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Spaccio Di Droga Di Lieve Entità

13 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Spaccio di droga di lieve entità: quando la quantità esclude la pena ridotta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per spaccio di droga, respingendo il ricorso che chiedeva di riconoscere la fattispecie di spaccio di droga di lieve entità. L'imputato era stato condannato per aver detenuto 349 dosi di stupefacente, bilancini di precisione e un sistema di videosorveglianza per eludere i controlli. La Suprema Corte ha ribadito che la lieve entità richiede una minima offensività, valutata su quantità, qualità e modalità dell'azione. La presenza di strumenti per lo spaccio e le quantità elevate escludono la minore gravità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna alle spese e al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di droga: la Cassazione tra “lieve entità” e “bis in idem”
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi imputati condannati per spaccio di droga di lieve entità e reati connessi. Alcuni hanno contestato la violazione del principio "bis in idem", sostenendo di essere stati giudicati due volte per lo stesso fatto. Altri hanno lamentato la mancata applicazione della "lieve entità" per le loro condotte. La Cassazione ha respinto i ricorsi principali, affermando che il "bis in idem" non sussiste se i fatti sono temporalmente distinti, anche se emersi dalla stessa indagine. Ha inoltre ribadito che la valutazione della "lieve entità" deve considerare l'intera attività di spaccio, non solo le singole cessioni, e ha dichiarato inammissibili molti altri ricorsi per genericità.
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Spaccio di droga: la ‘lieve entità’ non basta con quantità significative
Un individuo, condannato per spaccio di droga ai sensi dell'Art. 73, comma 1, d.P.R. 309/1990, ha presentato ricorso per ottenere il riconoscimento della fattispecie di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la 'spaccio di droga di lieve entità' non si applica quando la quantità di sostanza stupefacente è significativa (84,54 gr di cocaina) e l'attività presenta elementi organizzativi, come spostamenti ciclici e occultamento della droga. Le argomentazioni del ricorrente sono state considerate una mera reiterazione di quelle già respinte in appello.
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Spaccio di Droga di Lieve Entità: Cassazione conferma condanna, no sconto
Un Lavoratore, condannato per spaccio di droga, ha presentato ricorso in Cassazione. Egli sosteneva che la sua condotta rientrasse nella fattispecie di **spaccio di droga di lieve entità**, argomentando un'attività marginale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la valutazione della "lieve entità" richiede un giudizio complessivo, non solo basato sulla quantità. Si considerano la capacità del soggetto, le sue relazioni con il mercato, la quantità di droga movimentata, il numero di acquirenti e le modalità di spaccio. Nel caso specifico, l'ottima qualità della cocaina, la quantità cospicua (99 dosi) e il denaro trovato (600 euro) hanno escluso la **lieve entità** del fatto.
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Spaccio di droga di lieve entità: la Cassazione chiarisce i limiti
Un Lavoratore è stato arrestato per spaccio di cocaina ed eroina. Il Tribunale ha confermato la custodia in carcere. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la gravità degli indizi e l'esclusione della qualificazione come **spaccio di droga di lieve entità**, sostenendo che le cessioni erano modeste. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che per escludere la **spaccio di droga di lieve entità** si devono considerare la continuità, l'organizzazione dell'attività e la disponibilità di quantità cospicue di droga, non solo le singole cessioni. La gravità indiziaria è stata ritenuta ben motivata dalle dichiarazioni degli acquirenti.
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Spaccio di droga di lieve entità: la quantità esclude la minore gravità
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di droga. La Corte d'Appello ha escluso l'ipotesi di spaccio di droga di lieve entità, confermando la condanna. Il Lavoratore era stato trovato con quasi 50 grammi di cocaina, sufficienti per 281 dosi, destinate alla vendita. La droga era nel suo giubbotto, nella sua auto, di sera. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Lavoratore, ribadendo che la valutazione della "lieve entità" deve considerare tutti gli elementi del fatto. La quantità e le modalità di detenzione della droga escludevano la minore gravità del reato. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una multa.
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Spaccio di droga: quando la lieve entità è esclusa dalla Cassazione
Un individuo è stato condannato per spaccio di droga di lieve entità, ai sensi dell'Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90, ma ha contestato questa qualificazione. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo un vizio di motivazione sulla sua responsabilità e sulla mancata applicazione della lieve entità. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la rilevante quantità di droga (oltre trecento dosi di cocaina), la suddivisione in plurime confezioni e la presenza di un bilancino di precisione escludevano la qualificazione di spaccio di droga di lieve entità. Il ricorrente ha perso il ricorso e deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di droga di lieve entità: quando il giudice non crede al pentimento
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di un tribunale inferiore contro un individuo coinvolto nello spaccio di droga. L'individuo aveva chiesto di classificare la sua condotta come "spaccio di droga di lieve entità" e di ottenere circostanze attenuanti generiche. La Corte ha respinto queste richieste, ritenendo che la quantità e la qualità della droga (cocaina), insieme all'attività di spaccio organizzata e alla mancanza di un pentimento sincero, non soddisfacessero i criteri per un reato minore. La pena imposta è stata ritenuta adeguata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Spaccio di droga di lieve entità: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per spaccio di droga. L'imputata chiedeva il riconoscimento della fattispecie di spaccio di droga di lieve entità. I giudici hanno confermato la condanna, evidenziando che la quantità di sostanze (cocaina, hashish, marijuana, con 132,97 dosi medie singole di cocaina) e le modalità organizzative (vendita dall'abitazione e approvvigionamento da terzi) escludevano la lieve entità. L'imputata deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di droga lieve: Cassazione nega la minima entità per cessioni multiple
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due soggetti condannati per spaccio di droga. Essi contestavano la mancata applicazione della fattispecie di **spaccio di droga di lieve entità**, nonostante avessero effettuato diverse cessioni di minima gravità. La Suprema Corte ha ribadito che per valutare la lieve entità non basta considerare solo la quantità di droga. Occorre analizzare anche la capacità d'azione del soggetto, i suoi legami con il mercato, la quantità complessiva di droga movimentata, il numero di acquirenti e le modalità usate per eludere i controlli. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, confermando la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di droga di lieve entità: l’appello fallisce in Cassazione
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di droga. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la sua attività rientrasse nella "spaccio di droga di lieve entità" per la sua natura marginale e non professionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha ritenuto il ricorso vago e non sufficientemente critico verso la sentenza precedente. Quest'ultima aveva correttamente evidenziato l'organizzazione dell'attività di spaccio, con più soggetti e vendita continua in un noto "punto di spaccio". Questa struttura organizzativa escludeva la qualificazione di lieve entità. Il Lavoratore ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Spaccio di droga: intercettazioni bastano, no lieve entità se rete
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per **spaccio di droga di lieve entità** (cocaina e hashish). L'imputato contestava la mancanza di prove oltre le intercettazioni telefoniche, la mancata qualificazione del reato come di "lieve entità" e il diniego delle attenuanti generiche. La Cassazione ha confermato che le intercettazioni, se ben motivate, possono bastare come prova. Ha ribadito che la reiterazione dello spaccio, anche di piccole quantità, impedisce la classificazione di "lieve entità" se inserita in una rete più ampia. Ha inoltre ritenuto corretta la motivazione sul diniego delle attenuanti. Il ricorso è stato respinto, confermando la condanna.
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Spaccio di droga di lieve entità negato: 147 dosi sotto il divano
Le Forze dell'Ordine trovano 119 grammi di cocaina, divisi in 147 dosi, nascosti sotto il divano di casa dell'Imputato. Insieme alla droga ci sono un bilancino e materiale per il confezionamento. L'Imputato viene condannato a quattro anni di carcere. L'uomo fa ricorso in Cassazione. Egli chiede di considerare il reato come spaccio di droga di lieve entità per ottenere uno sconto di pena. La Corte di Cassazione respinge il ricorso. I giudici spiegano che la quantità di droga, pari a 542 dosi singole, il bilancino e il materiale dimostrano un'attività professionale. Non si tratta quindi di un fatto di lieve entità. Inoltre, i precedenti penali dell'Imputato impediscono di concedere sconti di pena. L'Imputato perde la causa in via definitiva. Egli deve pagare le spese processuali, una multa di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende e dovrà scontare la condanna originaria.
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