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Tentata Rapina Aggravata

50 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Reato commesso da chi compie atti idonei e diretti a impossessarsi di beni altrui con violenza o minaccia in presenza di circostanze aggravanti, senza riuscire a portare a compimento il furto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Tentata Rapina Aggravata: il complice non deve agire per l’aggravante
Un Lavoratore è stato condannato per tentata rapina aggravata in concorso. Aveva cercato di rubare 250 euro e occhiali con violenza, ma la vittima ha reagito. Il Lavoratore ha fatto ricorso, sostenendo che l'aggravante della "rapina aggravata" per la presenza di più persone non sussisteva. Il suo coimputato, infatti, non era presente durante la colluttazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che l'aggravante si applica se più persone sono presenti contemporaneamente sul luogo del reato, anche se non tutte partecipano attivamente alla fase violenta. Il Lavoratore ha perso e dovrà pagare le spese processuali e una multa.
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Tentata rapina aggravata: Cassazione conferma condanne e spese
Due individui sono stati condannati per tentata rapina aggravata e lesioni. Hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione delle prove, il mancato riconoscimento di attenuanti e la negazione della non menzione della condanna. La Corte di Cassazione ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. Ha confermato che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito e che la non menzione è discrezionale. Le condanne per tentata rapina aggravata e lesioni sono state quindi confermate, con l'obbligo di pagare le spese processuali.
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Tentata rapina aggravata: armi dei correi e ricorso respinto
L'Imputato propone ricorso contro la condanna per tentata rapina aggravata commessa in concorso con altri soggetti. La difesa lamenta l'errata applicazione della legge sul reato impossibile, l'ingiusta attribuzione dell'aggravante delle armi e il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici rilevano che l'azione stava per essere portata a compimento e che la presenza di armi si estende a tutti i partecipanti, data la loro consapevole collaborazione. Inoltre, i motivi di ricorso sono generici perché non contestano direttamente la sentenza d'appello. La Cassazione conferma la condanna dell'Imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentata rapina aggravata: le prove chiudono il ricorso
La Corte d'Appello ha confermato la condanna di un individuo per il delitto di tentata rapina aggravata. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione, contestando l'attendibilità della persona offesa e l'efficacia probatoria degli elementi raccolti durante le indagini. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Corte di Cassazione non può riesaminare le prove o compiere valutazioni di merito. Il controllo di legittimità verifica soltanto la logica e la coerenza della sentenza impugnata. La Corte d'Appello ha motivato la decisione in modo esaustivo, valorizzando le dichiarazioni della vittima e i tabulati telefonici che tracciavano gli spostamenti dell'autore. Il ricorrente deve versare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentata Rapina Aggravata: Piano Interrotto, Condanna Confermata
Due uomini sono stati condannati per tentata rapina aggravata ad un supermercato. Erano stati sorpresi dai carabinieri mentre indossavano guanti e passamontagna, con uno di loro in possesso di un taglierino, prima di entrare nell'esercizio commerciale. I difensori hanno sostenuto l'insussistenza del tentativo, la desistenza volontaria e l'assenza delle aggravanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha confermato che gli atti erano idonei e univoci alla rapina, e che l'interruzione non fu volontaria ma dovuta all'intervento delle forze dell'ordine. Ha inoltre ribadito la validità delle aggravanti contestate, inclusa la tentata rapina aggravata dall'uso dell'arma e dal travisamento.
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Tentata rapina aggravata: confermata la condanna in Cassazione
Tre persone hanno subito una condanna per il reato di tentata rapina aggravata in concorso. I giudici di merito hanno accertato la loro piena responsabilità penale e hanno negato le circostanze attenuanti generiche sulla base di un solido quadro probatorio. Le imputate hanno presentato ricorso per cassazione, contestando la valutazione delle prove e il diniego dello sconto di pena. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi totalmente inammissibili. Le ricorrenti hanno riproposto le medesime doglianze fattuali già respinte in secondo grado senza confrontarsi con la logica della sentenza impugnata. La Corte di Cassazione non può riesaminare il merito dei fatti. La pronuncia ha confermato in via definitiva le condanne penali, imponendo a ciascuna imputata le spese legali e tremila euro verso la Cassa delle ammende.
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Tentata rapina aggravata: ricorsi inammissibili, condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due individui, confermando la loro condanna per **tentata rapina aggravata** e, per uno di loro, anche per furto. I giudici di merito avevano già riconosciuto la colpevolezza e la Corte d'Appello aveva confermato tale decisione. La Suprema Corte ha ritenuto che le contestazioni difensive, inclusa quella sulla recidiva qualificata e il diniego delle attenuanti generiche, fossero già state esaminate e adeguatamente motivate nei precedenti gradi di giudizio, senza presentare nuove argomentazioni valide. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tentata rapina aggravata: no agli sconti di pena per i recidivi
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per tentata rapina aggravata, contestando la conferma della recidiva e la misura della pena inflitta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva è corretta quando la condotta evidenzia una particolare aggressività e coazione, dimostrando l'accresciuta pericolosità del soggetto. Riguardo alla misura della pena, quantificata in un anno e otto mesi di reclusione oltre a ottocento euro di multa, la decisione spettava alla discrezionalità del giudice di merito, il quale ha adeguatamente valutato la gravità dei fatti e i numerosi precedenti penali. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Tentata rapina aggravata: no sconto di pena in Cassazione
L'Imputato è stato condannato alla pena di tre anni e dieci mesi di reclusione, oltre al pagamento di mille euro di multa, per il reato di tentata rapina aggravata. Contro la decisione della Corte d'Appello, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e contestando la misura della pena inflitta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. I giudici hanno confermato il diniego dei benefici a causa dell'estrema gravità del fatto e dell'indole dell'imputato, propenso al crimine. La Cassazione ha ribadito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia all’Appello: L’Inammissibilità del Ricorso Penale
Un imputato è stato condannato per tentata rapina aggravata. Ha presentato un ricorso alla Corte di Cassazione per contestare la sentenza. Tuttavia, l'imputato ha successivamente rinunciato al proprio ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'Inammissibilità del ricorso penale. Questa decisione ha comportato la condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro a favore della cassa delle ammende. La rinuncia ha precluso ogni esame nel merito della questione.
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Violenza per la fuga: la Cassazione conferma la Tentata Rapina Aggravata
La Suprema Corte ha confermato la condanna di un imputato per **tentata rapina aggravata**, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. L'uomo, dopo un tentato furto in un minimarket e una fuga rocambolesca, aveva tentato di impossessarsi di un'auto strattonando la conducente. La difesa chiedeva la derubricazione a tentato furto e il riconoscimento di attenuanti per collaborazione e risarcimento. La Corte ha ribadito che la violenza, anche una semplice spinta per sopraffare la vittima, configura la **tentata rapina aggravata**. Ha inoltre respinto le attenuanti per la genericità delle informazioni sui complici e l'esiguità del risarcimento offerto.
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Ricorso per cassazione tardivo: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione proposta da un imputato condannato in appello per tentata rapina aggravata. Il difensore ha depositato l'atto oltre la scadenza di trenta giorni prevista dalla legge per il deposito delle motivazioni della sentenza. La Suprema Corte ha qualificato l'atto come ricorso per cassazione tardivo. A causa di questo ritardo procedurale, la condanna penale è diventata definitiva. I giudici hanno inoltre condannato l'imputato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità ricorso penale: Rapina o furto? La Cassazione decide
Una persona è stata condannata per tentata rapina aggravata. Ha presentato ricorso, sostenendo che il fatto fosse un furto con strappo e che la sua responsabilità fosse basata su dichiarazioni inutilizzabili. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. Ha ritenuto che i motivi fossero generici e ripetitivi, riproponendo questioni già esaminate e respinte in appello senza nuove argomentazioni legali specifiche. La condanna è stata confermata, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle Ammende.
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Tentata rapina aggravata: niente bottino ma la condanna resta
Due uomini hanno aggredito una persona a mani nude con l'intento di derubarla, senza tuttavia riuscire a portare via alcun bene. Entrambi gli imputati sono stati condannati nei primi due gradi di giudizio per il reato di tentata rapina aggravata dalla presenza di più persone riunite. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione richiedendo la derubricazione del fatto in una semplice aggressione e sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, ricordando che il giudizio di legittimità non consente una rilettura dei fatti e che la prescrizione non è maturata a causa dell'aggravante contestata. Gli imputati perdono la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro ciascuno.
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Tentata rapina aggravata per il codice bancomat: no a reato nullo
Un aggressore ha aggredito un anziano di oltre sessantacinque anni tentando di sottrargli un foglietto con il codice bancomat custodito nelle tasche. L'autore ha proposto ricorso sostenendo la sussistenza di un reato impossibile, poiché riteneva inidonea la propria azione e privo di valore economico il semplice foglio di carta. La Corte di Cassazione ha respinto la tesi difensiva confermando la condanna per il reato di tentata rapina aggravata. I giudici hanno chiarito che il codice di sicurezza costituisce un bene dotato di valore patrimoniale e che la recidiva reiterata dell'imputato impedisce alle attenuanti generiche di prevalere sulle aggravanti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Tentata rapina aggravata: spara al casello ma fugge
Un uomo con il volto coperto da una maschera si è presentato al casello autostradale armato di fucile a canne mozze per sottrarre l'incasso. Dopo aver puntato l'arma ed esploso un colpo verso il gabbiotto, il soggetto è fuggito in auto sfondando la sbarra per evitare la polizia. La difesa ha sostenuto l'interruzione spontanea del reato, ma la Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata rapina aggravata. I giudici hanno escluso la desistenza volontaria poiché la fuga è dipesa dalla paura delle forze dell'ordine e hanno ritenuto legittimo il calcolo sintetico della pena.
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Tentata rapina aggravata: vince la prova della vittima
La vicenda nasce dal tentativo di sottrazione violenta di beni ai danni della vittima, la quale ha riportato precise lesioni personali durante l'aggressione. I giudici di merito hanno ritenuto provata la responsabilità dell'imputato per il reato di tentata rapina aggravata basandosi sul racconto della persona offesa e sui riscontri medici, considerando del tutto inconferente la tesi difensiva. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando vizi di motivazione e chiedendo un nuovo vaglio delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: in sede di legittimità non è consentito richiedere una rilettura alternativa dei fatti. Di conseguenza, la condanna penale è divenuta irrevocabile e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Coltello e volto coperto: è tentata rapina aggravata e non furto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di tentata rapina aggravata e porto abusivo di coltello a carico di un soggetto che aveva tentato di svaligiare una tabaccheria. L'imputato si era posizionato davanti al titolare con il volto coperto e impugnando un grande coltello da macellaio. La pronta reazione della vittima aveva sventato il colpo. La difesa chiedeva di riqualificare il fatto in tentato furto e di ottenere le attenuanti generiche. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che l'uso del coltello a volto coperto costituisce una minaccia inequivocabile di rapina. L'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentata rapina aggravata: la catena non è difesa personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per tentata rapina aggravata. L'imputato sosteneva di aver compiuto solo un tentativo di furto e di aver usato una catena per difendersi dagli inseguitori, chiedendo inoltre la concessione delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile chiedere una rivalutazione delle prove in Cassazione. Inoltre, la richiesta di attenuanti generiche è stata legittimamente respinta a causa dei numerosi precedenti penali dell'uomo e del suo tentativo di minimizzare la propria responsabilità. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Tentata rapina aggravata: le impronte digitali blindano la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata rapina aggravata a carico di un soggetto identificato tramite impronte digitali e riconoscimento da parte della vittima. L'imputato contestava l'attendibilità delle prove scientifiche e la misura della pena applicata. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso, rilevando la presenza di una "doppia conforme" (decisioni identiche nei primi due gradi di giudizio) che preclude una nuova valutazione dei fatti, salvo evidenti travisamenti qui assenti. Inoltre, la Cassazione ha ritenuto corretto il calcolo della pena, evidenziando che le singole aggravanti previste dalla legge per la rapina possono concorrere autonomamente, giustificando l'aumento della sanzione in base alla gravità dell'azione e alla pericolosità sociale del colpevole. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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