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Spazio Minimo In Cella

6 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Spazio minimo in cella: cella stretta ma risarcimento negato
Il Detenuto ha proposto ricorso lamentando condizioni di detenzione inumane nel carcere di Napoli Secondigliano. Nonostante disponesse di uno spazio individuale di 3,53 metri quadrati, lamentava l'assenza di bidet e di aerazione nel bagno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, quando lo spazio minimo in cella è compreso tra tre e quattro metri quadrati, eventuali carenze igieniche possono essere compensate da fattori positivi. Nel caso specifico, la presenza di una grande finestra apribile, la possibilità di fare docce frequenti e le ore trascorse fuori dalla cella costituiscono fattori compensativi sufficienti a escludere la violazione dei diritti fondamentali. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Spazio minimo in cella: il letto singolo va sempre sottratto
Il Detenuto ha richiesto un risarcimento per aver scontato la pena in celle sovraffollate. Il Tribunale di Sorveglianza ha rigettato parzialmente la domanda, includendo nel calcolo della superficie disponibile lo spazio occupato dal letto singolo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Detenuto, stabilendo che per determinare lo spazio minimo in cella (pari a tre metri quadrati a persona) occorre sottrarre anche la superficie occupata dal letto singolo. Questo arredo, infatti, riduce lo spazio calpestabile necessario al movimento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione precedente e ha ordinato un nuovo esame del caso.
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Spazio minimo in cella: lo Stato perde contro il detenuto
Il Ministero della Giustizia ha impugnato la decisione che riconosceva a un detenuto la riduzione della pena e un indennizzo economico per aver subito condizioni di detenzione degradanti in vari istituti penitenziari. Il Ministero contestava il calcolo dello spazio minimo in cella e la mancata valutazione dei fattori compensativi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il calcolo dello spazio minimo in cella deve escludere gli arredi fissi e che, sotto i tre metri quadrati, i fattori compensativi devono coesistere tutti insieme (breve durata, condizioni dignitose e attività esterne). Il detenuto ottiene quindi definitivamente lo sconto di pena.
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Spazio minimo in cella: la Cassazione tutela la dignità
Il Detenuto ha proposto reclamo per ottenere i rimedi risarcitori previsti dall'articolo 35-ter dell'ordinamento penitenziario, lamentando la violazione dello spazio minimo in cella durante la detenzione nei carceri di Oristano e Taranto. Il Tribunale di Sorveglianza ha rigettato la richiesta ritenendo lo spazio superiore a 3 metri quadrati, senza però detrarre l'ingombro del letto singolo e ignorando altre gravi carenze, come la mancanza di una porta per il bagno. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Detenuto, annullando il provvedimento. I giudici hanno stabilito che la motivazione del Tribunale era carente, poiché non ha valutato l'impatto degli arredi fissi e la mancanza di adeguati fattori compensativi, rimandando il caso per un nuovo esame.
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Spazio minimo in cella: i mobili pensili contano?
Un detenuto ha chiesto un risarcimento per le condizioni detentive, sostenendo che i mobili pensili riducevano lo spazio minimo in cella. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che lo spazio sotto tali arredi non è automaticamente calcolabile come utile. È necessaria una valutazione concreta per verificare se ostacolano il libero movimento, annullando la decisione precedente e rinviando il caso per un nuovo esame basato su questo principio.
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Spazio minimo in cella: il calcolo con mobilio pensile
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero della Giustizia, confermando il diritto a un indennizzo per un detenuto a causa di condizioni detentive inumane. La sentenza stabilisce che lo spazio occupato dal 'mobilio pensile' (arredi fissati a parete) deve essere sottratto dal calcolo dello spazio minimo in cella se impedisce l'uso dell'area sottostante. Inoltre, in caso di detenzione prolungata in spazi inferiori ai limiti di legge, i 'fattori compensativi' come l'accesso ad aree comuni diventano irrilevanti.
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