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Tentativo Incompiuto

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Si verifica quando l'autore del reato non ha ancora compiuto tutti gli atti necessari per la realizzazione dell'evento dannoso. È la fase in cui è ancora possibile la desistenza volontaria.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Fuga dopo la rapina non è desistenza volontaria: condanna certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina aggravata a carico di due persone. Uno dei condannati sosteneva di aver diritto al riconoscimento della desistenza volontaria perché era fuggito dopo il colpo. I giudici hanno respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: la fuga dopo un reato già completato non è desistenza, ma un semplice tentativo di assicurarsi l'impunità. La desistenza volontaria è possibile solo durante un tentativo non ancora portato a termine. Di conseguenza, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili e la condanna è diventata definitiva.
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Fuga per scarso bottino: non è desistenza volontaria, è reato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due complici condannati per tentato furto in abitazione. Uno di loro si era finto un funzionario di banca per controllare una banconota, ma si era allontanato dopo aver scoperto che la vittima possedeva solo cinquanta euro. Gli imputati sostenevano si trattasse di desistenza volontaria, che esclude la punibilità. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo che l'azione era già un 'tentativo compiuto'. L'abbandono del piano non è stato una scelta libera, ma una reazione alla reattività della vittima e alla modestia del bottino. Di conseguenza, la desistenza volontaria non è applicabile e la condanna per tentato furto è stata confermata.
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Desistenza volontaria: quando l’abbandono è reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto in abitazione. La Corte chiarisce la differenza tra tentativo compiuto e desistenza volontaria, sottolineando che l'abbandono dell'azione criminosa a causa dell'intervento di terzi non esclude la punibilità del tentativo, in quanto la scelta non è libera ma necessitata da fattori esterni.
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Desistenza volontaria: quando è esclusa nel reato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato per tentata estorsione. La Corte chiarisce che la desistenza volontaria non è configurabile quando la mancata consumazione del reato è dovuta alla condotta oppositiva della vittima e non a una libera scelta dell'agente. La sanzione è stata confermata nonostante l'esclusione della recidiva, ritenendo corretto il bilanciamento tra attenuanti e aggravanti.
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Tentato omicidio: quando si configura l’intenzione?
Un uomo è stato condannato per tentato omicidio per aver sparato a un'altra persona. Nonostante sostenesse di voler solo ferire, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna. Il fattore chiave è stato lo sparo verso una zona potenzialmente letale (vicino all'arteria femorale) e le minacce di morte proferite, elementi che dimostrano l'intenzione di uccidere e rendono irrilevante la mancata esplosione di ulteriori colpi ai fini della configurazione del tentato omicidio.
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Tentativo di furto: quando è desistenza volontaria?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto. La sentenza chiarisce due punti cruciali: la querela è valida anche se sporta dal responsabile della sicurezza, in quanto detentore qualificato del bene, e non si ha desistenza volontaria se l'abbandono della refurtiva avviene solo per l'intervento di terzi che rende probabile la cattura. Il caso analizza un tentativo di furto di un televisore in un ipermercato.
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Dolo alternativo nel tentato omicidio: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato omicidio. La sentenza analizza il concetto di dolo alternativo, chiarendo la sua compatibilità con il delitto tentato. Viene esclusa la desistenza volontaria, poiché l'azione lesiva era già stata completata, e l'attenuante della provocazione, a causa della manifesta sproporzione tra il fatto ingiusto (uno spintone) e la reazione violenta (una coltellata).
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Desistenza volontaria: quando l’azione è volontaria?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto in abitazione. L'imputato sosteneva di aver volontariamente desistito dall'azione, ma la Corte ha stabilito che la mancata sottrazione di beni era dovuta all'impossibilità di trovare oggetti di valore (tentativo infruttuoso) e non a una libera scelta. L'analisi si è concentrata sulla distinzione tra una genuina desistenza volontaria e l'abbandono del proposito criminale per cause esterne, confermando la condanna.
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Desistenza volontaria: quando è esclusa nel furto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto e tentato furto. La Corte ha stabilito che l'abbandono dell'azione criminosa, dovuto alla scoperta da parte di un testimone, non integra la desistenza volontaria. Inoltre, ha confermato che l'appropriazione di un bene strumentale a un altro reato costituisce un fatto distinto e non un unico crimine.
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Tentativo di furto: quando è inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per un tentativo di furto, chiarendo i concetti di idoneità dell'azione e desistenza volontaria. Nel caso specifico, un uomo ha tentato di scassinare la cassa di un distributore automatico, ma è stato interrotto dall'arrivo delle forze dell'ordine. La Corte ha stabilito che i mezzi usati erano idonei a commettere il reato e che l'interruzione forzata esclude la possibilità di una desistenza volontaria, confermando la condanna.
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Desistenza volontaria: quando è tardi per tirarsi indietro
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17246/2025, ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per tentato furto aggravato. L'imputato sosteneva di aver desistito volontariamente dall'azione, ma la Corte ha chiarito che la desistenza volontaria è configurabile solo nella fase del tentativo incompiuto. Essendosi già introdotto nel box e avendo forzato la saracinesca, l'azione criminosa aveva superato la fase degli atti preparatori, integrando un tentativo compiuto. Di conseguenza, il successivo abbandono dell'intento non è sufficiente a escludere la punibilità.
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Ricorso in Cassazione: i limiti sulla prova
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso una condanna per estorsione. Si chiarisce che il ricorso in Cassazione non può riesaminare le prove, come l'identificazione vocale. Inoltre, si ribadisce che la "desistenza volontaria" non si applica quando l'azione criminale è già idonea a produrre l'evento, configurandosi al massimo un recesso attivo.
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