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Sospensione Della Prescrizione

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540 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Prescrizione contributi previdenziali: INPS contro professionista
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per la Gestione separata relativi all'anno 2008. La Corte d'appello ha dichiarato la prescrizione contributi previdenziali, ritenendo che il termine decorresse dal giugno 2009 e che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi non costituisse occultamento doloso del debito. L'Ente Previdenziale ha proposto ricorso in Cassazione. La Sesta Sezione Civile ha rilevato la necessità di approfondire se il giudice possa individuare d'ufficio la corretta data di decorrenza della prescrizione, nonostante le diverse allegazioni delle parti. Data l'importanza della questione, la Corte ha rimesso la causa alla Sezione Quarta civile per una decisione definitiva.
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Prescrizione contributi previdenziali: omissione colposa o dolo?
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per l'anno 2008, notificando l'atto nel 2014. Il professionista ha eccepito la prescrizione quinquennale. L'ente ha sostenuto che la prescrizione fosse sospesa per il doloso occultamento del debito, causato dalla mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi, e che il termine iniziale fosse prorogato da un decreto ministeriale. La Corte d'appello ha dichiarato prescritti i contributi, escludendo il dolo del contribuente. La Corte di Cassazione, rilevando una questione di massima importanza sulla rilevabilità d'ufficio della corretta decorrenza del termine, ha rimesso la causa alla sezione ordinaria. La decisione chiarirà l'applicazione della prescrizione contributi previdenziali.
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Truffa a consumazione prolungata: colpevole ma prescritta
Una finta esperta di diritto del lavoro ha raggirato diversi lavoratori promettendo finti recuperi di crediti e incassando acconti ripetuti fino al 2013. I giudici di merito l'hanno condannata per truffa aggravata. La Corte di Cassazione ha chiarito che si tratta di una truffa a consumazione prolungata, il cui termine di prescrizione decorre dall'ultimo pagamento. Tuttavia, gli ermellini hanno riscontrato un errore nel calcolo della sospensione dei termini legata all'emergenza Covid-19, poiché mancavano i presupposti operativi per applicarla a questo processo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la condanna penale senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato, confermando però i risarcimenti civili già decisi a favore delle vittime.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’errore fiscale non è dolo
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per la Gestione Separata relativi all'anno 2005, notificando l'atto interruttivo oltre il termine di cinque anni. L'ente previdenziale sosteneva che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisse un doloso occultamento del debito, idoneo a sospendere la prescrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che l'omessa compilazione del quadro specifico non equivale a un occultamento intenzionale se i redditi professionali sono stati comunque dichiarati. Di conseguenza, è stata dichiarata la prescrizione contributi previdenziali, poiché l'INPS avrebbe potuto accertare il credito con i normali controlli.
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Prescrizione contributi previdenziali: omissione contro dolo
L'INPS ha richiesto il pagamento di contributi previdenziali per l'anno 2008 a un libero professionista iscritto alla Gestione Separata. Il Professionista ha eccepito la prescrizione dei contributi, sostenendo che il termine fosse decorso. La Corte d'appello ha accolto l'eccezione, escludendo sia la proroga del termine di pagamento sia la sospensione della prescrizione per doloso occultamento dovuto alla mancata compilazione del Quadro RR. L'INPS ha proposto ricorso in Cassazione. La Sesta Sezione Civile, rilevando la necessità di chiarire se il giudice possa rilevare d'ufficio la corretta decorrenza della prescrizione in presenza di proroghe dei termini di versamento, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rimettendo la causa alla Sezione Quarta Civile per una decisione sulla prescrizione contributi previdenziali.
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Prescrizione del reato urbanistico: addio alla demolizione
Il Proprietario e il Direttore dei Lavori venivano condannati per aver realizzato una sopraelevazione abusiva in cemento armato, priva di permesso di costruire e autorizzazione antisismica. Gli imputati proponevano ricorso in Cassazione lamentando, tra l'altro, il mancato rispetto dei termini di notifica per l'udienza di appello e contestando il calcolo della prescrizione. La Suprema Corte ha rigettato le eccezioni procedurali sulla notifica, ritenendole tardive, e ha confermato la responsabilità del Direttore dei Lavori per non aver vigilato sul cantiere. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che la prescrizione del reato urbanistico era interamente maturata prima della decisione di legittimità. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna e ha revocato l'ordine di demolizione dell'immobile.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’errore non è dolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Previdenziale contro un Libero Professionista, confermando la prescrizione contributi previdenziali per l'anno 2011. L'Ente sosteneva che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisse un doloso occultamento del debito, idoneo a sospendere il termine di prescrizione di cinque anni. I giudici hanno chiarito che l'omessa compilazione non equivale automaticamente a dolo, soprattutto se i redditi sono stati comunque dichiarati in altre sezioni. La sospensione della prescrizione richiede un impedimento assoluto all'azione del creditore, non una semplice difficoltà di accertamento superabile con i normali controlli. Di conseguenza, l'Ente perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Prescrizione del reato: il ricorso errato conferma la condanna
L'Imputato è stato condannato per il possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli. Ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata dichiarazione della prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il calcolo del termine di prescrizione deve includere i periodi di sospensione verificatisi durante il processo di primo grado. Di conseguenza, la prescrizione del reato non era ancora maturata al momento della decisione di secondo grado. L'inammissibilità del ricorso impedisce inoltre di far valere l'eventuale prescrizione maturata successivamente. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna per ricettazione
Un cittadino, accusato di ricettazione per fatti risalenti al 2005, si è opposto alla condanna inflitta in appello sostenendo che il tempo massimo per essere giudicato fosse ormai scaduto. La Corte d'Appello aveva calcolato una sospensione dei termini eccessivamente lunga a causa dell'emergenza Covid-19. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo che la sospensione straordinaria per la prima fase della pandemia non può superare i sessantaquattro giorni complessivi. Di conseguenza, ricalcolando correttamente i tempi, la prescrizione del reato era già maturata prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la condanna, sancendo la definitiva estinzione del reato per decorso del tempo.
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Prescrizione crediti tributari: IVA salva, sanzioni annullate
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che dichiarava prescritto un debito IVA richiesto con intimazione di pagamento. La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sulla prescrizione dei crediti tributari. Per l'imposta principale (IVA), il termine è decennale e, nel caso specifico, non era decorso poiché la legge numero 147 del 2013 ha previsto una sospensione di sei mesi e quindici giorni per la riscossione dei carichi affidati entro il 2013. Al contrario, per le sanzioni e gli interessi si applica la prescrizione breve di cinque anni, che era già interamente decorsa. La Suprema Corte ha quindi accolto parzialmente il ricorso dell'ente impositore, confermando la validità del debito d'imposta ma annullando le sanzioni e gli interessi ormai prescritti.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’INPS perde la causa
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per la gestione separata relativi all'anno 2011. Il professionista ha eccepito la prescrizione quinquennale, poiché l'avviso di addebito era stato notificato oltre cinque anni dopo la scadenza del pagamento. L'ente sosteneva che la mancata compilazione del quadro specifico della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso, in grado di sospendere il termine. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando la Prescrizione contributi previdenziali. I giudici hanno chiarito che non esiste un automatismo tra l'omissione del quadro compilativo e l'occultamento doloso, specialmente se i redditi sono stati comunque dichiarati in altre sezioni del modello fiscale, escludendo così la volontà di evadere.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: errore formale vs dolo
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un Libero Professionista il pagamento dei contributi per la Gestione Separata relativi all'anno 2011. La richiesta è giunta oltre il termine di cinque anni. L'Ente sosteneva che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi avesse sospeso il termine, configurando un occultamento doloso del debito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente, confermando la prescrizione dei contributi previdenziali. I giudici hanno chiarito che non esiste alcun automatismo tra l'omessa compilazione del quadro RR e il dolo, specialmente se il professionista ha regolarmente dichiarato i propri redditi in altre sezioni del modello unico. Di conseguenza, il debito contributivo è estinto.
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Prescrizione contributi previdenziali: quadro RR vuoto non è dolo
L'INPS ha richiesto il pagamento di contributi previdenziali a un libero professionista per la gestione separata. Il professionista si è opposto eccependo la prescrizione dei contributi previdenziali, essendo decorsi più di cinque anni. L'INPS sosteneva che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi avesse sospeso il termine di prescrizione per occultamento doloso del debito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, stabilendo che non esiste alcun automatismo tra l'omessa compilazione del quadro RR e il dolo. Poiché il professionista aveva regolarmente dichiarato i propri redditi in un'altra sezione del modello unico, non vi era alcuna intenzione di nascondere il debito. Di conseguenza, il credito dell'ente previdenziale è stato dichiarato definitivamente prescritto e l'INPS è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Truffa per erogazioni pubbliche: reato prescritto ma confisca
Un agricoltore otteneva indebitamente contributi europei presentando falsi contratti d'affitto di terreni demaniali o intestati a persone decedute. Accusato di truffa per erogazioni pubbliche, veniva condannato nei primi gradi di giudizio con contestuale confisca dell'intera somma ricevuta. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna poiché il reato si era estinto per prescrizione prima della sentenza d'appello, a causa di un errato calcolo dei periodi di sospensione da parte dei giudici di merito. Tuttavia, la Suprema Corte ha confermato la confisca dell'intero profitto del reato, stabilendo che la frode iniziale invalida l'intera procedura di erogazione, rendendo illecito l'intero importo percepito.
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Omessa dichiarazione dei redditi: la prescrizione non salva
L'Amministratore di una società è stato condannato per il reato di omessa dichiarazione dei redditi e IVA per gli anni 2008 e 2009. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che i reati fossero già estinti per prescrizione prima della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che, calcolando correttamente la decorrenza dei termini (novanta giorni dopo la scadenza ordinaria) e tenendo conto dei periodi di sospensione del processo, la prescrizione non era ancora maturata al momento della decisione di secondo grado. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso impedisce di far valere la prescrizione eventualmente maturata in un momento successivo, confermando la condanna penale e pecuniaria dell'imputato.
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Prescrizione del reato: condanna annullata per l’amministratore
L'Amministratore di una società veniva condannato per violazioni ambientali commesse nel 2015, consistite nell'omessa comunicazione dei dati sulle emissioni e nel mancato campionamento annuale. L'imputato proponeva ricorso in Cassazione, lamentando l'errata individuazione della data di inizio del reato e l'omessa valutazione delle prove relative alla cessazione anticipata dell'attività. La Suprema Corte ha rilevato che, anche calcolando il termine a partire dalla data indicata dal Tribunale e considerando i periodi di sospensione, il termine massimo di cinque anni era ampiamente decorso. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando la prescrizione del reato.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde il recupero
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un Professionista il pagamento dei contributi per la Gestione Separata relativi all'anno 2011. Il Professionista ha eccepito la prescrizione del credito, poiché la richiesta era giunta oltre il termine di cinque anni. L'Ente Previdenziale ha sostenuto che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi avesse sospeso il termine per occultamento doloso del debito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, stabilendo che l'omessa compilazione del quadro RR non costituisce un automatico occultamento doloso del debito. Di conseguenza, opera la prescrizione contributi previdenziali e il Professionista non deve pagare le somme pretese.
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Minaccia e condanna annullata: la prescrizione del reato vince
Il Giudice di Pace aveva condannato L'Imputato per il reato di minaccia. La difesa ha impugnato la decisione denunciando gravi violazioni procedurali, tra cui il mancato esame dell'imputato e il diniego di rinvio per legittimo impedimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che i motivi non erano inammissibili. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato la prescrizione del reato, maturata addirittura prima della sentenza di primo grado, calcolando anche i periodi di sospensione. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la condanna, sancendo che la prescrizione del reato cancella ogni accusa quando il decorso del tempo impedisce la prosecuzione del processo in assenza di ricorsi manifestamente infondati.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: la condanna resta
Il Giudice di Pace ha condannato L'Imputato per i reati di lesioni e minaccia. La difesa ha proposto ricorso contestando la ricostruzione dei fatti e sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno chiarito che la Suprema Corte non può rivalutare le prove o i fatti già decisi nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, la prescrizione non si è compiuta a causa di una sospensione di 119 giorni prevista dalla legge. Di conseguenza, L'Imputato ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Frode assicurativa: prescrizione salva la pena ma non il risarcimento
Un automobilista è stato condannato per il reato di frode assicurativa per aver falsificato l'attestato di rischio relativo alla classe di merito, al fine di ottenere una tariffa agevolata per la polizza auto. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione eccependo, tra l'altro, l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha chiarito che l'astensione dalle udienze del difensore sospende il corso della prescrizione per l'intero periodo di rinvio, a prescindere dalla contemporanea assenza dei testimoni. Tuttavia, poiché il ricorso non era inammissibile, il tempo trascorso dopo la sentenza d'appello ha fatto maturare la prescrizione. La Corte ha quindi annullato senza rinvio la condanna penale per intervenuta prescrizione, confermando però la condanna al pagamento delle spese di rappresentanza in favore della compagnia assicurativa costituita come parte civile.
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