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Subordinazione

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249 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Lavoro e convivenza: non basta provare la prestazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una donna che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato per l'attività svolta nell'azienda del suo convivente. In un contesto di lavoro e convivenza, la semplice prova della prestazione non è sufficiente; è necessario dimostrare in modo rigoroso la sottoposizione al potere direttivo del datore di lavoro, poiché l'attività potrebbe essere giustificata da ragioni di solidarietà e affetto.
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Impresa familiare: quando è lavoro subordinato?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la qualificazione di un rapporto di lavoro dipende dalle sue concrete modalità di svolgimento e non dalla denominazione formale data dalle parti, anche se contenuta in un atto pubblico. Nel caso specifico, nonostante l'esistenza di un atto notarile che costituiva una impresa familiare, la Corte ha confermato la natura subordinata del rapporto di lavoro basandosi su prove testimoniali che dimostravano la presenza di eterodirezione, orario fisso e mancanza di autonomia del prestatore di lavoro. Il ricorso del datore di lavoro è stato quindi respinto.
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Diritto all’assunzione: cosa succede se cambia la legge
Un vincitore di un concorso pubblico per un ruolo sanitario presso il Ministero della Giustizia si è visto negare l'impiego. La Corte di Cassazione ha confermato che il suo diritto all'assunzione è stato annullato da una legge successiva che ha trasferito le funzioni sanitarie dal Ministero al Servizio Sanitario Nazionale. Questo cambiamento organizzativo ha reso l'assunzione giuridicamente impossibile, anche dopo la fine di un precedente blocco delle assunzioni.
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Socio d’opera: quando il rapporto cela un lavoro?
Un lavoratore ha agito in giudizio sostenendo che il suo ruolo di socio d'opera in una società gestita dal fratello mascherasse in realtà un rapporto di lavoro subordinato per quasi quarant'anni. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello avevano respinto la sua richiesta per mancanza di prove sulla subordinazione. La Corte di Cassazione ha confermato tali decisioni, dichiarando inammissibile il ricorso del lavoratore. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla natura del rapporto è una questione di fatto non riesaminabile in sede di legittimità e che il ricorso mancava dei requisiti di specificità necessari, non riuscendo a dimostrare la simulazione del contratto sociale.
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Indebito previdenziale: quando si applica la regola?
Un pensionato ricopriva contemporaneamente i ruoli di dipendente, amministratore unico e socio della propria azienda. A seguito di un accertamento che ha disconosciuto il rapporto di lavoro subordinato, l'INPS ha revocato la pensione e richiesto la restituzione delle somme. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di restituzione, stabilendo che in caso di indebito previdenziale derivante da una condotta dolosa del pensionato nel creare il titolo, si applica la regola generale della piena ripetibilità (art. 2033 c.c.) e non le norme speciali sull'irripetibilità.
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Lavoro subordinato di fatto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello che riconosceva un rapporto di lavoro subordinato di fatto tra un Ente gestore di un autodromo e due lavoratrici addette alle pulizie. Nonostante la natura non continuativa delle prestazioni, legate agli eventi, la Corte ha ritenuto prevalenti gli indici di subordinazione come l'inserimento nell'organizzazione aziendale e l'assoggettamento al potere direttivo. L'Ente è stato condannato al pagamento delle differenze retributive, stabilendo che la realtà fattuale del rapporto prevale sulla qualificazione formale.
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Onere della prova: la Cassazione sul lavoro subordinato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22424/2025, ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori del settore scolastico. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: l'onere della prova per dimostrare la natura subordinata di un rapporto di lavoro, formalmente qualificato come collaborazione, spetta interamente al lavoratore. In questo caso, i ricorrenti non hanno fornito prove sufficienti, come i contratti o testimonianze, per sostenere la loro tesi, portando così alla reiezione delle loro domande risarcitorie precedentemente accolte in primo grado.
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Collaborazione a progetto: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex collaboratore che chiedeva il riconoscimento di crediti di lavoro, sostenendo che il suo rapporto, inizialmente configurato come *collaborazione a progetto*, avrebbe dovuto essere convertito in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte ha motivato l'inammissibilità sul fatto che le questioni sollevate erano nuove e non erano state proposte ritualmente nei gradi precedenti del giudizio di opposizione allo stato passivo del fallimento.
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Rapporto di lavoro subordinato: prova e requisiti
Un collaboratore, la cui attività era intrecciata con una relazione personale con l'amministratrice, ha perso l'appello per il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte ha stabilito che, nonostante l'ampio coinvolgimento, mancava la prova fondamentale dell'assoggettamento al potere direttivo e di controllo del datore di lavoro, elemento indispensabile per qualificare il rapporto come subordinato.
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