LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Traffico Di Stupefacenti

Pagina 2 di 7

138 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Fornitore o traffico di stupefacenti: confermato il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare in carcere per un fornitore accusato di partecipare a un'organizzazione dedita al traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva la presenza di una singola cessione isolata di droga. Diversamente, le intercettazioni telefoniche e ambientali hanno rivelato contatti frequenti, un debito costante e forniture continuative a credito tra il fornitore e il capo del gruppo. I giudici hanno chiarito che, quando il rapporto illecito diventa stabile e indispensabile per l'approvvigionamento della rete, scatta il reato associativo. I precedenti penali dell'indagato confermano inoltre il concreto rischio di reiterazione. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, lasciando il fornitore in carcere e condannandolo alle spese di giudizio.
Continua »
Traffico di stupefacenti: l’acquirente abituale fa parte del clan
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere nei confronti di un indagato accusato di associazione criminale e traffico di stupefacenti. L'indagato acquistava sistematicamente ingenti partite di cocaina insieme al fratello, garantendo liquidità continua al gruppo criminale fornitore. La difesa sosteneva che i rapporti d'affari fossero sporadici, privi di accordo associativo stabile e riferibili soltanto al congiunto. I giudici hanno invece ribadito che il cliente fidelizzato, il quale assicura acquisti regolari e finanziamenti costanti, partecipa a pieno titolo al sodalizio criminoso. Le chat criptate hanno documentato transazioni per oltre un milione di euro e una gestione condivisa del denaro. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e al versamento a favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Traffico di stupefacenti: confermate le condanne per il sodalizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da più imputati condannati per associazione a delinquere e singoli reati di detenzione e spaccio. Il gruppo gestiva un vasto traffico di stupefacenti importando ingenti quantitativi di hashish dall'estero per rifornire la piazza locale. I giudici di legittimità hanno ribadito che la rinuncia ai motivi di appello preclude ogni successiva contestazione in Cassazione sulla responsabilità o sulla recidiva. Inoltre, l'esistenza del sodalizio criminale non richiede complesse strutture finanziarie, ma soltanto una minima predisposizione di mezzi, una ripartizione dei ruoli e l'intento comune di perseguire un programma illecito duraturo. Respinta anche la richiesta di riqualificazione delle condotte in fatti di lieve entità per via della stabilità dei canali di fornitura.
Continua »
Traffico di stupefacenti: legami familiari e arresto in carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un giovane accusato di dirigere una rete criminale dedita al traffico di stupefacenti gestita insieme alla madre e al fratello. La difesa sosteneva che i legami familiari escludessero l'esistenza di una vera associazione criminale organizzata, qualificando gli aiuti dei parenti come mere condotte occasionali e contestando la tempestività del deposito del provvedimento. La Suprema Corte ha ribadito che il vincolo di parentela non esclude l'associazione a delinquere quando sussistono una base logistica comune, la precisa ripartizione dei compiti e una cassa condivisa. I termini per il deposito decorrono dalla pubblicazione del dispositivo in cancelleria.
Continua »
Traffico di stupefacenti su Telegram: confermata l’associazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'esistenza di una complessa organizzazione dedita al traffico di stupefacenti, gestita attraverso un canale Telegram con punti di smistamento e corrieri su diverse regioni. I giudici hanno dichiarato inammissibili i ricorsi personali presentati direttamente dagli imputati senza il ministero di un difensore abilitato, nonché le censure che richiedevano una rivalutazione nel merito delle intercettazioni e dei ruoli associativi. L'unico motivo accolto ha riguardato la posizione di un imputato in merito al difetto di motivazione sull'applicazione della recidiva, disponendo per questo solo profilo il rinvio alla Corte di appello.
Continua »
Traffico di stupefacenti: l’assoluzione altrui non salva il reo
L'Imputato ha subito una condanna per associazione criminale e per singoli episodi legati al traffico di stupefacenti. Il ricorrente ha contestato la decisione lamentando un contrasto con la precedente assoluzione irrevocabile pronunciata verso altri coimputati per il medesimo fatto associativo. Inoltre, la difesa ha richiesto la riqualificazione dei singoli episodi nella fattispecie di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il giudice di legittimità ha stabilito che la sentenza favorevole emessa verso terzi soggetti non vincola automaticamente il processo a carico di altri concorrenti. Gli elementi probatori, costituiti da intercettazioni telefoniche e sequestri ingenti, hanno confermato la piena partecipazione dell'uomo al sodalizio criminale.
Continua »
Traffico di stupefacenti: quando la sola parentela non fa mafia
Un indiziato ricorre in Cassazione contro l'ordinanza cautelare che ha confermato la custodia in carcere per i reati legati al traffico di stupefacenti, contestando la sussistenza dei gravi indizi e delle esigenze cautelari. Anche il Pubblico Ministero propone ricorso, lamentando la revoca della misura per il reato di associazione mafiosa. La Corte di Cassazione dichiara inammissibili entrambi i ricorsi. Per il traffico di stupefacenti, la Suprema Corte conferma la presenza di intercettazioni e riscontri reali che dimostrano l'operatività continua dell'indagato. Per l'accusa mafiosa, la Corte ribadisce che i rapporti di parentela e la mera conoscenza delle dinamiche del clan costituiscono solo una connivenza non punibile in assenza di un ruolo attivo. L'indagato rimane in carcere con condanna alle spese.
Continua »
Traffico di stupefacenti: la Cassazione conferma la condanna
Un uomo è stato condannato a quattro anni di reclusione e ventimila euro di multa per il reato di traffico di stupefacenti, avendo partecipato all'acquisto di oltre mezzo chilo di cocaina proveniente dal Brasile. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato ascolto di testimoni a discarico in appello, l'errata attribuzione del ruolo di finanziatore e la mancata applicazione dell'ipotesi di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'organizzazione del viaggio all'estero e la quantità di droga escludono la lieve entità. Inoltre, la richiesta di riapertura dell'istruttoria in appello è ammessa solo per prove scoperte dopo la sentenza di primo grado, e la Cassazione non può riesaminare le valutazioni di merito logiche della Corte d'Appello.
Continua »
Traffico di stupefacenti: tra millanterie e sequestri reali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per traffico di stupefacenti. I difensori contestavano l'attendibilità delle intercettazioni telefoniche e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, oltre alla mancata applicazione della continuazione con una condanna emessa in Francia. I giudici di legittimità hanno stabilito che il ritrovamento di cocaina e documenti falsi durante le perquisizioni riscontra pienamente il contenuto delle telefonate, escludendo che si trattasse di semplici millanterie. La Corte ha inoltre chiarito che le attenuanti generiche richiedono elementi positivi concreti e che non è possibile applicare la continuazione con sentenze straniere non riconosciute in Italia. Di conseguenza, i ricorrenti perdono la causa e devono pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Traffico di stupefacenti: presenza in hotel non prova il reato
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna inflitta a un uomo accusato di traffico di stupefacenti. Inizialmente condannato per diversi episodi di acquisto di cocaina, l'imputato era stato parzialmente assolto in appello poiché si trovava all'estero durante alcuni dei fatti contestati. Tuttavia, i giudici di secondo grado avevano confermato la responsabilità per un episodio di agosto 2016, basandosi sulla sua presenza in un hotel di Stoccarda dove era programmato un incontro con il fornitore. La Cassazione ha ritenuto tale ragionamento manifestamente illogico: la sola presenza in un luogo non prova l'utilizzo del telefono usato per le trattative illecite, configurando un salto logico inaccettabile. La condanna per traffico di stupefacenti è stata quindi annullata per un nuovo esame.
Continua »
Traffico di stupefacenti: corriere di fiducia resta in carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia cautelare in carcere per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio. L'indagato contestava la gravità degli indizi, ritenendo insufficienti le intercettazioni e i filmati che lo ritraevano mentre trasportava borse sospette. La Suprema Corte ha confermato la decisione del Tribunale del Riesame, evidenziando che l'indagato non era un semplice corriere occasionale, ma un membro stabile e di fiducia del sodalizio criminoso. A conferma del suo inserimento permanente nell'organizzazione, l'uomo è stato trovato in possesso di ingenti quantitativi di cocaina, marijuana e hashish al momento dell'arresto. I giudici hanno ribadito la legittimità della misura carceraria per l'elevato pericolo di recidiva.
Continua »
Traffico di stupefacenti: il fornitore finisce in carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di far parte di un associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L indagato, ritenuto il fornitore stabile del gruppo criminale, sosteneva di essere un semplice venditore esterno e non un membro attivo del sodalizio, evidenziando la mancanza di un rapporto di fornitura esclusiva. I giudici hanno invece stabilito che, per configurare la partecipazione all associazione, non serve l esclusivita del rapporto. E sufficiente che vi sia una disponibilita costante a rifornire il gruppo, unita alla consapevolezza di favorire l attivita criminale comune. Di conseguenza, il ricorso del fornitore e stato rigettato, confermando la misura cautelare.
Continua »
Traffico di stupefacenti: il vincolo familiare non salva
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi imputati condannati per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e singoli episodi di spaccio. Gli imputati contestavano la sussistenza del vincolo associativo, sostenendo che si trattasse di semplice concorso di persone e che i legami familiari tra alcuni di loro escludessero l'esistenza di una vera struttura criminale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'esistenza di una stabile organizzazione, l'uso di un linguaggio cifrato e di basi logistiche dimostrano l'associazione. Inoltre, il vincolo familiare non esclude il reato, ma può rendere il sodalizio ancora più pericoloso. Di conseguenza, le condanne sono state confermate e i ricorrenti condannati alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Traffico di stupefacenti: la Cassazione nega la lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per traffico di stupefacenti. Il primo ricorrente, custode di un box usato per lo stoccaggio di cocaina, contestava la mancata concessione della lieve entità e l'assenza di perizia sulla purezza della droga. La seconda ricorrente contestava la sua partecipazione all'associazione criminale e l'interpretazione delle intercettazioni telefoniche. La Suprema Corte ha confermato le condanne, precisando che la lieve entità va esclusa quando vi è un'organizzazione strutturata con mezzi professionali (telefoni, auto) e misure di sicurezza per evitare i controlli. Inoltre, l'interpretazione delle intercettazioni spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Traffico di stupefacenti: dal semplice spaccio al carcere sicuro
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia cautelare in carcere per Il Ricorrente, accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio. Il Ricorrente proponeva ricorso per cassazione, sostenendo l'assenza di gravi indizi e contestando la sua partecipazione all'organizzazione, definendo il suo ruolo come un semplice rapporto di compravendita durato solo otto mesi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la stabilità del vincolo associativo non dipende dalla durata delle indagini e che l'attività di spaccio sistematica, unita alla disponibilità nei momenti di crisi del gruppo, dimostra la piena inserzione nell'organizzazione criminale. Di conseguenza, Il Ricorrente resta in carcere e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Traffico di stupefacenti: quando scatta l’associazione criminale
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Pubblica Accusa contro l'ordinanza che aveva escluso il reato associativo per un indagato, riducendo la sua misura cautelare agli arresti domiciliari per singoli episodi di spaccio. Il Tribunale del Riesame aveva ritenuto insussistente il vincolo di gruppo a causa della mancanza di una cassa comune o di mezzi modificati. La Cassazione ha invece chiarito che, per configurare il reato di traffico di stupefacenti in forma associativa, non serve un'organizzazione complessa, essendo sufficiente una struttura minima e rudimentale desumibile dalla stabilità dei rapporti, dalla divisione dei ruoli e dalla continuità delle cessioni. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata, ordinando un nuovo esame del caso.
Continua »
Traffico di stupefacenti: basta un mese per l’associazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto accusato di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il ricorrente sosteneva che la sua attività di fornitore di marijuana, limitata a soli due mesi e a quattro episodi, non dimostrasse la sua reale appartenenza al gruppo criminale per mancanza di affectio societatis. I giudici hanno invece chiarito che anche un breve periodo di collaborazione configura il reato associativo se esiste un sistema di fornitura collaudato e stabile, caratterizzato da transazioni di ingenti quantitativi di droga. Di conseguenza, la misura cautelare della custodia in carcere è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Consumatore e non socio: stop al traffico di stupefacenti
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un indagato sottoposto a custodia cautelare in carcere. L'accusa ipotizzava la sua partecipazione a un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa ha dimostrato che i contatti con il gruppo criminale derivavano esclusivamente dal suo stato di consumatore di droga. A riprova di ciò, un'intercettazione rivelava l'uso del termine "vostra" e non "nostra" riferito alla sostanza. La Suprema Corte ha stabilito che la semplice commissione di singoli reati di spaccio non prova automaticamente l'appartenenza al sodalizio criminoso. Di conseguenza, i giudici hanno annullato l'ordinanza cautelare per carenza di motivazione sui gravi indizi di colpevolezza, rinviando il caso al Tribunale del Riesame per una nuova valutazione.
Continua »
Traffico di stupefacenti: bastano due mesi per la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a oltre dieci anni di reclusione per un uomo accusato di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva che la partecipazione al gruppo criminale fosse troppo breve (circa due mesi) per configurare il reato associativo e contestava la validità delle intercettazioni ascoltate da remoto dalla polizia. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che anche un contributo temporaneo e di breve durata è sufficiente a dimostrare l'inserimento nella struttura criminale se funzionale al sodalizio. Inoltre, le intercettazioni sono pienamente utilizzabili se registrate sui server della Procura, a prescindere dal luogo in cui la polizia effettua l'ascolto.
Continua »
Traffico di stupefacenti: quattro condanne e una pena da rifare
Cinque imputati sono stati condannati per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il gruppo gestiva lo spaccio in un bar di famiglia e utilizzava un telefono comune per i turni. Quattro imputati hanno impugnato la condanna contestando i propri ruoli e la gravità dell'associazione, ma la Cassazione ha dichiarato inammissibili i loro ricorsi, confermando le condanne. Solo il ricorso del quinto imputato, Il Collaboratore Minore, è stato parzialmente accolto: la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente al calcolo della pena, ordinando un nuovo giudizio d'appello per valutare la minima partecipazione al reato e la continuazione con un precedente reato di spaccio.
Continua »