LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Stipendio Tabellare

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La parte fissa e base della retribuzione di un lavoratore, stabilita dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL), senza includere indennità o altre voci accessorie.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Risarcimento Danni Contratto a Termine: La Cassazione Rifiuta l’Aumento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Lavoratore che contestava il calcolo del suo Risarcimento danni contratto a termine. Il Lavoratore aveva un contratto a tempo determinato con un'Azienda Sanitaria. Un precedente giudice aveva riconosciuto il diritto al risarcimento, ma la Corte d'Appello aveva ridotto l'importo. Quest'ultima aveva stabilito che la base di calcolo dovesse essere lo stipendio tabellare previsto dal CCNL (527 euro netti), e non l'ultima busta paga (700 euro netti) che includeva voci accessorie. La Cassazione ha ritenuto che il ricorso del Lavoratore non avesse fornito gli elementi necessari per contestare l'interpretazione del titolo esecutivo, confermando la decisione della Corte d'Appello e condannando il Lavoratore alle spese legali.
Continua »
Calcolo Risarcimento Danni Lavoro: Cassazione conferma stipendio tabellare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Lavoratrice contro una Azienda Sanitaria. La controversia riguardava il Calcolo risarcimento danni lavoro per un contratto a termine illegittimo. Un giudice di primo grado aveva stabilito un risarcimento basato sull'ultima retribuzione netta. La Corte d'Appello aveva ridotto l'importo, usando lo stipendio tabellare previsto dal CCNL. La Lavoratrice ha contestato questa riduzione, ma la Cassazione ha ritenuto il ricorso non conforme ai requisiti procedurali per contestare l'interpretazione di un titolo esecutivo, confermando la decisione della Corte d'Appello. La Lavoratrice dovrà pagare le spese legali.
Continua »
Retribuzione ore eccedenti insegnanti: l’indennità speciale non si calcola
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della **retribuzione ore eccedenti insegnanti**. Un Lavoratore aveva chiesto l'inclusione dell'indennità integrativa speciale nel calcolo delle ore di insegnamento aggiuntive. L'Amministrazione, datore di lavoro, ha contestato la propria responsabilità e la correttezza del calcolo. La Corte ha stabilito che l'Amministrazione è il soggetto passivo legittimato, ma ha chiarito che l'indennità integrativa speciale non deve essere inclusa nel calcolo della retribuzione per le ore eccedenti, ribaltando la decisione precedente e rinviando il caso per una nuova valutazione.
Continua »
Trattamento economico segretario comunale: idoneità senza sede
Un funzionario pubblico ha ottenuto l'idoneità alla fascia professionale B dopo aver superato un corso di specializzazione. La Pubblica Amministrazione ha erogato la retribuzione superiore solo anni dopo, al momento dell'effettiva assegnazione della sede. Nel periodo intermedio, durante il collocamento in disponibilità, il dipendente ha percepito la paga della fascia C precedente. Il lavoratore ha promosso il giudizio chiedendo gli arretrati stipendiali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno confermato che il trattamento economico segretario comunale dipende strettamente dall'effettivo incarico e dalle mansioni svolte. Il mero superamento del corso attribuisce una semplice idoneità e non genera un diritto automatico all'aumento retributivo in assenza di una sede assegnata.
Continua »
Calcolo ore eccedenti docenti: la Cassazione batte il Ministero
Tre insegnanti di educazione fisica hanno richiesto al Ministero dell'Istruzione il pagamento delle differenze retributive per le ore aggiuntive prestate per la pratica sportiva scolastica. La controversia riguarda il calcolo ore eccedenti docenti e, in particolare, se l'indennità integrativa speciale debba essere inclusa nella base di calcolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero, confermando che, a partire dal 1° gennaio 2003, l'indennità integrativa speciale è stata definitivamente incorporata nello stipendio tabellare. Di conseguenza, la quota oraria per le ore di insegnamento aggiuntive deve essere calcolata sull'intero stipendio base così rideterminato. Il Ministero è stato condannato a pagare le differenze retributive e le spese di giudizio.
Continua »
Indennità integrativa speciale: docenti contro Ministero
Alcuni docenti di educazione fisica hanno richiesto il pagamento delle differenze retributive per le ore eccedenti dedicate alla pratica sportiva. I lavoratori sostenevano che il calcolo di tali ore dovesse includere l'indennità integrativa speciale, ormai confluita nello stipendio base a partire dal contratto collettivo del 2003. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda escludendo tale voce. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei docenti, stabilendo che, sotto la vigenza del nuovo contratto collettivo, l'indennità integrativa speciale deve essere inclusa nella base di calcolo poiché conglobata nello stipendio tabellare. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello per una nuova valutazione.
Continua »
Calcolo ore eccedenti: docente vince contro il Ministero
Una docente ha chiesto il ricalcolo della paga per le ore di insegnamento oltre l'orario d'obbligo e della tredicesima mensilità. La lavoratrice pretendeva l'inclusione dell'indennità integrativa speciale nella base di calcolo. Il Ministero si è opposto, sostenendo che tale indennità andasse esclusa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero. I giudici hanno stabilito che, con l'entrata in vigore del contratto collettivo del 2003, l'indennità integrativa speciale è stata fusa nello stipendio tabellare. Di conseguenza, il calcolo ore eccedenti deve considerare anche questa indennità, poiché essa fa ormai parte della paga base. Il Ministero perde la causa e deve pagare le spese legali.
Continua »
Assegno di sede e ritenute: la Cassazione rigetta il ricorso
Un dipendente della scuola in servizio all'estero ha contestato la mancata applicazione di una ritenuta a suo favore sull'assegno di sede, basandosi su vecchi contratti collettivi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore. La Corte ha chiarito che la ritenuta sull'indennità integrativa speciale non si applica più sotto il CCNL 2006/2009, poiché la clausola non è stata ripetuta. L'assegno di sede ha una funzione indennitaria e non può subire riduzioni o detrazioni senza una norma espressa. Di conseguenza, il lavoratore perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
Continua »
Indennità di buonuscita: onorari esclusi dal calcolo
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli onorari professionali percepiti da un avvocato dipendente di un ente pubblico non economico non devono essere inclusi nel calcolo della sua indennità di buonuscita. La sentenza conferma la legittimità della richiesta di restituzione delle somme erroneamente versate dall'ente, basandosi sulla rigida interpretazione della normativa speciale che definisce la base di calcolo del trattamento di fine servizio, escludendo voci retributive variabili come gli onorari.
Continua »
Mobilità volontaria: come si calcola lo stipendio?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19613/2024, ha stabilito un importante principio in materia di mobilità volontaria nel pubblico impiego. In assenza di tabelle di equiparazione, l'amministrazione di destinazione, nel determinare il nuovo inquadramento retributivo, deve tenere conto delle progressioni economiche maturate dal dipendente presso l'ente di provenienza. Tuttavia, deve escludere dal calcolo la Retribuzione Individuale di Anzianità (RIA), in quanto non facente parte dello stipendio tabellare. La decisione chiarisce come bilanciare il diritto del lavoratore a mantenere il livello retributivo raggiunto con i criteri organizzativi della nuova amministrazione.
Continua »
Indennità incentivante di esodo: calcolo e limiti
Un dipendente regionale, dopo aver svolto temporaneamente mansioni dirigenziali prima di accettare un'indennità incentivante di esodo, ha richiesto che il compenso aggiuntivo fosse incluso nel calcolo del suo incentivo. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che nel calcolo dell'indennità incentivante di esodo rientrano solo le componenti fisse, continuative e costanti della retribuzione, escludendo quindi compensi occasionali e temporanei come quelli per mansioni superiori a tempo determinato.
Continua »