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Terrapieno

21 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un'opera creata dall'uomo per contenere il terreno o per creare un dislivello artificiale. Ai fini legali, se non è un dislivello naturale, è considerato una 'costruzione' e deve rispettare le distanze minime dai confini e dagli altri edifici.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Usucapione di beni demaniali: il terrapieno non basta per la proprietà
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'Azienda che chiedeva l'Usucapione di beni demaniali, nello specifico un piccolo appezzamento di terreno costiero con un terrapieno. Il Giudice di primo grado aveva riconosciuto l'usucapione, ritenendo il terrapieno un'opera artificiale non demaniale. La Corte d'Appello, invece, ha stabilito che l'area sottostante era una spiaggia, quindi bene demaniale e non usucapibile. La Cassazione ha confermato questa decisione, sottolineando che l'onere di provare la natura non demaniale del terreno, o la sua costruzione prima del 1865, spettava all'Azienda, che non ha fornito tale prova.
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Discussione orale in appello negata: nulla la demolizione
Una proprietaria ha impugnato la sentenza d'appello che la condannava a demolire un terrapieno e un muro di contenimento ritenuti troppo vicini al confine con la vicina. La ricorrente ha lamentato che la Corte d'Appello non avesse fissato l'udienza di discussione orale, nonostante la sua esplicita e tempestiva richiesta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la mancata discussione orale in appello lede il diritto di difesa e il principio del contraddittorio. Di conseguenza, l'omissione determina l'automatica nullità della sentenza. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione impugnata, rinviando la causa alla Corte d'Appello di Milano in diversa composizione affinché proceda a un nuovo esame rispettando le regole procedurali.
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Nuova costruzione da un terrapieno: scatta l’arretramento
I proprietari di un terreno confinante hanno chiesto la demolizione o l'arretramento del fabbricato della vicina, edificato violando le distanze legali. La proprietaria si è difesa sostenendo di aver acquistato il diritto per usucapione. La Corte d'Appello ha accertato che, negli anni novanta, la donna ha svuotato un vecchio terrapieno per edificare un magazzino, realizzando una nuova costruzione con aumento di volume. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della proprietaria. I giudici hanno chiarito che lo svuotamento del terrapieno configura una nuova costruzione e non una semplice ristrutturazione. Di conseguenza, si applicano le distanze vigenti all'epoca dei lavori e il termine di venti anni per l'usucapione non era ancora decorso al momento della causa. La proprietaria ha perso la causa e deve arretrare l'edificio.
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Distanze legali tra costruzioni: demolito il muro in pendenza
Le Proprietarie Vicine hanno promosso un'azione di manutenzione contro la Società Costruttrice per la violazione delle distanze legali tra costruzioni. La società aveva realizzato uno sbancamento di terreno per creare un parcheggio, edificando poi una nuova scala in cemento armato e un muro di contenimento a ridosso del confine. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando l'ordine di arretramento o demolizione delle opere. I giudici hanno stabilito che anche i muri di contenimento di terrapieni artificiali e le scale esterne stabili costituiscono costruzioni a tutti gli effetti. Pertanto, tali opere devono rispettare le distanze minime dal confine, anche in presenza di dislivelli naturali o artificiali tra i fondi confinanti.
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Distanze legali tra costruzioni: tettoie e terrapieni abusivi
Un comproprietario ha contestato le opere realizzate dalla vicina sul confine, tra cui una sopraelevazione del tetto, una tettoia (ex pompeiana) e un terrapieno artificiale, lamentando la violazione delle distanze legali tra costruzioni. La Corte d'Appello aveva escluso la natura di "costruzione" per tali opere. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del proprietario, stabilendo che qualsiasi modifica volumetrica che aumenti l'ingombro esterno, compresi i terrapieni artificiali e le tettoie stabili, costituisce nuova costruzione e deve rispettare le distanze minime. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Distanza tra costruzioni: terrapieno artificiale è illegittimo
Una società immobiliare realizza un terrapieno artificiale sul proprio terreno. Il Condominio confinante la cita in giudizio, sostenendo che l'opera viola la normativa sulla distanza tra costruzioni. La Corte di Cassazione dà ragione al Condominio. I giudici stabiliscono un principio fondamentale: un terrapieno creato artificialmente dall'uomo, che modifica in modo stabile e permanente il profilo del terreno, deve essere considerato a tutti gli effetti una 'costruzione'. Di conseguenza, è obbligatorio rispettare le distanze legali previste dal Codice Civile e dai regolamenti locali. La società immobiliare perde la causa e viene condannata ad arretrare l'opera e a pagare le spese legali.
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Scava sotto casa: la presunzione di comunione blocca i lavori
Una condomina scava il terrapieno sotto la sua cucina per creare un nuovo vano, annettendolo alla sua proprietà esclusiva. Un altro condomino si oppone, sostenendo che il suolo è parte comune. La Corte di Cassazione dà ragione a quest'ultimo, riaffermando il principio della presunzione di comunione del suolo su cui sorge l'edificio, come stabilito dall'art. 1117 del codice civile. L'appropriazione è illegittima perché sottrae definitivamente la parte comune all'uso, anche solo potenziale, degli altri condomini. La condomina viene quindi condannata a ripristinare lo stato dei luoghi a proprie spese.
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Terrapieno come costruzione: Vicino e Comune condannati
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: un terrapieno artificiale va considerato a tutti gli effetti una costruzione. Di conseguenza, deve rispettare le distanze legali dal confine del vicino. La vicenda nasce dalla causa intentata da due società contro un'azienda confinante e il Comune, colpevoli di aver realizzato un terrapieno e altre opere senza rispettare le distanze. La Corte ha confermato la condanna all'arretramento delle opere, chiarendo che la qualifica di terrapieno come costruzione è pacifica quando il dislivello è creato dall'uomo. L'azienda proprietaria e il Comune sono stati condannati a rimuovere le opere e a pagare le spese legali, perdendo la causa.
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Terrapieno è costruzione: l’Hotel vince sul vicino troppo audace
Un albergo cita in giudizio il proprietario confinante per aver realizzato una sopraelevazione, un'autorimessa e un terrapieno in violazione delle distanze legali. La Corte di Cassazione interviene per chiarire un punto fondamentale: un terrapieno artificiale, creato dall'uomo per modificare il livello del suolo, è a tutti gli effetti una costruzione. Pertanto, deve rispettare le norme sulle distanze tra costruzioni previste dalla legge nazionale (D.M. 1444/1968), che prevalgono su qualsiasi regolamento comunale contrario. La Corte ha dato ragione all'albergo su questo principio, annullando la precedente decisione e rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione del terrapieno.
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Danno da terrapieno: vicino condannato, la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due vicini al risarcimento per un danno da terrapieno. L'opera, costruita in modo errato, aveva causato crepe e sfaldamenti al muro di confine della proprietà adiacente. I giudici hanno stabilito che la perizia tecnica (CTU), che attribuiva la colpa ai costruttori del terrapieno, era sufficiente. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: il giudice non è obbligato a ordinare una nuova perizia solo perché una delle parti la richiede, se ritiene di avere già tutti gli elementi per decidere. L'appello dei vicini è stato quindi respinto e la loro condanna al pagamento di oltre 30.000 euro è diventata definitiva.
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Terrapieno artificiale costruzione: Azienda condannata ad arretrare
La Corte di Cassazione ha stabilito che un terrapieno artificiale, ovvero un innalzamento del suolo creato dall'uomo, deve essere considerato a tutti gli effetti una costruzione. Di conseguenza, sia il terrapieno sia l'eventuale muro che lo contiene devono rispettare le distanze legali dal confine con la proprietà vicina. Nel caso specifico, un'azienda edilizia aveva realizzato un dislivello artificiale con un muro di sostegno a una distanza inferiore a quella prevista dal regolamento locale. La Corte ha dato ragione al proprietario confinante, condannando l'azienda all'arretramento dell'opera. Il principio chiave è che qualsiasi modifica artificiale e permanente del terreno che crei un dislivello rientra nella nozione di 'terrapieno artificiale costruzione' e non può violare le norme sulle distanze.
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Distanze tra costruzioni: il muro sul dislivello non conta
Una Proprietaria si oppone alla nuova edificazione di un Ente Ecclesiastico confinante, sostenendo la violazione delle distanze tra costruzioni. La controversia riguarda la natura del muro di cinta della Proprietaria, che funge anche da contenimento per un dislivello naturale del terreno. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale: un muro che contiene un terrapieno naturale non si qualifica come 'costruzione' ai fini del calcolo delle distanze. Di conseguenza, il vicino non era tenuto a rispettare alcuna distanza da esso. La Corte ha quindi respinto il ricorso della Proprietaria, dando ragione all'Ente Ecclesiastico.
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Distanze legali: quando il muro è costruzione
La Corte di Cassazione ha esaminato una complessa controversia riguardante il rispetto delle distanze legali tra proprietà confinanti. I ricorrenti lamentavano la realizzazione di un immobile e di un muro di contenimento in violazione delle norme urbanistiche e dei vincoli di inedificabilità. Mentre i giudici di merito avevano ritenuto decaduti i vincoli a causa dell'evoluzione del Piano Regolatore Generale, la Suprema Corte ha chiarito che un muro di contenimento che sostiene un terrapieno artificiale deve essere considerato una costruzione. Di conseguenza, tale opera è soggetta al rispetto delle distanze legali minime previste dal Codice Civile, annullando parzialmente la decisione precedente.
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Distanze legali costruzioni: muri e terrapieni
La Corte di Cassazione ha analizzato una controversia riguardante la violazione delle distanze legali costruzioni a causa di un muro di contenimento e un terrapieno artificiale. La Corte ha stabilito che un muro destinato a contenere un dislivello creato artificialmente dall'uomo deve essere considerato una costruzione a tutti gli effetti, soggetta al rispetto delle distanze minime. Tuttavia, la sentenza è stata parzialmente cassata poiché il giudice d'appello non ha indicato con precisione la specifica norma locale del Piano Regolatore Generale applicata al caso.
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Muro di cinta e distanze legali: la guida
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che qualificava automaticamente come costruzione un muro posto a confine tra due fondi a dislivello. Il caso riguardava la realizzazione di un nuovo manufatto su un muro preesistente. La Suprema Corte ha chiarito che, per escludere un muro di cinta dal calcolo delle distanze legali, occorre verificare i requisiti di altezza massima di tre metri, l'isolamento delle facce e la funzione di delimitazione della proprietà.
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Costruzione in aderenza al muro di cinta: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità di una costruzione in aderenza a un muro di cinta preesistente, anche se crea un dislivello artificiale. La Corte ha chiarito che se le norme locali prevedono la possibilità di costruire 'in aderenza', questa prevale sulla regola generale della distanza minima dal confine. Il muro di cinta, in questo caso, non perde la sua natura giuridica e non diventa un muro di fabbrica soggetto a distanze legali, poiché la costruzione è stata realizzata in appoggio a una struttura preesistente e non come un'unica nuova opera di contenimento.
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Distanze legali: Regolamenti locali e costruzioni
In una disputa su un terrapieno costruito sul confine, la Cassazione ha annullato la decisione di merito. Ha stabilito che i giudici devono applicare d'ufficio le norme dei regolamenti edilizi comunali sulle distanze legali, le quali prevalgono sulla facoltà generale di costruire in aderenza prevista dal Codice Civile. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata sulla corretta applicazione delle normative locali.
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Danno in re ipsa: la Cassazione chiarisce i limiti
In una controversia tra vicini per un muro di contenimento, la Corte di Cassazione ha chiarito la nozione di danno in re ipsa. L'ordinanza stabilisce che, in caso di violazione delle distanze legali, il risarcimento non è automatico. Il danneggiato deve allegare fatti specifici da cui desumere il pregiudizio, non essendo sufficiente la sola violazione. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva liquidato il danno equitativamente senza tale analisi, è stata cassata con rinvio.
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Distanze legali costruzioni: il terrapieno è opera?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un terrapieno artificiale, realizzato a copertura di un garage parzialmente interrato, deve essere considerato una costruzione ai fini del rispetto delle distanze legali tra proprietà. La sentenza chiarisce che qualsiasi opera non completamente interrata, dotata di solidità e stabilità, rientra nella nozione di costruzione. La Corte d'Appello aveva erroneamente limitato la sua analisi al solo muro di confine, ignorando la natura complessiva dell'intervento edilizio. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Distanze legali: muro di contenimento è costruzione
Una società edilizia costruisce un muro di contenimento sul confine, violando, secondo la vicina, le norme sulle distanze legali. La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito, qualificando il muro come 'costruzione' soggetta al rispetto delle distanze, in quanto sostiene un terrapieno artificiale e funge da parete per un garage. L'ordinanza chiarisce anche che il principio 'iura novit curia' permette al giudice di applicare la norma corretta senza che ciò costituisca una 'decisione a sorpresa', purché non si alterino i fatti di causa.
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