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Riscossione esattoriale nel concordato: stop alle cartelle

Un istituto di credito, gestore di un fondo di garanzia pubblico, ha pagato un debito per conto di una società in concordato preventivo e ha avviato la riscossione esattoriale nel concordato tramite cartelle di pagamento. La società debitrice ha opposto le cartelle, ritenendole inefficaci. Il Tribunale ha qualificato il credito come chirografario, mentre la Corte d’Appello ha dichiarato inefficaci le cartelle. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’istituto di credito, confermando che le cartelle esattoriali notificate dopo l’apertura del concordato non possono avere efficacia esecutiva per avviare azioni individuali, sebbene resti ferma la possibilità di iscrizione a ruolo per l’insinuazione al passivo. L’istituto di credito perde la causa e viene condannato alle spese.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 8108 Anno 2022
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Pubblicato il 13 luglio 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

La riscossione esattoriale nel concordato: il caso del fondo di garanzia

Quando una società entra in crisi e accede a una procedura di concordato preventivo, la gestione dei suoi debiti diventa complessa. Un tema particolarmente delicato riguarda la riscossione esattoriale nel concordato da parte di soggetti pubblici o gestori di fondi statali. Nel caso in esame, un importante istituto di credito, operando come gestore del Fondo di Garanzia pubblico, aveva garantito un finanziamento concesso a una società. A seguito del mancato pagamento da parte della società debitrice, l’istituto ha dovuto versare la somma garantita alla banca finanziatrice. Successivamente, l’istituto ha cercato di recuperare questa ingente somma avviando una procedura di riscossione forzata tramite cartelle esattoriali. La società debitrice, nel frattempo ammessa al concordato preventivo, si è opposta fermamente a tale iniziativa.

Il conflitto tra recupero crediti e procedure concorsuali

La controversia nasce dal contrasto tra le regole della riscossione esattoriale e quelle che tutelano l’integrità del patrimonio della società in concordato. La legge fallimentare vieta ai singoli creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive individuali dopo la pubblicazione del ricorso per concordato. Questo divieto serve a garantire la parità di trattamento tra tutti i creditori. L’istituto di credito riteneva invece di poter agire autonomamente, sfruttando le speciali prerogative della riscossione esattoriale. L’istituto ha quindi notificato due cartelle di pagamento basate su un ruolo straordinario. La società debitrice ha impugnato le cartelle davanti al Tribunale, sostenendo che l’azione esecutiva individuale fosse del tutto illegittima durante la procedura concorsuale.

La natura del credito e l’efficacia della cartella esattoriale

Il Tribunale di primo grado ha rigettato l’opposizione della società, ma ha stabilito che il credito dell’istituto di credito non godesse di privilegi speciali. Il credito è stato quindi classificato come chirografario (ossia un credito semplice, senza garanzie reali o preferenze di legge). La Corte d’Appello ha successivamente ribaltato la decisione, dichiarando la totale inefficacia delle cartelle esattoriali. L’istituto di credito ha quindi proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. L’istituto lamentava, tra le varie cose, che i giudici d’appello non avessero trascritto correttamente le sue conclusioni e avessero ignorato la natura privilegiata del proprio credito, oltre ad aver negato l’efficacia esecutiva delle cartelle notificate.

Le motivazioni della decisione sulla riscossione esattoriale nel concordato

La Corte di Cassazione ha rigettato tutti i motivi di ricorso presentati dall’istituto di credito. I giudici di legittimità hanno chiarito che l’omessa trascrizione delle conclusioni delle parti nell’intestazione della sentenza costituisce una semplice imperfezione formale. Questo vizio non comporta la nullità della decisione se il giudice ha comunque esaminato e deciso su tutte le questioni sollevate. Nel caso specifico, la Corte d’Appello si era pronunciata implicitamente tramite l’assorbimento delle domande (la decisione su una questione principale che rende superfluo decidere sulle altre). Riguardo al cuore della disputa, la Cassazione ha confermato che la cartella esattoriale equivale a un atto di precetto (l’intimazione formale ad adempiere prima dell’esecuzione). Di conseguenza, la notifica di una cartella con valenza esecutiva dopo l’apertura del concordato preventivo viola il divieto di avviare azioni esecutive individuali.

Le conclusioni pratiche sulla riscossione esattoriale nel concordato

La sentenza della Suprema Corte stabilisce un principio fondamentale per la tutela delle imprese in crisi. La riscossione esattoriale nel concordato deve rispettare le regole concorsuali. L’ente creditore o il gestore del fondo pubblico non possono utilizzare la cartella di pagamento come titolo per avviare un’esecuzione forzata autonoma contro il debitore in concordato. L’iscrizione a ruolo del credito rimane legittima e necessaria, ma ha il solo scopo di consentire al creditore di insinuarsi al passivo della procedura per partecipare alla ripartizione dell’attivo insieme agli altri creditori. L’istituto di credito ha quindi perso definitivamente la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali. Questa decisione rafforza la protezione del patrimonio aziendale destinato al soddisfacimento collettivo dei creditori.

Si possono notificare cartelle esattoriali dopo l’apertura del concordato preventivo?
Sì, l’iscrizione a ruolo e la notifica sono possibili al solo fine di consentire al creditore di insinuarsi nella procedura concorsuale per far valere il proprio credito.

La cartella esattoriale notificata durante il concordato ha valore esecutivo?
No, la cartella non può avere efficacia esecutiva per avviare azioni forzate individuali, poiché ciò violerebbe il divieto di azioni esecutive previsto dalla legge fallimentare.

Cosa succede se la sentenza non riporta le conclusioni scritte di una parte?
La mancata trascrizione delle conclusioni è una semplice imperfezione formale e non rende nulla la sentenza, a patto che il giudice abbia comunque esaminato e deciso le questioni sollevate.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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