cassazione. Un sesto imputato, detenuto, contestava la sua partecipazione al sodalizio criminoso, sostenendo che la condanna si basasse solo sul suo stato di detenzione. La Suprema Corte ha rigettato la tesi, evidenziando che le intercettazioni telefoniche dimostravano il suo ruolo attivo nel pianificare l'inserimento della compagna nella rete di spaccio, fornendole supporto logistico e istruzioni operative. Tutti i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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