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Traditio In Vinculis

17 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Espressione latina che significa 'consegna in catene'. Nel linguaggio giuridico, indica la consegna materiale di una persona da un'autorità statale a un'altra, come nel caso delle procedure di estradizione o di mandato di arresto europeo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Mandato di arresto europeo: interprete orale e carcere
La Corte di appello convalidava l'arresto e disponeva la custodia in carcere verso un cittadino straniero, ricercato per furti pluriaggravati sulla base di un mandato di arresto europeo emesso dall'Austria. Il difensore contestava la mancata traduzione scritta degli atti nella lingua d'origine dell'arrestato, la mancata verifica dei gravi indizi di colpevolezza e l'insussistenza del pericolo di fuga. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'assistenza dell'interprete in udienza garantisce pienamente il diritto di difesa. Inoltre, la legge esclude il controllo di merito sui gravi indizi da parte dei giudici italiani e considera concreto il pericolo di fuga per chi non ha legami stabili in Italia.
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Mandato di arresto europeo: interprete orale e convalida
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un cittadino straniero colpito da mandato di arresto europeo emesso dalle autorità austriache per furti aggravati. La difesa lamentava l'omessa traduzione scritta degli atti nella lingua d'origine e l'assenza di gravi indizi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la presenza dell'interprete all'udienza garantisce pienamente il diritto di difesa anche senza traduzione scritta. Inoltre, la legge non richiede più ai giudici italiani di verificare i gravi indizi di colpevolezza e l'assenza di legami con il territorio nazionale giustifica il concreto pericolo di fuga.
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Mandato di arresto europeo: regolare in viaggio ma va in carcere
Un cittadino straniero, ricercato in Romania per furti aggravati ai bancomat, è stato arrestato all'aeroporto di Fiumicino in esecuzione di un mandato di arresto europeo. La Corte di appello ha disposto la custodia in carcere, decisione contestata dalla difesa che riteneva insussistente il pericolo di fuga. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. I giudici hanno chiarito che nella procedura di consegna legata al mandato di arresto europeo la valutazione del pericolo di fuga segue regole diverse e più stringenti rispetto ai casi interni. Il fatto che l'uomo non risiedesse in Italia dal 2015, fosse disoccupato ma viaggiasse costantemente all'estero dimostra un concreto rischio di irreperibilità, giustificando la massima misura restrittiva per garantire la consegna allo Stato richiedente.
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Mandato di arresto europeo e rischio di fuga
La Corte di Cassazione conferma la custodia in carcere per un soggetto colpito da mandato di arresto europeo, nonostante la presenza di un domicilio in Italia. Il rischio di fuga è considerato elevato poiché l'interessato si era allontanato dal proprio paese dopo una condanna penale, rendendo necessaria la misura più restrittiva per garantire la consegna.
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Mandato di Arresto Europeo: la scelta del giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro la decisione di concedere un Mandato di Arresto Europeo per una truffa internazionale su cripto-valute. La sentenza chiarisce che il rifiuto di consegna, anche se il reato è in parte commesso in Italia, è una facoltà discrezionale del giudice e non un diritto dell'imputato. È stato inoltre confermato l'aggravamento della misura cautelare in carcere, motivato da un concreto e attuale pericolo di fuga basato sui frequenti viaggi e sulle disponibilità economiche del ricorrente.
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Mandato di arresto europeo: motivazione apparente
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte di Appello relativa a un mandato di arresto europeo per traffico di stupefacenti. La decisione è stata criticata per la sua motivazione 'meramente apparente', sia nel considerare superato un precedente rifiuto di consegna basato su un procedimento pendente in Italia, sia nel giustificare la custodia in carcere senza un'analisi concreta del pericolo di fuga, ignorando elementi favorevoli all'imputato.
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Mandato di arresto europeo: quando si può fermare?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30607/2024, ha chiarito che nell'ambito di un mandato di arresto europeo, la mera irreperibilità della persona richiesta o la sua non verificata dichiarazione di trovarsi all'estero non sono sufficienti per interrompere la procedura di consegna o per negare una misura cautelare. La procedura deve proseguire fino a quando non vi sia la certezza assoluta che l'individuo abbia lasciato il territorio italiano. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza della Corte d'Appello che aveva respinto la richiesta di arresto del Procuratore.
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Pericolo di fuga estradizione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26647/2024, ha stabilito che la valutazione del pericolo di fuga estradizione segue criteri più stringenti rispetto ai procedimenti interni. Il caso riguardava un cittadino straniero in attesa di estradizione per furto. La Corte ha confermato la custodia in carcere, ritenendo che il suo precedente viaggio clandestino per arrivare in Italia costituisse un elemento concreto e non meramente presuntivo per dimostrare un elevato rischio di fuga, tale da rendere inadeguata qualsiasi altra misura cautelare.
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Pericolo di fuga: motivazione apparente annulla misura
Un cittadino soggetto a Mandato d'Arresto Europeo ha richiesto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte d'Appello ha respinto l'istanza, ma la Corte di Cassazione ha annullato tale decisione. Il motivo è che la valutazione del pericolo di fuga era basata su una motivazione apparente, in quanto non spiegava perché una misura meno grave non fosse idonea a prevenire il rischio. La Cassazione ha rinviato il caso per un nuovo giudizio.
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Misura cautelare consegna: il pericolo di fuga decide
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un cittadino straniero in attesa di consegna alla Francia. La decisione si fonda sulla specificità della procedura di consegna, dove la valutazione del pericolo di fuga è prioritaria. La Corte ha ritenuto irrilevanti le valutazioni fatte in altri procedimenti nazionali, sottolineando come l'uso di diverse generalità e gli spostamenti tra Paesi costituiscano elementi concreti per giustificare la massima misura cautelare consegna per assicurare la 'traditio in vinculis'.
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Pericolo di fuga estradizione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino straniero, arrestato in Italia su mandato di arresto internazionale. La Corte ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere, chiarendo che la valutazione del pericolo di fuga estradizione segue criteri specifici, diversi da quelli interni. L'assenza di radicamento in Italia e la facilità di spostamento internazionale sono stati ritenuti elementi sufficienti a giustificare la misura, anche in presenza di un visto turistico e di una prenotazione alberghiera.
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Mandato di arresto europeo: il pericolo di fuga
La Cassazione conferma la custodia in carcere per una persona richiesta da un'autorità estera tramite mandato di arresto europeo. La decisione si basa sul concreto pericolo di fuga, dimostrato dalla recente evasione da un regime di detenzione domiciliare e dal suo rintraccio in un albergo lontano dalla residenza.
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Ne bis in idem: no se l’arresto è in più Stati
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esecuzione di un mandato d'arresto internazionale in più Stati membri non viola il principio del 'ne bis in idem'. Il caso riguardava un cittadino arrestato in Italia su richiesta del Regno Unito, dopo essere già stato sottoposto a una misura cautelare in Polonia per lo stesso mandato. La Corte ha chiarito che il procedimento penale è unico (quello britannico) e le procedure di consegna sono meramente esecutive, non costituendo un nuovo processo. La fuga del soggetto dalla Polonia ha inoltre legittimamente giustificato l'applicazione di una misura più restrittiva in Italia.
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Mandato di arresto europeo: custodia e pericolo di fuga
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per una persona richiesta in consegna dalla Germania tramite mandato di arresto europeo. La decisione si fonda su un concreto pericolo di fuga, valutato in base ai solidi legami della persona con l'estero e all'assenza di radicamento in Italia. La Corte ha ritenuto la misura proporzionata e necessaria anche oltre il termine di 90 giorni, chiarendo i criteri di valutazione specifici per le procedure di consegna internazionale.
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Pericolo di fuga estradizione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero, soggetto a una procedura di estradizione verso gli Stati Uniti, confermando la custodia in carcere. La decisione si fonda sull'elevato e concreto pericolo di fuga estradizione, desunto dal suo interesse a recarsi in un Paese, di cui è cittadino, che notoriamente non estrada i propri connazionali. Secondo la Corte, tale circostanza rende inadeguata qualsiasi misura meno afflittiva della detenzione in carcere.
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Pericolo di fuga: EAW e valutazione del giudice
Un cittadino rumeno, destinatario di un mandato di arresto europeo, si opponeva alla custodia cautelare in carcere disposta in Italia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il concreto pericolo di fuga può essere desunto dall'essersi trasferito all'estero dopo una condanna di primo grado. Tale comportamento prevale su altri elementi, come la presenza di familiari nel nuovo Paese, ai fini della valutazione del rischio che l'imputato si sottragga alla giustizia.
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Mandato di arresto europeo: rischio di fuga e detenzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro la detenzione in carcere di una persona richiesta tramite mandato di arresto europeo. La sentenza chiarisce che il 'pericolo di fuga' in questi casi deve essere valutato in funzione della necessità di garantire la consegna allo Stato richiedente, rendendo i criteri diversi da quelli applicati nei procedimenti nazionali. La vita stabile in un paese terzo non esclude automaticamente la necessità della misura cautelare.
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