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Traffico Di Stupefacenti

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138 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Traffico di stupefacenti: quando il fatto non è lieve
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di 16 grammi di cocaina. La difesa aveva richiesto la derubricazione del reato in fatto di lieve entità, ma i giudici hanno rigettato l'istanza. L'elevata purezza della sostanza (75%) e la possibilità di ricavare 78 dosi singole sono state considerate prove di un inserimento strutturato nel mercato dello spaccio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con conseguente condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Traffico di stupefacenti: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare per un indagato accusato di traffico di stupefacenti e partecipazione associativa. Nonostante la difesa sostenesse che il ruolo dell'uomo fosse limitato alla semplice custodia della droga, i giudici hanno rilevato che il possesso delle chiavi del deposito, la distribuzione ai pusher e la partecipazione a riunioni operative dimostrano un'adesione stabile al sodalizio criminale. La sentenza ribadisce che la partecipazione associativa è un reato a forma libera, configurabile attraverso ogni contributo apprezzabile agli scopi del gruppo.
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Traffico di stupefacenti: la Cassazione conferma pene
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di tre soggetti condannati per traffico di stupefacenti. Per il primo ricorrente, la Corte ha dichiarato l'estinzione del reato a seguito del decesso avvenuto durante il procedimento. Il ricorso del secondo imputato è stato dichiarato inammissibile poiché le doglianze sulle circostanze attenuanti non erano state sollevate nel precedente grado di appello. Infine, il ricorso del terzo imputato è stato rigettato in quanto le prove raccolte, tra cui pedinamenti e sequestri di cocaina, hanno confermato il suo ruolo di fornitore e organizzatore, rendendo infondate le tesi difensive basate su una presunta assenza dal territorio nazionale.
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Traffico di stupefacenti: carcere per spaccio in cella
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia in carcere per un'indagata accusata di partecipazione a un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti operante all'interno di un istituto penitenziario. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per difetto di specificità dei motivi, i quali non hanno scalfito il solido quadro indiziario basato su intercettazioni, sequestri e dichiarazioni di collaboratori. La Suprema Corte ha ribadito che la partecipazione associativa si configura attraverso ogni contributo apprezzabile agli scopi del gruppo, confermando l'adeguatezza della misura carceraria per interrompere i legami con l'ambiente criminale.
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Traffico di stupefacenti e custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di traffico di stupefacenti e tentata estorsione. Nonostante la difesa lamentasse l'assenza di una struttura organizzativa complessa e richiedesse la riqualificazione in 'lieve entità', i giudici hanno valorizzato l'elevato numero di cessioni (oltre 1.200 in pochi mesi) e la capacità del gruppo di operare anche con i vertici detenuti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi erano generici e non confutavano le dettagliate motivazioni del tribunale del riesame.
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Traffico di stupefacenti: guida alla confisca
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di oltre 380 grammi di cocaina con purezza superiore al 90%. La difesa invocava la fattispecie della lieve entità, ma i giudici l'hanno esclusa a causa dell'organizzazione professionale, che includeva un appartamento dedicato esclusivamente al taglio e al confezionamento. È stata inoltre confermata la confisca del denaro contante rinvenuto, poiché il condannato non è riuscito a dimostrare una provenienza lecita compatibile con i propri redditi dichiarati, facendo scattare la presunzione di accumulazione illecita.
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Traffico di stupefacenti: ruoli e confisca beni
La Corte di Cassazione ha analizzato un complesso caso di traffico di stupefacenti gestito da un'associazione criminale con base logistica in Campania e collegamenti internazionali. La sentenza conferma la legittimità della correzione di un errore materiale riguardante le date dell'imputazione, purché non leda il diritto di difesa. La Corte ha ribadito il rigore probatorio necessario per la cosiddetta droga parlata, ovvero i traffici ricostruiti tramite intercettazioni senza sequestro di sostanza. È stata inoltre confermata la confisca di quote societarie e attività commerciali a causa della manifesta sproporzione tra gli investimenti effettuati e i redditi leciti dichiarati dal nucleo familiare degli imputati.
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Traffico di stupefacenti: le regole della Cassazione
La Corte di Cassazione ha analizzato un complesso caso di traffico di stupefacenti gestito da un'organizzazione criminale strutturata. I giudici hanno confermato la sussistenza del reato associativo, evidenziando come la stabilità dei ruoli, l'uso di turni di lavoro e utenze dedicate configurino un sodalizio punibile. È stata rigettata la richiesta di derubricazione in lieve entità, poiché l'attività di spaccio era gestita in modo professionale e continuativo. La Corte ha inoltre chiarito i limiti del divieto di peggioramento della pena in appello, confermando la legittimità dei calcoli sanzionatori effettuati nei gradi di merito.
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Traffico di stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre individui condannati per traffico di stupefacenti. I giudici hanno rilevato che le doglianze relative al trattamento sanzionatorio erano generiche e non confutavano le motivazioni dei precedenti gradi di giudizio, che avevano evidenziato la gravità dei precedenti penali e la pervicacia criminale degli imputati. Inoltre, i tentativi di contestare la valutazione delle prove, incluse le intercettazioni telefoniche e i sequestri di droga, sono stati respinti poiché miravano a un riesame del merito, operazione preclusa in sede di legittimità.
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Traffico di stupefacenti: custodia e tempo trascorso
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia in carcere per un soggetto accusato di partecipazione a un'organizzazione dedita al traffico di stupefacenti. Nonostante il ricorso lamentasse il decorso del tempo dai fatti e l'assenza di attualità del pericolo, i giudici hanno stabilito che il ruolo operativo di 'fidato collaboratore' e la natura permanente del reato associativo giustificano il mantenimento della misura. La Corte ha chiarito che il tempo trascorso non attenua automaticamente la pericolosità sociale se il legame con il sodalizio criminale non risulta chiaramente reciso.
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Traffico di stupefacenti: quando l’offerta è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di stupefacenti nei confronti di un imputato accusato di aver ceduto un chilogrammo di cocaina. I giudici hanno ribadito che la serietà dell'offerta di droga è sufficiente a integrare il reato, indipendentemente dalla prova dell'effettivo pagamento o della consegna materiale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché volto a ottenere una rivalutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità, e per la corretta applicazione della recidiva specifica basata sulla pericolosità sociale del soggetto.
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Traffico di stupefacenti: guida alla lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di stupefacenti a carico di due soggetti, dichiarando inammissibili i loro ricorsi. I giudici hanno respinto la richiesta di riqualificazione del fatto come di lieve entità, citando l'elevato numero di cessioni e la solidità dei rapporti con il mondo del narcotraffico. È stata inoltre confermata l'impossibilità di sollevare eccezioni di incompetenza territoriale dopo la scelta del rito abbreviato e la legittimità di non applicare le attenuanti generiche nella loro massima estensione data la gravità delle condotte.
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Traffico di stupefacenti: la Cassazione conferma pene
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre soggetti condannati per traffico di stupefacenti e associazione finalizzata allo spaccio. I ricorrenti contestavano l'identificazione visiva operata dalle forze dell'ordine, l'utilizzabilità delle intercettazioni e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ribadito che la partecipazione associativa non richiede investiture formali, ma un contributo funzionale effettivo. Inoltre, è stato chiarito che il vincolo della continuazione richiede un disegno criminoso unitario programmato fin dall'inizio, non ravvisabile in condotte distanti nel tempo e nello spazio.
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Traffico di stupefacenti: Cassazione e associazione
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di vari imputati condannati per partecipazione a un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti dal Sud America. La Corte ha dichiarato la maggior parte dei ricorsi inammissibile, confermando le valutazioni dei giudici di merito sull'esistenza del sodalizio, sul ruolo dei singoli e sull'interpretazione delle intercettazioni. La decisione ribadisce che il ricorso in Cassazione non può riesaminare i fatti.
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Traffico di stupefacenti: Cassazione e prove
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di diversi imputati condannati per traffico di stupefacenti. La sentenza conferma la validità delle prove basate su intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori e servizi di osservazione, anche in assenza di sequestro diretto della sostanza. Vengono inoltre chiariti i criteri per l'applicazione dell'aggravante dell'ingente quantitativo e la distinzione tra reato continuato e una generica 'carriera criminale', negando la continuazione per reati commessi a grande distanza di tempo.
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Traffico di stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da un gruppo di individui condannati per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi di appello erano una mera riproposizione di questioni di fatto già ampiamente valutate nei due precedenti gradi di giudizio, confermando la solidità della condanna e chiarendo i limiti del proprio sindacato di legittimità.
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Traffico di stupefacenti: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la natura sistematica e organizzata dell'attività di spaccio, condotta per un lungo periodo e con numerosi acquirenti, impedisce di qualificare il reato come 'fattispecie lieve', nonostante le singole cessioni fossero di modica quantità. Il ricorso è stato ritenuto un mero tentativo di riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Traffico di stupefacenti: custodia cautelare annullata?
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due indagati per traffico di stupefacenti, confermando la custodia cautelare per la partecipazione all'associazione criminale. Tuttavia, per uno degli indagati, l'ordinanza è stata parzialmente annullata riguardo ai singoli reati-fine a causa di una totale assenza di motivazione da parte del Tribunale del Riesame. La sentenza sottolinea la distinzione tra la prova richiesta per il reato associativo e quella necessaria per i singoli episodi di spaccio, evidenziando come la mancanza di una giustificazione specifica su un capo d'accusa renda illegittima la misura cautelare relativa.
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