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Tempus Regit Actum

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640 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Appello penale: quando è ammissibile senza domicilio
La Cassazione annulla una declaratoria di inammissibilità di un appello penale. La Corte di Appello aveva errato nell'applicare una nuova norma, ignorando la validità dell'elezione di domicilio presentata secondo la legge vigente al momento del deposito dell'atto. La decisione riafferma il principio *tempus regit actum*.
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Tempus regit actum e appello: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, ribadendo che, in base al principio del "tempus regit actum", le nuove norme sui limiti all'appello delle sentenze di proscioglimento non si applicano retroattivamente a decisioni emesse prima della loro entrata in vigore. La legge applicabile è quella vigente al momento della pronuncia della sentenza, poiché è in quel momento che sorge il diritto all'impugnazione.
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Competenza per materia: no retroattività della legge
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per violenza sessuale. La difesa sosteneva che una nuova legge, inasprendo la pena, avrebbe dovuto spostare la competenza per materia alla Corte d'Assise. La Suprema Corte ha stabilito che la modifica normativa ha natura sostanziale e non processuale, pertanto non può essere applicata retroattivamente. Di conseguenza, la competenza del Tribunale originario è stata confermata. Rigettate anche le eccezioni sull'inutilizzabilità di una testimonianza protetta e sulla motivazione della pena.
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Pagamento in corso di causa: nuova prova in appello
In una controversia su un contratto d'appalto, la Cassazione chiarisce le regole per la produzione di nuove prove in appello. Un appaltatore chiedeva il saldo, mentre i committenti lamentavano vizi. Questi ultimi, dopo aver effettuato un pagamento in corso di causa per evitare l'esecuzione forzata di un decreto ingiuntivo, hanno potuto provarlo solo in appello. La Corte ha ritenuto ammissibile la prova, stabilendo che il pagamento è un fatto avvenuto nel corso del primo grado il cui interesse a provarlo documentalmente è sorto solo con la sentenza che lo ignorava.
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Diniego di giurisdizione: rinvio alla CGUE negato
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Ente Provinciale per diniego di giurisdizione. Il caso riguardava il rifiuto del Consiglio di Stato di effettuare un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE su una questione di diritto ambientale. La Cassazione ha stabilito che la valutazione del Consiglio di Stato sull'irrilevanza della questione o sulla chiarezza del diritto UE (teoria dell'atto chiaro) costituisce un potenziale errore di giudizio (error in iudicando), non sindacabile in sede di legittimità per motivi di giurisdizione, confermando i limiti del proprio sindacato sulle decisioni dei giudici amministrativi di ultima istanza.
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Ricorso inammissibile: requisiti e conseguenze
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato dalla persona offesa contro un'ordinanza di archiviazione. La decisione si basa su due vizi procedurali cruciali: la mancata sottoscrizione da parte di un avvocato cassazionista e l'errata scelta del mezzo di impugnazione, confermando l'importanza del rispetto delle norme formali.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15114/2024, ha chiarito la disciplina del raddoppio termini accertamento per redditi derivanti da investimenti in paradisi fiscali. La Corte ha stabilito che, sebbene la presunzione legale di evasione introdotta nel 2009 non sia retroattiva, le norme che raddoppiano i termini per l'accertamento e le sanzioni hanno natura procedurale e, quindi, si applicano anche ai periodi d'imposta precedenti, purché i termini non fossero già scaduti all'entrata in vigore della legge. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Un contribuente con investimenti non dichiarati in un paradiso fiscale per l'anno 2004 viene raggiunto da un avviso di accertamento. La Cassazione chiarisce che, sebbene la presunzione legale di evasione non sia retroattiva, il raddoppio termini accertamento, essendo una norma procedurale, si applica agli anni d'imposta precedenti all'entrata in vigore della legge, purché i termini non fossero già scaduti. La Corte accoglie parzialmente il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15072/2024, si è pronunciata sulla retroattività delle norme relative a investimenti in paradisi fiscali. La Corte ha stabilito una distinzione cruciale: la presunzione legale di evasione è una norma sostanziale e non retroattiva. Al contrario, il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale è di natura procedurale e si applica retroattivamente ai periodi d'imposta per cui i termini non erano ancora scaduti, legittimando l'azione dell'amministrazione finanziaria anche per annualità remote.
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Termine riassunzione processo: il rinvio restitutorio
L'ordinanza interlocutoria affronta un complesso caso relativo al termine riassunzione processo. A seguito di un rinvio della Cassazione, un'Agenzia Fiscale ha riproposto appello, ma questo è stato dichiarato tardivo in base a una legge del 2009. L'Agenzia ha contestato la decisione, sostenendo che dovesse applicarsi la legge precedente, in vigore all'inizio della causa. La Suprema Corte, riconoscendo la complessità della questione, ha rinviato il caso a una pubblica udienza per un esame approfondito.
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Rimborso interessi tributari: quale tasso si applica?
Una società richiedeva il rimborso di tributi con interessi calcolati a un tasso maggiorato previsto da un regolamento comunale temporaneo. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che per il rimborso interessi tributari si applica la normativa vigente al momento in cui il diritto alla restituzione diventa definitivo. Pertanto, va applicato il tasso legale previsto dalla legge nazionale e dal regolamento comunale in vigore in quel momento, disapplicando norme locali contrastanti e illegittime.
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Appello penale: quando i motivi sono specifici?
La Corte di Appello aveva dichiarato inammissibile un appello penale per genericità dei motivi. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, precisando che il requisito della specificità, per gli atti depositati prima della Riforma Orlando, deve essere interpretato in modo meno rigoroso in ossequio al principio del "favor impugnationis". Sebbene abbia ritenuto fondato il motivo sull'ammissibilità, la Suprema Corte ha ricalcolato i termini di prescrizione del reato, escludendone il compimento, e ha rinviato il caso alla Corte d'Appello solo per la rideterminazione della pena.
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Accertamento sintetico: il tenore di vita familiare
Un contribuente con redditi dichiarati molto bassi ma un elevato tenore di vita, evidenziato da auto di lusso e imbarcazioni, è stato sottoposto ad un accertamento sintetico. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'atto, stabilendo che la capacità di spesa dell'intero nucleo familiare è rilevante. Il contribuente non è riuscito a fornire la prova contraria sull'origine dei fondi. La Corte ha inoltre ritenuto legittimo, per gli anni d'imposta 2006 e 2007, considerare i canoni di leasing come indicatori di reddito.
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Zonizzazione acustica e impianti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che un piano di zonizzazione acustica non può precludere in modo assoluto l'installazione di un impianto di energia rinnovabile in un'area residenziale. La decisione finale spetta al procedimento di Autorizzazione Unica, che può variare gli strumenti urbanistici locali. Nel caso specifico, un condominio si opponeva alla riattivazione di una centrale idroelettrica, ma il ricorso è stato respinto poiché le valutazioni tecniche escludevano un superamento dei limiti di rumore e, anzi, prevedevano un miglioramento della situazione acustica esistente.
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Ricorso per cassazione personale: inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione personale presentato direttamente da un imputato. La decisione si fonda sulla modifica normativa introdotta dalla legge n. 103/2017, che impone, a pena di inammissibilità, la sottoscrizione del ricorso da parte di un difensore iscritto all'albo speciale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione personale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato personalmente da un imputato, in applicazione della Legge 103/2017. La normativa, modificando l'art. 613 c.p.p., ha reso obbligatoria la sottoscrizione del ricorso da parte di un avvocato abilitato. La Corte ha ritenuto non fondata la questione di legittimità costituzionale, confermando che la necessità di una difesa tecnica specializzata per il ricorso per cassazione personale non lede il diritto di difesa, anche grazie all'istituto del patrocinio a spese dello Stato.
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Appello parte civile: limiti dopo la Riforma Cartabia
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14370/2024, ha stabilito i limiti all'appello della parte civile contro le sentenze di proscioglimento per reati minori. A seguito della Riforma Cartabia, la Corte ha chiarito che l'inappellabilità prevista dall'art. 593 c.p.p. si applica anche alla parte civile, dichiarando il suo appello inammissibile. Resta comunque la possibilità di ricorrere direttamente in Cassazione.
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Disciplina transitoria appello: le vecchie regole valgono?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso basato sulla presunta violazione del termine di preavviso per l'udienza d'appello. La sentenza chiarisce che, in base alla disciplina transitoria appello, per le impugnazioni depositate prima dell'entrata in vigore della Riforma Cartabia, continua ad applicarsi il vecchio termine di 20 giorni e non quello nuovo di 40. Questo in virtù del principio 'tempus regit actum'. Anche il motivo sulla recidiva è stato respinto come manifestamente infondato.
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Tempus regit actum: quale legge si applica all’appello?
La Corte di Cassazione ha rigettato un ricorso, chiarendo l'applicazione del principio tempus regit actum in caso di successione di leggi processuali. È stato stabilito che, per gli atti di impugnazione, si applica la legge in vigore al momento dell'emissione della sentenza impugnata, non quella successiva. Questa decisione tutela l'affidamento delle parti e la certezza del diritto, confermando che il termine a comparire per l'udienza d'appello era quello previsto dalla normativa previgente alla Riforma Cartabia.
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Semilibertà e legge nel tempo: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la concessione della semilibertà a un detenuto per reati di criminalità organizzata commessi prima del 1991. La decisione si basa sul principio di irretroattività della legge penale più sfavorevole, applicando la versione dell'art. 4-bis dell'Ordinamento Penitenziario in vigore all'epoca dei fatti. La Corte ha ritenuto infondato il ricorso della Procura, sottolineando che la pericolosità sociale deve essere valutata su elementi concreti e attuali, non su sospetti generici legati ai familiari del detenuto.
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