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Traffico Di Sostanze Stupefacenti

15 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Traffico di sostanze stupefacenti: prove GPS valide e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di traffico di sostanze stupefacenti, in particolare per l'importazione dall'Olanda di circa nove chili di cocaina. L'imputato organizzava il trasporto e faceva da staffetta al corriere guidando un'auto civetta. La difesa contestava la mancanza del file informatico originale del tracciamento GPS e l'applicazione dell'aggravante del numero di persone coinvolte, a fronte dell'assoluzione o improcedibilità per alcuni complici. La Suprema Corte ha stabilito che la mancanza del supporto digitale non annulla la validità delle annotazioni di polizia sui dati GPS. Inoltre, l'aggravante del reato commesso da tre o più persone sussiste anche se il contributo dei complici è accertato solo in via incidentale. L'imputato perde il ricorso e paga le spese processuali.
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Traffico di sostanze stupefacenti e vincolo associativo
La vicenda nasce dalla condanna di un imputato per aver preso parte a una rete criminale finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. L'uomo ha organizzato trasporti di cocaina dal nord al sud Italia con l'aiuto di complici e familiari. Dopo la condanna d'appello a dieci anni di reclusione, la difesa ha presentato ricorso in Cassazione. I legali hanno sostenuto l'assenza del vincolo associativo, chiedendo una rilettura delle intercettazioni, il riconoscimento della continuazione con precedenti reati e le attenuanti generiche. La Suprema Corte ha confermato la condanna, dichiarando inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che i controlli di legittimità non consentono una nuova valutazione dei fatti già accertati in modo logico e coerente.
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Traffico di sostanze stupefacenti: condanne definitive
Tre imputati hanno impugnato la condanna per traffico di sostanze stupefacenti, contestando la validità delle intercettazioni, il mancato riconoscimento della lieve entità e l'aggravante dell'agevolazione mafiosa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che le conversazioni registrate e le deposizioni dei collaboratori di giustizia dimostrano la stabilità dell'attività illecita e i collegamenti con la criminalità organizzata. Gli ermellini hanno evidenziato che la difesa non può richiedere una nuova valutazione dei fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio, confermando integralmente le condanne e disponendo il versamento delle spese processuali e delle sanzioni pecuniarie.
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Traffico di sostanze stupefacenti: ricorso respinto
Due imputati impugnano la condanna per il reato di traffico di sostanze stupefacenti dinanzi alla Corte di Cassazione. Il primo ricorrente contesta la valutazione delle prove e la sussistenza della responsabilità concorsuale. Il secondo ricorrente lamenta la violazione del divieto di doppio giudizio per lo stesso fatto, il mancato riconoscimento della lieve entità e il diniego delle attenuanti generiche. I Giudici di legittimità respingono integralmente le censure. La Corte conferma la piena regolarità logica della sentenza d'appello e rileva che i fatti contestati nel passato riguardavano un periodo del tutto differente. I ricorsi risultano inammissibili e i ricorrenti subiscono la condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Traffico di sostanze stupefacenti: i ricorsi in Cassazione
Diversi soggetti hanno presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza di appello che confermava le loro condanne per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e per singoli episodi di cessione. Gli imputati lamentavano la presenza di un precedente giudicato, la mancanza di prove oltre le intercettazioni e chiedevano il riconoscimento della lieve entità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'organizzazione stabile, la continuità dello spaccio e l'uso di linguaggio criptico precludono sia il divieto di doppio giudizio sia l'attenuante della lieve entità. Tutti i ricorrenti perdono la causa e sono condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.
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Traffico di sostanze stupefacenti: condanna ferma e soci assolti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una donna per il reato di traffico di sostanze stupefacenti, consistito nell'importazione dall'estero di sei litri di cocaina liquida. L'Imputata aveva messo in contatto i fornitori esteri con i trasportatori e custodito le calzature destinate a nascondere la droga. La difesa contestava l'interpretazione delle intercettazioni telefoniche e l'esito del processo verso i coimputati, che erano stati assolti. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione delle conversazioni spetta ai giudici di merito e l'assoluzione di altri soggetti in un giudizio separato non annulla le prove raccolte a carico dell'Imputata. La condanna finale prevede quattro anni di reclusione, il pagamento delle spese processuali e un versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Traffico di sostanze stupefacenti: l’ortofrutta cela 300 chili
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di sostanze stupefacenti a carico di un trasportatore. Le forze dell'ordine avevano sequestrato trecento chili di hashish all'interno di un'autorimessa. L'imputato trasportava la merce illecita a bordo del proprio furgone, celandola sotto cassette di ortaggi e verdura fresca. L'indagato ha contestato la mancata acquisizione delle mappe delle telecamere stradali e ha invocato la prescrizione del reato. I giudici supremi hanno respinto ogni censura. La Corte ha chiarito che il giudice di appello può rifiutare nuove prove senza una motivazione complessa se il quadro probatorio risulta già completo. L'ingente quantità di droga allunga inoltre i termini di prescrizione fino a oltre dodici anni. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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Traffico di sostanze stupefacenti: concorso e ruoli
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi presentati da quattro imputati condannati per traffico di sostanze stupefacenti. Una delle ricorrenti sosteneva di aver svolto solo una presenza passiva legata a motivi affettivi. Gli altri imputati contestavano il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e dell'ipotesi di lieve entità. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione d'appello, accertando che la donna partecipava attivamente alla gestione dei contatti esteri per l'importazione della droga. Inoltre, la Corte ha stabilito che lo stesso fatto di spaccio in concorso non può essere considerato reato grave per un correo e di lieve entità per l'altro. La Suprema Corte ha quindi rigettato tutti i ricorsi.
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Traffico di sostanze stupefacenti: la Cassazione blinda la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata a oltre ventuno anni di reclusione per aver diretto un'associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti. La difesa contestava l'utilizzo in giudizio dei brogliacci delle intercettazioni telefoniche, sostenendo l'assenza di un consenso espresso, e negava l'esistenza di una struttura organizzata. I giudici di legittimità hanno invece confermato la validità delle prove, rilevando che il consenso all'acquisizione era stato implicitamente prestato e mai revocato. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che la valutazione sull'esistenza del sodalizio criminale spetta esclusivamente ai giudici di merito, precludendo ogni rivalutazione dei fatti in sede di legittimità. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva.
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Traffico di sostanze stupefacenti: intercettazioni decisive
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di cinque soggetti condannati per traffico di sostanze stupefacenti. Gli imputati, divisi tra fornitori e spacciatori locali, erano stati incastrati da intercettazioni telefoniche, ambientali e riprese video che documentavano passaggi di ingenti quantitativi di droga (cocaina e hashish) in Sicilia. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione e l'interpretazione dei colloqui intercettati spettano esclusivamente al giudice di merito e non possono essere ridiscussi in sede di legittimità, a meno di palesi illogicità. Di conseguenza, le condanne precedenti sono state confermate e i ricorrenti condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Traffico di sostanze stupefacenti: decide dove nasce il piano
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti coinvolti in un vasto traffico di sostanze stupefacenti. Il Primo Imputato rispondeva di associazione a delinquere e spaccio, mentre il Secondo Imputato era accusato della detenzione di 700 kg di cocaina importata dal Sudamerica. La difesa contestava la competenza territoriale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ritenendo che il processo dovesse svolgersi a Livorno, luogo del sequestro della droga. I giudici hanno rigettato i ricorsi, stabilendo che nei reati di importazione e associazione la competenza si radica nel luogo in cui l'attività criminosa viene programmata e organizzata. È stata inoltre confermata la validità delle prove di identificazione e negata l'attenuante della minima partecipazione per chi si occupa dello sdoganamento della merce.
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Traffico di sostanze stupefacenti: la prova della disperazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per traffico di sostanze stupefacenti in concorso. L'imputato contestava la validità delle intercettazioni e degli indizi. I giudici hanno confermato la condanna basandosi sui contatti con i complici, sui viaggi a Milano e sul sequestro della cocaina a un corriere, evento che aveva causato la palese disperazione dell'imputato per la perdita della merce. Il ricorso è stato ritenuto generico e privo di confronto con la sentenza d'appello. Il ricorrente è stato condannato alle spese e a tremila euro per la Cassa delle ammende.
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Traffico di sostanze stupefacenti: la Cassazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna a quattro anni e quattro mesi di reclusione per plurimi episodi di traffico di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva una rivalutazione delle prove e la riqualificazione del fatto in reato di lieve entità. La Suprema Corte ha stabilito che tali richieste non sono ammissibili in sede di legittimità, poiché richiedono un nuovo esame dei fatti, precluso alla Cassazione. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Traffico di sostanze stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi proposti da due soggetti condannati per plurimi episodi di traffico di sostanze stupefacenti. I giudici di merito avevano accertato la responsabilità penale degli imputati, rideterminando le sanzioni. Il primo ricorrente ha contestato inutilmente la ricostruzione dei fatti e l'entità della pena, mentre il secondo ha impugnato la responsabilità per alcuni reati e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha stabilito che le contestazioni di merito non possono essere sollevate in sede di legittimità e che il diniego delle attenuanti era congruamente motivato. Di conseguenza, i ricorsi sono stati rigettati con condanna alle spese e alla cassa delle ammende.
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Traffico di sostanze stupefacenti: condannato anche il tassista
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di diversi imputati condannati per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Tra le questioni trattate, spicca il ricorso di un imputato che lamentava la violazione del principio del divieto di doppio giudizio, sostenendo di essere già stato giudicato per gli stessi fatti. La Corte ha chiarito che la partecipazione a due diverse associazioni criminali, sebbene in tempi vicini, costituisce reati distinti. Inoltre, i giudici hanno confermato la responsabilità di un tassista che trasportava un corriere della droga, ritenendolo consapevole del trasporto illecito grazie a messaggi in codice e incontri riservati. Tutti i ricorsi sono stati rigettati con condanna alle spese.
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