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Traffico Di Stupefacenti

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138 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Traffico di stupefacenti: presenza passiva o reale complicità?
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti come fornitore stabile. La difesa sosteneva la tesi della semplice presenza passiva (connivenza non punibile) e l'assenza di un accordo formale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la partecipazione all'associazione non richiede un patto formale, potendo desumersi da comportamenti concreti (facta concludentia) come la costante disponibilità a fornire droga e i ripetuti incontri registrati dalle telecamere. Inoltre, per i reati associativi opera la presunzione di pericolosità sociale, non superata dal decorso del tempo. L'indagato perde il ricorso e resta in carcere.
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Traffico di stupefacenti: tra condanne e prove annullate
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi imputati condannati per un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti operante in Sardegna. I giudici hanno accolto parzialmente i ricorsi, annullando le condanne con rinvio per alcuni imputati a causa di gravi vizi di motivazione. In particolare, la Corte ha stabilito che l'identificazione vocale basata solo sull'inflessione dialettale non è una prova certa di colpevolezza. Ha inoltre chiarito che l'attribuzione di un ruolo di comando all'interno del sodalizio richiede prove concrete e individualizzate, non potendo basarsi su formule generiche. Infine, ha corretto un errore materiale disponendo l'assoluzione formale di un imputato per un reato a lui erroneamente attribuito, confermando invece la condanna per un altro ricorrente basata su intercettazioni chiare e coerenti.
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Traffico di stupefacenti: confermata l’associazione criminale
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per i membri di un'organizzazione criminale dedita allo spaccio. Il Capo dell'Associazione e la sua principale Collaboratrice avevano fatto ricorso contestando la sussistenza del reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha rigettato i loro ricorsi, dichiarando inammissibili quelli degli altri imputati. I giudici hanno chiarito che l'associazione per delinquere si distingue dal semplice concorso di persone per la presenza di una struttura organizzativa stabile e per la consapevolezza dei membri di far parte di un sodalizio. Inoltre, la recidiva reiterata è pienamente compatibile con il vincolo della continuazione tra i reati. Di conseguenza, tutti i ricorrenti hanno perso la causa e dovranno pagare le spese processuali.
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Traffico di stupefacenti: rigettata la tesi della lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per traffico di stupefacenti. Il Distributore vendeva cocaina e marijuana su piazza, mentre Il Fornitore gestiva l'approvvigionamento, stabiliva i prezzi e riscuoteva gli incassi giornalieri. La difesa ha contestato la gravità del reato, richiedendo la riqualificazione in fatto di lieve entità e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno confermato la condanna, evidenziando che l'attività non era occasionale ma inserita in una filiera organizzata con flussi finanziari costanti e significativi. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto le richieste, confermando le pene e condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Traffico di stupefacenti: carcere anche senza contatti col boss
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato, accusato di partecipazione a un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione lamentando l'omessa valutazione di una memoria difensiva, l'errata qualificazione dei fatti come reati di non lieve entità e l'assenza di contatti diretti con il capo del sodalizio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'omesso esame di una memoria non invalida automaticamente la decisione e che, per la sussistenza del reato associativo, non occorrono contatti diretti con tutti i membri, bastando la consapevolezza di operare per un fine comune. Infine, la qualificazione di lieve entità richiede una valutazione globale e non meramente statistica. L'indagato resta in carcere.
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Traffico di stupefacenti: la gravità del reato supera la giovane età
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per traffico di stupefacenti. L'Imputato era accusato di aver importato ingenti quantitativi di hashish e marijuana dall'estero tramite un camion e di averli occultati in un'auto modificata con un vano nascosto. La difesa contestava la mancata assoluzione, il diniego delle attenuanti generiche e l'eccessività della pena. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice di legittimità non può riesaminare i fatti storici già accertati nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, i giudici hanno confermato la correttezza della pena, evidenziando che l'ingente quantitativo di droga e l'elevata purezza della sostanza superano ampiamente la giovane età e l'incensuratezza del condannato.
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Traffico di stupefacenti: condanne per i codici cifrati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per reati legati al traffico di stupefacenti. Il Primo Ricorrente contestava la condanna per spaccio, ritenendo che le intercettazioni telefoniche fossero state interpretate erroneamente e chiedendo la derubricazione del reato in lieve entità. Il Secondo Ricorrente contestava la sua partecipazione all'associazione criminale. La Suprema Corte ha confermato la validità delle prove raccolte, evidenziando che il linguaggio cifrato usato nelle telefonate era smentito dal reale sequestro di cocaina. Inoltre, ha escluso la lieve entità per la stabilità e la ramificazione internazionale del sodalizio criminoso. Di conseguenza, i ricorsi sono stati rigettati con condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Traffico di stupefacenti: odore forte incastra l’autista ‘ignaro’
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due persone per traffico di stupefacenti. Uno degli imputati, l'autista del veicolo, sosteneva di non essere a conoscenza della droga trasportata. I giudici hanno respinto questa difesa, ritenendola del tutto inverosimile. La presenza di un forte odore proveniente dalla sostanza e il ritrovamento di appunti con nomi e cifre sono stati considerati prove sufficienti della sua consapevolezza. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva, con l'obbligo per gli imputati di pagare le spese processuali e una sanzione.
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Traffico di stupefacenti: condanna valida anche senza prova sul peso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due persone accusate di traffico di stupefacenti, basata principalmente su intercettazioni telefoniche. Gli imputati avevano presentato ricorso sostenendo che le conversazioni fossero state interpretate male e che mancasse la prova sulla quantità esatta di droga. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, stabilendo un principio importante: non può riesaminare i fatti già accertati. Secondo i giudici, la natura sistematica e organizzata dell'attività, emersa chiaramente dalle telefonate, è sufficiente a provare il reato di traffico di stupefacenti e a escludere l'ipotesi di un fatto di lieve entità, anche senza il dato ponderale preciso. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Traffico di stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per traffico di stupefacenti ai sensi dell'art. 73 d.P.R. 309/1990. I giudici hanno rilevato che i motivi di doglianza, riguardanti il difetto di motivazione sulla responsabilità e sulla pena, erano generici e manifestamente infondati. La sentenza impugnata è stata ritenuta logicamente coerente e basata su un'analisi esaustiva delle prove.
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Traffico di stupefacenti: limiti al ricorso e prove
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di stupefacenti a carico di due soggetti, dichiarando inammissibili i loro ricorsi. Uno dei ricorrenti, pur avendo concordato la pena in appello, ha tentato di richiedere il proscioglimento, istanza ritenuta non percorribile in sede di legittimità. Il secondo ricorrente ha invocato senza successo la tesi del consumo di gruppo e la violazione del principio del ne bis in idem. La Corte ha motivato la decisione evidenziando il ritrovamento di strumenti per il confezionamento professionale e la diversità cronologica e materiale dei fatti rispetto a precedenti condanne.
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Traffico di stupefacenti: calcolo pena e associazione
La Corte di Cassazione ha analizzato un vasto caso di traffico di stupefacenti riguardante un'organizzazione criminale dedita all'importazione di cocaina. La sentenza chiarisce la distinzione tra la partecipazione associativa e il semplice concorso, confermando la responsabilità per la maggior parte degli imputati. Tuttavia, la Corte ha disposto l'annullamento con rinvio per due ricorrenti a causa di errori materiali nel calcolo della pena che hanno comportato un peggioramento illegittimo della sanzione in appello, violando il divieto di reformatio in peius.
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Traffico di stupefacenti: corriere e associazione
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari per un soggetto accusato di traffico di stupefacenti in forma associativa. L'indagato, impiegato come corriere presso una ditta di spedizioni, utilizzava il furgone aziendale per consegnare quotidianamente cocaina a vari spacciatori. La difesa contestava la natura associativa del reato e chiedeva la riqualificazione in lieve entità. La Corte ha stabilito che la continuità delle consegne e il ruolo di collegamento tra i vertici e la rete di spaccio integrano pienamente il reato associativo, escludendo la lieve entità a causa della struttura organizzata e della frequenza quotidiana delle attività illecite.
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Traffico di stupefacenti: i limiti del tentativo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di stupefacenti a carico di un soggetto coinvolto nell'importazione di ingenti quantitativi di cocaina. La difesa sosteneva che le trattative fossero rimaste allo stato embrionale, ma i giudici hanno rilevato atti esecutivi avanzati, tra cui la raccolta di denaro e la corruzione di un doganiere. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le censure erano generiche e miravano a una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità.
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Traffico di stupefacenti: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di circa 150 grammi di eroina. Nonostante la difesa sostenesse l'inconsapevolezza del trasporto, il tentativo di occultare la sostanza alla vista delle autorità ha provato il dolo. La Corte ha negato la qualificazione di lieve entità e l'attenuante della collaborazione, poiché le informazioni fornite erano generiche e non utili. È stata inoltre confermata la confisca del denaro per sproporzione rispetto al reddito e la misura dell'espulsione.
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Traffico di stupefacenti: lieve entità e recidiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un caso di traffico di stupefacenti, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. La difesa contestava il mancato riconoscimento della lieve entità e l'applicazione della recidiva. Gli Ermellini hanno stabilito che l'inserimento non occasionale in contesti criminali e il dato ponderale della droga escludono l'ipotesi attenuata. La decisione ribadisce che il bilanciamento delle circostanze e la determinazione della pena sono valutazioni di merito insindacabili se supportate da una motivazione logica e coerente.
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Traffico di stupefacenti: conferma della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di stupefacenti a carico di un imputato coinvolto in plurime cessioni di eroina e cocaina. La difesa contestava la natura indiziaria del quadro probatorio, basato su intercettazioni e osservazioni di polizia. La Suprema Corte ha ritenuto logica la ricostruzione dei giudici di merito, confermando il diniego della lieve entità a causa dell'organizzazione dell'attività e dei quantitativi non modici di droga sequestrati, pari a circa 400 grammi di eroina.
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Traffico di stupefacenti: il valore degli indizi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di stupefacenti relativa all'importazione di oltre 600 kg di hashish dalla Spagna. L'imputato contestava l'identificazione basata su intercettazioni telefoniche e la rilevanza di conversazioni avvenute mesi dopo il sequestro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la responsabilità penale è stata accertata attraverso molteplici indizi convergenti, tra cui la presenza simultanea dei soggetti all'estero e la gestione di magazzini attigui. La decisione ribadisce che il giudice di legittimità non può procedere a una rilettura dei fatti se la motivazione della sentenza di merito è logica e coerente.
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Traffico di stupefacenti: guida alla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di stupefacenti a carico di due imputati, dichiarando inammissibili i loro ricorsi. La sentenza ribadisce il principio di autosufficienza del ricorso, sottolineando che non è possibile lamentare vizi procedurali senza indicare specificamente gli atti contestati. Inoltre, i giudici hanno escluso l'ipotesi della lieve entità a causa della pluralità delle transazioni e dell'alto valore economico degli scambi, validando l'uso delle intercettazioni ambientali e telefoniche come prova diretta della colpevolezza.
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Traffico di stupefacenti: conferma della condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di stupefacenti a carico di un imputato trovato in possesso di 11 kg di hashish. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le doglianze erano meramente riproduttive di questioni di merito già vagliate nei precedenti gradi di giudizio. La Corte ha inoltre ribadito il diniego delle attenuanti generiche a causa della gravità del reato e della presenza di precedenti penali specifici, confermando la congruità del trattamento sanzionatorio applicato.
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