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Surroga

77 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La surroga è la portabilità di un mutuo da una banca all'altra

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Contratto autonomo di garanzia: rimborso dovuto all’assicuratore
Una società partecipa a una gara d'appalto pubblica e stipula una polizza fideiussoria a cauzione dell'offerta. A seguito dell'aggiudicazione, l'ente pubblico invita la società a presentare i documenti per il contratto, ma l'impresa rifiuta la stipula eccependo la scadenza del termine di vincolatività. L'ente pubblico incamera quindi la cauzione e l'assicurazione versa l'importo, agendo poi in via di regresso contro l'impresa. La Suprema Corte conferma che la polizza costituisce un contratto autonomo di garanzia a prima richiesta. Il garante deve pagare senza opporre contestazioni relative al rapporto sottostante, salva la prova evidente di frode del creditore, nella specie assente. L'impresa garantita deve quindi rimborsare integralmente l'assicurazione.
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Gravi difetti dell’immobile: tecnici e assicurazioni condannati
Un condominio e diversi proprietari agiscono in giudizio contro l'impresa costruttrice, il venditore, il direttore dei lavori e il progettista strutturale a causa di allagamenti negli scantinati e di un pessimo isolamento acustico. I tecnici eccepiscono la propria estraneità e invocano le polizze assicurative. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità concorrente e solidale di tutte le figure professionali. I vizi riscontrati costituiscono gravi difetti dell'immobile per errata valutazione geologica e acustica. La Suprema Corte stabilisce che il progettista strutturale non può ignorare le criticità del terreno note dalla perizia. Respinte anche le eccezioni delle assicurazioni: la copertura indennitaria opera sull'intero debito solidale verso i danneggiati, mentre la conoscenza pregressa del rischio esclude la garanzia per il tecnico.
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Fondo Garanzia PMI: il Credito Privilegiato vince sul Fallimento
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una banca che chiedeva il riconoscimento del **credito privilegiato Fondo Garanzia PMI** nel fallimento di un'azienda debitrice. Il credito derivava dal pagamento della garanzia da parte del Fondo per le Piccole e Medie Imprese (PMI) a favore della banca, a seguito dell'inadempimento dell'azienda. Il tribunale di grado inferiore aveva negato il privilegio, sostenendo che non si trattava di un finanziamento diretto né di un credito soggetto a revoca amministrativa. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che il termine 'finanziamenti' include anche le garanzie pubbliche. Ha inoltre chiarito che la 'revoca' non è un requisito indispensabile per il privilegio quando il credito nasce dall'escussione della garanzia del Fondo. Pertanto, il credito della banca, surrogata al Fondo, gode del privilegio.
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Domanda nuova in appello: limiti e inammissibilità
La Corte d'Appello di Napoli ha confermato l'inammissibilità di una domanda nuova in appello relativa alla restituzione di somme per indebito oggettivo. Il caso riguardava l'opposizione a una cartella esattoriale derivante da una fideiussione bancaria. La Corte ha stabilito che introdurre nuovi fatti storici e titoli giuridici diversi dal primo grado altera l'oggetto del giudizio, violando il principio del doppio grado di giurisdizione e i limiti dell'art. 345 c.p.c.
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Cessione di azienda: patti di esonero inutili contro i creditori
Una società acquistava un'attività commerciale tramite un contratto di cessione di azienda. L'accordo conteneva una clausola che esonerava l'acquirente dai debiti bancari del venditore. Tuttavia, un debito verso una banca era regolarmente iscritto nei libri contabili obbligatori. Un socio del venditore, che aveva garantito personalmente il debito come fideiussore, pagava la banca e chiedeva il rimborso all'acquirente. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione di azienda, l'acquirente risponde sempre dei debiti iscritti nei libri contabili. L'accordo privato di esonero ha effetto solo tra le parti e non è opponibile ai terzi creditori o a chi si surroga nei loro diritti, a meno che questi non abbiano espresso un consenso esplicito alla liberazione. Di conseguenza, l'acquirente è stato condannato a pagare il debito.
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Equa riparazione: niente indennizzo se il credito è già pagato
Il Lavoratore ha richiesto l'equa riparazione per l'irragionevole durata di una procedura fallimentare in cui era creditore per il proprio TFR. Il credito era stato interamente pagato dall'INPS, subentrato nella procedura, circa due anni dopo l'ammissione al passivo. Il Lavoratore pretendeva che la durata del processo fosse calcolata fino alla chiusura definitiva del fallimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per il creditore interamente soddisfatto la procedura si considera conclusa al momento del pagamento totale. Poiché il pagamento è avvenuto in soli due anni, non vi è stato alcun ritardo irragionevole.
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Confideiussione: soci condannati a pagare l’intero debito
Due soci rilasciano garanzie personali alla banca per un finanziamento concesso alla loro società. In seguito, i garanti sostengono che la loro responsabilità sia limitata alla propria quota di partecipazione societaria (17% ciascuno). La Corte d'Appello qualifica invece il rapporto come confideiussione, ritenendo i soci responsabili in solido per l'intero debito, pur nei limiti del massimale concordato. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la confideiussione si configura quando più fideiussori garantiscono lo stesso debito con la consapevolezza di un interesse comune, determinando una responsabilità solidale verso la banca. L'interpretazione dei contratti spetta al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se priva di vizi logici.
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Diritto di surroga dell’assicuratore: il debitore paga e perde
Un lavoratore stipula un mutuo con cessione del quinto e, contestualmente, viene attivata una polizza assicurativa per il caso di perdita dell'impiego, con premio a suo carico. A seguito del licenziamento, la compagnia assicurativa paga il debito residuo alla finanziaria e poi agisce contro il debitore per recuperare la somma. La Corte di Cassazione conferma la validità di questa azione, stabilendo che l'assicurazione era stata stipulata nell'interesse del creditore e non del debitore. Di conseguenza, il diritto di surroga dell'assicuratore è pienamente legittimo e la clausola che lo prevede non è vessatoria, anche se il premio è stato materialmente pagato dal debitore. Il ricorso del debitore viene quindi rigettato.
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Colloqui in videochiamata per detenuti: la svolta per il 41-bis
Il Ministero della Giustizia ha impugnato l'ordinanza che consentiva a un detenuto in regime di carcere duro (41-bis) di effettuare colloqui in videochiamata per detenuti con i propri familiari durante l'emergenza Covid-19. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione. I giudici hanno stabilito che i colloqui visivi rappresentano un diritto fondamentale del detenuto alla vita familiare. Se l'emergenza sanitaria impedisce gli incontri in presenza, la videochiamata costituisce un sostituto legittimo e necessario. Questo strumento non compromette la sicurezza pubblica, poiché il collegamento avviene tra strutture carcerarie sicure, sotto la costante vigilanza della polizia penitenziaria e con sistemi di registrazione e ascolto attivi. Il detenuto ottiene così il diritto a mantenere i contatti con i congiunti tramite tecnologia controllata.
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Domanda supertardiva: l’INPS perde il credito per TFR
L'Istituto Previdenziale ha proposto ricorso contro il Fallimento di una società per ottenere l'ammissione al passivo di un credito per anticipazioni del TFR. La richiesta è stata qualificata come domanda supertardiva poiché presentata oltre i dodici mesi dall'esecutività dello stato passivo. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la domanda: nonostante la mancata comunicazione ufficiale del fallimento da parte della curatela, è stato dimostrato che l'ente pubblico aveva comunque conoscenza effettiva del fallimento da altre fonti (conoscenza aliunde) molto prima del deposito della domanda. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale e condannandolo al pagamento delle spese processuali, poiché l'accertamento della conoscenza del fallimento spetta esclusivamente al giudice di merito.
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Mietitrebbia accesa: nessun concorso di colpa del danneggiato
Un uomo ha subito gravi lesioni alle braccia mentre puliva una mietitrebbia con motore acceso, su richiesta del conducente. I giudici di merito hanno condannato il conducente e la sua società al risarcimento, escludendo il concorso di colpa del danneggiato. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei responsabili, confermando che stabilire o escludere il concorso di colpa del danneggiato spetta solo ai giudici di merito se la decisione è ben motivata. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali.
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Incapacità a testimoniare: il custode può deporre sul furto
Un automobilista subisce il furto della propria vettura, lasciata presso un'officina per riparazioni. L'Assicurato chiede l'indennizzo alla Compagnia Assicurativa, che si oppone. In appello, la domanda viene respinta ritenendo inutilizzabile la testimonianza del Meccanico per presunta incapacità a testimoniare ex art. 246 c.p.c., temendo che volesse evitare una futura azione di surroga dell'assicuratore. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Assurato, chiarendo che l'incapacità a testimoniare sussiste solo in presenza di un interesse giuridico concreto e attuale che legittimi la partecipazione al giudizio. Il timore di una futura e ipotetica rivalsa costituisce un mero interesse di fatto, che incide solo sull'attendibilità del teste e non sulla sua capacità. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Equo indennizzo per irragionevole durata: ricalcolo in Cassazione
Un lavoratore ha richiesto l'equo indennizzo per irragionevole durata del fallimento della propria azienda datrice di lavoro, durato oltre vent'anni. Il Ministero della Giustizia si è opposto, evidenziando che gran parte del credito era stata già pagata dal Fondo di Garanzia INPS. La Corte d'Appello ha ridotto drasticamente l'indennizzo a 391,73 euro, calcolandolo sul credito residuo. Il lavoratore ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando un errore di calcolo del credito residuo basato su documenti INPS travisati. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando un vizio di motivazione apparente sul calcolo del credito residuo. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare correttamente la somma spettante al lavoratore.
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Riscossione esattoriale nel concordato: stop alle cartelle
Un istituto di credito, gestore di un fondo di garanzia pubblico, ha pagato un debito per conto di una società in concordato preventivo e ha avviato la riscossione esattoriale nel concordato tramite cartelle di pagamento. La società debitrice ha opposto le cartelle, ritenendole inefficaci. Il Tribunale ha qualificato il credito come chirografario, mentre la Corte d'Appello ha dichiarato inefficaci le cartelle. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'istituto di credito, confermando che le cartelle esattoriali notificate dopo l'apertura del concordato non possono avere efficacia esecutiva per avviare azioni individuali, sebbene resti ferma la possibilità di iscrizione a ruolo per l'insinuazione al passivo. L'istituto di credito perde la causa e viene condannato alle spese.
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Colloqui in videochiamata per detenuti: il 41-bis non li esclude
Il Ministero della Giustizia ha impugnato la decisione del Tribunale di Sorveglianza che consentiva a un detenuto in regime di massima sicurezza (41-bis) di svolgere i colloqui mensili con i familiari tramite videochiamata durante l'emergenza pandemica. Il Ministero sosteneva che tale modalità fosse riservata solo ai detenuti comuni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che i colloqui in videochiamata per detenuti costituiscono una misura compensativa legittima e indispensabile quando i colloqui in presenza sono impossibili. La Corte ha stabilito che il diritto alla vita familiare va tutelato anche per chi è sottoposto al regime differenziato, purché si adottino le necessarie cautele tecnologiche e di vigilanza per evitare contatti illeciti con l'esterno.
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Riscossione coattiva Fondo Garanzia: guida legale
La Corte d'Appello ha stabilito che il gestore di un fondo pubblico di garanzia può procedere alla riscossione coattiva Fondo Garanzia tramite iscrizione a ruolo senza un titolo esecutivo preventivo. La decisione ribalta la sentenza di primo grado, confermando la natura pubblicistica del credito e la piena legittimità della cartella esattoriale emessa verso i debitori e i garanti.
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Reclamo fallimentare: la banca perde contro il fallimento
Un istituto di credito ha contestato l'autorizzazione a una transazione concessa dal giudice delegato in sostituzione del comitato dei creditori. La banca ha presentato un reclamo ordinario, ma il tribunale lo ha ritenuto tardivo, ritenendo applicabile il termine ridotto di otto giorni previsto per gli atti di gestione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della banca. Ha stabilito che quando il giudice delegato agisce in sostituzione del comitato dei creditori, compie un atto di gestione. Di conseguenza, lo strumento corretto è il **reclamo fallimentare** ai sensi dell'articolo 36 della legge fallimentare, proponibile solo per violazione di legge. Inoltre, la decisione del tribunale su questo tipo di reclamo non è impugnabile davanti alla Cassazione, in quanto priva di carattere definitivo e decisorio. La banca perde definitivamente la causa.
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Avvocato tratta debito prescritto: la Cassazione convalida la rinuncia
Un'Azienda in concordato preventivo si opponeva alla richiesta di pagamento dell'Ente Previdenziale, sostenendo che il debito fosse prescritto. Tuttavia, il legale dell'Azienda aveva avviato trattative per saldare il debito. La Corte di Cassazione ha stabilito che questo comportamento costituisce una valida **rinuncia tacita alla prescrizione**. Secondo i giudici, l'avvocato che gestisce gli interessi dell'Azienda nella procedura di concordato ha il potere di compiere atti che implicano il riconoscimento del debito. Di conseguenza, l'Azienda ha perso la causa ed è stata condannata a pagare quanto dovuto, poiché la prescrizione non era più opponibile.
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Domanda tardiva al passivo: 60 giorni anche per crediti nuovi
Una società affittuaria di un ramo d'azienda paga i debiti verso i dipendenti della società concedente, finita in liquidazione giudiziale. Successivamente, presenta una domanda tardiva di ammissione al passivo per recuperare le somme. La Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il termine di 60 giorni per le domande tardive, previsto dal nuovo Codice della Crisi, si applica anche ai crediti sorti durante la procedura. Il termine decorre dal momento in cui il credito sorge. La domanda, presentata oltre questo limite, è stata quindi dichiarata inammissibile.
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Fondo di Garanzia: Legittima la Riscossione Coattiva sul Garante
Una garante per un finanziamento aziendale si oppone a una cartella di pagamento di quasi 500.000 euro, sostenendo che l'ente gestore del Fondo di Garanzia pubblico non potesse agire senza un preventivo titolo esecutivo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la riscossione coattiva del credito garantito è legittima. Il credito del Fondo, infatti, ha natura pubblicistica perché mira a reintegrare risorse statali. Pertanto, l'ente può procedere con l'iscrizione a ruolo e la riscossione forzata direttamente nei confronti del garante, senza necessità di una sentenza del giudice.
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