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Tentato Furto Pluriaggravato

93 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il reato di chi compie atti idonei diretti in modo non equivoco a sottrarre un bene altrui, con la presenza di più circostanze che rendono il fatto più grave, come l'uso della destrezza o l'aver agito su cose portate da un viaggiatore.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Inammissibilità ricorso penale: quando la difesa non basta
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro una condanna per tentato furto pluriaggravato. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Il primo motivo, relativo alla valutazione delle prove, è stato respinto per ragioni procedurali. Il secondo motivo, che invocava la particolare tenuità del fatto (Art. 131-bis c.p.), è stato ritenuto infondato poiché la pena massima per il reato superava i limiti di applicabilità. Il Lavoratore ha perso e dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Tentato Furto Pluriaggravato: Cassazione Conferma Pena, Ricorso Inammissibile
Un Lavoratore è stato condannato per tentato furto pluriaggravato. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando l'applicazione di una circostanza aggravante e la mancata riduzione della pena per il tentativo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che i giudici precedenti avevano correttamente valutato la gravità del reato e la personalità negativa del Lavoratore, giustificando la pena inflitta. La sentenza ribadisce che la motivazione sulla pena è adeguata anche se non si discosta molto dai minimi edittali, specialmente in casi di tentato furto pluriaggravato.
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Sospensione Condizionale Negata: La Discrezionalità del Giudice
Tre individui, condannati per tentato furto pluriaggravato, lesioni aggravate e resistenza a pubblico ufficiale, hanno presentato ricorso contro la sentenza d'Appello. Due Ricorrenti contestavano la determinazione della pena, mentre un terzo lamentava la mancata concessione della sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha stabilito che la valutazione della pena e la negazione della sospensione condizionale rientrano nella discrezionalità del giudice di merito, se adeguatamente motivate. I Ricorrenti devono pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Tentato Furto e Circostanze Attenuanti Generiche: Ricorso Inammissibile
Un Lavoratore è stato condannato per tentato furto pluriaggravato in abitazione. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il giudice di merito non deve fornire una motivazione dettagliata per negare le attenuanti, ma basta un riferimento agli elementi decisivi. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Furto Notturno con Allarme: La Minorata Difesa non è Automatica
Un Lavoratore ha tentato un furto notturno in un esercizio commerciale, ma non è riuscito a completarlo grazie all'attivazione di un sistema di allarme e all'intervento di guardie giurate. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna, includendo l'aggravante della minorata difesa notturna. La Cassazione, richiamando un principio nomofilattico sulla minorata difesa notturna, ha annullato la sentenza. Ha stabilito che la sola ora notturna non basta a configurare la minorata difesa se un sistema di allarme attivo neutralizza il vantaggio del ladro. Il caso tornerà alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Tentato furto pluriaggravato: la sanzione contestata non cambia
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentato furto pluriaggravato. La Corte d'Appello ha parzialmente riformato la pronuncia di primo grado, riducendo la sanzione originaria. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il trattamento sanzionatorio fosse eccessivo e privo di motivazione logica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici di legittimità hanno ricordato che la quantificazione della pena e la valutazione delle circostanze spettano al giudice di merito. La Suprema Corte non può rideterminare la pena se il calcolo espresso nella sentenza risulta privo di vizi logici ed esercitato secondo discrezionalità. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa e deve pagare le spese del processo, oltre alla somma di quattromila euro da versare alla Cassa delle Ammende.
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Tentato Furto Pluriaggravato: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Lavoratore condannato per tentato furto pluriaggravato. Il Lavoratore contestava la mancata prevalenza delle circostanze attenuanti sulle aggravanti e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione di queste circostanze rientra nella discrezionalità del giudice di merito, purché la motivazione sia logica e non arbitraria. Poiché la motivazione era ritenuta sufficiente, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna per tentato furto pluriaggravato e imponendo al Lavoratore il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Tentato Furto Pluriaggravato: Ricorso Generico, Condanna Definitiva
Un Imputato, inizialmente condannato per furto pluriaggravato, ha visto il suo reato riqualificato dalla Corte d'Appello come tentato furto pluriaggravato, con conseguente riduzione della pena. L'Imputato ha poi presentato ricorso in Cassazione, lamentando una mancata motivazione sulla sussistenza di cause di proscioglimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della sua genericità. L'Imputato deve quindi pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Tentato Furto Aggravato: Cassazione e le Circostanze Attenuanti Generiche
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Imputato condannato per tentato furto pluriaggravato. L'Imputato contestava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il giudice di merito non deve fornire una motivazione dettagliata per ogni singolo elemento, ma è sufficiente un riferimento congruo agli elementi decisivi. La decisione conferma l'orientamento consolidato della giurisprudenza, condannando l'Imputato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: il tentato furto aggravato e le attenuanti
Un Lavoratore, condannato per tentato furto pluriaggravato, ha presentato ricorso in Cassazione. Il ricorso contestava la motivazione della sua responsabilità e la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. Ha ritenuto le contestazioni sulla responsabilità mere doglianze di fatto e quelle sulle attenuanti generiche aspecifiche, non confrontate con la recidiva reiterata. Il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: Tentato furto, pena confermata e spese
Un Lavoratore è stato condannato per tentato furto pluriaggravato. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancata riduzione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che le critiche del Lavoratore fossero generiche e riguardassero l'entità della pena, non errori di diritto. Per questo motivo, il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma di 3000 euro alla cassa delle ammende.
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Ricorso Inammissibile: Negate le Circostanze Attenuanti Generiche
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro una sentenza che aveva rideterminato la sua pena per un tentato furto pluriaggravato. Il Lavoratore contestava la ricostruzione dei fatti e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i motivi fossero una mera ripetizione di quelli già esaminati e che la decisione sulle circostanze attenuanti generiche fosse stata correttamente motivata dal giudice precedente, in linea con la giurisprudenza. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma di 3000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: no a ricorsi copia
La Corte di Cassazione ha esaminato la vicenda giudiziaria di un imputato condannato per il reato di tentato furto pluriaggravato. L'uomo aveva proposto ricorso contro la decisione della Corte di Appello, lamentando un presunto travisamento delle prove da parte dei giudici di merito e chiedendo la cancellazione dell'aggravante contestata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici di legittimità hanno rilevato che le difese dell'imputato si limitavano a ripetere pedissequamente gli stessi argomenti già ampiamente respinti in appello, senza formulare una critica logica e specifica alla sentenza impugnata. La Cassazione non può riesaminare i fatti o rivalutare le prove raccolte nei gradi precedenti. Di conseguenza, la condanna a carico del ricorrente è divenuta definitiva, con l'obbligo di pagare le spese processuali e di versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Desistenza dal Furto: Condanna per Violazione di Domicilio Aggravata
Un individuo si è introdotto in un'abitazione forzando una finestra, ma ha desistito volontariamente dal furto. La Corte d'Appello ha riqualificato il fatto da tentato furto pluriaggravato a violazione di domicilio aggravata, condannando l'imputato a un anno di reclusione. La Cassazione ha confermato questa decisione, ritenendo che la condotta, sebbene non integrasse il furto tentato per desistenza, configurasse comunque la violazione di domicilio aggravata. Il ricorso dell'individuo è stato rigettato, confermando la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali.
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Furto o appropriazione indebita: il caso del dipendente infedele
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Lavoratore, dipendente di una ditta di trasporti, per tentato furto pluriaggravato. Il Lavoratore aveva tentato di impossessarsi del contenuto di alcuni plichi a lui affidati per il trasporto. La difesa sosteneva si trattasse di tentata appropriazione indebita. La Corte ha ribadito che la condotta di un dipendente che sottrae beni affidati per il trasporto, pur avendone la materiale disponibilità (nomine alieno), integra il reato di furto e non di appropriazione indebita, poiché il dipendente non ha un'autonoma disponibilità giuridica della cosa. La distinzione tra furto o appropriazione indebita è cruciale.
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Tentato furto pluriaggravato: ricorso inammissibile e sanzione
Due imputati hanno subito una condanna per tentato furto pluriaggravato in concorso. I due soggetti hanno tentato di sottrarre beni altrui con l'aggravante di specifiche circostanze concorrenti, ma l'azione non ha raggiunto l'obiettivo finale per cause esterne. La Corte di Appello ha ridotto l'entità della pena inflitta nel primo grado di giudizio. I condannati hanno quindi presentato ricorso in Cassazione. La difesa ha sostenuto l'assenza della volontà di rubare, ipotizzando il solo reato di danneggiamento, e ha contestato il calcolo della pena per la mancata corretta applicazione dello sconto per il tentativo e dell'aumento per la recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la piena validità della pena e condannando i ricorrenti a pagare le spese e una sanzione economica.
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Tentato Furto Pluriaggravato: No alla Particolare Tenuità del Fatto
Un individuo è stato condannato per tentato furto pluriaggravato. Ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo l'applicazione della "Particolare tenuità del fatto" (Art. 131-bis c.p.). La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che per il tentato furto pluriaggravato, i limiti di pena superano la soglia prevista per la particolare tenuità. Questo accade perché le circostanze aggravanti (Art. 625 c.p.) sono considerate ad effetto speciale e aumentano la pena oltre il limite consentito per l'applicazione della non punibilità.
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Ricorso Inammissibile: Tentato Furto, Fatti vs. Diritto in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un Lavoratore, condannato per tentato furto pluriaggravato. Il Lavoratore aveva impugnato una sentenza d'appello che lo aveva riconosciuto colpevole. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso non valido perché contestava i fatti della vicenda, anziché evidenziare errori di diritto o vizi procedurali. La sede di legittimità non permette una nuova valutazione delle prove. Di conseguenza, il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: la recidiva blocca la prescrizione
Due soggetti hanno subito una condanna per il delitto di tentato furto pluriaggravato in concorso. I condannati hanno proposto ricorso per cassazione sollevando diverse eccezioni, tra cui l'invalidità del riconoscimento fotografico da parte della vittima, l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione e la mancata concessione delle circostanze attenuanti. I giudici di legittimità hanno dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. La Corte ha chiarito che la presenza della recidiva specifica allunga i termini massimi di prescrizione, impedendo l'estinzione dell'illecito. Inoltre, le contestazioni sull'identificazione fotografica erano semplici ripetizioni dei motivi già respinti in appello. Infine, la rivalutazione delle attenuanti appartiene al merito e non può trovare spazio in sede di legittimità. I ricorrenti devono versare le spese di giudizio e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per genericità: condanna confermata
L'Imputato è stato condannato in sede di merito per il reato di tentato furto pluriaggravato. Contro la sentenza della Corte d'Appello ha proposto ricorso in Cassazione contestando la motivazione della condanna. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per genericità, evidenziando che l'atto non indicava elementi concreti di critica alla decisione impugnata, impedendo ai giudici l'esercizio del proprio controllo. L'Imputato è stato così condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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