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Sottrazione

94 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

In matematica, la sottrazione è una delle quattro operazioni aritmetiche fondamentali. È di solito denotata con un segno meno infisso: "−" I nomi tradizionali per i termini della sottrazione c − b = a sono minuendo (c), sottraendo (b), e differenza (a). La sottrazione viene utilizzata per modellare i tre processi fisici seguenti. Data una collezione di oggetti, togliere (sottrarre) un certo numero di oggetti. Combinare una data misura, come ad esempio un movimento verso destra o un deposito, con una misura in senso opposto, come un movimento verso sinistra o un prelievo. Confrontare due oggetti tra loro per trovare la loro differenza. Ad esempio, per trovare la differenza tra 800 € e 500 €, si sottrae 800−500 e si ottiene il risultato di 300 €. Matematicamente è spesso utile vedere la sottrazione non come un'operazione separata, ma come addizione dell'opposto del sottraendo. Così, 7-3 diventa la somma di 7 e di "−3". In questo modo, si possono applicare alla sottrazione tutte le regole familiari e la nomenclatura dell'addizione. Si consideri inoltre che la sottrazione non è commutativa né associativa, ma l'addizione di quantità con segno sì; questo significa che un matematico non userà spesso le parole "minuendo" e "sottraendo" ma considererà 7-3 come la somma degli addendi "7" e "−3".

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rapina Impropria Consumata: Quando la Violenza Rende il Furto Completo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Ricorrente per il reato di rapina impropria consumata. Il Ricorrente aveva sottratto capi di abbigliamento da un negozio e, per assicurarsi la fuga, aveva usato violenza contro un dipendente. La difesa sosteneva si trattasse di rapina tentata, poiché la merce era sotto sorveglianza e il Ricorrente era stato bloccato subito dopo. Tuttavia, la Suprema Corte ha ribadito che la rapina impropria è consumata quando alla sottrazione segue la violenza, anche se il ladro non ha avuto piena e autonoma disponibilità del bene. La violenza impedisce al proprietario di recuperare il bene, rendendo il reato completo.
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Rapina impropria: furto vigilato ma reato consumato
L'Imputato ha commesso una sottrazione di beni all'interno di un locale commerciale ed è fuggito usando violenza contro i presenti, causando lesioni personali. Il difensore ha impugnato la condanna sostenendo l'esistenza di un semplice tentativo di rapina, poiché la vigilanza controllava i movimenti e impediva il pieno possesso della refurtiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha confermato la rapina impropria consumata. La Suprema Corte ha chiarito che il reato è perfetto con la semplice sottrazione materiale, anche senza un autonomo e indisturbato possesso della merce.
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Rapina impropria: sottrazione basta, possesso non necessario
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due imputati per rapina impropria aggravata e lesioni personali. Gli imputati avevano sottratto un bene e poi usato violenza, sostenendo che il reato dovesse essere derubricato a tentata rapina, non avendo conseguito il possesso definitivo. La Suprema Corte ha chiarito che la rapina impropria si perfeziona con la sola sottrazione del bene, seguita dalla violenza per assicurarselo o per l'impunità, anche se il ladro non ottiene il possesso finale. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili e gli imputati condannati alle spese e a una sanzione.
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Rapina impropria consumata anche sotto gli occhi del vigilante
Un soggetto e il suo complice hanno sottratto della merce all'interno di un esercizio commerciale sotto il costante controllo dell'addetto alla sicurezza. All'intervento dell'operatore, gli autori hanno esercitato violenza e minacce per garantirsi la fuga e il bottino. La difesa ha sostenuto l'ipotesi di tentativo per mancanza di autonomo impossessamento. La Corte di Cassazione ha invece confermato il delitto consumato di rapina impropria. I giudici hanno chiarito che la semplice sottrazione della merce perfeziona il reato nel momento in cui segue l'aggressione, rendendo irrilevante la presenza vigile della sicurezza. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Rapina impropria consumata: la Cassazione chiarisce tra sottrazione e impossessamento
Due persone hanno prelevato merce da un supermercato, nascondendola e superando le casse senza pagare. Fermati da un addetto alla sicurezza, uno dei due ha usato minacce e violenza per fuggire. Il Tribunale aveva qualificato il fatto come tentativo di rapina impropria, ritenendo che la costante sorveglianza avesse impedito la perdita di controllo sulla merce. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che la rapina impropria consumata si perfeziona con la sola sottrazione, anche senza il completo impossessamento, se seguita da violenza per assicurarsi il bene o l'impunità. Ha quindi riqualificato il reato come rapina impropria consumata.
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Rapina impropria: basta la sottrazione, ricorso respinto
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la condanna per il reato di rapina impropria, sostenendo di non aver mai ottenuto il pieno possesso della merce a causa del costante controllo della vigilanza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che per la consumazione del reato di rapina impropria non occorre che il reo acquisisca un'autonoma disponibilità del bene, essendo sufficiente il solo compimento della sottrazione materiale. La presenza del personale di sicurezza può al massimo impedire la successiva gestione del bene, ma non esclude la gravità del fatto penale ormai consumato. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Rapina impropria consumata: oltre le casse scatta la condanna
L'imputata ha prelevato dei beni dagli scaffali di un esercizio commerciale per un valore di circa 147 euro. Ha superato la barriera delle casse ed è stata fermata dai vigilanti in prossimità dell'uscita. Per scappare, ha spintonato la guardia e il direttore. La difesa ha sostenuto che il fatto costituisse solo un tentativo, in quanto la sorveglianza continuativa non le aveva permesso di acquisire l'autonomo possesso della merce. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che la rapina impropria si considera consumata con la semplice sottrazione della merce. L'intervento della vigilanza impedisce l'impossessamento definitivo, ma non cancella la sottrazione già avvenuta. L'uso della violenza per guadagnare la fuga perfeziona il reato consumato. La condanna resta confermata.
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Rapina impropria: basta la sottrazione, non l’impossessamento
L'Imputato è stato condannato per il reato di rapina impropria per aver sottratto dei beni e usato violenza subito dopo, nonostante l'intervento del proprietario avesse impedito il definitivo impossessamento della refurtiva. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo di riqualificare il fatto in tentativo di rapina. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per la consumazione della rapina impropria è sufficiente la semplice sottrazione della merce, mentre non occorre che l'autore acquisisca il possesso pacifico e definitivo del bene. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rapina impropria consumata: il controllo non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a un individuo per rapina impropria consumata. La difesa sosteneva che il reato andasse qualificato come semplice tentativo, in quanto la costante vigilanza del personale di sicurezza aveva impedito l'acquisizione di una piena e autonoma disponibilità dei beni sottratti. I Supremi Giudici hanno respinto questa tesi e hanno dichiarato inammissibile il ricorso. Per la consumazione della rapina impropria è sufficiente l'avvenuta sottrazione del bene, unita all'uso immediato di violenza o minaccia per garantirsi la fuga o l'impunità. Il controllo della vigilanza o l'immediato abbandono della refurtiva non degradano la condotta a reato tentato.
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Rapina impropria: la vigilanza osserva ma il reato è consumato
L'Imputato preleva alcuni capi d'abbigliamento all'interno di un negozio. L'addetto alla sicurezza osserva tutta la scena a distanza. Subito dopo la presa della merce, L'Imputato usa violenza fisica per garantirsi la fuga. In sede di patteggiamento, il giudice qualifica l'azione come rapina impropria consumata. L'Imputato propone ricorso in Cassazione. La difesa sostiene l'ipotesi di reato tentato, poiché la vigilanza non ha mai perso di vista i beni. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la rapina impropria si perfeziona con la sola sottrazione della cosa. Non serve che il reo acquisisca un possesso autonomo ed esclusivo del bene. Di conseguenza, il costante controllo della vigilanza non trasforma il reato consumato in tentato. L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Rapina impropria: superare le casse trasforma il furto in reato
Un uomo è stato condannato per il reato di rapina impropria dopo aver sottratto della merce in un supermercato, superato le casse e usato violenza contro gli addetti alla sicurezza per tentare la fuga. La difesa sosteneva si trattasse di tentativo poiché i vigilanti non avevano mai perso il contatto visivo con il soggetto. La Corte di Cassazione ha invece confermato la consumazione del reato. Il superamento delle casse segna la perdita del controllo autonomo della merce da parte del proprietario, perfezionando la sottrazione. Di conseguenza, l'uso della violenza subito dopo configura il reato consumato e non solo tentato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato.
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Rapina impropria: la fuga violenta costa la condanna consumata
L'Imputato ha sottratto della merce da un esercizio commerciale superando le casse e attivando l'allarme. Per assicurarsi la fuga, ha esercitato violenza contro gli addetti alla sicurezza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato, confermando la condanna per il reato di rapina impropria consumata. I giudici hanno chiarito che, per la consumazione del reato, non è necessario che il colpevole consegua l'effettivo e definitivo impossessamento della refurtiva. È sufficiente che la violenza venga esercitata subito dopo la sottrazione, anche solo per garantirsi l'impunità o tentare la fuga. Viene confermata anche l'applicazione della recidiva a causa dei precedenti penali specifici dell'uomo.
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Rapina impropria: condanna severa anche per beni di scarso valore
Due imputati sono stati condannati per furto con strappo di occhiali da vista, lesioni e rapina impropria per aver sottratto un cellulare usando violenza per assicurarsi la fuga. La difesa sosteneva l'insussistenza del furto per mancanza di profitto economico e che la rapina fosse solo tentata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Ha chiarito che il profitto nel furto può essere anche non patrimoniale e che la rapina impropria si consuma con la violenza successiva alla sottrazione, anche senza un possesso stabile del bene. Infine, per l'attenuante del danno lieve nella rapina, non basta il basso valore del bene, ma va valutata la gravità dell'aggressione fisica e morale subita dalla vittima.
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Rapina impropria: consumata anche senza possesso della refurtiva
Un uomo è stato condannato per il reato di rapina impropria. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il reato dovesse essere considerato solo tentato, poiché, pur avendo usato violenza dopo aver sottratto la merce, non era riuscito a ottenerne il possesso stabile. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per la consumazione della rapina impropria è sufficiente la sottrazione della cosa altrui seguita da violenza, senza che sia necessario il definitivo impossessamento del bene. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sottrazione di cose sottoposte a sequestro: il ricorso costa caro
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di sottrazione di cose sottoposte a sequestro. I Carabinieri avevano sequestrato un suo bene, ma l'uomo lo aveva successivamente sottratto, violando i sigilli e la custodia giudiziaria. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la presenza del dolo (la volontà cosciente di commettere il reato) e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la sottrazione del bene sequestrato dimostra chiaramente l'intenzione di violare la legge. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rapina impropria: vigilanza costante ma il reato è consumato
L'autrice del reato ha sottratto della merce all'interno di un esercizio commerciale sotto il controllo costante dell'addetta all'antitaccheggio. Una volta fermata all'uscita, ha minacciato il personale per assicurarsi la fuga. La difesa ha richiesto la riqualificazione del fatto in tentativo, sostenendo che il monitoraggio continuo avesse impedito il possesso autonomo della merce. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per rapina impropria consumata. La Corte ha stabilito che, per la consumazione del reato, è sufficiente la semplice sottrazione della cosa, mentre il controllo della vigilanza non esclude la consumazione del delitto.
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Rapina impropria: condannato anche chi difende il bottino altrui
Due soggetti sottraggono con la forza cento euro a una vittima e consegnano subito dopo la metà del denaro a un complice. La vittima insegue il gruppo per recuperare i soldi, ma il complice, insieme agli altri, la aggredisce con calci, pugni e minacce di morte. La Corte di Cassazione conferma la condanna per il reato di rapina impropria anche a carico del complice che non ha partecipato alla sottrazione iniziale. I giudici stabiliscono che risponde di rapina impropria chiunque riceva il bottino subito dopo il furto e usi violenza per difenderlo o garantire l'impunità, purché sia consapevole della provenienza illecita del denaro. Il ricorso viene rigettato con condanna alle spese.
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Rapina impropria: nascondere la merce basta a consumare il reato
Un uomo ha sottratto dei collari antipulci dagli scaffali di un negozio, nascondendoli addosso, per poi usare violenza per fuggire. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina impropria consumata, escludendo il semplice tentativo. I giudici hanno chiarito che per la consumazione del reato è sufficiente la sottrazione della merce dalla vigilanza del proprietario, anche senza un definitivo impossessamento, se seguita da violenza. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: la violenza cancella lo sconto di pena
Il Ricorrente ha impugnato la condanna per il reato di rapina impropria, sostenendo che il fatto fosse solo tentato e contestando la mancata concessione delle attenuanti per il valore modesto del bene e la lieve entità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la rapina impropria si perfeziona con la sola sottrazione del bene, seguita da violenza, anche senza un possesso autonomo. Inoltre, la motivazione della sentenza d'appello può richiamare quella di primo grado (per relationem). Infine, la violenza fisica e le lesioni causate alla vittima impediscono il riconoscimento delle attenuanti di lieve entità e di danno patrimoniale di speciale tenuità. Il Ricorrente perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: basta la sottrazione per far scattare il reato
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di rapina impropria. La difesa ha richiesto la riqualificazione del fatto in tentativo, sostenendo che l'imputato non avesse conseguito la disponibilità autonoma della refurtiva prima di usare violenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rapina impropria si perfeziona con la semplice sottrazione del bene, anche senza un possesso autonomo e prolungato, qualora venga usata violenza subito dopo l'apprensione della cosa. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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