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Stato Di Necessità — Anno 2024

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122 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Stato Di Necessità

Provvedimenti

Medico necroscopo di fatto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per falso in atto pubblico di un medico che, pur non avendo la specializzazione e una nomina formale, svolgeva le funzioni di medico necroscopo. Il medico aveva falsificato certificati di decesso senza effettuare le visite. La Corte ha rigettato la difesa basata sullo 'stato di necessità', sostenendo che la minaccia di un trasferimento non costituisce un grave pericolo alla persona. È stata inoltre confermata la qualifica di pubblico ufficiale 'di fatto', rendendo irrilevante l'assenza di un incarico formale ai fini della configurabilità del reato.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per essersi allontanato dalla propria abitazione senza autorizzazione. Il ricorso è stato giudicato generico e ripetitivo, in quanto si limitava a elencare presunti vizi già adeguatamente confutati dalla Corte d'Appello. La decisione sottolinea che un ricorso inammissibile comporta la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per il reato di evasione (art. 385 c.p.). La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano assolutamente generici, limitandosi a riproporre le stesse argomentazioni dell'appello senza confrontarsi criticamente con le motivazioni della sentenza impugnata. Tale genericità, riscontrata sia sulla questione della responsabilità che sulla valutazione dello stato di necessità, ha condotto alla reiezione del ricorso.
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Ricorso inammissibile: censure generiche e ripetitive
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da una persona condannata per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. I motivi del ricorso, relativi allo stato di necessità, alla particolare tenuità del fatto e alla concessione di attenuanti generiche, sono stati giudicati generici, meramente riproduttivi delle censure già presentate in appello e non idonei a confrontarsi con le argomentazioni della Corte territoriale. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e la ricorrente condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per evasione: inammissibile senza prove
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile un ricorso per evasione. L'imputato aveva invocato lo stato di necessità, ma non ha fornito prove mediche a sostegno delle sue affermazioni. La Corte ha ritenuto il ricorso generico e infondato, confermando che le valutazioni di fatto non possono essere riesaminate in sede di legittimità.
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Guida senza patente: non vale lo stato di necessità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per guida senza patente recidiva. La Corte ha escluso l'applicabilità dello stato di necessità per presunti problemi di salute, poiché l'imputato non ha fornito prove e avrebbe potuto usare i servizi pubblici. L'ordinanza conferma la condanna e sancisce l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Stato di necessità: quando è giustificazione valida?
Un individuo, condannato per false dichiarazioni e possesso di documenti falsi, ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo di aver agito in stato di necessità per sfuggire a un presunto reclutamento forzato nel suo paese. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per invocare lo stato di necessità non basta una semplice affermazione, ma è necessario fornire prove concrete e specifiche di un pericolo imminente, grave e non altrimenti evitabile. La mancanza di tali prove ha reso il ricorso generico e infondato.
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Stato di necessità: non vale per povertà? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che invocava lo stato di necessità per giustificare un reato commesso a causa della sua condizione di povertà. La Corte ha ribadito che la difficoltà economica non integra la scriminante, poiché esistono alternative legali come il ricorso ai servizi di assistenza sociale, che rendono il comportamento illecito non inevitabile.
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Invasione di edifici: quando è reato? La Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata per il reato di invasione di edifici. La Corte conferma che per la configurazione del reato non è necessaria la violenza, ma è sufficiente l'introduzione arbitraria e stabile in un immobile altrui. Viene inoltre ribadito che lo stato di necessità può giustificare l'occupazione solo per un pericolo attuale e transitorio, non per risolvere esigenze abitative permanenti, e che la lunga durata della condotta esclude la particolare tenuità del fatto.
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Stato di necessità: non giustifica l’occupazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due persone per occupazione abusiva di un alloggio pubblico. I giudici ribadiscono che lo stato di necessità non si applica per la mera esigenza di trovare casa, ma solo in caso di pericolo attuale di un danno grave alla persona. Viene inoltre confermato il rigetto dei motivi sulla particolare tenuità del fatto e sul bilanciamento delle circostanze.
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Occupazione abusiva: quando non c’è stato di necessità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona condannata per occupazione abusiva. La Corte ha ribadito che la difficoltà economica permanente non integra lo "stato di necessità", il quale richiede un pericolo imminente di danno grave alla persona. Pertanto, l'occupazione di un immobile per far fronte a esigenze abitative non è scriminata se non sussistono tali rigorosi presupposti.
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Ricorso inammissibile: i limiti del giudizio di Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per evasione. I motivi sono stati respinti perché basati su contestazioni di fatto, già valutate nei gradi precedenti, e su argomenti nuovi, non sollevati in appello. La decisione conferma la condanna e stabilisce il pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Ricorso inammissibile evasione: quando è infondato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione. I motivi del ricorso, basati sulla presunta insussistenza del reato e sullo stato di necessità, sono stati ritenuti manifestamente infondati e meramente riproduttivi di argomenti già esaminati e respinti in appello. Questo caso di ricorso inammissibile evasione conferma la necessità di presentare censure specifiche e non generiche.
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Ricorso inammissibile: i motivi devono essere specifici
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile a causa della genericità dei motivi presentati. L'ordinanza conferma la decisione della Corte d'Appello che aveva escluso lo stato di necessità e le attenuanti generiche per mancanza di prove e in virtù della recidiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e ripetitivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un individuo condannato per il reato di evasione. La Corte ha stabilito che i motivi di ricorso, relativi allo stato di necessità, alla particolare tenuità del fatto e alle attenuanti generiche, erano mere ripetizioni delle censure già sollevate e respinte in appello. Poiché l'appellante non ha criticato specificamente le argomentazioni della corte precedente, il ricorso è stato giudicato generico e quindi inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imputato avverso una condanna della Corte d'Appello. I motivi, basati su un presunto stato di necessità e sulla richiesta di attenuanti, sono stati ritenuti generici e volti a una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma a titolo di sanzione.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un individuo condannato per evasione. L'appello è stato giudicato generico e non specifico, in quanto le lamentele relative allo stato di necessità e alla mancata concessione delle attenuanti generiche non si confrontavano adeguatamente con le motivazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Ricorso inammissibile: genericità dei motivi e evasione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per evasione. I motivi, relativi a stato di necessità e attenuanti, sono stati giudicati generici e meramente riproduttivi delle doglianze d'appello, senza un reale confronto con la sentenza impugnata.
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Falsa testimonianza per paura: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per falsa testimonianza di quattro persone che avevano mentito durante un processo per omicidio. Gli imputati sostenevano di aver agito per paura di ritorsioni da parte degli autori del delitto. La Corte ha respinto i ricorsi, dichiarandoli inammissibili, e ha chiarito che il timore per la propria incolumità fisica non rientra nell'esimente specifica prevista per la falsa testimonianza, la quale protegge solo da un nocumento alla libertà o all'onore. Per invocare lo stato di necessità, è indispensabile provare un pericolo grave, attuale e non altrimenti evitabile, condizione non soddisfatta da un generico timore.
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Stato di necessità evasione: Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione dagli arresti domiciliari. L'imputato aveva invocato lo stato di necessità evasione per presunti motivi di salute, ma la Corte ha ritenuto la giustificazione troppo generica e non provata, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano negato l'esimente e le attenuanti generiche.
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