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Tempus Regit Actum

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640 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Inammissibilità appello penale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 47337/2024, ha confermato la dichiarazione di inammissibilità di un appello penale a causa del mancato rispetto dei requisiti formali introdotti dalla Riforma Cartabia. Nello specifico, l'imputato, giudicato in assenza, non aveva depositato un mandato a impugnare e un'elezione di domicilio successivi alla sentenza di primo grado, rendendo l'impugnazione invalida. La pronuncia ribadisce la rigorosa applicazione del principio 'tempus regit actum' in materia di inammissibilità appello penale, escludendo l'applicazione retroattiva di norme successive più favorevoli.
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Rinnovazione istruttoria appello: quando non è dovuta
La Corte di Cassazione conferma la condanna per maltrattamenti in famiglia, emessa in appello in riforma di una precedente assoluzione. Il caso è cruciale per aver stabilito che la rinnovazione istruttoria in appello non è obbligatoria per rivalutare una testimonianza, se il giudizio di primo grado si è svolto con rito abbreviato. La Corte applica il principio "tempus regit actum" alle nuove norme processuali introdotte dalla Riforma Cartabia, chiarendo che queste si applicano immediatamente ai giudizi in corso.
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Presunzione evasione fiscale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32884/2024, interviene su un caso di accertamento fiscale per capitali detenuti in Svizzera. Al centro della disputa vi è la presunzione evasione fiscale introdotta dal D.L. 78/2009. La Corte chiarisce che la norma che presume l'evasione (art. 12, comma 2) ha natura sostanziale e non può essere applicata retroattivamente. Tuttavia, le norme che raddoppiano i termini per l'accertamento (art. 12, comma 2-bis) sono procedurali e si applicano anche ai periodi d'imposta precedenti, consentendo all'Agenzia delle Entrate di agire. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Responsabilità amministratori: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato le sanzioni della Banca d'Italia contro un ex consigliere di amministrazione di un istituto di credito. La sentenza sottolinea la responsabilità degli amministratori non esecutivi, i quali hanno il dovere di agire attivamente in presenza di 'segnali di allarme' sulla gestione aziendale. Viene ribadito che, in materia di sanzioni amministrative, l'onere di provare l'assenza di colpa spetta all'incolpato, e non all'autorità di vigilanza.
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Notifica PEC: valida anche se il primo grado è cartaceo
L'Agenzia delle Entrate notificava un appello tramite Posta Elettronica Certificata (PEC). La Commissione Tributaria Regionale dichiarava l'atto inammissibile, sostenendo l'impossibilità di passare da un processo cartaceo in primo grado a uno telematico in appello. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando la piena validità della notifica PEC. La Corte ha stabilito che, in base al principio 'tempus regit actum' e a una successiva norma di interpretazione autentica, le parti possono utilizzare le modalità telematiche in ogni grado di giudizio, indipendentemente dalla forma del grado precedente.
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Informazione privilegiata: criteri prezzo azioni obbligo
Un istituto di credito è stato sanzionato dall'autorità di vigilanza per non aver comunicato al pubblico i criteri utilizzati per la determinazione del prezzo delle proprie azioni. La banca ha contestato la sanzione, sostenendo che tali informazioni non costituissero un'informazione privilegiata e che il procedimento fosse tardivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il metodo di determinazione del prezzo delle azioni è un'informazione rilevante e precisa che deve essere resa pubblica per tutelare gli investitori. La Corte ha inoltre ribadito che a tali illeciti si applica la legge vigente al momento del fatto e non una normativa successiva più favorevole.
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Violenza sessuale aggravata: competenza e pena
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 42465/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un padre condannato per violenza sessuale aggravata ai danni della figlia disabile. Il caso ha offerto l'occasione per chiarire un importante principio di diritto processuale: per i reati commessi prima della legge 69/2019, che ha aumentato le pene e spostato la competenza alla Corte d'Assise, restano competenti il Tribunale e la Corte d'Appello, poiché la modifica è di natura sostanziale e non processuale.
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Inammissibilità dell’appello: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la declaratoria di inammissibilità dell'appello di un militare. La causa risiede nel mancato inserimento, nell'atto di impugnazione, di un riferimento specifico e inequivocabile alla precedente dichiarazione di elezione di domicilio, un requisito formale richiesto dalla legge vigente all'epoca dei fatti per garantire la celerità del processo. La Corte chiarisce che il principio "tempus regit actum" impedisce l'applicazione retroattiva della successiva norma abrogatrice.
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Appello generico: quando l’impugnazione è inammissibile
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 35854/2024, ha confermato la decisione della Corte d'Appello che dichiarava l'inammissibilità di un appello per calunnia a causa della sua genericità. La Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale: un appello generico non solo viene respinto, ma impedisce al giudice di rilevare l'eventuale prescrizione del reato, poiché l'atto di impugnazione viziato non instaura validamente il giudizio di secondo grado.
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Dichiarazione di domicilio appello: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello che dichiarava inammissibile l'appello di un imputato assente. Il motivo era la mancata dichiarazione di domicilio appello formale. La Suprema Corte ha stabilito che l'indicazione del domicilio all'interno del mandato al difensore è sufficiente a soddisfare la ratio della norma, che è garantire la corretta notifica degli atti, salvaguardando così il diritto di accesso alla giustizia.
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Responsabilità del manager: CONSOB e sanzioni.
La Corte di Cassazione ha confermato le sanzioni amministrative a carico del responsabile di una direzione di un istituto bancario, rigettando il suo ricorso. La sentenza stabilisce due principi chiave: la competenza dell'autorità di vigilanza finanziaria (e non dell'Antitrust) su illeciti specifici del settore e il criterio della "responsabilità effettiva" del manager, basata sul suo concreto coinvolgimento nelle operazioni irregolari, indipendentemente dal ruolo formale. La sanzione è stata ritenuta congrua data la gravità dei fatti.
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Raddoppio dei termini: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente sanzionato per l'omessa dichiarazione di capitali detenuti all'estero. Il caso verteva sulla legittimità dell'applicazione retroattiva del raddoppio dei termini per l'accertamento. La Suprema Corte ha confermato il suo orientamento consolidato, stabilendo che la norma sul raddoppio dei termini ha natura procedimentale e non sostanziale. Pertanto, in base al principio 'tempus regit actum', si applica anche ai periodi d'imposta antecedenti alla sua entrata in vigore, respingendo tutte le altre doglianze del ricorrente.
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Raddoppio termini accertamento: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione interviene sulla questione del raddoppio termini accertamento per la mancata dichiarazione di capitali detenuti all'estero. Con l'ordinanza n. 11092/2025, ha stabilito che le norme che estendono le scadenze per gli avvisi di accertamento hanno natura procedurale e non sostanziale. Di conseguenza, si applicano anche ai periodi d'imposta antecedenti alla loro entrata in vigore, in base al principio 'tempus regit actum'. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva erroneamente ritenuto inapplicabile tale estensione, chiarendo la distinzione tra presunzione di evasione (sostanziale) e termini di decadenza (procedurali).
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Mandato ad impugnare: appello inammissibile (Cass.)
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante l'obbligo di un mandato ad impugnare specifico per un imputato giudicato in assenza. La sentenza chiarisce l'applicazione temporale delle norme introdotte dalla Riforma Cartabia (D.Lgs. 150/2022), stabilendo che i requisiti per l'impugnazione sono disciplinati dalla legge in vigore al momento dell'emissione della sentenza, mentre lo status di 'assente' è regolato dalla legge vigente al momento della sua dichiarazione, in base al principio 'tempus regit actum'.
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Mandato ad impugnare: domicilio e inammissibilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15904/2025, ha confermato l'inammissibilità di un appello a causa di un mandato ad impugnare difettoso. Il caso riguardava un imputato condannato per bancarotta fraudolenta e giudicato in assenza. Il mandato presentato dal difensore non conteneva la necessaria elezione di domicilio, un requisito formale previsto a pena di inammissibilità dall'art. 581, comma 1-quater, del codice di procedura penale. La Corte ha ribadito che, per l'imputato assente, tale dichiarazione deve essere specifica e contestuale all'impugnazione, respingendo il ricorso.
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Estinzione del reato: quale legge si applica?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello che negava l'estinzione del reato perché non era stata pagata la pena pecuniaria. La Cassazione ha chiarito che la nuova legge, introdotta dalla Riforma Cartabia, che subordina l'estinzione al pagamento, non può essere applicata retroattivamente ai reati commessi prima della sua entrata in vigore, in applicazione del principio della legge più favorevole al reo.
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Regime 41-bis: la Cassazione conferma la proroga
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto condannato per reati di mafia, confermando la legittimità della proroga del regime 41-bis. La Corte ha stabilito che le norme sul 41-bis hanno natura procedurale e non penale sostanziale, pertanto si applica il principio del "tempus regit actum", rendendo le modifiche normative applicabili anche ai reati commessi in precedenza. Inoltre, ha ritenuto sufficiente la motivazione del Tribunale di Sorveglianza basata sulla probabilità della persistente pericolosità sociale e sulla capacità del detenuto di mantenere legami con l'organizzazione criminale.
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Appello in assenza: la Cassazione e il tempus regit actum
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato in assenza. L'appello era stato rigettato per mancanza del mandato specifico richiesto dalla legge vigente al momento del deposito. La Corte ribadisce che in materia processuale vige il principio 'tempus regit actum', escludendo l'applicazione retroattiva di norme procedurali più favorevoli sopravvenute. Pertanto, la validità di un appello in assenza si giudica in base alle regole in vigore quando l'atto è stato compiuto.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per motivazione apparente. Il caso riguardava la costruzione di un traliccio radioelettrico in presunta violazione delle norme su distanze e altezze. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice d'appello non può limitarsi a confermare la decisione di primo grado senza analizzare criticamente i motivi di gravame, rendendo così la motivazione solo apparente e, di conseguenza, la sentenza nulla.
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Competenza GIP sequestro: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di competenza tra il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) e il Tribunale, stabilendo che la competenza GIP sussiste per decidere sulla gestione dei beni sottoposti a sequestro preventivo disposto nel 2012. La Corte ha applicato il principio secondo cui il giudice che emette il provvedimento ablativo resta competente per le questioni gestionali, in continuità con la giurisprudenza precedente alla riforma del 2017.
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