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Tentato Furto Pluriaggravato

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93 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Tentato furto pluriaggravato: ricorso inutile costa tremila euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di tentato furto pluriaggravato. L'imputato contestava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e riteneva eccessiva la pena inflitta nei precedenti gradi di giudizio. I giudici di legittimità hanno stabilito che le contestazioni erano del tutto generiche e non si confrontavano con la motivazione, logica e coerente, fornita dalla Corte d'appello. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha inflitto al ricorrente il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: nessun perdono per chi ha precedenti
L'Imputato è stato condannato per un tentato furto pluriaggravato all'interno di un'abitazione, avendo forzato la porta d'ingresso con una tenaglia per rubare gioielli e monete d'oro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la pena di un anno e sei mesi di reclusione. I giudici hanno escluso la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto poiché la pena edittale massima, calcolata considerando le aggravanti speciali e la riduzione per il tentativo, supera i cinque anni. È stata inoltre negata l'attenuante del danno di speciale tenuità, dato il valore non irrisorio dei beni e il danneggiamento della porta, e le attenuanti generiche, a causa dei numerosi precedenti penali del soggetto. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: danno minimo ma condanna massima
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per concorso in tentato furto pluriaggravato di un catalizzatore automobilistico. L'imputato contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e della sospensione condizionale della pena. I giudici hanno chiarito che la speciale tenuità del danno non si valuta solo sul valore economico dell'oggetto, ma sulle complessive ripercussioni negative per la vittima, come l'impossibilità di usare il veicolo. Inoltre, la sospensione condizionale è stata legittimamente negata valutando la condotta, i carichi pendenti e la situazione personale del soggetto. Di conseguenza, la condanna è stata confermata con l'aggiunta delle spese processuali.
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Rinnovazione dell’istruttoria in appello: quando è negata
L'Imputato, condannato per tentato furto pluriaggravato, ha proposto ricorso per Cassazione contestando il rifiuto del giudice di secondo grado di riaprire il dibattimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la rinnovazione dell'istruttoria in appello è un istituto eccezionale. Il giudice d'appello può disporla, secondo il suo libero convincimento, solo se ritiene impossibile decidere allo stato degli atti. Di conseguenza, il ricorso generico che si limita a ripetere censure già esaminate è stato rigettato, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto pluriaggravato: ricorso generico e condanna confermata
Quattro soggetti sono stati condannati per il reato di tentato furto pluriaggravato in concorso. La pena era stata fissata a cinque mesi di reclusione e duecento euro di multa, una misura vicina al minimo edittale grazie alle attenuanti generiche e al rito abbreviato. I condannati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione del giudice sulla gravità del dolo e sulla spregiudicatezza dell'azione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi poiché i motivi erano del tutto generici e non contrastavano adeguatamente la motivazione della sentenza impugnata. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: condanna confermata e multa in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per tentato furto pluriaggravato. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata nei precedenti gradi di giudizio, lamentando vizi di motivazione. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi di ricorso non possono limitarsi a riprodurre le difese già respinte, né possono richiedere una nuova valutazione delle prove, attività preclusa nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Attenuanti generiche: il ricorso generico che blinda la condanna
L'Imputato, condannato per tentato furto pluriaggravato, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il diniego delle attenuanti generiche e la severità della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione non criticava in modo specifico le motivazioni della sentenza precedente. Inoltre, per negare le attenuanti generiche, il giudice non deve analizzare ogni singolo dettaglio, ma basta che indichi gli elementi principali che giustificano la decisione. Di conseguenza, l'imputato ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto pluriaggravato: ricorso respinto e multa
L'Imputato è stato condannato per tentato furto pluriaggravato a quattro mesi di reclusione e 120 euro di multa. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'errata applicazione dell'aggravante della violenza sulle cose, il mancato riconoscimento delle attenuanti e l'esclusione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi erano una mera riproduzione di quelli d'appello e privi di specificità. Inoltre, il beneficio della non menzione è stato negato per la presenza di precedenti condanne. Infine, l'applicazione della particolare tenuità del fatto è stata esclusa poiché la pena massima per il tentato furto pluriaggravato supera i limiti edittali previsti dalla legge. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Tentato furto pluriaggravato: ricorso generico costa caro
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentato furto pluriaggravato. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, rideterminando la pena a un anno di reclusione e duecento euro di multa. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione dell'obbligo di immediata declaratoria di non punibilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che il motivo di ricorso era estremamente generico e si limitava a riproporre le stesse contestazioni già esaminate e correttamente respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato l'Imputato con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: la Cassazione nega la tenuità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per tentato furto pluriaggravato commesso in concorso. Il ricorrente contestava la propria partecipazione al reato e la mancata concessione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano una semplice ripetizione delle tesi difensive già analizzate e correttamente respinte dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: forzare il portone è già reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per tentato furto pluriaggravato. L'uomo era stato sorpreso dopo aver forzato il portone di un condominio insieme a dei complici, poi fuggiti. Nella sua auto le forze dell'ordine hanno rinvenuto diversi arnesi atti allo scasso. La difesa sosteneva che si trattasse di semplici atti preparatori non punibili. I giudici hanno invece stabilito che la forzatura del portone, unita al possesso degli attrezzi e alla fuga dei complici, dimostra in modo inequivocabile l'inizio dell'azione criminosa. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: no a sconti di pena automatici
Un uomo è stato condannato per tentato furto pluriaggravato dopo aver praticato un foro nella parete di una tabaccheria di notte, venendo arrestato in flagranza con quattro pacchetti di sigarette. Il Tribunale gli aveva concesso le attenuanti generiche per la confessione e l'attenuante del danno di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore della Repubblica, annullando la sentenza limitatamente alle attenuanti. I giudici hanno chiarito che la confessione di chi è colto sul fatto non giustifica le attenuanti generiche e che, per valutare la tenuità del danno, occorre considerare anche i danni strutturali causati al locale e non solo il valore della refurtiva. La causa torna al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Tentato furto pluriaggravato: ricorso inutile costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di tentato furto pluriaggravato. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata nei precedenti gradi di giudizio, criticando l'attendibilità dei testimoni e della vittima. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può riesaminare le prove o rivalutare i fatti già accertati, ma deve solo verificare la correttezza giuridica della decisione. Poiché il ricorso proponeva contestazioni di merito e generiche, l'uomo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: ricorso vago e multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un cittadino precedentemente condannato dalla Corte di Appello di Palermo per tentato furto pluriaggravato e simulazione di reato. L'imputato aveva contestato la decisione di secondo grado lamentando una generica violazione di legge e vizi di motivazione. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato che l'atto di impugnazione era privo della necessaria specificità dei motivi richiesta dal codice di procedura penale. Il ricorrente non ha infatti indicato in modo preciso gli elementi di fatto e di diritto a sostegno delle proprie lagnanze, rendendo impossibile il sindacato della Corte. Di conseguenza, oltre al rigetto del ricorso, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di quattromila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: ricorso respinto per gravi errori
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentato furto pluriaggravato di un'autovettura in sosta, dopo essere stato arrestato in flagranza e aver confessato il fatto. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sollevando diversi motivi, tra cui l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e, in parte, basati su un caso completamente diverso per date e persone coinvolte. Inoltre, la richiesta di particolare tenuità non può essere presentata per la prima volta in Cassazione. L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto pluriaggravato: l’allaccio abusivo costa caro
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentato furto pluriaggravato di energia elettrica, commesso mediante l'allacciamento abusivo ai cavi esterni della rete elettrica. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove e la sussistenza delle aggravanti della violenza sulle cose e dell'esposizione alla pubblica fede. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'allacciamento abusivo ai cavi esterni integra l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, poiché la rete elettrica è priva di custodia diretta. Inoltre, l'energia fisica usata per manomettere i cavi configura l'aggravante della violenza sulle cose, in quanto altera la funzionalità del bene richiedendo un ripristino. L'Imputato perde definitivamente la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto pluriaggravato: ricorso ripetitivo costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da una cittadina contro la sentenza della Corte d'Appello di Palermo. I giudici di secondo grado avevano confermato la condanna per il reato di tentato furto pluriaggravato. La Suprema Corte ha rilevato che l'unico motivo di ricorso era del tutto generico. La ricorrente si è limitata a riproporre le medesime contestazioni già sollevate e ampiamente respinte in appello, senza confrontarsi con le motivazioni fornite dai giudici di secondo grado. Di conseguenza, oltre all'inammissibilità del ricorso, la ricorrente ha subito la condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: la Cassazione nega sconti di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti condannati per il reato di tentato furto pluriaggravato. I ricorrenti contestavano la sussistenza della recidiva reiterata specifica e la determinazione della pena da parte del giudice d'appello. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione sulla pericolosità sociale del reo e la graduazione della pena rientrano nella discrezionalità del giudice di merito, purché motivate in modo logico e non arbitrario. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: la recidiva nega lo sconto di pena
Due soggetti sono stati condannati per il reato di tentato furto pluriaggravato in concorso. I condannati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando esclusivamente l'applicazione della recidiva, ritenendo ingiusto l'aumento di pena. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati erano una semplice ripetizione di quanto già discusso e respinto in appello. Inoltre, la Corte d'appello aveva correttamente motivato la decisione, evidenziando il legame tra i reati passati e quello attuale, a dimostrazione della maggiore pericolosità sociale dei soggetti. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: la fedina penale nega il perdono
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di tentato furto pluriaggravato a carico di un cittadino. L'imputato aveva contestato la sussistenza di atti idonei e univoci a commettere il furto e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che gli atti preparatori, se inseriti in un contesto che rivela chiaramente l'intenzione criminosa, integrano il tentativo. Inoltre, l'applicazione della causa di non punibilità è stata esclusa a causa dell'abitualità della condotta, desunta dai precedenti penali del soggetto. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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