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Sottrazione

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94 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rapina impropria: quando il reato è consumato?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 38969/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per rapina impropria. L'imputato sosteneva che il reato fosse solo tentato, non consumato, perché non aveva ottenuto il pieno possesso della refurtiva. La Corte ha ribadito che, a differenza della rapina propria, per la consumazione della rapina impropria è sufficiente la semplice sottrazione del bene, seguita dalla violenza o minaccia, senza che sia necessario il consolidamento del possesso.
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Rapina impropria: quando la violenza è immediata?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina impropria nei confronti di un uomo che, dopo aver sottratto delle bottiglie da un supermercato e averle restituite una volta scoperto, ha usato violenza tentando di investire una dipendente per garantirsi la fuga. La Corte ha stabilito che un intervallo di 10-15 minuti tra la sottrazione e la violenza non interrompe il nesso di 'immediatezza' richiesto dalla legge, e che per la consumazione del reato è sufficiente la sola sottrazione del bene, anche senza un effettivo impossessamento.
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Rapina impropria: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso relativo a una condanna per rapina impropria. L'ordinanza ribadisce un principio consolidato: il reato si perfeziona con la semplice sottrazione del bene alla vittima, anche se l'aggressore non ne ha ancora conseguito il pieno e autonomo possesso. La Corte sottolinea inoltre l'impossibilità di rivalutare nel merito i fatti in sede di legittimità.
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Rapina impropria: quando è reato consumato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando la condanna per rapina impropria consumata. La Corte ribadisce che il reato si perfeziona quando l'agente, dopo aver completato la sottrazione del bene, usa violenza o minaccia per assicurarsi il possesso o l'impunità. Non è necessario che consegua l'effettivo e stabile impossessamento della refurtiva, essendo questo un elemento del dolo specifico e non dell'evento del reato.
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Rapina impropria: quando si consuma il delitto?
Un individuo condannato per rapina impropria a seguito di un furto in un supermercato ricorre in Cassazione, sostenendo che il reato non si fosse consumato a causa della sorveglianza. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo un principio chiave: per la configurabilità della rapina impropria è sufficiente la sottrazione del bene, non essendo necessario il conseguimento di un'autonoma disponibilità dello stesso.
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Consumazione del furto: quando si perfeziona il reato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. L'ordinanza chiarisce che la consumazione del furto si realizza nel momento in cui il bene passa sotto il dominio esclusivo dell'agente, anche per breve tempo e nello stesso luogo della sottrazione, rendendo irrilevante la possibilità di un immediato recupero da parte della vittima.
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Esposizione a pubblica fede: quando la vigilanza non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per furto aggravato. L'imputato sosteneva che l'aggravante dell'esposizione a pubblica fede dovesse essere esclusa data la sorveglianza nel supermercato. La Corte ha stabilito che l'aggravante sussiste, poiché la vigilanza, pur avendo monitorato l'uomo, non ha impedito l'atto di sottrazione della merce dagli scaffali, ma solo il definitivo impossessamento all'uscita.
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Furto consumato: il breve possesso basta per il reato
La Corte di Cassazione conferma la condanna per furto consumato a carico di un individuo che, in concorso con altri, aveva sottratto un portafoglio. La Corte stabilisce che il reato si perfeziona nel momento in cui l'agente acquisisce un'autonoma, seppur breve, disponibilità del bene, anche se la scena è sorvegliata dalle forze dell'ordine e l'intervento è immediato. La vigilanza generica non trasforma il reato in un semplice tentativo.
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Furto consumato: quando il reato è completo?
La Corte di Cassazione chiarisce la linea di demarcazione tra furto tentato e furto consumato. La sentenza stabilisce che il reato si considera consumato nel momento in cui l'agente consegue un'autonoma disponibilità della refurtiva, anche se per un breve lasso di tempo. L'allontanamento dal luogo del delitto, come l'uscita dall'abitazione e dal condominio, è sufficiente a integrare la consumazione, rendendo irrilevante la costante sorveglianza da parte delle forze dell'ordine se questa non ha impedito l'azione.
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Rapina impropria consumata: quando il reato è completo?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per rapina impropria consumata e resistenza a pubblico ufficiale. La sentenza chiarisce che il reato di rapina impropria consumata si perfeziona con la semplice sottrazione del bene, anche se l'agente è sotto il controllo del personale di vigilanza. Viene inoltre negata l'attenuante del danno di speciale tenuità, data la violenza fisica e le minacce rivolte alla vittima.
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Rapina impropria: quando il furto diventa rapina?
La Corte di Cassazione chiarisce i contorni della rapina impropria. Con l'ordinanza n. 22171/2024, ha stabilito che l'uso immediato di violenza dopo una sottrazione, al fine di assicurarsi l'impunità o il possesso della refurtiva, integra il reato di rapina e non di semplice furto. Il ricorso dell'imputata, che chiedeva la riqualificazione del reato, è stato dichiarato inammissibile poiché non vi era stata interruzione tra l'azione di furto e la successiva aggressione.
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Rapina impropria: quando il reato è consumato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20491/2024, ha stabilito che la rapina impropria si considera consumata con la semplice sottrazione del bene, seguita da violenza, anche se l'agente non ne acquisisce la piena disponibilità a causa della vigilanza. Nel caso di specie, un uomo che aveva occultato merce in un supermercato e usato violenza contro gli addetti alla sicurezza dopo aver superato le casse è stato condannato per rapina impropria consumata e non solo tentata, poiché la sottrazione si era già perfezionata.
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Furto consumato: quando il reato è completo?
Un uomo, condannato per furto in abitazione, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il suo dovesse essere considerato solo un tentativo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: per la configurazione del furto consumato, è sufficiente che l'agente acquisisca la disponibilità autonoma del bene sottratto, anche solo per un breve istante. La successiva costrizione ad abbandonare la refurtiva non declassa il reato a mero tentativo.
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Rapina impropria consumata: quando si perfeziona?
La Cassazione conferma la condanna per rapina impropria consumata a un individuo che, dopo aver rubato in un ospedale, ha usato violenza contro un'infermiera per fuggire. La Corte ha stabilito che per la consumazione del reato è sufficiente la sottrazione del bene, seguita da violenza per assicurarsene il possesso, non essendo necessario l'effettivo impossessamento.
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Rapina impropria e lesioni: quando c’è concorso?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per rapina impropria e lesioni. La Corte chiarisce che il reato di rapina è consumato con la semplice sottrazione del bene, anche sotto vigilanza. Inoltre, la violenza che cagiona lesioni personali non viene assorbita dalla rapina, ma configura un concorso di reati, poiché la tutela dell'integrità fisica prevale.
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Sottrazione beni pignorati: la vendita è reato?
La Corte di Cassazione ha annullato, ai soli fini civili, una sentenza di assoluzione per il reato di sottrazione beni pignorati. Il caso riguardava la vendita di un immobile gravato da sequestro conservativo. La Corte ha stabilito che la prova della conoscenza del vincolo da parte dell'imputata era palese, avendo ella stessa impugnato il provvedimento di sequestro. Tale condotta, unita alla vendita, rende più difficoltosa la realizzazione del credito e giustifica il rinvio al giudice civile per la valutazione del danno.
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Rapina impropria: quando il reato è consumato?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3935/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per rapina impropria. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: per la consumazione del reato, è sufficiente la sottrazione del bene, anche se il ladro non ne acquisisce il pieno possesso a causa dell'intervento della vigilanza. L'uso di violenza per tentare di assicurarsi la refurtiva o l'impunità qualifica il reato come consumato e non solo tentato.
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Rapina impropria: consumata con la sottrazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per rapina impropria. Il caso riguardava il furto di un portafoglio su un autobus, seguito da resistenza per fuggire. La Corte ha ribadito che la rapina impropria si considera consumata con la semplice sottrazione del bene, anche senza un possesso pacifico, se seguita da violenza o minaccia per assicurarsi il bene o l'impunità. Ha inoltre escluso l'attenuante del danno di modesta entità per un valore di 100 euro.
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Rapina impropria: quando il reato è consumato?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 44207/2024, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per rapina impropria. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: per la consumazione del reato di rapina impropria è sufficiente l'avvenuta sottrazione del bene, non essendo necessario che l'agente ne acquisisca l'autonoma ed esclusiva disponibilità. La vigilanza post-sottrazione non è sufficiente a derubricare il reato a tentativo.
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Rapina impropria: quando si consuma il reato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato, stabilendo principi chiave sulla rapina impropria. La Corte ha chiarito che, per la consumazione del reato, è sufficiente la semplice sottrazione del bene, anche se l'agente non ne acquisisce il pieno possesso a causa della vigilanza. Inoltre, la violenza successiva non deve essere contestuale al furto, bastando un collegamento funzionale per assicurarsi la refurtiva o l'impunità.
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