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Subordinazione

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249 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Collaborazione sportiva: quando è lavoro subordinato?
Una società sportiva ha visto respingere il proprio ricorso in Cassazione contro la riqualificazione di alcuni contratti di collaborazione sportiva in rapporti di lavoro subordinato. La Corte ha dichiarato l'appello inammissibile perché i motivi erano stati sollevati per la prima volta in sede di legittimità, confermando l'obbligo di versare i contributi previdenziali e i premi assicurativi omessi.
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Lavoro subordinato: i limiti del ricorso in Cassazione
Una società ha contestato la richiesta di pagamento di contributi previdenziali, sostenendo che un suo collaboratore fosse un lavoratore autonomo. La Corte d'Appello ha invece qualificato il rapporto come lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso della società inammissibile, ribadendo che la valutazione dei fatti che definiscono la natura di un rapporto di lavoro spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, se adeguatamente motivata.
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Contratto a progetto: quando è valido per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice che chiedeva la conversione del suo contratto a progetto in un rapporto di lavoro subordinato. La Corte ha chiarito che, per la validità di un contratto a progetto, non è necessario che l'attività sia eccezionale o diversa da quella ordinaria dell'impresa. È sufficiente che il progetto sia chiaramente descritto, identificato e collegato a un risultato finale, distinguendosi così da una mera routine lavorativa. La valutazione sulla specificità del progetto e sulla sussistenza della subordinazione è un accertamento di fatto che spetta ai giudici di merito e non è sindacabile in sede di legittimità.
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Mutatio libelli e lavoro subordinato: guida pratica
La Corte di Cassazione ha stabilito che la modifica del CCNL di riferimento per il calcolo delle retribuzioni in appello non costituisce una 'mutatio libelli' vietata, se la domanda principale resta l'accertamento del lavoro subordinato e la richiesta di una giusta retribuzione ai sensi dell'art. 36 Cost. Nel caso di specie, una lavoratrice aveva ottenuto in appello il riconoscimento del suo rapporto come subordinato. La società datrice di lavoro ha impugnato la decisione, sostenendo che la lavoratrice avesse illegittimamente modificato la sua domanda. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che si trattava di una mera 'emendatio libelli', ovvero una precisazione consentita della domanda originaria.
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Lavoro subordinato: indici e prova in Cassazione
La richiesta di un collaboratore di qualificare il proprio rapporto come lavoro subordinato viene rigettata. La Cassazione conferma la decisione, chiarendo che il suo ruolo non è riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. La Corte sottolinea che, in assenza del potere direttivo e di controllo del datore di lavoro, indici come un compenso fisso non sono sufficienti a provare la subordinazione.
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Lavoro tra coniugi: prova rigorosa per la subordinazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2364/2026, ha stabilito che il lavoro tra coniugi si presume gratuito. Per dimostrare l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, il coniuge-lavoratore deve fornire una prova rigorosa della subordinazione, come un orario fisso, una retribuzione mensile e la soggezione al potere direttivo dell'altro coniuge. Nel caso di specie, una donna che lavorava nella gioielleria del marito separato non è riuscita a fornire tale prova, vedendosi negato il riconoscimento del rapporto di lavoro e le relative spettanze economiche.
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Lavoro subordinato: quando la partita IVA è fittizia
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che riqualifica il rapporto di un medico, formalmente autonomo, in lavoro subordinato. Decisivi l'inserimento stabile nell'organizzazione ospedaliera e l'esercizio di un potere direttivo da parte della struttura sanitaria su turni, ferie e modalità della prestazione.
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Lavoro convivente more uxorio: quando è subordinato?
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che riconosce l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra una donna e il suo convivente, titolare di uno studio legale. Nonostante la presunzione di gratuità legata al rapporto affettivo, la Corte ha ritenuto provata la subordinazione grazie a elementi come compensi costanti, documenti che attestavano diritti tipici del lavoratore (ferie, TFR) e testimonianze. Questo caso chiarisce come il lavoro del convivente more uxorio possa essere tutelato quando sussistono prove concrete di un vincolo professionale.
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Obbligo assicurativo studi professionali: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 12404/2024, ha stabilito che non sussiste l'obbligo assicurativo contro gli infortuni sul lavoro per i membri di uno studio professionale associato. Il caso riguardava un ente previdenziale che richiedeva il pagamento di sanzioni a uno studio veterinario. La Corte ha chiarito che l'obbligo assicurativo studi professionali non si applica in assenza di un rapporto di subordinazione tra i professionisti e l'associazione stessa, non potendo quest'ultima essere equiparata a una società di fatto per tali fini.
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Lavoro subordinato: quando l’appello è inammissibile
Un grafico pubblicitario, dopo anni di contratti di consulenza, ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, non riscontrando prove di assoggettamento al potere direttivo del datore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il successivo ricorso del lavoratore inammissibile, poiché mirava a una rivalutazione dei fatti e delle prove, compito che non spetta al giudice di legittimità, ribadendo la distinzione tra giudizio di merito e di legittimità.
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Qualificazione rapporto di lavoro: Cassazione chiarisce
Un grafico pubblicitario chiede la qualificazione del rapporto di lavoro come subordinato. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il motivo è che le censure del lavoratore miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, mancando la prova dell'assoggettamento al potere direttivo del datore di lavoro.
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Riqualificazione rapporto di lavoro: appello inammissibile
Una professionista sanitaria ha richiesto la riqualificazione del suo rapporto di lavoro ventennale da autonomo a subordinato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, non perché ha esaminato la natura del rapporto, ma perché la ricorrente non ha impugnato tutte le autonome ragioni giuridiche (rationes decidendi) su cui si fondava la decisione della Corte d'Appello. Il caso sottolinea un principio processuale cruciale: per avere successo, un ricorso deve smontare ogni singola colonna che sorregge la sentenza precedente.
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Lavoro subordinato: quando il contratto è autonomo?
Una collaboratrice che ha lavorato per decenni come suggeritrice per una grande emittente televisiva ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la natura autonoma della collaborazione. La decisione sottolinea che, in assenza di prove concrete del potere direttivo e disciplinare del committente, la lunga durata e la necessità di coordinarsi per l'esecuzione della prestazione non sono sufficienti a qualificare il rapporto come subordinato.
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Amministratore e lavoratore: prova della subordinazione
Un ex amministratore di una società fallita ha richiesto il pagamento di stipendi arretrati, sostenendo di essere stato anche un lavoratore subordinato. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che non aveva fornito prove sufficienti del vincolo di subordinazione. La sentenza ribadisce che per configurare il doppio ruolo di amministratore e lavoratore subordinato, è indispensabile dimostrare concretamente di essere soggetto al potere direttivo e di controllo dell'organo amministrativo, non bastando la sola documentazione formale.
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Avviso di addebito INPS: come impugnarlo bene
Un imprenditore contesta un avviso di addebito INPS per contributi non versati, sostenendo che i rapporti di lavoro non fossero subordinati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo importanti principi procedurali e di merito. La Corte ha stabilito che i vizi formali dell'atto devono essere impugnati con ricorso immediato in Cassazione, non in appello. Inoltre, ha ribadito che la Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. La decisione finale ha confermato che la natura subordinata di un rapporto si desume da indici concreti (orario, sede, retribuzione fissa) che prevalgono sulla qualificazione formale data dalle parti.
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Etero-organizzazione: Cassazione definisce la subordinazione
Con l'ordinanza n. 22645/2024, la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, interviene sul tema dell'etero-organizzazione, specificando i criteri per qualificare un rapporto di lavoro come subordinato anche in assenza di un potere direttivo classico. La decisione evidenzia come l'organizzazione unilaterale della prestazione da parte del committente, specialmente tramite piattaforme digitali, sia un indice fondamentale di subordinazione, con importanti ricadute sulla tutela dei lavoratori.
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Qualificazione rapporto di lavoro: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione conferma la riqualificazione di un contratto di agenzia in un rapporto di lavoro subordinato. L'ordinanza analizza i criteri per la corretta qualificazione rapporto di lavoro, evidenziando come le concrete modalità di svolgimento della prestazione prevalgano sul nome dato al contratto. Viene inoltre chiarito che la richiesta di una qualifica superiore (dirigente invece di quadro) in appello costituisce una domanda nuova e inammissibile se non formulata in primo grado.
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Prescrizione pubblico impiego: la Cassazione decide
Una Azienda Ospedaliera ha impugnato una decisione che qualificava un contratto di collaborazione come lavoro subordinato. La Corte di Cassazione, pur confermando la natura subordinata del rapporto, ha accolto il motivo relativo alla prescrizione pubblico impiego. Ha stabilito che il termine di prescrizione per i crediti di lavoro decorre in costanza di rapporto e non dalla sua cessazione, data l'assenza di stabilità del posto e del conseguente 'timore' del licenziamento. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Prescrizione crediti lavoro pubblico: la Cassazione
Una lavoratrice ottiene il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato con un'azienda ospedaliera. La Cassazione, però, chiarisce che la prescrizione dei crediti da lavoro pubblico decorre durante il rapporto e non dalla sua cessazione, accogliendo il ricorso dell'ente. Questa decisione si basa sull'assenza di 'metus' (timore di ritorsioni) per il lavoratore pubblico contrattualizzato, a differenza del settore privato.
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Qualificazione rapporto di lavoro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un'emittente radiofonica, confermando la decisione dei giudici di merito sulla qualificazione rapporto di lavoro di una sua collaboratrice. Nonostante contratti formali di collaborazione autonoma, il rapporto è stato ritenuto di natura subordinata basandosi sul principio di effettività. La Corte ha convalidato la condanna per licenziamento illegittimo e il calcolo del risarcimento basato sulla retribuzione di fatto, superiore a quella contrattuale.
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