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Termine Dilatorio

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365 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detrazione IVA preparatoria: quando è ammessa?
Una società ha sostenuto costi per un impianto produttivo mai entrato in funzione, vedendosi negare la detrazione IVA preparatoria. La Cassazione ha respinto il ricorso, sottolineando che il contribuente non ha provato né la finalità imprenditoriale concreta né che il mancato avvio fosse dovuto a cause di forza maggiore. L'ordinanza chiarisce anche che un verbale di accesso può costituire chiusura delle operazioni ai fini del termine dilatorio di 60 giorni.
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Sottoscrizione ricorso tributario: cosa succede se manca?
La Corte di Cassazione chiarisce che la mancata sottoscrizione del ricorso tributario sulla copia notificata all'ente impositore non causa inammissibilità se l'originale depositato in tribunale è regolarmente firmato. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la decisione di merito che annullava un avviso di accertamento per violazione del termine dilatorio di 60 giorni, ribadendo che la sostanza prevale sulla forma a tutela del contribuente.
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Termine dilatorio: nullo l’atto emesso prima di 60gg
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a un avviso di accertamento per abuso del diritto. La Corte ha stabilito che il mancato rispetto del termine dilatorio di 60 giorni, previsto per consentire al contribuente di presentare le proprie osservazioni, rende nullo l'atto impositivo. È irrilevante che la notifica avvenga dopo la scadenza del termine: ciò che conta è la data di emissione (sottoscrizione) dell'atto. La violazione di questa garanzia procedimentale comporta l'invalidità insanabile dell'accertamento. Inoltre, la Corte ha accolto il ricorso del contribuente, affermando che la 'complessità della materia' non è una motivazione sufficiente per compensare le spese legali.
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Contraddittorio endoprocedimentale: quando è nullo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in materia di accertamenti fiscali su tributi armonizzati come l'IVA, l'omissione del contraddittorio endoprocedimentale non comporta l'automatica nullità dell'avviso. Il contribuente deve fornire la cosiddetta "prova di resistenza", dimostrando quali argomentazioni avrebbe potuto far valere. L'unica eccezione che prescinde da tale prova è la violazione del termine dilatorio di 60 giorni dalla consegna del verbale di constatazione, che in questo caso era stato rispettato. La Corte ha quindi accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, annullando la decisione di merito che aveva invalidato l'accertamento IVA per il solo vizio procedurale.
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Termine dilatorio: Cassazione conferma nullità dell’atto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando un principio fondamentale: l'avviso di accertamento emesso prima della scadenza del termine dilatorio di 60 giorni dalla consegna del processo verbale di constatazione è nullo. La Corte ha specificato che tale termine è una garanzia irrinunciabile per il contribuente e che la presentazione anticipata di osservazioni non autorizza l'amministrazione a procedere prima della scadenza, a meno che non sussistano comprovate ragioni d'urgenza.
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Avviso accertamento ante tempus: ok se c’è fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 457/2024, ha stabilito che un avviso di accertamento ante tempus, emesso prima della scadenza del termine di 60 giorni dal verbale di constatazione, è legittimo in caso di fallimento del contribuente. L'urgenza di insinuarsi nel passivo fallimentare prevale sul termine dilatorio, senza che ciò costituisca una violazione del principio di leale cooperazione.
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Ragioni d’urgenza: quando l’accertamento è valido
La Cassazione ha respinto il ricorso di una società di servizi funebri contro un accertamento fiscale. L'atto era stato emesso prima del termine dilatorio di 60 giorni per valide ragioni d'urgenza, identificate nel rischio che terzi (parenti dei defunti) potessero alterare le prove. La Corte ha confermato la legittimità dell'accertamento induttivo basato su elementi gravi, precisi e concordanti.
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Termine dilatorio 60 giorni: nullo l’avviso fiscale
La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di accertamento fiscale perché emesso prima della scadenza del termine dilatorio di 60 giorni previsto dallo Statuto del Contribuente. Il caso riguardava una società di costruzioni sottoposta a due accessi da parte dell'Agenzia delle Entrate. La Corte ha stabilito che la garanzia del contraddittorio, assicurata da questo periodo di attesa, è inderogabile e si applica a qualsiasi tipo di accesso, anche breve, finalizzato all'acquisizione di documenti. L'emissione dell'atto impositivo prima dello spirare dei 60 giorni dalla chiusura delle operazioni di verifica ne determina la nullità insanabile, a prescindere da quando l'atto viene notificato.
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Accertamento bancario: no al contraddittorio preventivo
Un contribuente impugnava un avviso di accertamento basato su indagini bancarie per maggiori redditi relativi a tre annualità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per l'accertamento bancario "a tavolino" non è necessario il contraddittorio preventivo né il rispetto del termine dilatorio di 60 giorni. Inoltre, ha confermato che la presunzione legale per cui i versamenti su conto corrente costituiscono ricavi non dichiarati si applica anche ai soggetti in regime di contabilità semplificata, i quali hanno l'onere di fornire la prova contraria.
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Accertamento a tavolino: no al termine di 60 giorni
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine dilatorio di 60 giorni, previsto dallo Statuto del Contribuente, non si applica in caso di accertamento a tavolino. Questa garanzia procedimentale è riservata solo ai controlli eseguiti tramite accessi, ispezioni e verifiche presso la sede del contribuente. L'ordinanza chiarisce che l'amministrazione finanziaria può emettere l'avviso di accertamento basato su dati d'ufficio senza attendere tale periodo, poiché manca l'elemento intrusivo che giustifica la tutela rafforzata del contraddittorio.
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Accertamento senza contraddittorio: quando è legittimo?
Un'impresa di pasticceria ha ricevuto un accertamento fiscale per mancata documentazione dei costi. L'Agenzia delle Entrate, anziché disconoscere tutti i costi, ha utilizzato gli studi di settore in modo favorevole al contribuente per quantificare una deduzione presuntiva. Il contribuente ha impugnato l'atto per mancato contraddittorio preventivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'accertamento senza contraddittorio è legittimo in questo caso, poiché gli studi di settore non sono stati usati per contestare un'incongruità, ma come strumento ausiliario a vantaggio del contribuente stesso, la cui inerzia probatoria aveva innescato il controllo.
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Termine dilatorio: Cassazione sul contraddittorio
Una società del settore gaming ha impugnato un avviso di accertamento per violazione del termine dilatorio e mancato rilascio del verbale di constatazione. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione per acquisire i fascicoli dei gradi di merito, ritenendo cruciale verificare il corretto svolgimento del contraddittorio prima di emettere una pronuncia definitiva. Il caso evidenzia l'importanza delle garanzie difensive del contribuente.
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Trattazione congiunta: rinvio per termini procedurali
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso in cui un imprenditore aveva presentato due ricorsi distinti, uno contro una sentenza parziale sulla responsabilità e l'altro contro la sentenza definitiva sulla quantificazione del danno. Su richiesta del ricorrente, la Corte ha disposto la trattazione congiunta dei due procedimenti per coerenza decisionale. Tuttavia, ha rilevato che tale unificazione non permetteva di rispettare un termine procedurale inderogabile di sessanta giorni. Di conseguenza, ha ordinato il rinvio della causa a una nuova udienza per garantire la corretta gestione di entrambi i ricorsi e il pieno rispetto dei diritti di tutte le parti.
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Trattazione congiunta ricorsi: il rinvio è d’obbligo
Un imprenditore ha impugnato una sentenza non definitiva. Nelle more del giudizio, è stata emessa la sentenza definitiva, anch'essa oggetto di ricorso. La Corte di Cassazione, richiesta di una trattazione congiunta dei ricorsi, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo. La decisione è stata motivata dalla necessità di rispettare il termine dilatorio inderogabile di 60 giorni per la preparazione delle difese, non garantito per il secondo ricorso, più recente, rendendo necessario fissare una nuova udienza per entrambi i procedimenti.
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Termine dilatorio: il verbale di accesso è decisivo
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale sul termine dilatorio di 60 giorni che l'Agenzia delle Entrate deve rispettare prima di emettere un atto impositivo a seguito di un'ispezione. Con l'ordinanza in esame, ha stabilito che tale periodo decorre dal rilascio del verbale di accesso, anche se di tipo 'istantaneo' e finalizzato solo all'acquisizione di documenti. Non è necessaria la redazione di un ulteriore e specifico verbale di chiusura della verifica. Nel caso specifico, essendo trascorsi quasi sei mesi tra l'accesso e l'emissione degli atti di recupero IVA, la Corte ha ritenuto rispettata la garanzia del contraddittorio, cassando la sentenza di merito che aveva annullato gli atti.
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Plusvalenza Cessione Quote: quando si paga il Fisco?
Un contribuente ha venduto le quote della sua società senza però incassare il corrispettivo, ritenendo di non dover pagare tasse sulla plusvalenza. La Corte di Cassazione ha stabilito che la plusvalenza da cessione quote si tassa nell'anno in cui viene firmato il contratto di vendita, in base al principio di competenza economica, e non quando il prezzo viene effettivamente pagato. La Corte ha inoltre precisato che la violazione del termine dilatorio di 60 giorni da parte del Fisco deve essere contestata nel primo grado di giudizio e non può essere sollevata per la prima volta in appello.
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Accertamento ante tempus: quando l’urgenza lo valida
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento ante tempus emesso dall'Amministrazione Finanziaria prima della scadenza del termine di 60 giorni. La decisione si basa sulla dimostrazione, da parte dell'Ufficio, di una 'particolare urgenza' legata all'entità dell'evasione e alla connessione con reati tributari, ritenendo tali elementi sufficienti a giustificare la deroga al contraddittorio preventivo per tutelare il credito erariale.
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Deducibilità TFM amministratori: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16354/2025, ha stabilito che i limiti quantitativi previsti per la deducibilità del TFR dei dipendenti non si applicano al Trattamento di Fine Mandato (TFM) degli amministratori. Ai fini della deducibilità TFM amministratori per competenza, è sufficiente che l'indennità sia prevista da un atto scritto con data certa, anteriore all'inizio del rapporto. La Corte ha inoltre chiarito che il termine dilatorio di 60 giorni prima dell'emissione dell'avviso di accertamento non si applica alle verifiche fiscali 'a tavolino'.
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Termine dilatorio DASPO: diritto di difesa violato
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un DASPO con obbligo di firma perché emessa dal Giudice prima della scadenza del termine dilatorio di 48 ore concesso all'interessato per presentare le proprie difese. Tale violazione procedurale, secondo la Corte, compromette irrimediabilmente il diritto di difesa e rende inefficace l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, pur lasciando intatto il divieto di accesso ai luoghi delle manifestazioni sportive.
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Termine dilatorio: Cassazione annulla condanna civile
Un tecnico, condannato al risarcimento danni per un presunto falso, ottiene l'annullamento della sentenza d'appello. La Cassazione ha accolto il ricorso per la violazione del termine dilatorio a comparire, non rispettato dalla Corte d'Appello. La causa viene rinviata al giudice civile per un nuovo esame, sottolineando l'importanza dei termini procedurali anche quando il reato è prescritto.
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