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Tentato Furto Pluriaggravato

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93 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Tentato furto pluriaggravato: ricorso respinto per i tre accusati
Tre soggetti sono stati condannati nei primi due gradi di giudizio per il reato di tentato furto pluriaggravato. Gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione invocando l'applicazione del reato impossibile, adducendo la presunta inidoneità degli strumenti impiegati per la condotta illecita. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici hanno chiarito che le difese hanno semplicemente ripetuto argomentazioni già analizzate e respinte in appello. La Corte territoriale aveva infatti accertato l'idoneità astratta dei mezzi impiegati, in assenza di prove sulla loro inefficacia. I ricorrenti sono stati quindi condannati al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: la Cassazione conferma la condanna
L'Imputato è stato condannato per i reati di evasione e tentato furto pluriaggravato. Contro la sentenza di secondo grado, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo della recidiva e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la valutazione sulla pericolosità sociale dell'Imputato e il diniego delle attenuanti erano sorretti da una motivazione logica, coerente e non smentita dagli atti. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: la Cassazione conferma la condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentato furto pluriaggravato a seguito di un'operazione delle forze dell'ordine che lo avevano identificato sul luogo del delitto. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un difetto di motivazione sulla reale partecipazione dell'assistito al fatto. Tuttavia, l'atto difensivo si è limitato a ripetere le argomentazioni già respinte nel giudizio d'appello, senza fornire una spiegazione alternativa per giustificare la presenza dell'uomo sul posto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, rendendo definitiva la condanna originaria. L'Imputato deve pagare le spese del processo penale e versare la somma di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Circostanze attenuanti generiche: il tentato furto va punito
Due persone hanno subito la condanna per tentato furto pluriaggravato, reato riqualificato rispetto alla contestazione originaria di rapina. Le imputate hanno proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'assenza di elementi negativi non è sufficiente per ottenere lo sconto di pena. Servono infatti specifici elementi positivi a favore dell'imputato che giustifichino la mitigazione della sanzione. Di conseguenza, le due persone devono pagare le spese processuali e una somma pari a tremila euro ciascuna alla Cassa delle ammende.
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Tombini sui bancali e tentato furto pluriaggravato
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentato furto pluriaggravato dopo il rinvenimento di tombini in ghisa accatastati su bancali e pronti per l'asportazione. L'Indagato ha impugnato la sentenza contestando l'insufficienza probatoria, l'applicazione della recidiva e il giudizio di bilanciamento tra circostanze attenuanti e aggravanti. I Giudici di legittimità hanno respinto l'impugnazione ritenendo le censure generiche e precluse. La questione sulla recidiva risultava omessa nei precedenti motivi di appello, mentre la valutazione delle circostanze attiene al merito ed è congruamente motivata. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna penale e disponendo il pagamento delle spese processuali oltre a una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione e condanna confermata
L'Imputato è stato condannato nei precedenti gradi di giudizio per tentato furto pluriaggravato e possesso ingiustificato di arnesi da scasso. Il soggetto ha proposto ricorso dinanzi alla Suprema Corte contestando genericamente la motivazione della sentenza d'appello, senza tuttavia formulare critiche puntuali. I giudici hanno stabilito l'inammissibilità del ricorso per cassazione per difetto di specificità dei motivi, confermando in via definitiva la responsabilità penale e condannando il ricorrente alle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Tentato furto e motivi vaghi: ricorso per cassazione inammissibile
Un imputato, condannato nei precedenti gradi di giudizio per tentato furto pluriaggravato, ha impugnato la sentenza d'appello davanti alla Suprema Corte lamentando un vizio di motivazione in merito alla mancata applicazione di cause di non punibilità e al calcolo della pena. I giudici di legittimità hanno giudicato il ricorso per cassazione inammissibile a causa della genericità delle censure, prive di elementi di fatto e di diritto a sostegno. La Corte ha confermato la condanna, disponendo il pagamento delle spese e il versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: stop della Cassazione al ricorso
Un uomo ha subito una condanna per il delitto di tentato furto pluriaggravato. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione per contestare la propria responsabilità e l'applicazione di una specifica aggravante. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. Il ricorrente ha infatti richiesto una nuova lettura delle prove, attività vietata davanti ai giudici di legittimità. Inoltre, la difesa ha sollevato la questione sull'aggravante per la prima volta solo nell'ultimo grado di giudizio. La Suprema Corte ha confermato la condanna definitiva dell'imputato, imponendogli il pagamento delle spese del processo e una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: ricorso inammissibile e prescrizione
L'Imputato ha subito una condanna per il reato di tentato furto pluriaggravato in concorso, confermata in sede di appello. Il soggetto ha proposto ricorso per cassazione lamentando la presunta errata valutazione del riconoscimento visivo effettuato da un testimone. Inoltre, ha richiesto l'estinzione del reato per prescrizione, sostenendo il decorso dei termini dopo il secondo grado di giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che le censure sul valore probatorio del testimone rappresentano questioni di fatto estranee al giudizio di legittimità. Di conseguenza, l'inammissibilità dell'impugnazione preclude la formazione di un valido rapporto processuale e impedisce l'applicazione della prescrizione maturata successivamente.
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Danno di speciale tenuità: furto minimo ma danni gravi
L'Imputato ha tentato di rubare il denaro presente all'interno di una macchinetta per fototessere sulla pubblica via, forzandone la struttura con un blocco di pietra. I giudici di merito lo hanno condannato per tentato furto pluriaggravato. L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e la mancata prevalenza delle attenuanti generiche rispetto alle aggravanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il giudice di legittimità ha chiarito che l'attenuante del danno di speciale tenuità impone di considerare non soltanto il modesto valore della somma di denaro custodita nel distributore, ma anche i danni materiali arrecati alla struttura mediante l'uso violento della pietra. L'Imputato deve pagare le spese processuali e la sanzione pecuniaria.
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Tentato furto pluriaggravato: ricorso respinto e sanzione
Due imputati sono stati condannati per tentato furto pluriaggravato in concorso. Hanno presentato ricorso lamentando violazioni di legge e vizi di motivazione relativi all'accertamento della loro responsabilità e alla determinazione della pena. I giudici di legittimità hanno dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili per la loro genericità e per la totale assenza di una critica puntuale contro le argomentazioni della Corte d'Appello. La decisione ha confermato in via definitiva la condanna penale e ha imposto a entrambi i ricorrenti il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a testa a favore della Cassa delle ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: la Cassazione respinge il ricorso
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per il delitto di tentato furto pluriaggravato in concorso. La difesa contestava l'utilizzo delle dichiarazioni rese dagli agenti di polizia intervenuti sul posto e lamentava un presunto vizio di motivazione della sentenza di secondo grado. I giudici di legittimità hanno respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile. L'imputato non ha dimostrato l'impatto della presunta prova illegittima tramite la prova di resistenza. Il quadro probatorio complessivo ha garantito la piena tenuta della condanna. La Suprema Corte ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e un versamento pecuniario alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: confermata la condanna
Due imputati hanno proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che confermava la loro condanna per tentato furto pluriaggravato. Il primo ricorrente contestava il mancato riconoscimento del vincolo della continuazione tra i reati. Il secondo ricorrente censurava la severità della pena inflitta dai giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che la continuazione era già stata analizzata e respinta con argomenti corretti nel giudizio precedente. Inoltre, la quantificazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito se motivata sulle modalità del fatto e sui precedenti penali. I due condannati dovranno pagare le spese processuali e versare tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: stop ai ricorsi in Cassazione
La vicenda riguarda due imputati condannati nei gradi di merito per reati patrimoniali. Il primo soggetto rispondeva dei reati di tentato furto pluriaggravato e violazione di domicilio, mentre il secondo risultava condannato per ricettazione. Entrambi hanno proposto ricorso per cassazione lamentando vizi di motivazione, contestando la mancata concessione delle attenuanti generiche e invocando la desistenza volontaria. I giudici di legittimità hanno respinto le difese perché i motivi sollevavano mere questioni di fatto già ampiamente esaminate e motivate nei gradi precedenti. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili, confermando le condanne e disponendo il pagamento delle spese processuali insieme a una sanzione di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto pluriaggravato e ricorso: condanna definitiva
La vicenda riguarda un imputato condannato per il reato di tentato furto pluriaggravato. I giudici di secondo grado avevano riconosciuto l'attenuante del danno di speciale lievità, riducendo la pena iniziale ma confermando la responsabilità penale e l'aggravante dell'esposizione dei beni alla pubblica fede. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione, contestando l'applicazione di tale aggravante e chiedendo l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'atto difensivo mirava a ottenere una nuova valutazione delle prove, operazione vietata ai giudici di legittimità. A seguito della decisione, l'imputato deve pagare le spese del procedimento e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende, vedendo confermata la propria condanna.
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Tentato furto pluriaggravato: recidiva e niente tenuità
L'Imputato, accusato di tentato furto pluriaggravato con recidiva specifica reiterata, ha richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto prevista dall'art. 131-bis c.p. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'autore del reato. I giudici hanno chiarito che il computo della pena edittale, gravata da molteplici aggravanti e dalla recidiva, supera la soglia massima consentita dalla legge per accedere al beneficio. La presenza di precedenti penali specifici e il divieto di prevalenza delle attenuanti escludono categoricamente la tenuità del reato. L'Imputato perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese legali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: condanna definitiva e sanzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di tentato furto pluriaggravato in concorso. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi di ricorso erano generici e miravano esclusivamente a ottenere una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. I giudici di merito avevano infatti ampiamente motivato sia la partecipazione attiva dell'uomo al reato sia l'impossibilità di considerare l'azione come di particolare tenuità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: il danno morale nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per tentato furto pluriaggravato. L'imputato lamentava la mancata concessione delle circostanze attenuanti per il danno di lieve entità. I giudici hanno chiarito che, nel valutare la gravità del danno, non si deve considerare solo la perdita economica materiale. Nel caso di violazione di domicilio, infatti, occorre valutare anche il grave pregiudizio morale subito dalla vittima, la cui serenità domestica è stata violata. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto pluriaggravato: ricorso inammissibile e sanzione
L'Imputato è stato condannato in appello per il reato di tentato furto pluriaggravato. Successivamente ha proposto ricorso di legittimità contestando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e l'eccessiva entità della sanzione inflitta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che le contestazioni erano del tutto generiche: la difesa non ha indicato quali fatti specifici fossero stati ignorati e si è limitata a riproporre argomenti già esaminati e respinte nei gradi di merito. Inoltre, la pena applicata risultava già vicina al minimo edittale. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato e recidiva: condanna confermata per furto
L'Imputato, condannato per tentato furto pluriaggravato commesso nel marzo 2009, ha ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta Prescrizione del reato prima della sentenza di secondo grado. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi della difesa, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la recidiva infraquinquennale opera come circostanza ad effetto speciale. Questo elemento aumenta la pena massima edittale e allunga il tempo necessario affinché si compia la prescrizione del reato fino a tredici anni e quattro mesi. Poiché tale termine non era decorso al momento della pronuncia di appello, la condanna resta confermata. L'Imputato deve inoltre versare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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