Il Tribunale di Pesaro, come Giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta di un condannato volta a ottenere la sospensione dell'ordine di carcerazione per gravi motivi di salute. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che le sue patologie fossero incompatibili con il regime carcerario. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo la netta differenza tra la sospensione dell'ordine di esecuzione (procedurale e temporanea) e la vera e propria sospensione dell'esecuzione della pena per motivi di salute. Quest'ultima, basata sulla tutela del diritto alla salute, rientra nella competenza esclusiva della Magistratura di sorveglianza e non del Giudice dell'esecuzione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, confermando la decisione del tribunale.
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