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Speciale Tenuità

77 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Riferito al danno patrimoniale, indica un pregiudizio economico estremamente esiguo e quasi insignificante. Se riconosciuta dal giudice, costituisce una circostanza attenuante che comporta una riduzione della pena.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Tentata rapina: nessuna attenuante se c’è violenza
Un uomo è stato condannato per il reato di tentata rapina in seguito a un'aggressione ai danni di una persona. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la ricostruzione dei fatti e richiedere una riqualificazione del reato, oltre alla concessione dell'attenuante per il danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la piena attendibilità della vittima, trovando riscontro nelle escoriazioni verificate subito dopo dai carabinieri intervenuti. La Cassazione ha inoltre escluso la lieve entità del danno, evidenziando la gravità della violenza fisica e la natura plurioffensiva del reato, che tutela sia il patrimonio sia l'incolumità personale. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Bancarotta fraudolenta patrimoniale: inutile occultare i beni
L'Amministratore di Fatto di una società dichiarata fallita è stato condannato per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale a causa della sparizione di beni e macchinari del valore di oltre centodiciassettemila euro. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che un macchinario di elevato valore non figurasse tra le scritture contabili e chiedendo l'applicazione dell'attenuante per il danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che il macchinario era presente nella contabilità aziendale e che alcuni testimoni avevano visto l'imputato occultare i beni prima dell'inventario. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di ricettazione: scuse non credibili e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un imputato condannato per il reato di ricettazione e per la violazione delle misure di prevenzione. La difesa sosteneva la semplice negligenza nell'acquisto e lamentava la mancata applicazione dell'attenuante per lieve entità. I giudici hanno confermato che l'assenza di spiegazioni attendibili sull'origine del bene e l'inverosimiglianza delle dichiarazioni provano la piena consapevolezza della provenienza illecita. L'imputato perde definitivamente la causa ed è condannato al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto pluriaggravato: ricorso respinto e sanzione pecuniaria
L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di furto pluriaggravato confermata dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. Il primo motivo chiedeva una nuova valutazione delle prove, operazione vietata ai giudici di legittimità. Il secondo motivo contestava l'aggravante della destrezza e la mancata concessione dell'attenuante per speciale tenuità economica; tuttavia, la difesa non aveva sollevato tali questioni durante il giudizio di secondo grado. Di conseguenza, la Corte ha reso definitiva la condanna e ha inflitto all'Imputata il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: ko il ricorso sul furto
L'Imputato è stato condannato per il furto di uno scaldabagno. Egli ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che spetta all'imputato l'onere di dimostrare il valore economico minimo del bene sottratto per ottenere lo sconto di pena. Non avendo fornito alcuna prova sul valore trascurabile dello scaldabagno, e avendo presentato motivi generici, l'imputato ha perso la causa. La Corte lo ha condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Attenuante del danno di speciale tenuità negata nel furto in casa
L'Imputato viene condannato per il reato di furto aggravato in luogo di privata dimora dopo aver sottratto la somma di 153,45 euro. Il difensore dell'Imputato propone ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il beneficio presuppone un pregiudizio lievissimo e di valore economico del tutto irrisorio. La cifra sottratta non rientra in questo parametro. La Corte precisa inoltre che la capacità economica della vittima di sopportare il danno non incide sulla concessione dell'attenuante. L'Imputato perde il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Furto pluriaggravato: ricorso generico confermato e condanna finale
Due imputati condannati nei precedenti gradi di giudizio per il reato di furto pluriaggravato hanno proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Il primo ricorrente ha contestato il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e della speciale tenuità del danno patrimoniale. Il secondo imputato ha lamentato un'asserita insufficienza probatoria, limitandosi a richiamare massime giurisprudenziali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. I giudici di legittimità hanno riscontrato la totale mancanza di specificità dei motivi, in quanto le doglianze si sono risolte nella mera riproposizione di argomenti già motivatamente respinti dalla Corte d'Appello, senza sviluppare un effettivo confronto critico con la decisione impugnata. Di conseguenza, la condanna è divenuta definitiva con contestuale addebito delle spese processuali e sanzione pecuniaria.
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Furto aggravato con mezzo fraudolento: borsa schermata costa cara
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per furto aggravato con mezzo fraudolento. L'imputata aveva sottratto capi d'abbigliamento da un centro commerciale nascondendoli in una borsa schermata con fogli di alluminio per eludere i sistemi di allarme. I giudici hanno confermato la sussistenza dell'aggravante del mezzo fraudolento, escludendo l'attenuante del danno di speciale tenuità. Quest'ultima richiede infatti un pregiudizio economico quasi nullo per la vittima, non configurabile nel caso specifico. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Danno patrimoniale di speciale tenuità: negato nel tentato furto
L'Imputato è stato condannato per tentato furto aggravato dopo aver cercato di rubare un furgone parcheggiato sulla pubblica via, infrangendo il finestrino. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'uomo, confermando il diniego della circostanza attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. La Corte ha chiarito che tale attenuante si applica al delitto tentato solo se, tramite un giudizio ipotetico, emerge che il danno sarebbe stato minimo. Nel caso specifico, il furgone aveva un valore economico non trascurabile, come dimostrato dalla decisione del proprietario di ripararlo. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto da 200 euro: negato il danno di speciale tenuità
L'Imputata è stata condannata per il furto di cinque bottiglie di superalcolici e il tentato furto di altre cinque bottiglie di whiskey in un supermercato, per un valore totale di circa duecento euro. L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e delle circostanze attenuanti generiche, evidenziando la propria incensuratezza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che un danno di duecento euro non può considerarsi di valore economico quasi irrisorio. Inoltre, l'incensuratezza da sola non basta più per ottenere le attenuanti generiche, in assenza di altri elementi positivi. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e l'Imputata è stata condannata a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Aggravante della minorata difesa: il furto di notte costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per furto aggravato. I giudici hanno confermato la sussistenza dell'aggravante della minorata difesa, poiché il furto è stato commesso di notte, in condizioni di scarsa visibilità e in assenza di un portiere. La Corte ha chiarito che l'assenza di un aumento di pena per la recidiva, dovuto al bilanciamento di equivalenza con le attenuanti, non esclude la valutazione di maggiore pericolosità dei colpevoli. Inoltre, il valore non ingente dei beni sottratti, dichiarato dalla vittima, non equivale automaticamente alla speciale tenuità del danno. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Reato di truffa o semplice debito? La Cassazione decide
Il caso riguarda un soggetto, denominato Il Truffatore, condannato per il reato di truffa. Questi aveva contattato telefonicamente La Vittima, fingendosi dipendente di una società finanziaria inesistente. Promettendo un finanziamento inesistente, si faceva inviare un bonifico di 500 euro per spese di istruttoria, per poi sparire nel nulla. La difesa sosteneva si trattasse di un semplice inadempimento civilistico e che La Vittima non fosse stata abbastanza diligente nel verificare l'identità della società. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna penale. I giudici hanno chiarito che l'uso di una falsa identità e di una società fantasma supera il confine del mero illecito civile, integrando pienamente gli artifici e raggiri tipici del reato di truffa.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: il recupero non basta
L'Imputato, condannato per furto aggravato e lesioni personali per aver sottratto una borsa poi recuperata, ha proposto ricorso in Cassazione. Egli ha contestato il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che la borsa era stata restituita subito dopo il fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'attenuante del danno di speciale tenuità richiede un pregiudizio economico lievissimo al momento del reato. La restituzione o il recupero successivo della refurtiva non incidono sulla valutazione del danno iniziale, che rimane legato al valore intrinseco dell'oggetto sottratto e agli effetti immediati subiti dalla vittima. L'Imputato è stato condannato alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Scippo da 200 euro: no al danno patrimoniale di speciale tenuità
Il caso riguarda Il Ricorrente, condannato per furto con strappo per aver scippato una collanina d'oro del valore di duecento euro. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione dell'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che per l'applicazione di questa attenuante il pregiudizio economico deve essere lievissimo, ossia pressoché irrilevante. Il valore di duecento euro non può essere considerato tale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina aggravata di gruppo: la Cassazione nega sconti di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di rapina aggravata. Il ricorrente contestava l'applicazione dell'aggravante delle più persone riunite, il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e l'applicazione della recidiva. I giudici hanno confermato la condanna, spiegando che la presenza di più complici fin dall'inizio ha rafforzato il proposito criminoso. Inoltre, la speciale tenuità è stata esclusa sia per il valore dei beni sottratti sia per la natura plurioffensiva della rapina, che colpisce anche la libertà personale. Infine, la recidiva è stata confermata a causa dei precedenti penali specifici del condannato. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: no a sconti automatici
Un uomo, condannato per tentato furto, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per applicare questa attenuante il pregiudizio economico deve essere lievissimo e quasi irrisorio. Tale valutazione deve considerare non solo il valore intrinseco dell'oggetto, ma anche tutti gli effetti negativi subiti dalla vittima. Inoltre, la capacità economica della persona offesa di sopportare la perdita non ha alcuna rilevanza.
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Tentata estorsione: la Cassazione nega lo sconto per soli 50 euro
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentata estorsione e calunnia. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che la richiesta estorsiva ammontasse a soli cinquanta euro e non avesse causato turbamento alla vittima. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, nei casi di tentata estorsione, la valutazione sulla gravità del danno deve essere complessiva. Non ci si può limitare al solo valore economico della richiesta, ma occorre considerare anche gli effetti psicologici e intimidatori sulla vittima, data la natura plurioffensiva del reato che colpisce sia il patrimonio sia la libertà personale.
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Truffa online: il conto aziendale incastra l’amministratore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore societario condannato per truffa online. L'imputato aveva incassato 430 euro sul conto della propria ditta per la vendita di beni mai consegnati. La difesa contestava la responsabilità e chiedeva le attenuanti per la lieve entità del danno. I giudici hanno confermato la colpevolezza poiché il conto corrente era riconducibile direttamente alla società dell'imputato. Inoltre, la Cassazione ha escluso le attenuanti generiche a causa dei precedenti penali dell'uomo e ha negato la speciale tenuità del danno, ritenendo la somma di 430 euro non trascurabile. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di veicoli: condanna e sanzione per ricorso errato
Il caso riguarda un uomo condannato per la ricettazione di veicoli continuata. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione dell'attenuante della speciale tenuità e contestando l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'attività professionale di smontaggio di numerosi pezzi di provenienza illecita esclude la speciale tenuità del fatto. Inoltre, la contestazione sulla configurabilità della recidiva non può essere sollevata per la prima volta in Cassazione se in appello si era chiesta solo l'esclusione discrezionale dell'aumento di pena. L'imputato perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentata rapina aggravata: perché 70 euro non sono un danno tenue
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per il reato di tentata rapina aggravata in concorso ai danni di un piccolo commerciante. La difesa contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità per la somma di 70 euro e il diniego dei benefici di legge. I giudici hanno chiarito che 70 euro per un piccolo commerciante non costituiscono un danno di speciale tenuità e che la prognosi di recidiva impedisce la concessione dei benefici. La ricorrente è stata condannata alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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